Emoglobina glicosilata.

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Ogni 3 mesi, chi ha il diabete, controlla il valore della emoglobina glicosilata, la “glicata” per gli amici. Fortunatamente, grazie alle nuove tecnologie, questo valore si può misurare con il prelievo di una piccola quantità di sangue dal dito. Evitare un prelievo venoso per un bambino è una gran cosa!
Questo valore indica l’andamento della glicemia negli ultimi tre mesi e, quindi, come si sta procedendo con la gestione della patologia. Per gli adolescenti/adulti col diabete è peggio di un esame all’università, un’interrogazione a sorpresa, un esame di scuola guida, è una specie di resa dei conti. Per i genitori dei bimbi più piccoli è un’ansia tripla, quadrupla, inquantificabile, perché, essendo la terapia dei piccoli diabetici tutta a carico dei genitori, è una specie di giudizio sulle proprie capacità di gestione della malattia. Insomma, un ulteriore momento di tensione ma anche un modo per rendersi conto di quello che sta succedendo veramente.
Io, che non ci so fare con i numeri, mi sono sempre approcciata alla glicata come a un evento magico:- magari anche se sono andata malissimo con le glicemie, la glicata è ottima !-dicevo.
Oppure:- Magari se faccio quella strada piuttosto che un’altra oggi la glicata viene fuori meglio!
NO. Non funziona così.
Non è un evento magico. Infatti spesso ci rimanevo molto male.
Ora che sto con l’uomo dei numeri, Emiliano, dopo una serie di calcoli complessi mi mette subito di fronte a quale sarà il risultato dell’esame. Quindi mi deprimo prima e senza sorprese.
Inutile dire che per un diabetico l’esame della glicata è un giudizio unico, inequivocabile e brutalmente sincero su come gestisci il diabete. A volte sono gioie e soddisfazioni ma a volte anche dolori!
Tutto questo preambolo per dire che stamattina siamo stati all’ospedale per il controllo di Amelia.
Al Mayer. In questo ospedale costruito appositamente per fare entrare la luce. Nei giorni più bui della terra dentro al Mayer, nella sua architettura da cattedrale laica, troverai sempre la luce. Non esiste angolo di buio. Nemmeno un po’. A volte è evidente che certi genitori che incontri questa luce non la vedano, ma c è.
Ci sono giochi, colori, alberi di legno e stoffa, pesciolini nell’acqua e lo scivolo del castello.
La percezione della malattia cambia quando intorno a noi l’ambiente è colorato e accogliente. Cambia se dentro al reparto trovi un dottore dolce e amichevole che ti considera persona e non numero. Per fortuna in questo ospedale è così.
E così Amelia, mentre aspetta il suo turno, fa le prove col camper!

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