Sì a qualsiasi cosa.

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La mia vita e la mia carriera di diabetica è stata piena di ” mai ” e ” mai più “.
Sono stata sempre una ragazza indisciplinata e irrequieta, un po’ esagerata in tutto, dalla gioia all’ira più profonda. Il mio futuro marito è stato più volte soprannominato dai miei familiari: “Santo Subito “. Carini i miei familiari, di quelli che quando è vero è vero, non ci si può mica nascondere. Va bene.
Mai farò un figlio- avevo sempre detto a mia madre- L’esperienza di figlia non mi è piaciuta! Le dicevo come se stessi recensendo una pizzeria su trip advisor.
Mai metterò il microinfusore. E quando lo misi perchè volevo rimanere incinta dissi: – lo metto ma poi lo tolgo e poi mai più !
Ci fosse mai stata una cosa in vita mia a cui abbia tenuto fede!
Quando l’altro giorno è uscito sulla Repubblica l’articolo su di noi scritto da Concita De Gregorio, sono rimasta colpita dai bei commenti che leggevo e mi sembrava strano ma bello che fossero tutti cosi gentili. Fino a quando non ho letto un commento di una donna; la foto del profilo la ritraeva beata col suo figliolo bello e dolce. Era angelica come una madonna del Botticelli.
Ma nonostante la dolcezza della foto il commento era impetuoso:- Non capisco perché questa ragazza abbia deciso di mettere al mondo una bambina destinata a subire il suo stesso calvario! Non poteva adottarne uno?-
Una parte del mio cuore iniziava a tremare e la mi mente si appannava.
Mi è venuta in mente la mia professoressa del liceo appassionata di parafrasi del testo e ho capito che, forse, andava fatta la parafrasi anche di quel messaggio, di quel modo di vedere le cose, di quel modo di stare al mondo.
E veniva fuori una cosa più o meno cosi:- Ma com’è pazza questa che con la possibilità ( il 2-3 % ) di mettere al mondo un figlio col diabete, condizione di vita davvero deplorevole, decide comunque di farlo? Ma non poteva andare al supermercato, ehm no, all’orfanotrofio e prenderne uno sano? Che poi magari se gli veniva il diabete comunque, sfiga, ma magari se teneva lo scontrino poteva cambiarlo!-
La possibilità di fare dei figli per una donna col diabete è una grande conquista. Fino a non pochi anni fa era sconsigliato o considerato molto rischioso, in Russia le donne incinte con diabete venivano costrette ad abortire.
Oggi, non è più cosi. Grazie al microinfusore ( ma anche con le penne ) e ai sensori che controllano sempre la glicemia, affrontare una gravidanza, mantenendo valori di zucchero nel sangue al pari di una donna senza diabete è possibile. La stragrande maggioranza delle mamme diabetiche hanno figli sanissimi. Per fortuna ! Il diabete tipo 1 non è una malattia ereditaria!
Io, siccome sono particolare, ho la figlia col diabete. E anche la celiachia, perché è risaputo che si dà sempre il meglio di sé quando le difficoltà sono maggiori.
Ma poi, riflettendo, se mi avessero dato percentuali più alte di avere una figlia col diabete, davvero non l’avrei fatta?
Una vita col diabete non è degna di essere vissuta?
Mia madre aveva pure pregato, a ginocchioni, per 9 mesi interi e appena nata Amelia aveva fatto il digiuno dai dolci, mai sacrificio poteva essere più grande per lei. Quindi le cose perché dovevano andare storte? Proprio a me poi, che sono stata sempre fortunata, nonostante la signora del commento abbia definito la mia vita un “calvario”.
Perché è la vita.
Dopo anni di dubbi mi sono lanciata a braccia aperte verso questa esperienza chiamata “maternità”. Non sapevo niente di bambini, non sapevo niente dell’amore dei legami di sangue, delle forze fisiche e mentali che avevo. Sapevo solo che avevo un compagno che sarebbe stato un ottimo padre oltre che un compagno amoroso e rompicoglioni.
Mi sono impegnata giorno e notte per controllare le glicemie, per controllare la dieta, per evitare la mitologica toxoplasmosi che si annidava in ogni angolo della mia città. Ogni passo che facevo in più o in meno lo facevo per mia figlia perché dovevo fare il meglio per lei, per garantirle la salute. L’ho allattata al seno per 8 mesi in maniera esclusiva anche se la cosa mi stava riducendo pelle ed ossa. Abbiamo preparato pappe biologiche con verdure colte con le nostre stesse mani. Abbiamo usato salviette, creme, detergenti e parole, tantissime parole delicate per accompagnarla nel mondo e nella crescita.
Ma la vita è anche cosi, nonostante gli sforzi che fai a volte le cose prendono pieghe stropicciate e zozze.
Per questo, ora, prendo la vita più alla leggera, più come viene, senza pretese da super eroi.
Sono felice e a posto con la mia coscienza perché ho fatto tutto quello che potevo per garantire una gravidanza e una buona crescita ad Amelia, non sono responsabile dei geni che io ed Emiliano abbiamo passato a nostra figlia. Quando abbiamo deciso di avere un figlio abbiamo fatto una scelta verso la vita ma ci siamo buttati anche nel mistero. Poteva succedere qualsiasi cosa. Noi abbiamo detto si a “qualsiasi cosa” senza nemmeno dircelo e il risultato è qualcosa che mai mi sarei voluta perdere al mondo e tutte le mamme che affrontano gravidanze difficili, con patologie più o meno gravi, lo sanno che tutto quello che fanno, insieme ai loro compagni che le supportano, lo fanno per tenere tra le braccia quel piccolo, enorme, batuffolo di vita che non ci rende solo genitori ma anche responsabili del futuro.

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