Come in un incubo

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Il giorno dell’operazione comunque arrivò, e mi operai. L’intervento era durato quattro ore, e impiegai molto per riprendermi fisicamente. Cominciai a pensare di vivere un incubo. Il ragazzo con cui stavo, che negli ultimi tempi era sempre più scocciato, mi lasciò per telefono il giorno dopo l’operazione, gli amici latitavano, perché io non ero la solita Annalisa, quella che ride scherza e non sta zitta un attimo, io avevo bisogno di essere aiutata, consolata, ma cosa ancora più grave, il mio occhio non recuperava la vista! Purtroppo la sfortuna volle che dopo l’operazione, si formò una membrana, che si forma nel 90% dei casi, ma la mia membrana si formò non distesa come accade di solito ma arrotolata infilata nella retina come uno spillo, ma non operabile, perché si sarebbe rischiato di strappare via la retina. Dato che non avevo recuperato la vista, ma riuscivo però a distinguere luce e buio, non si poteva rischiare di toccare l’occhio e peggiorare la situazione. Quella che si era presentata, era una cosa così rara, che addirittura mi fecero delle fotografie della membrana, e mi dissero che probabilmente sarebbero state messe in un libro di medicina, anche se il fatto che il mio occhio diventasse famoso era davvero l’ultimo dei miei interessi in quel momento.

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