Quando i sensori non arrivano.

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Forse lo dovevo capire dal cielo cupo e torrido di stamattina che oggi non sarebbe stata una grande giornata. Mi sono svegliata storta e con l’ansia di dover andare alla asl per vedere, se dopo un mese esatto di ritardo, fossero arrivati i sensori miei a di Amelia. Ma la notte era andata anche peggio, avevo rimuginato per diversi minuti, ore e pecore sulla festa di fine anno del nido di Amelia e sulla tristezza di base per pizza che aveva mandato la mensa per la sua merenda senza glutine ( poi, per fortuna, discussa e in parte risolta ).
Tante cose in un solo giorno/notte che comprendevano diabete/celiachia e il rapporto di queste due patologie con la socialità e la vita in generale.
Arrivo alla Asl dopo aver lasciato Amelia ed avere azzeccato la dose della colazione, c’erano quindi i presupposti per una giornata fortunata. Se ci metti che avevo trovato anche parcheggio facile e all’ombra, potevo andare a fare un gratta e vinci subito, si prospettava la giornata più fortunata di tutti i tempi.
E invece arrivo alla asl e non ci sono i sensori. Mi vien da piangere. Chiedo alle infermiere della Asl a chi posso chiamare della farmacia per potermi sfogare, non so, insultare qualcuno, in fondo, anche io sono umana, anche io mi incazzo. Faccio marcia indietro, voglio qualcuno a cui chiedere come fare. Non voglio insultare nessuno, voglio solo i sensori che spettano a mia figlia. Chiamo la farmacia della asl ed è un problema di chi gestisce lo smistamento dei sensori. O forse anche della ditta, chissà. Inizia il solito scarica barile e l’impossibilità di parlare con qualcuno che abbia “colpe” o comunque responsabilità. Dalle infermiere alla dottoressa della ditta, sono tutte gentili e carine. Como posso prendermela con loro?
Penso solo che è il 14 giugno, ho ordinato tutto in anticipo per essere al sicuro anche da ritardi, penso che se non avrò i sensori per Amelia non mi potrò godere nulla della festa e della giornate di gioia che avevo programmato per il nostro matrimonio.
Penso che la burocrazia delle forniture, dei farmaci, degli ausili medici per le malattie sia un peso in più per il paziente che inficia di molto la qualità della vita. Penso che chi ha sulla pelle una malattia non si meriti anche questo, e il tempismo con cui si manifestano certe situazioni critiche sembra una magia nera per distruggere tutte le cose belle che tu hai programmato di fare per essere felice, nonostante tutto.
Penso tante cose e la mente mi si offusca in questa lotta quotidiana per dare il meglio a mia figlia, dalla festa al nido alla sicurezza di poter monitorare le glicemie senza bucarle il dito in continuazione o rischiare pericolose ipo notturne.
Credo che la vita è complicata e mi ritrovo a piangere sugli scalini di un negozio di lane mentre il termometro segna 32 gradi. Che ascoltare “ Vattene amore “ di Mietta e Minghi, durante il tragitto per la Asl non sia servito a cambiare l’esito della visita. Du du dà dà dà non ha cambiato le sorti di questo sistema complesso che non si può cambiare con qualche rito scaramantico o con piccole azioni di magia. La realtà è parecchio più brutale.
Ma non voglio diventare una di quelle persone arrabbiate con la vita e col mondo e non voglio che mia figlia risenta del mio brutto umore. Cosi mi asciugo le lacrime e rispondo alla telefonata di una persona che mi può aiutare. E penso che non essermi arrabbiata con nessuno oggi, a patto di piangere poi da sola, ma avere cercato il dialogo, abbia fatto la differenza. E di questo sono contenta. E sono sicura che se anche le cose non cambieranno proprio domattina, tra qualche tempo sì, qualcosa accadrà.
Non è fede, ma fiducia.
Questa non la perdo, nonostante stamani fossi veramente simile a Brooke Logan. Una iena.

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