Ma che ne sanno gli altri

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Succede. Tu lo sai bene che succede a tutti di dover fare delle rinunce, ma che ne sanno gli altri di quante ne hai  già fatte e questa è l’ennesima che sei costretta a fare. E sempre per colpa sua, del signor D. che  non si è accontentato di averti sconvolto la vita  da quasi trent’anni, ma ti ha preso gli occhi, e ti ha portato pure una grave intolleranza al glutine. E purtroppo non tutte le situazioni sono fatte a misura delle tue esigenze, e stavolta è una di quelle,  e tu devi dirti ancora  no . E  sei tanto arrabbiata, perché questo no  ha per te  il sapore amaro di tutte le rinunce precedenti, ti fa male come uno schiaffo in faccia che arriva inaspettato per ricordarti che hai un limite, ma tu  questo limite non ce lo vuoi avere, questo no fa tanto rumore, un rumore che conosci , è il rumore del diabete!  Ma  che ne sanno  gli altri di come ti senti certe volte dentro, che ne sanno gli altri di cosa vuol dire voler scappare da qualcosa dalla quale non puoi scappare, e devi tenerti addosso per sempre. Che ne sanno gli altri di quando il signor D. ti  pesa, di quando non ti sta accanto, ma ce l’hai addosso, e ti picchia sulla testa,ti calpesta i piedi, ti  preme sul petto, e vorresti solo gettarlo via. E per quanto tu ti senta una stupida, per quanto tu tenti di fermarle, quelle lacrime arrivano, e ti scendono dagli occhi. E ti vergogni, perché sai di sembrare una bambina alla quale hanno tolto un giocattolo; ma che ne sanno gli altri di quanto fanno male quelle lacrime.  Ma succede anche, che ti accorgi che proprio in quel momento c’è qualcun altro che si fa la tua stessa domanda, anzi, ce ne sono molti altri, e molto spesso sono mamme e papà, che guardano  i loro bambini e si chiedono : “ma gli altri che ne sanno?” Ma gli altri che ne sanno di cosa vuol dire dover smettere di essere spensierate a 12 anni, e di dover diventare consapevole che la tua vita è appesa a un numero. Che ne sanno gli altri che un 500  ti sgretola, che lo senti nella testa, e nella pancia, e in ogni centimetro del tuo corpo. Che ne sanno gli altri di notti sveglia  a sperare che quella freccia in giù diventi orizzontale. O  di quando alla fine ti addormenti stremata all’alba per un ipo e senti ancora nelle orecchie il suono del telecomando del tuo sensore, pensi di sognare, e invece ti accorgi che è il  tuo compagno, che nonostante abbia passato la notte in bianco con te, e nonostante dopo un’ora dovrà  andare al lavoro, è ancora lì che ti controlla. Ma che ne sanno gli altri di cosa vuol dire sentirsi dire a 26 anni,  che per colpa del tuo diabete scompensato, non vedrai più, o di svegliarti ogni mattina e pensare: “È ancora notte?”  E subito dopo ricordarti che sei tu che non vedi .  Il mio papà, che da poco non c’è più, mi ripeteva sempre una frase che credo sia, spero di non sbagliare, di Milan Kundera: “se incontri un matto, che va in  giro con uno spazzolino, convinto che sia un cane, e tu provi a convincerlo che quello non è un cane, il matto sei tu!” perché, sì è vero gli altri non lo sanno, ma non è colpa loro, non è che non vogliono, ma semplicemente non possono saperlo! E succede, che come ogni volta, ti asciughi le lacrime, ti prometti che non piangerai più, e sorridi, perché già sai che non manterrai mai questa  promessa!!

#machenesannoglialtri

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