La vestaglina di Yamamay.

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Ci sono giorni in cui ti svegli male. Ti alzi, inciampi in tutti i giocattoli di tua figlia e vai in cucina. Lavi le tazze dalla lavastoviglie che ti sei dimenticata di avviare la sera prima e ti domandi perché questa cavolo di vestaglina ha le maniche così lunghe che si inzuppano nel lavello ? Poi rifletti, guardandoti, e ti ricordi che quella vestaglina l’avevi comprata per il tuo matrimonio e yamamay l’aveva pensata per una donna sexy che si faceva trovare nuda nel letto quando il marito tornava da lavoro e non per lavare i piatti. Ti viene un pò di melanconia perché tira anche aria fredda e con quella ti ricordi che tra poco ricomincerà la scuola, il nido per Amelia, e ancora non sappiamo se avrà quella brava e simpatica maestra che tanto aveva imparato del diabete, oppure no, e mi toccherà istruirne un’altra, sperando sia brava e sensibile come Alessandra. E poi ci sarà l’inserimento, la dieta senza glutine, le glicemie da gestire, i compagni nuovi e le famiglie nuove e le relative feste di compleanno dei bambini. Ci sono queste giornate che, poi, spesso, coincidono anche con la fase premestruale, che riesci a vedere solo le cose storte e pesanti della tua vita. Che pensi a quando avevi una vita di coppia ed è finita, prima con la nascita di Amelia e, poi, definitivamente, con il suo diabete e celiachia. Perché i tempi da sola con tuo marito sono solo i pisolini dopo pranzo di Amelia, perché ha due anni, e non puoi lasciarla con nessuno che non sia adeguatamente istruito sul diabete e sulla celiachia, nemmeno per un ora. Nemmeno i nonni, che comunque si stanno impegnando ma hanno paura di farle l’insulina qualora la lasciassimo con loro e ce ne fosse bisogno. E lo capisco.
E così bevi il caffèlatte e tua figlia ti ci vuole inzuppare i biscotti ma tu le devi dire – N o. – perché ci hai già abbondantemente inzuppato i tuoi, col glutine. E lei piange e dice – Ciuccio – e tu non glielo puoi dare perché il giorno prima, con una grande messa in scena, l’hai consegnato alla commessa di Toys barattando con lei, per il treno di Peppa Pig, la fine dell’era del ciuccio. E ti senti un pò in colpa perché tuo marito ti ha fatto notare che il ciuccio la consola, sopratutto quando la buchiamo per l’agocannula e per il sensore ma tu, allo stesso tempo, nonostante ti senti una merda sai che, nonostante il diabete e la celiachia, non puoi fare sconti a tua figlia per le inevitabili e dolorose tappe di crescita, salvo poi decidere di accontentarla in tutto perché lei è “malata” e aprire la porta alla possibilità di crescere una figliola malata, viziata e antipatica.
E, insomma, capitano queste giornate, che sono oggi, che rimpiangi quella vita in via Quintino Sella 12 a Firenze, quando vivevi insieme a diverse persone in un mucchio di roba trafugata dai cassonetti, ed eravamo studenti e lavoratori alla giornata, senza pensieri e senza responsabilità e l’unica cosa che sentivamo a fine agosto era l’odore dell’estate fiorentina, fatta di eventi e concerti, che stava per finire.
Ma poi ti scrive tuo marito e ti dice: – Dove andiamo col camper questo fine settimana ?
E ti ricordi dell’affetto di tante persone che hanno fatto si che il camper arrivasse, insieme alle avventure e alla condivisione. Pensi che, anche se è giusto che esistano i momenti di sconforto, è sempre meglio concentrarsi sul bello e sulle possibilità di oggi, invece che pensare a quella casa in via Quintino Sella che poi era pure decadente e puzzava di fumo all’inverosimile ( e dalla finestra entrava lo scarico del bus 14 A Girone ). Che tanto lavoro e tanta fatica valgono la pena di essere affrontate per Amelia e che prima o poi io ed Emiliano riusciremo ad andare a fare un giro da soli o ad usare la vestaglia sexy per altro invece che per lavare i piatti. Che bisogna tenere sempre duro anche quando piangi, e intanto, a ginocchioni, cerchi con tua figlia Peppa Pig che s’è perduta, e lei, pensando tu pianga per quello ti dice: – è tutto bene, mamma! Tranquilla.
Ed hai la conferma di essere nel posto giusto, al momento giusto, anche se il posto te l’eri immaginato del tutto diverso.
Ma almeno io un posto c’è l’ho, ed è qui, con questi due.

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