L’accanimento della statistica.

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Quando fa caldo l’unico modo per rinfrescarmi non è bagnare piedi, caviglie o pancia. Neanche immergermi tutta.
È la testa che ha bisogno di essere rinfrescata. Sarà il lavoro del mio piccolo cervello sempre sotto sforzo o i pensieri pesanti e continui che fanno la rissa sotto i miei capelli crespi ma l’acqua gelata mi rinfresca tutto. Come ghiaccio liquido che quasi brucia ma di piacere.
Quando studiavo per gli esami all’università mia madre mi telefonava, mi sentiva avvilita e mi diceva: – Esci! E arrifriscati la testa !
E io uscivo e tornavo tardi la notte e nel buio, con la bicicletta tra le strade di Firenze, io mi sentivo leggera e lieve. E, naturalmente, impreparata.
Anche ieri ero impreparata. Ho chiamato in ospedale per avere notizie delle analisi di Amelia. Emiliano mi scriveva uno dei suoi soliti messaggi dell’inizio mattinata in cui, da lavoro, mi chiede come vanno le nostre glicemie e, con grande accoramento, se avessi chiamato in ospedale. Lui aveva l’ansia. Io pure. Avevo una strana sensazione, di quelle che provavo spesso quando ero una strega, prima che perdessi tutti i miei poteri.
Era difficile riuscire a parlare con qualcuno per sapere di questi esami. Il dottore non c’ era, l’ infermiera non c’era e poi non c’era più nemmeno la linea telefonica. Chiamavo ed era muto. Allora, avendo grande conoscenza del reparto di diabetologia, ho iniziato a stalkerizzare tutti con messaggi Whats up, Facebook, Twitter e Youtube, fino a parlare col mio dottore, ormai stremato dalla mia tenacia da importunatrice seriale. Voce dolce come sempre e l’ inizio di telefonata con un paio di buone e rassicuranti notizie. Quando ci sono le buone notizie prima, allora dopo ci sono le mazzate, ma prima qualche statistica, che fa sentire sempre meno soli. 1 donna su 4 soffre di problemi legati alla tiroide. Indovinate un pò chi è, Oggi, quella donna tra voi 4 ? Amelia.
Sì, Amelia. Amelia Zelda all’anagrafe. Proprio lei.
Diabete, celiachia e tiroide che inizia a fare “ciao” con la mano.
Non ero preparata.
Non ho spiegazioni a tutto questo. Ho tanto desiderio di avere sulla testa quel ghiaccio forte e potente che mi ” arrifrischi ” la testa, che da tanto non sente più la leggerezza, nonostante io mi sforzi di cercarla ovunque.
Eppure dovrei essere forte, molti di voi mi dicono: ” Sei forte ! Sei in gamba ! Ce la farete ! “. Ma io volevo essere solo una mamma sbadata e serena.
Una mamma qualunque.
Una di quelle che sono un pò un disastro. Che lasciano fare tutto ai figli che poi diventano delle pesti insopportabili e che poi nessuno ti invita più da nessuna parte perché averti vicino diventa una sciagura. Di quelle mamme che dà il gelato a mezzogiorno e poi si salta la cena perché si fa l’aperitivo fuori e chi se ne importa. E che mentre parli con gli amici nessuno si cura se la bambina distrugge il locale.
Non avevo grosse pretese. Non volevo essere niente di particolare, non un’eroina del quotidiano. Che si alza dal letto e per fare le cose normali e banali deve lottare con le unghie e con i denti.
Non volevo niente di ché per il mio menage familiare. Un lavoro, una figlia, un marito, magari un amante. Perché no?
E invece và così e inseriamo anche questa cosa nella lista delle cose che come genitori ci fanno terribilmente soffrire. Sì perché Amelia non soffre, prova dolore quando la pungiamo il dito o il culetto, ma non soffre. Non conosce ancora bene il significato di questo sentimento che oramai ci appartiene ma rimane per noi sempre così estraneo da non riuscire mai a farlo accomodare del tutto nelle nostre vite. Infatti, proveremo ad andare avanti, come sempre, consapevoli che ” poteva andare peggio “, ma vorremmo anche che finissero questa sequela di brutte notizie che stanno coinvolgendo la persona per noi più cara sulla faccia della terra. Ma pure se ci fossero diabetici e celiaci su altri pianeti, lei, sarebbe la più cara e importante per noi. Perché è nostra figlia e come tutti i genitori vorremmo il meglio per lei. E, nonostante tutto, io continuo a pensare che il meglio per lei ci sarà e io e suo padre glielo garantiremo. Col sorriso, col camper, con le cose più belle della vita. Tralasciando le cose brutte e quelle insopportabili statistiche, che non possono mai consolare. Non possono mai dare un senso.
Ma ricercheremo nel bello la possibilità di essere felici.

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