Intervista al Dott. Riccardo Schiaffini

schiaffiniAbbiamo intervistato il Dott. Riccardo Schiaffini, Dirigente Medico I Livello- Endocrinologia e Diabetologia presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù a Roma. Con nostra grande soddisfazione considera il nostro sito “ben centrato” e ci spiega inizialmente l’incidenza che, secondo lui, ha l’utilizzo dei sensori sulla gestione quotidiana, e poi a lungo termine, del diabete.

“L’uso continuo dei sensori incide notevolmente sul controllo glicometabolico e sulla gestione dell’andamento glicemico domiciliare. Via via che i pazienti assumono familiarità con i sensori e con le informazioni provenienti dal cgm, riescono in modo adeguato ad intervenire sulle glicemie evitando ipo e iperglicemie.”

Nei vari forum virtuali, che in qualche modo sono ormai proiezione di quello che succede nella vita reale, si discute molto sulla “dipendenza” (ci passi il termine) o ansia che possono creare i sensori e ancora di più il controllo da remoto delle glicemie del bambino. D’altro canto molti ritengono che proprio il sensore dà loro molta più tranquillità. Per esperienza, lei cosa consiglierebbe a un genitore?

Ovviamente alla base di tutto, quando si propongono specifiche tecnologie, c’è la selezione del paziente e della famiglia. Non “tutto” va bene per “tutti”. In linea generale consiglio sempre di utilizzare il cgm e le potenzialità del monitoraggio in remoto: la letteratura ci conforta in questo, perché è dimostrata l’efficacia sulla qualità della vita e sulle ansie genitoriali.

Immagino che questo dipenda anche dall’età del bambino o no?

L’età è un parametro fondamentale: nei bambini prescolari il ricorso a monitoraggio da remoto è direi risolutivo sotto diversi aspetti. Sia di ordine esclusivamente medico, che socio-psicologico.

Conosce il sistema Nightscout?

Lo conosco molto bene. Da tempo. Ne sono venuto a conoscenza dalla letteratura scientifica specifica sull’argomento.

Tra i genitori del vostro centro ce ne sono che utilizzano questo sistema di controllo a distanza? Loro cosa ne pensano?

Ce ne sono diversi. Ed il feedback è assolutamente e quasi unanimamente positivo.

Secondo lei fino a che età sarebbe meglio usare questi sistemi? Potrebbero forse, con il passare degli anni, rendere il bambino meno autonomo?

Lo trovo assolutamente indispensabile per l’età prescolare e molto utile anche per l’età scolare (elementari). Dalle scuole medie in poi, in effetti, è necessario ridiscutere direttamente con il ragazzo/a con diabete circa l’opportunità di uso di questi sistemi di monitoraggio da remoto. La fascia adolescenziale si giova forse di più di sistemi di telemedicina auto-gestiti.

Quale abbinamento consiglierebbe? Per es. Libre-OmniPod/ Dexcom-Animas Vibe  (a parte Enlite che si collega solo a Medtronic). Anche questo dipende dall’età del bambino?

Animas Vibe/Dexcom e Medtronic g640 sono i due sistemi integrati che più si adattano alle esigenze delle famiglie con bambini più piccoli. Negli adolescenti e nelle fasce d’età più evolute può essere abbinato un sistema Csii (OmniPod o Combo) ad un Cgm dexcom. L’uso di Libre va oltre queste strette ipotesi di abbinamento poiché ritengo sia un sistema che prescinde dall’uso dei microinfusori e che ben si adatta anche alla terapia con mdi  (terapia insulinica multiiniettiva)

Ci può anticipare qualche ultima novità in arrivo nel campo dei sensori e microinfusori?

Le novità più vicine probabilmente riguardano il nuovo sistema Cgm Dexcom g5, più accurato e di avanguardia per quanto riguarda proprio il monitoraggio da remoto. Non nell’immediato futuro ci sono poi i sistemi Closed loop che già sembrano estremamente promettenti.

Lei è tra i medici che hanno partecipato al trial di Bardonecchia a settembre di questo anno. Ci può raccontare qualcosa su questa esperienza e sui risultati ottenuti?

Sui risultati ottenuti, purtroppo, ancora non posso sbilanciarmi. Di sicuro, durante le ore notturne, in assenza di sfide legate ad alimentazione ed attività ludico-sportive, il pancreas artificiale sembra essere estremamente efficace sia in termini di riduzione delle ipoglicemie, sia per il controllo delle iperglicemie. Più complessa la gestione delle ore diurne. L’esperienza di Bardonecchia è stata veramente notevole e di grande spessore scientifico ed umano. Come sapete è stato il primo studio pediatrico in Italia e siamo confidenti di poter dare seguito a questa prima, positiva esperienza.

Quali saranno i passi successivi da compiere in relazione al pancreas artificiale?

Con l’evoluzione delle tecnologie si assisterà nei prossimi anni ad un miglioramento dei sistemi e ad un affinamento degli algoritmi usati. L’idea più allettante è di utilizzare nei bambini un pancreas artificiale anche nel setting routinario-domiciliare.

Immagino che sia ancora difficile fare previsioni sui tempi.  Ma forse lei ha qualche idea in più sui tempi necessari per l’introduzione di questo strumento?

Sono ottimista. Tempi molto brevi!

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