«Tommaso, discriminato a scuola a causa del diabete»

Sono passati pochissimi giorni da quando Antonio Cabras, Presidente Nazionale della Federazione Diabete Giovanile, ci aveva inviato un commento critico in merito alla tutela del bambino diabetico nelle scuole italiane. Oggi riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta di una nostra lettrice, Mariana Murru, mamma del piccolo Tommaso di 5 anni. Vivono a Carbonia, in provincia di Cagliari e sono vittime senza colpe della normativa vigente.

A Mariana  va tutto il nostro appoggio. E non solo. Noi della ONLUS DeeBee Italia ci impegniamo a segnalare il caso di Tommaso al Presidente della Federazione Diabete Giovanile e di seguire i successivi, sperati sviluppi.


“Trovo assurdo che nel 2016 mio figlio Tommaso non possa frequentare la SCUOLA MATERNA PUBBLICA in totale sicurezza, in quanto gli viene negato il primo soccorso in caso di ipoglicemia. Una misurazione capillare e la somministrazione di un succo di frutta per lui sono di vitale importanza.”

Questo è ciò che ho scritto sul mio profilo Facebook per denunciare quello che sta accadendo. Oltre la patologia di Tommaso (diabetico), mi ritrovo a dover fare i conti con una disinformazione e un’ignoranza pazzesca.

Ho coinvolto Sindaco, Vicesindaco, Assessore alla pubblica istruzione e dirigenti scolastici. La loro risposta è sempre la stessa: “Nessuno si prende la responsabilità di assistere Tommaso in caso di ipoglicemia. Le maestre non sono obbligate a farlo. Non c’è nessuna legge che le obblighi. Se il bambino sta male chiamiamo lei o l’ambulanza”.

Continuo all’infinito a ripetere che basta una semplice misurazione capillare e la somministrazione di un succo di frutta. Tommaso ha il diritto, come tutti gli altri bambini, di frequentare la scuola materna in totale sicurezza per tutelare la sua salute.

Tommaso senza un primo soccorso potrebbe incorrere in un’ipoglicemia grave, con conseguente perdita di sensi e coma ipoglicemico. In tal caso necessiterebbe l ‘uso del glucagone. Non ci voglio pensare. Non si deve arrivare a questo. Si può prevenire adottando delle semplici norme di sicurezza e un po’ di buon senso.

Ci vuole la giusta collaborazione tra scuola e famiglia per permettere a questi bambini di vivere una vita serena e il più possibile normale. Trovo assurda e inappropriata la posizione dei dirigenti scolastici. La trovo discriminante e trovo che ci sia molta più responsabilità nell’accogliere Tommaso alla scuola materna senza adottare delle norme sul primo soccorso per un bambino diabetico.

E’ ora di finirla!!!

E’ ora di tutelare questi bambini e le loro famiglie.

Non mi importa come… ma devono intervenire immediatamente.

La mamma di Tommaso.virgolette-chiuse


Invitiamo tutti i genitori con figli diabetici a partecipare al primo censimento nazionale delle scuole con alunni diabetici, inserendo l’opinione sulla scuola frequentata, come hanno già fatto Mariana e tanti altri.

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5 pensieri su “«Tommaso, discriminato a scuola a causa del diabete»”

  1. È esattamente la stessa cosa che hanno detto a me! Io continuo ad andare a scuola x la glicemia, glucagone nn lo vogliono a scuola, corso formativo fatto!

    1. Sono Mara Solinas la mamma di Francesco Frongia sei anni diabetico dell ‘età di sedici mesi diabete Melito 1 da 20 giorni con il microinfusore .Mio figlio studia in una scuola privata a Carbonia frequenta la prima elementare mi avevano garantito assistenza come all ‘asilo ma purtroppo non è andata così. Ci sono più maestre una delle quali mi ha aiutato molto ma molte volte ultimamente si è dimenticata avendo più classi .Nelle scuole ci vuole assistenza qualificata! !! Non esiste nel 2016 lasciare solo un bambino con la glicemia a65 a fare due rampe di scale e un corridoio per raggiungere il suo controllino a lo zucchero oltretutto tremando .Vado a lavoro tutti i giorni con l ‘ansia che mio figlio potrebbe sentirsi male da un momento all ‘altro nonostante andiamo spesso a controllarlo noi prima di merenda e prima di pranzo .Il diabete viene sottovalutato È le mamme non vengono ascoltate !

  2. Sono una ragazza che ha il diabete da 13 anni,mi sono ammalata all’età di 26 anni,grande direi,ma con la consapevolezza che mi sarei dovuta tirare su le maniche e combattere contro me stessa per stare bene.Questa malattia è sconosciuta a molti,si dovrebbero istruire le persone,con un corso specifico per far capire come questa malattia sia pericolosa per la sola persona col diabete,nn è contagiosa,nn è pericolosa per gli altri ma solo per chi ha questa patologia….
    A volte nn è facile neppure per noi,perché questa malattia è davvero complessa,può sopraggiungere un ipoglicemia improvvisa e bisogna essere tempestivi ad agire perché le conseguenze compresa la morte sono dietro l’angolo.Figuriamoci per un bambino che deve combattere con questa malattia,nn dobbiamo lasciarli soli,collaboriamo insieme per un futuro più sicuro per tutti…Conosco Mariana e il piccolo Tommaso,sono con loro,e combatto per vincere questa battaglia.Grazie per avermi permesso di esprimermi,Monica

  3. Salve, sono la mamma di Alessandra 11 anni diabetica tipo 1 dal settembre 2014. Quest’anno Alessandra fraquenta la 1 media e io come da protocollo ho fornito i certificati alla scuola con la tichiesta di essere forniti di glicacone . Bhe la preside mi ha negato la consegna di questo salva vita ed in più mi ha chiesto di essere sempre reperibile nel caso di ipo grave. La considero una piena irresponsabilità e non tutela nei confronti di questi minori.

  4. Buongiorno è da poco che conosco questo sito in quanto l’esordio del diabete per mia figlia di 9 anni è stato all’inizio del 2016. Nella scuola che frequenta, 4a elementare, abbiamo trovato delle insegnanti con una disponibilità incredibile: oltre a rendersi disponibili per aiutarla nelle misurazioni e con l’assunzione dell’insulina hanno immediatamente frequentato un mini corso presso l’ospedale per gli interventi di emergenza, e ci informano costantemente su cosa mangia ecc. Capisco e comprendo tutte le problematiche lette ma ritengo che quando si trovano situazioni come quelle denunciate si debbano “puntare i piedi” e farsi sentire.
    Al corso tenuto per le insegnanti delle scuole ho chiesto di partecipare anche io: vedendo dal loro punto di vista ritengo comprensibile la paura e la responsabilità che non vogliono assumersi e proprio su questo tema uno dei medici che teneva il corso ha fatto notare che: nella norma qualsiasi intervento che possano fare maestre o operatori non comporta danni ai bambini, dosi eccessive o magari non praticate correttamente possono avere facile rimedio; nel caso estremo si dovesse utilizzare il glucagone anche in dosi sbagliate (anche se in realtà è impossibile sbagliare) o puntura non eseguita in modo perfetto non procura danni salvo qualche ematoma, ma cos’è l’ematoma rispetto ad aver salvato la vita? Non fare nulla rispetto ad un bisogno/necessità del bambino diabetico nella scuola è una palese omissione di soccorso. Ha fatto poi notare una cosa molto importante riguardo la responsabilità: l’assistenza che danno non è assistenza medica in quanto non sono personale medico; trattandosi di azioni e controlli indispensabili da fare ai bambini il NON FARE rende le insegnanti colpevoli e condannabili mentre fare sbagliando in buona fede non comporta per loro nessuna conseguenza. Personalmente se dovessi trovarmi nelle condizioni di mancata assistenza e disponibilità da parte della scuola comincerei con una serie di denunce in procura per i più svariati motivi facendo nomi e cognomi: la giustizia italiana è un elefante ma quando le persone vengono messe dentro questi meccanismi non ne escono più; oltre ad essere una responsabilità morale è responsabilità della scuola fare quello che possono.

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