Anche Vasco

La cantava pure Vasco, la Noia.
Per l’ennesima volta (a occhio e croce la mia 186esima volta) stamattina mi trovo nel reparto di diabetologia per l’emoglobina.
Come al solito le poltroncine sono quasi tutte già occupate da persone anzianotte e prevalentemente sovrappeso. Il colore predominate è il grigio. Come al solito non mi ci trovo. Come al solito i vecchiotti si lamentano: che mangiano un pezzo di pane solo grande così. Cinque trotelli cinque. Che “an màgn pio gnìnto, ma la va mia bèin listèss (non mangiano più niente ma non va bene lo stesso).
Come al solito sul bancone una confusione di depliant generici e sempre uguali a se stessi: pubblicità delle associazioni, spettacoli per tirar su fondi, opuscoli su come curare i piedi dei diabetici. Roba che potrei cantare a memoria. Come al solito la mia pressione è bassa, la mia emoglobina è alta, la mia vena è avara. Come al solito penso alla Maddalena che mangerò giù al bar, dopo il prelievo. Come al solito poi è buonissima. Come al solito esco in strada con una certa pesantezza addosso, come al solito me la spazzo via con la mano, come se fosse polvere. E come al solito ricomincio il ballo.

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