Sensore glicemico: a cosa serve?

Sino a pochi anni fa, per una persona affetta da diabete l’unico modo per conoscere il valore degli zuccheri nel sangue (ossia la glicemia) era quello di bucarsi un dito, prelevare una goccia di sangue e farla analizzare con un apposito apparecchio, il glucometro. Per avere un buon controllo, fondamentale per evitare le complicanze a lungo termine, questa operazione doveva essere ripetuta anche 8 volte, di giorno e di notte.

Con l’avvento dei vari sensori glicemici le cose sono cambiate. Il sensore è un piccolo dispositivo che si può applicare in alcune zone del corpo e consente di tenere sotto controllo la glicemia per 24 ore al giorno continuativamente. Possiamo dire che mentre prima, con il glucometro, il paziente e il suo medico potevano guardare delle foto istantanee della sua glicemia, ora invece possono vedere tutto il film.

Oltre a diminuire drasticamente i controlli invasivi bucando le mani, il sensore ha quindi il pregio di ridurre notevolmente gli episodi di abbassamento degli zuccheri nel sangue (ipoglicemia, che può portare alla perdita di coscienza) e di glicemia alta (iperglicemia, che a lungo andare può portare a complicanze severe, quali nefropatia fino alla dialisi e/o trapianto di reni, retinopatia fino alla cecità, neuropatia, ecc.).

Queste due caratteristiche lo rendono particolarmente utile per i bambini piccoli e i loro genitori che, in mancanza del sensore, sono costretti a controlli invasivi di giorno e di notte. Inoltre, il sensore offre la possibilità del controllo della glicemia a distanza: i livelli dello zucchero nel sangue possono essere visti su smartphone, restituendo così una relativa tranquillità ai genitori anche quando il bambino è a scuola o all’asilo.

Il sensore glicemico (per essere più precisi dovremmo parlare di sistemi CGM e FGM) ha però costi che vanno dai 1.500 ai più di 4.000 euro/anno, a seconda della marca e delle caratteristiche: non è certamente alla portata di tutte le tasche! Malgrado ciò, non è concesso in modo omogeneo sul territorio nazionale dal SSN ed è appannaggio di una fortunata minoranza.

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17 pensieri su “Sensore glicemico: a cosa serve?”

  1. Io soffro di diabete 2 mellito e sono costretto a bucarmi 4 o 5 volte al giorno e mi farebbe veramente comodo ma non ho la possibilità di comprarlo con quello che prendo di pensione. Spero che in questo mondo ci sia ancora un minimo di umanità per venire incontro a persona come me, perché siamo anche noi persone che hanno bisogno di umanità che purtroppo con grande dispiacere devo dire che non esiste. Grazie comunque per questa grande informazione e sono felice che per alcuni possono permetterselo.

  2. ATTUALMENTE USO IL SENSORE DEXCOM G4 DA CIRCA UN MESE CHE ,DOPO 17 ANNI DI CONVIVENZA CON IL DIABETE ALTI E BASSI, IPO ASSURDE IPER ALLUCINANTI,SVENIMENTI NEL SONNO,CONFUSIONE ,RABBIA,DEPRESSIONE E QUANT ALTRO..
    CON IL SENSORE MI SENTO MENO SOLA ,MI AIUTA OGNI ISTANTE A MONITORARE LA GLICEMIA E MI AVVISA CON ALLARMI QUANDO I LIVELLI DI ZUCCHERI NEL SANGUE VANNO TROPPO GIU’ O TROPPO SU’. E’ ORMAI FONDAMENTALE NON POSSO STARE SENZA LA VITA E’ PIU’ FACILE ANCHE TRA LE LACRIME MI FA COMPAGNIA.

  3. Sono interessato al sensore glicemico. Vorrei avere tutte le informazioni possibili per un eventuale acquisto. Grazie. Augusto Zanetti

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