I ♥ gym

Mi accingo a fare un corso nuovo in questa nuova palestra. Oggi i corsi hanno nomi strani, fondamentalmente incomprensibili.
Il giorno prima chiedo a un istruttore di che tipo di attività si tratta, per capire il tipo di consumo di zuccheri e adattare la terapia. Parla sfocato: “attività funzionale”, “periodizzazione dell’ allenamento”, “cardio-tone” e così adeguo cibo e terapia sulla base della mia idea sfocata.
L’insegnante fa le faccine, interpreta, e dà comandi in un italiano-romano pieno di vocali. Non la capisco e faccio ciò che fanno le altre. Dopo 45 minuti la lezione, che si risolve in una sequenza di esercizi piuttosto blandi sullo step, finisce.
La maestra scoppiettante mi chiede se è andato tutto bene e mi saluta “Ciaobbella!!” Io le sorrido, anche se non con tanti denti come lei: “Sisì!!”.
Sisì ‘sto cavolo. Ho i muscoli contratti e il respiro affaticato. Sto a 250. Non correggo immediatamente, perché spesso dopo l’ attività fisica la glicemia inizia a scendere. Infatti dopo mezz’ora sto a 320.
Ecco, tutto qui. Come per un diabetico una cosa assolutamente normale, banale nella sua quotidianità, possa risolversi in un cumulo di disagio personale e finzione sociale. Come la mancanza di chiarezza verbale possa risolversi in un numero schifosamente alto e fin troppo chiaro.
Ecco, tutto qui.

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