Occhi (e sguardi)

Poco fa mi scrive una persona che sta leggendo il mio libro: “Mi aiuta vedere con i tuoi occhi”.
Questa frase mi colpisce molto: l’aiuto reciproco forse sta in questo, nel prestarsi gli occhi a vicenda.
Ora che ho la glicemia così alta mi darebbe sollievo guardare fuori da questa finestra con gli occhi di un amico, magari azzurri come il mare, più leggeri dei miei.
O ieri, in quella discussione, mi avrebbe alleviato il dolore rispondere alle accuse con gli occhi di chi mi stava accusando. L’avrei visto meglio, saremmo arrivati a una comprensione.
Togliersi gli occhi per qualche ora, metterli in tasca, quando non sanno vedere aperture, e indossare quelli del mio cane, semplici e pieni di gratitudine.
Sfilare gli occhi quando sono troppo autocritici e infilarmi gli occhi di chi mi ama. Di chi mi vede bella.
E prestare i miei occhi, volentieri, a chi nei disegni intricati di questa malattia ci rimane invischiato, per dargli la possibilità di sciogliere qualche nodo.

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