Che dieta deve seguire una persona con diabete?

Dal 1921 (anno di scoperta ed utilizzo dell’insulina come terapia del Diabete Mellito di tipo 1), ci sono stati numerosi tentativi di migliorare il controllo metabolico del diabete tramite l’alimentazione: inizialmente riducendo la quota di carboidrati a circa il 20% dell’energia giornaliera, successivamente mantenendone fissa la quantità per ogni pasto della giornata e, solo a partire dagli anni ’80, ai carboidrati è stato finalmente concesso di coprire il 60% della quota energetica quotidiana, con variazioni sulla base delle abitudini alimentari.

Le attuali raccomandazioni1 non forniscono evidenze che suggeriscano l’utilità di diete a basso contenuto di carboidrati nelle persone con diabete. Esse raccomandano l’assunzione di cibi ricchi in fibre a basso indice glicemico, un adeguato consumo di frutta e verdura e non ritengono utile l’acquisto di alimenti dietetici per diabetici.

Quindi come si struttura la piramide alimentare per una persona con diabete?
Esattamente come quella del resto della popolazione! 2

piramide diabete

Se ci riferiamo all’energia giornaliera:
i carboidrati devono fornire il 55-60% della quota energetica (più della metà!),
– i lipidi (o grassi) il 25-30%,
– le proteine il 10-12%.

Ciò significa che i carboidrati, così come proteine e lipidi, devono essere presenti ai pasti principali: colazione, pranzo e cena.
I carboidrati non sono, però, tutti uguali: esistono carboidrati semplici e complessi.

I CARBOIDRATI

I carboidrati semplici sono assorbiti rapidamente, nel primo tratto dell’apparato digerente, arrivando, così, nel circolo sanguigno in circa 15 minuti. Sono contenuti nella frutta, nei dolci, nelle bibite non light, negli alimenti contenenti zucchero.
I carboidrati complessi richiedono una più lunga digestione, che prevede una scissione dei carboidrati complessi in singole unità (i carboidrati semplici). Essi vengono assorbiti nell’arco di un paio d’ore, in maniera graduale. Ancora meglio se provengono da cereali integrali: in questo caso la fibra ne rallenterà ulteriormente l’assorbimento ritardando lo svuotamento gastrico.

  • Carboidrati semplici: sono utili in caso di ipoglicemia
  • Carboidrati complessi: aiutano a mantenere un adeguato livello glicemico più a lungo nel tempo

La loro funzione nella gestione del diabete è, quindi, differente: i carboidrati semplici sono utili in caso di ipoglicemia, mentre i carboidrati complessi aiutano a mantenere un adeguato livello glicemico più a lungo nel tempo. Questi ultimi costituiranno, dunque, la maggior parte dei carboidrati che è consigliato introdurre (almeno il 50% dell’energia quotidiana). Essi si trovano nella pasta, nel pane, nel riso, nelle patate e nei cereali in generale, come orzo, farro e mais.

I GRASSI E LE PROTEINE

I lipidi, che si trovano nel terzo gradino dal basso della piramide alimentare, permettono l’assorbimento di alcune vitamine, dette liposolubili, e, ancora una volta, possono influire sulla glicemia: essi ritardano lo svuotamento dello stomaco e rallentano l’assorbimento dei carboidrati assunti nel medesimo pasto. Per questo motivo i piatti molto conditi possono determinare una glicemia alta a diverse ore dal pasto! È importante non escludere i lipidi dall’alimentazione, in quanto svolgono importanti funzioni vitali e sono coinvolti nella struttura delle membrane cellulari, oltre che nella sintesi degli ormoni.

Le proteine sono contenute nelle pietanze come carne, pesce, uova, formaggi e legumi. Ebbene sì, piselli, fagioli, lenticchie e ceci contengono una quota di carboidrati, ma anche una quota di proteine. Abbinati ad una fonte di carboidrati complessi costituiscono un piatto unico ad alto valore nutrizionale, che sazia e mantiene la glicemia costante per alcune ore.
Le proteine, a 4 ore dal pasto, sono trasformate per circa la metà della loro quantità in carboidrati. Dunque non è indicato non somministrare insulina se il pasto contiene solo proteine e non contiene carboidrati, perché la glicemia salirebbe nell’arco di alcune ore.

LA GIORNATA ALIMENTARE

La giornata alimentare dovrebbe, perciò, essere così strutturata:

  • a colazione una fonte di carboidrati complessi (pane, fette biscottate, cereali), una di proteine e lipidi (latte o yogurt) e vitamine e sali minerali (spremuta o frutta);
  • a pranzo e a cena una fonte di carboidrati complessi (pasta o riso o patate ad esempio), una di proteine (carne, pesce, legumi..), una fonte di lipidi (olio), verdura e frutta che contengono vitamine e sali minerali.

Non esiste una raccomandazione per gli spuntini, tuttavia essi possono essere utili nel ridurre il periodo di digiuno tra un pasto e l’altro, per arrivare, così, meno affamati al pasto successivo. Alcuni esempi di spuntini sono frutta, yogurt, crackers, tè e biscotti, una barretta di cereali o una fetta di torta fatta in casa.

Un ultimo consiglio, forse il più importante, è quello di variare il più possibile le scelte alimentari: in questo modo non solo si garantirà l’apporto calorico di tutti i nutrienti (ad esempio, non tutte le verdure contengono gli stessi nutrienti), ma si evita anche il rischio di eccessi (ad esempio di lipidi saturi se viene variato il tipo di carne consumata).
La piramide alimentare include, infatti, tutti gli alimenti, senza eccezioni, purché assunti con le corrette frequenze di consumo.

1 Standard italiani per la cura del diabete mellito 2016, AMD-SID
2 Doppia piramide 2015, Barilla Center for Food & Nutrition

Dott.ssa Claudia Maffoni

©Riproduzione riservata



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