Zitti!

Da quanto ho capito in questi trentun anni, funziona più o meno così.
Tu ti fai il mazzo per trovare un equilibrio alimentare tra proposte e possibilità, calcoli e avvelenamenti, giusto? un equilibrio difficile, sempre in bilico… e magari sei proprio in una fase in cui è difficile trattenersi. E sai che non sei più attenta come eri in passato. Mangi una cosa e paghi, cedi a quell’altra e paghi.
Ti giustifichi col fatto che che in questo momento soddisfare la tua golosità alimenta, allo stesso tempo, il tuo benessere psicologico. Tieni a freno i sensi di colpa per il fatto di esserti imbottito d’insulina e, nonostante ciò, di viaggiare a 300. E funziona che proprio quando ti sei dato delle ragioni interviene tua madre: “Sei troppo magra, mangia di più!” o tua sorella: “secondo me il diabete non c’entra, sei maniaca!” o l’altra sorella “evidentemente non fai l’insulina giusta!” o l’esperto di turno: “Bevi troppo latte!” o il medico “Dovresti prendere integratori” o l’altro “Dovresti togliere gli integratori”.
Oppure il mondo, col suo associare costantemente la convialità al cibo.
E funziona che tu magari già di tuo sei in crisi.
E tutto questo cibo ti attrae.
E la teoria ti dice che con i giusti calcoli e la giusta insulina puoi mangiare tutto.
E la realtà ti palesa che con i giusti calcoli e la giusta insulina una volta voli in iperglicemia e ci rimani impiccato per ore, una volta vai in ipo e un’altra volta dipende dal tiro di dadi.
Succede che a volte ti stufi di tutte le interferenze. Vorresti combattere la tua battaglia, raccogliere le forze, senza dover scavalcare continuamente gli ostacoli frapposti dall’esterno.
Succede che a volte vorresti, semplicemente, rispetto.
Succede che a volte vorresti che prima di parlare chiunque ti prendesse il peso dalle spalle per caricarselo per un po’ sulle sue. Che con questo peso ci facesse due passi, ci trascorresse la notte, ci mangiasse un panino.
Che forse dopo avrebbe più silenzio da dire.

zitti

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Un pensiero su “Zitti!”

  1. La convivialità e il cibo: un bel problema. Mi semplifico la vita non concedendomi stravizi. Uso la mia bilancia portatile nei ristoranti. Gli altri mi guardano con curiosità. Ne spiego la ragione, se già non la sanno. Alcuni mi guardano con compassione e pronunciano le frasi rituali per alleggerire la tensione. Altri non capiscono e pensano che io sia esagerata, e lo dicono… Rinunciare al cibo non mi costa: non sono mai stata golosa; mi costa essere costretta ad ascoltare luoghi comuni e vedere visi imbarazzati. Vorrei, in certi casi, che per un miracolo il genere umano non fosse più costretto a mangiare per vivere, o almeno io… Da molti anni ho sviluppato una profonda indifferenza per il cibo: una vita dura in un’epoca in cui TUTTI adorano e mitizzano gli chef…
    Complimenti, Luisa, per ciò che scrivi

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