Eversense. Sono Mario e mi hanno innestato Eversense sottopelle

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"Vi presento Eversense". Mario Migliarese, catanzarese e sub per passione, racconta in tempo reale per DeeBee.it, l’esperienza con il rivoluzionario sensore

Mi chiamo Mario e da nove anni convivo con il diabete che nel mio caso non è arrivato con il classico esordio. A 30 anni, dopo alcune analisi di routine, ho scoperto di essere diabetico e inizialmente non è stato approfondito se si aveva a che fare con un diabete di tipo 1 o di tipo 2.
Dopo qualche anno di trattamento come tipo 2 con terapia orale, ecco che si è verificato quello che io chiamo “un mezzo esordio”: mezzo perché è stato abbastanza graduale, risparmiandomi il trauma e il ricovero, tappe che purtroppo in tanti hanno dovuto affrontare.

Ricordo che il 2011, anno dell’inizio della terapia insulinica multiiniettiva con dei discreti risultati, mi trovò completamente indifferente al mondo dei microinfusori e della tecnologia legata alla malattia diabetica. Ma durò poco. La decisione di spostarmi come centro di cure presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, segnò la svolta. Trovandomi in un ambiente completamente diverso dal mio primo ambulatorio, in un posto nuovo dove la ricerca era alla base di tutto, ho cominciato ad informarmi un po’ di più sulle novità e da allora non mi sono più fermato. Tanto da essere coinvolto nelle ricerche dalla dottoressa che mi seguiva.

Nel 2014 eccomi alle prese con il training per il microinfusore che fino a quel momento avevo totalmente snobbato. Un po’ perché credevo fosse troppo ingombrante e mi potesse dare fastidio al lavoro e un po’ perché effettivamente non ne conoscevo i pregi. Il micro prescelto era l’Accu-Chek Insight della Roche; sono stato tra i primi in Italia ad averlo e per di più con l’intento di cercare pregi e difetti rispetto al suo predecessore. Alla fine di ottobre dello stesso anno 2014 mi viene proposto il sistema di monitoraggio Freestyle Libre della Abbott. In accordo con la mia dottoressa, decidiamo di testarlo anche in condizioni abbastanza gravose. Visto che una delle mie passioni è la subacquea, proviamo il sensore durante le immersioni: l’ho testato fino a 52 metri di profondità e alla fine abbiamo potuto vedere il grafico in immersione e capire eventuali sbalzi di glicemia per tutta la durata in acqua.

Successivamente mi sono prestato molto volentieri e con ottimi risultati al test dell’ossidazione dell’insulina, ovvero capire se tutta l’insulina che veniva iniettata poteva essere assorbita o se una parte andava in ossidazione.

E ora mi aspetta questa nuova avventura. Tra pochissimi giorni il sensore Eversense, sarà ospite del mio corpo per un po’. In molti lo considerano una vera svolta nella gestione della patologia. Secondo me potrebbe essere la svolta epocale verso il pancreas artificiale. Con un misto di curiosità e eccitazione aspetto il mercoledì per il training e giovedì per l’innesto, per poter finalmente dare il via alle danze.

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