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Risultati promettenti per il Pancreas Artificiale in età pediatrica: “E’ fattibile e sicuro”

Fino agli ultimi giorni dell’estate del 2015 per molti di noi il Villaggio Olimpico di Bardonecchia a Torino era solo uno splendido esempio di architettura razionalista, opera dell’architetto Gino Levi Montancini, fratello della ben più nota Rita. Ma bastò una settimana per rendere quel posto molto più speciale. Dal 3 al 12 settembre, in quel villaggio tra le alpi Cozie, si svolse la sperimentazione pediatrica sul pancreas artificiale: il progetto PEDerPAN, successivamente ribattezzato in PEDarPAN (*PED*iatric *ar*tificial *PAN*creas).

Per la prima volta nel mondo un trial del genere coinvolse bambini dai 5 ai 9 anni affetti da diabete Tipo 1. I trenta pazienti provenivano da cinque centri diabetologi pediatrici d’eccellenza (Milano, Verona, Torino, Roma e Napoli), coordinati dalla Dott.ssa Daniela Bruttomesso, dell’azienda ospedaliera di Padova.

In un’intervista per DeeBee, due dei medici che hanno partecipato al trial, Dott. Alberto Sabbion e il Dott. Marco Marigliano, Dirigenti Medici del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica di Verona, ci spiegarono che “il pancreas artificiale è un dispositivo tecnologico innovativo per la terapia del DT1, nel quale la velocità di infusione sottocutanea di insulina somministrata mediante microinfusore, viene stabilita da un algoritmo ospitato in uno “smartphone”, sulla base delle glicemie inviategli in continuo da un sensore sottocutaneo”.

Il gruppo Facebook ufficiale di DeeBee.it seguì quasi in tempo reale quello che succedeva a Bardonecchia. I post dei genitori arrivavano di giorno e di notte, portando allegria o preoccupazione, piccoli momenti di felicità o attimi di sconforto. Difficile dimenticare quelle giornate, le prime foto intrise di emozioni, i racconti di ipoglicemie risolte al volo o di capricci a mensa, di giochi scatenati dei bambini e soprattutto di notti “piatte”, con le glicemie perfette. Eventi rimasti impressi nella memoria non solo per i genitori e i bambini, ma anche per i medici che parteciparono come il Dott. Riccardo Schiaffini dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù a Roma che ci raccontò nella sua intervista: “L’esperienza di Bardonecchia è stata veramente notevole e di grande spessore scientifico ed umano”

pancreas_artificiale

L’American Diabetes Association ha finalmente reso pubblici su Diabetes Care i risultati della sperimentazione PEDarPAN, che ancora una volta infonde fiducia e fa sperare in un futuro migliore per tutti i  bimbi affetti da diabete Tipo 1 e per i loro genitori.

grafico ipo Brdonecchia

Visto che in tanti aspettavano con trepidazione le conclusioni del trial, abbiamo tradotto l’abstract dello studio, reperibile in inglese su DiabetesJournals.org.

OBIETTIVO DEL PROGETTO: Il progetto PEDarAN (Pediatric Artificial Pancreas) ha testato una specifica versione pediatrica dell’algoritmo MMPC (Modular Model Predictive Control), su bambini con età compresa tra i 5 e i 9 anni, durante la permanenza in un campo scuola.

METODI E MATERIALI DI RICERCA: 30 bambini in totale, tra i 5 e i 9 anni d’età, con diabete di tipo 1 hanno completato un trial randomizzato in cross overe open-label2. Tre giorni con un AP (Pancreas Artificiale) sono stati confrontati con tre giorni di terapia gestita in modalità manuale SAP (Sensor-Augmented Pump, ossia Microinfusore e Sensore).

RISULTATI: L’ipoglicemia notturna è stata ridotta in AP rispetto a SAP, mediane (percentili 25th–75th): 0.0% (0.0–2.2) vs. 2.2% (0.0–12.3) (P = 0.002), senza significativi cambiamenti del periodo in target, media: 56.0% (SD 22.5%) vs. 59.7% (21.2%) (P = 0.430), ma con un incremento della media glicemica 173 mg/dL (SD 36) vs. 150 mg/dL (SD 39) (P = 0.002). Nelle 24 ore, l’ AP ha permesso di ridurre ad un terzo il periodo in ipoglicemia (P < 0.001) a fronte di un minore tempo nel target, 56.8% (SD 13.5) vs. 63.1% (SD 11.0) (P = 0.022), incrementando la media glicemica  169 mg/dL (SD 23) vs. 147 mg/dL (SD 23) (P < 0.001).

CONCLUSIONI: Questo trial, primo trial con AP ambulatoriale mono-ormonale e una popolazione di questa età, mostra la fattibilità e la sicurezza dell’algoritmo MMPC nei bambini piccoli. Sarà effettuata un’ulteriore messa a punto al fine di migliorare l’efficacia.

RICERCATORI: Simone Del Favero, Federico Boscari, Mirko Messori, Ivana Rabbone, Riccardo Bonfanti, Alberto Sabbion, Dario Iafusco, Riccardo Schiaffini, Roberto Visentin, Roberta Calore, Yenny Leal Moncada, Silvia Galasso, Alfonso Galderisi, Valeria Vallone, Federico Di Palma, Eleonora Losiouk, Giordano Lanzola, Davide Tinti, Andrea Rigamonti, Marco Marigliano, Angela Zanfardino, Novella Rapini, Angelo Avogaro, Daniel Chernavvsky, Lalo Magni, Claudio Cobelli, Daniela Bruttomesso

1 Studio in cross over: è uno studio in cui lo stesso soggetto viene esposto in tempi diversi, a uno o più trattamenti diversi, secondo una sequenza generalmente casuale (randomizzata). In questo modo tutti i soggetti, alternativamente e in modo casuale ricevono tutti i trattamenti

2 Studio open-label: è uno studio in cui sia lo sperimentatore sia il partecipante sanno che cosa si sta somministrando. È il contrario del “doppio-cieco”

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Ale & Franz con la SIEDP per la campagna di sensibilizzazione

Si arricchisce la campagna della SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, per la diagnosi precoce del diabete e la prevenzione della chetoacidosi all’esordio. Oltre alla distribuzione del materiale informativo negli studi di circa diecimila pediatri, nelle scuole di tutta Italia e nei luoghi dove i bambini fanno attività sportiva o di altro tipo, ora la campagna coinvolge anche due testimonial d’eccezione: il duo comico Ale & Franz. I due attori milanesi, volti noti del cinema e della televisione, sono i protagonisti dello spot girato per Pubblicità Progresso e MediaFriends con lo scopo di dare massima visibilità al messaggio della SIEDP.

Per la realizzazione e la massima diffusione della campagna attraverso ogni canale possibile, occorrono però 30.000 euro. Perciò la SIEDP ha aperto una raccolta fondi, utili per riuscire a portare il messaggio ovunque, in modo capillare, poiché “l’informazione può portare a una riduzione dei casi di complicanza da chetoacidosi”.

 La campagna SIEDP è stata realizzata in collaborazione con:
  • FDG (Federazione Nazionale Diabete Giovanile),
  • ISPAD (International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes),
  • AGD Italia (Coordinamento tra le Associazioni Italiane Giovani con Diabete),
  • SIP (Società Italiana di Pediatria)
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Scaricare i dati di micro e sensori: ecco i software più usati

I microinfusori e i sensori glicemici sono un grande aiuto nella gestione quotidiana del diabete. I dati raccolti da questi dispositivi e condivisi con il proprio diabetologo, diventano fondamentali per la valutazione di eventuali ritocchi e cambiamenti di terapia. Questi dati possono essere raccolti e organizzati con l’aiuto di diversi software, alcuni dei quali sono specifici per l’apparecchio usato.

Diasend

Diasend è la piattaforma più conosciuta e utilizzata perché permette di scaricare i dati di svariati dispositivi (glucometri, sensori glicemici e microinfusori di diverse case produttrici). Inoltre offre la possibilità di condividerli con il proprio diabetologo.

Tra i pregi di Diasend figurano l’elaborazione dei dati, la loro successiva integrazione e la creazione di grafici e statistiche in cui vengono incrociati i dati del microinfusore con quelli di sensore e glucometro. Questo permette di avere subito una visuale completa delle eventuali fasce in cui c’è la necessità di modificare la terapia.
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Con Diasend si possono avere in modo intuitivo e immediato una serie di dati riassuntivi, utili a comprendere se il paziente è ben compensato o meno: glicemia media (anche a fascia oraria), deviazione standard, glicemie minime e massime del periodo selezionato e grafici con le percentuali. Tutto suddiviso per dispositivo.

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diasend_dati2Per utilizzare Diasend è necessario registrarsi e scaricare l’uploader, disponibile sia per Windows che per Mac. Successivamente si inseriscono i propri dati nell’apposita sezione codificando anche tutti i dispositivi che si intende scaricare. Sarà poi sufficiente collegarli al computer con il relativo cavo e lasciare che Diasend scarichi i dati automaticamente in modo estremamente comodo.  Recentemente Diasend ha rilasciato anche la sua app, per Android e iOS, utile per avere statistiche e medie sempre a portata di mano.

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 Dexcom Studio

Questo software, compatibile solo con Windows, è specifico per la gestione dei dati rilevati dal CGM Dexcom. Dopo averlo installato, è possibile selezionare la lingua, i range di riferimento e gli altri personalizzabili dal menù opzioni.

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Una volta scaricati i dati dal ricevitore Dexcom tramite un cavo USB, verranno generati molteplici grafici e statistiche utili all’utente e al diabetologo per individuare a colpo d’occhio l’andamento glicemico e le fasce che richiedono modifiche della terapia.

dexcom_studio_patternPannello riassuntivo: visualizza grafici, media glicemica, deviazione standard e percentuali nel range del periodo selezionato.

dexcom_studio_distribuzionePannello distribuzione: visualizza le percentuali nel range, in ipoglicemia e in iperglicemia suddivise per fasce orarie.

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Pannello report: confronta i dati estratti relativi a due periodi selezionati (trimestre, mese o settimana) segnalando eventuali miglioramenti o peggioramenti.

FreeStyle Libre

Il software specifico per scaricare i dati del FreeStyle Libre si può reperire gratuitamente nel negozio on-line di Abbott ed è disponibile sia per Windows sia per Mac. Dopo una semplice installazione guidata, sarà sufficiente collegare il lettore al PC mediante il suo cavetto per poter visualizzare diverse pagine di grafici e statistiche.

La prima pagina che si ottiene scaricando i dati è un’istantanea della glicemia del periodo selezionato che riassume i dati più significativi: il valore medio del glucosio, il valore stimato della glicata (riferito al periodo selezionato), la percentuale di valori sopra, sotto e all’interno dell’intervallo glicemico, oltre al numero e alla durata media delle ipoglicemie in quell’intervallo di tempo. Se nel lettore sono stati inseriti manualmente i carboidrati assunti e le relative quantità di insulina somministrata, verranno elaborati i relativi dati mostrando le medie giornaliere.

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Nelle successive pagine viene riportato in maniera ampia e più visibile il grafico visto in precedenza, rendendolo più facilmente analizzabile. Vengono inoltre riportate nel dettaglio le voci relative a carboidrati, insulina e singole misurazioni effettuate.

Carelink

Carelink è la piattaforma specifica per gli utenti Medtronic che permette lo scarico dati attraverso un dispositivo wireless, e ne consente la condivisione a distanza con il proprio medico. E’ utilizzabile sia con Windows (tramite Internet Explorer o Mozilla Firefox) che con Mac (tramite Safari). Oltre a interfacciarsi con i microinfusori e sensori Medtronic, è compatibile con i principali glucometri in commercio.

Dopo la registrazione e l’impostazione dei parametri personali, sarà sufficiente selezionare il dispositivo da cui si intende trasferire i dati e, tramite l’apposito dispositivo wireless (oppure direttamente collegando il glucometro Contour Next Link), avverrà il passaggio nella piattaforma on-line.

Come per gli altri software, Carelink offre grafici e statistiche selezionabili per periodo, in cui vengono riassunti anche schematicamente tutti i dati relativi a glicemie, basali e boli.

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Gestione quotidiana del diabete: ecco le “Guide Facili”

DeeBee Italia ha raccolto una serie di guide utili e di rapida consultazione. Come trattare l’iperglicemia? Come preparare il glucosio liquido ad un prezzo irrisorio? Come impostare un buon diario alimentare? Questo e tanto altro ancora.

Se sei in possesso di altre guide “semplici e veloci”, mandale via email all’indirizzo info@deebee.it; sarà nostra cura aggiungerle in questa pagina.

downloadRiconoscere le iperglicemie - opuscolo
downloadCorrezione ipoglicemia: regola del 15
downloadGlucoDeeBee, il glucosio liquido fatto in casa
downloadTabella conversione glicata
downloadLa scuola: guide utili
downloadConteggio dei carboidrati: guide utili
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Cellnovo: il nuovo microinfusore ibrido entra nel mercato italiano

Dall’11 febbraio nel mercato italiano dei microinfusori è entrato Cellnovo, un nuovo dispositivo che porta lo stesso nome dell’azienda britannica che lo produce.

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Il dispositivo è composto da due parti distinte:

  1. L’unità principale adesiva, priva di schermo e dalle dimensioni ridotte che ospita la pompa e la relativa insulina;
  2. Il set con catetere tradizionale, anch’esso adesivo, la cui cannula può essere scelta da 6 mm o da 9 mm, secondo le esigenze di ognuno.

Una particolarità e una nota di colore.
L’unità principale ospita al suo interno un sensore di movimento che rileva costantemente l’esercizio fisico svolto durante la giornata. Inoltre, il design, il cui profilo è piatto con i contorni stondati, strizza l’occhio al glamour e permette l’applicazione di stickers personalizzati.
Per quanto riguarda le prestazioni in acqua, Cellnovo è completamente impermeabile e resiste fino a un’ora a un metro di profondità.

Grazie alla natura ibrida di questo innovativo dispositivo, la pompa di insulina si può scollegare agevolmente e non si getta il terzo giorno dell’utilizzo, diversamente da quanto avviene per il “cugino” OmniPod. È difatti sufficiente sostituire la parte interna dell’unità principale, ricaricarla nell’apposita base e riapplicarla successivamente. Proprio in virtù di questa alternanza, il kit è composto da due patch pump dotate di batterie ricaricabili.

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Il dispositivo viene gestito attraverso un palmare le cui peculiarità non deludono le aspettative dei più esigenti: è dotato di touch-screen a colori e glucometro integrato. Inoltre, grazie alla caratteristica unica di ospitare una microSIM, può ricevere i dati del microinfusore tramite wireless per trasmetterli successivamente nel portale Cellnovo, dove sono consultabili anche in tempo reale sia dai medici sia dai familiari, consentendo così il monitoraggio di boli e basali.
Ultima, ma non meno importante, caratteristica rilevante è la presenza di un dizionario alimentare completo, che manda così in pensione l’uso di altre app di questo tipo.

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Conta dei carboidrati

Non sono molto lontani i tempi in cui un paziente diabetico era “costretto” a mangiare sempre la stessa quantità di carboidrati e, di conseguenza, fare la stessa dose fissa di insulina ad ogni pasto. Il principio di questa dieta rigida e pianificata fu messo in discussione quando nel 1994 l’American Diabetes Association (ADA) propose un nuovo approccio terapeutico sotto il nome di MNT – Medical Nutrition Therapy (Terapia Medica Nutrizionale). In altre parole, si abbandonava il concetto della dieta ferrea e il programma dietetico basato sulla liste di scambio degli alimenti, e si introduceva l’idea di adeguare la terapia alle abitudini alimentari e allo stile di vita del paziente.
Con l’aiuto fondamentale di un diabetologo e di un nutrizionista, seguendo alcune regole empiriche che servono come punto di partenza, il conteggio dei carboidrati (in inglese CHO counting) permette di definire, con una certa precisione, la dose di insulina necessaria per metabolizzare i carboidrati presenti in un determinato alimento. Questa tecnica, che richiede un continuo processo di regolazione e riadattamento, porta indubbiamente effetti positivi sulla qualità della vita e benefici psicologici per il paziente.

Dopo il training, effettuato da un team composto da diabetologi, infermieri, nutrizionisti e dietisti (come da posizione ufficiale dell’ADA) il paziente sarà in grado di conoscere il quantitativo di carboidrati contenuto in ogni alimento e con quanta insulina “coprirlo” senza innalzare troppo la glicemia postprandiale, con un occhio di riguardo a ciò che influisce sull’assorbimento di insulina e carboidrati.

In questa sezione abbiamo raccolto il materiale utile per un primo approccio al conteggio dei carboidrati. Le informazioni riportate non sostituiscono i corsi e i training effettuati da diabetologi e nutrizionisti.

L’app DID Plus e i corsi gratuiti di calcolo dei carboidrati

Sbarca finalmente sul Play Store di Google il Diario Interattivo del Diabete (DID Plus), noto prodotto dell’azienda italiana METEDA, specializzata nello ...
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Il passo fondamentale per effettuare il conteggio dei carboidrati (o "la conta", come spesso viene definita), consiste nel calcolarne la quantità contenuta nell'alimento ...
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Scade il brevetto Lantus: arriva anche in Italia la basale Abasaglar

Si chiama Abasaglar la prima insulina glargine biosimilare  approvata in Europa e arrivata in Italia il 9 febbraio. Il nuovo farmaco “Made in Italy” è prodotto da Eli Lilly-Boehringer Ingelheim nello stabilimento di Sesto Fiorentino, il più grande in Italia per i prodotti da biotecnologia e noto per l’utilizzo di tecnologie molto avanzate. Attualmente questo prodotto è stato già lanciato in Gran Bretagna, Germania, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

L’insulina glargine biosimilare (LY2963016) presenta la stessa sequenza aminoacidica di Lantus, la basale prodotta da Sanofi. Ma cos’è un medicinale biosimilare? Come si può intuire dalla parola stessa e secondo la definizione proposta dalla Società Italiana di Farmacologia, è “un farmaco biologico, nella maggior parte dei casi biotecnologico, approvato dall’Agenzia Europea del Medicinali (EMA), attraverso un comparability exercise con il prodotto di riferimento commercializzato da un’altra azienda”. In altre parole un prodotto dalle caratteristiche simili a un farmaco originario precedentemente brevettato e autorizzato per la commercializzazione da diversi anni. Quest’ultimo viene spesso chiamato “farmaco di riferimento” o “farmaco originatore”.

Se i farmaci generici, prodotti attraverso la sintesi chimica sono identici (con la stessa struttura) al farmaco di riferimento, i biosimilari no. Trattandosi di grandi molecole complesse, ottenute attraverso tecniche di biotecnologia, i farmaci biosimilari non possono essere l’esatta copia, ma solo “comparabili al farmaco di riferimento”. Per sviluppare un farmaco biosimilare e il suo farmaco di riferimento si parte dalla stessa sostanza biologica, ma visto che due linee cellulari sviluppate indipendentemente non possono mai essere identiche, anche le differenze sono inevitabili. Per ottenere l’autorizzazione della Agenzia Europea per i Medicinali un farmaco biosimilare viene sottoposto a un lungo periodo di studio per verificare “la comparabilità in termini di qualità, sicurezza ed efficacia (effetto terapeutico) con il farmaco di riferimento, e di dimostrare l’assenza di significative differenze cliniche rispetto al farmaco di riferimento”.

Da prassi un prodotto nuovo di questo tipo viene immesso nel mercato solo alla scadenza del brevetto, proprio come nel caso specifico. Il 6 maggio del 2015 è scaduto il brevetto per Lantus prodotto dalla francese Sanofi, il terzo farmaco più venduto al mondo, con un fatturato di 7,5 miliardi di dollari nel 2014. Il nuovo prodotto biosimilare di Eli Lilly-Boehringer Ingelheim viene visto quindi come una nuova opportunità sia per i costi ridotti, sia per via della nuova penna che, a detta dei produttori, permette una somministrazione più semplice ed accurata.

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Diabete a scuola: guide utili

L’inserimento a scuola dei bambini con diabete è sempre stato per noi oggetto di grande interesse (vedi mappa scuole). Ecco perché abbiamo cercato di raccogliere una serie di guide utili. Dalla “semplice” correzione di una ipoglicemia, al Documento Strategico che definisce in modo chiaro “chi deve fare cosa”. Questo documento, frutto di un lavoro comune delle Associazioni di volontariato (AGD Italia), Ministero della Salute e Ministero dell’Istruzione, dell’Università della Ricerca e i vari referenti regionali, prevede il coinvolgimento della figura apicale presente nella scuola: il dirigente scolastico. È proprio lui che deve ricevere dalla famiglia la segnalazione del caso di diabete e il relativo Piano Individuale di Trattamento diabetologico.

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downloadDocumento strategico per l'inserimento del bambino con diabete nella scuola
downloadRiconoscere e trattare ipo e iper
downloadRiconoscere le iperglicemie - opuscolo
downloadCorrezione ipoglicemia nei bimbi
downloadDomande e risposte per gli insegnanti
downloadEducazione fisica a scuola
downloadGestione dei pasti a scuola.
Tabella personalizzabile.
downloadGlicemie da sensore: cosa fare e quando.
Tabella personalizzabile.
downloadSpiegare il diabete ai bambini:
Coco torna a scuola
downloadLibro: 10 storie 100 bambini 1000 maestre
downloadAccordi regionali, regione per regione

 

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Staminali: stop al diabete nei roditori per sei mesi

174 giorni, quasi sei mesi di stop al diabete. Anche se il diabete è quello dei topi, i risultati raggiunti da un team di ricercatori della Harvard University, guidati dal biologo Doug Melton, vengono considerati molto promettenti.

Era ottobre del 2014 quando sulla prestigiosa rivista Cell venivano pubblicati i risultati della ricerca condotta dal team americano che, dopo quasi dieci anni di studio, è riuscito a generare in vitro cellule beta pancreatiche umane. Trattate con un cocktail di sostanze chimiche, le cellule umane staminali pluripotenti (HPSC) sono state trasformate in cellule beta, pressoché uguali a quelle sane, in grado di secernere insulina e tenere sotto controllo il livello di glucosio nel sangue. Per la ricerca sono stati utilizzati aggregati cellulari con un diametro di 100-200 micron, ognuno contenente alcune centinaia di cellule, successivamente differenziati e sottoposti a numerosi test. A fronte del processo di selezione si è arrivato all’identificazione di un protocollo che, con l’utilizzo di 11 molecole di diverso tipo, ha portato quindi all’ottenimento in vitro di cellule che “si comportano” come cellule beta. Doug Melton, il biologo che ha guidato la ricerca, ritiene che per rendere pienamente “operative” le cellule immature ci vogliano fino a tre mesi.

Il passo successivo è stato quello di impiantare queste cellule, racchiuse in micro-capsule, nell’addome di topi diabetici da laboratorio. Per ottimizzare i risultati è stato scelto un ceppo di roditori con un sistema immunitario molto resistente. Le capsule, indispensabili per evitare l’attacco da parte del sistema immunitario, sono state realizzate in collaborazione con il team del bioingegnere Daniel Anderson del MIT (Massachusetts Institute of Technology). E’ stato utilizzato l’alginato modificato, una sostanza ricavata da una varietà di alghe brune, che ha reso possibile l’alimentazione delle cellule con ossigeno, ma soprattutto, ha permesso allo zucchero e all’insulina di fluire tra il corpo e le cellule. Tra le 800 varianti di alginato create dai ricercatori, è stato individuato il triazolo-tiomorfolina biossido (TMTD), il “meno riconoscibile” dal sistema immunitario.

Nei risultati definitivi della ricerca, pubblicati recentemente su Nature, si legge che il sistema immunitario dei topi non ha reagito alle nuove cellule impiantate e che dopo i 174 giorni di attività (tanto è durata l’osservazione in laboratorio) le capsule rimosse contenevano ancora cellule vitali produttrici di insulina.

La prossima sfida sarà quella di replicare questi risultati e verificare se questo tipo di trattamento, che funziona nei topi diabetici, funzionerà anche negli esseri umani. Secondo una nota dell’ Istituto di Ricerca sul Diabete (Diabetes Research Institute – DRI) dell’Ospedale San Raffaele, “considerate le esperienze collezionate da altri gruppi con prodotti a base di cellule staminali embrionali umane, le beta cellule descritte dal gruppo di Harvard probabilmente non potranno essere testate negli esseri umani prima di 4-8 anni”.

 

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Pasti e iperglicemia: quanta insulina?

Quanta insulina è necessaria per metabolizzare un alimento o un intero pasto? La chiave è il rapporto insulina/carboidrati (chiamato ICR, dall’inglese “I-Carb Ratio”) o, in altre parole, quanti carboidrati “sono coperti” da 1 unità di insulina. Il calcolo viene effettuato  insieme al proprio medico. I diabetologi, soprattutto quando si tratta di bambini, personalizzano la ricerca di questo rapporto in base al diario glicemico e alimentare del paziente, poiché su ogni individuo l’insulina ha un effetto diverso. Ad esempio, se con alcune persone 1 unità basta per “smaltire” il glucosio contenuto in 15 o 20 grammi di carboidrati, per altre può coprire solo 5 o 6 grammi.

Regola del 500

E’ una regola empirica che rappresenta un punto di partenza per individuare il proprio rapporto insulina/carboidrati e che consiste nel dividere il numero 500 per la dose totale di insulina giornaliera (chiamata TDD, dall’inglese Total Daily Dose, ricavata sommando basale e ultrarapida assunte nelle 24 ore). Ai fini della determinazione di un ICR più affidabile però, anziché utilizzare la TDD, viene sovente impiegata la media del fabbisogno insulinico giornaliero dell’ultima settimana, calcolata previa assunzione di una quantità fissa di carboidrati, in assenza di attività fisica e col paziente in salute.
Se il diabetico è in cura con insulina rapida (invece dell’ultrarapida), si usa 450 invece di 500.

regole 500-2

Esempio

Supponiamo che una persona assuma 20 unità di insulina al giorno.

Basale + ultrarapida giornaliere = 20 unità
ICR = 500 : 20 = 25

Ciò significa che con 1 unità di insulina ultrarapida si metabolizzano circa 25 grammi di carboidrati.
Ora che conosciamo l’ICR possiamo rispondere alla domanda iniziale: “Quanta insulina è necessaria per metabolizzare un alimento o un intero pasto?”

Se per esempio il nostro pasto contiene 65 gr di carboidrati, sarà necessario somministrare 65 : 25 = 2,60 unità di insulina, ossia:

INSULINA = CHO / ICR

Questo vale quando la glicemia prima del pasto è nel target. Se così non è, occorre applicare una seconda regola. Ossia…

La regola del 1800

Quando la glicemia prima del pasto è fuori target bisogna aumentare la dose di insulina da assumere in modo direttamente proporzionale al valore da correggere. E, per fare questo, è indispensabile conoscere il proprio FSI (acronimo di Fattore di Sensibilità Insulinica, o fattore di correzione), ossia di quanto abbassa la glicemia 1 unità di insulina.

Esiste una regola empirica anche per questo: la Regola del 1800, che consiste nel divide il numero 1800 per la dose totale di insulina giornaliera (basale + ultrarapida). Il valore ottenuto indica di quanti punti diminuirà la glicemia a fronte dell’assunzione di 1 unità di insulina. Al pari della Regola del 500, anche per la Regola del 1800 è consigliabile utilizzare la media del fabbisogno insulinico giornaliero dell’ultima settimana, anziché la sola quantità somministrata nell’arco delle precedenti 24 ore, in modo tale da ottenere un FSI più veritiero e affidabile.
Se si utilizza insulina rapida il valore iniziale da inserire sarà 1500.

regole 1800-2

Esempio

Supponiamo che una persona assuma 20 unità di insulina al giorno.

Basale + ultrarapida giornaliere = 20 unità
FSI= 1800 : 20 = 90

Ciò significa che l’assunzione di 1 unità di insulina ultrarapida provocherà una diminuzione della glicemia di circa 90 punti.

Immaginiamo adesso che il valore della glicemia prima del pasto sia fuori target, ad esempio 250, e che il valore target desiderato sia 120; procederemmo con il calcolo in questo modo:

  • Punti di cui si vuole diminuire la glicemia: 250 – 120 = 130 punti
  • Da cui, l’insulina necessaria sarà calcolata come 130 : 90 = 1,44 unità, che dovranno poi essere sommate alla dose del pasto.

Unità di insulina = [Punti di decremento] / FSI

Quindi, riprendendo il primo esempio, alle 1,44 unità per correggere dobbiamo sommare 2,6 unità necessarie a “coprire” il pasto. Per un totale di 4,04 unità somministrate.

Anche questa regola è approssimativa e rappresenta soltanto un punto di partenza. Insieme al medico la si adatterà ai reali fabbisogni, differenziati anche per fascia oraria.

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