Casini e cuori.

Ieri ho combinato un casino. Mi sono iniettata più del doppio delle unità di insulina lenta che faccio la sera. Non mi era mai capitato. Sono andata in panico.
Il giorno dopo avrei avuto una giornata importante, volevo assolutamente essere in forma.
Non sapevo che notte mi aspettasse. Non avevo idea di cosa avrei dovuto mangiare. Di sicuro non avrei dormito.
Ho chiesto aiuto agli amici di fb, a due splendide dottoresse. Al mio diabetologo.
Esco di casa per andarmi a comprare un trancio di pizza e un gelato per la notte. Esco con gli occhiali da sole, le mollette in testa, sgarrupata.
Quando faccio per rientrare mi accorgo che ho preso le chiavi di casa sbagliate.
Panico si sovrappone a panico. Mia madre a casa sua è irreperibile. Chiedo a dei vicini una scala per arrivare alla mia finestra, ma tutte le scale sono troppo basse. Cerco di arrampicarmi senza successo. Osservo il vuoto sotto di me, nello spazio tra un balcone e l’altro.
Con gli occhiali scuri ormai ci vedo poco, perché si è fatta sera. La pizza è spiaccicata sul cartoncino e dentro alla busta il gelato è completamente sciolto.
Busso nell’appartamento dei due anziani che stanno di fronte a me. Una coppia di anziani che non salutano, che tengono generalmente gli occhi bassi, bruschi nei modi. “I vecchi stronzi”, li chiamo io.
I V. S. mi offrono da bere, cercano inutilmente nei vari cassetti una chiave che dovrebbe aprire tutte le porte. Spiego brevemente la faccenda e mi dicono che se voglio degli zuccheri mi possono dare tutto quello che hanno in casa. Dopo ore di tensione, per la prima volta da molti anni, di fronte a questi V. S. mi metto a piangere come una bambina.
Mi dicono che se devo andare a recuperare la chiave a casa di mia madre mi presteranno la loro macchina.
Dopo un tempo infinito mia madre risponde al telefono e mi porta la chiave: “Devi ragionare di più, non perdere la testa!”
La notte passa come deve passare, -male- e finalmente il mattino arriva.
Questa esperienza mi ha insegnato alcune cose:
– che la pizza, in ogni caso, mi uccide.
– che a volte la razionalità è una buona compagna.
– che la grandissima superficiale stronza ero io, a giudicare senza consapevolezza due persone dal cuore grande.

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