Spostare il set dal sederino al pancino: «Già fatto?»

Mia figlia ha quasi 4 anni e da 2 ha il diabete di Tipo 1. Usa il microinfusore, ma non riesco a convincerla a mettere il set sul pancino, cambiare zona rispetto al sederino. Che approccio mi consiglia di usare con una bimba di quest’età? Finora ho usati i premi ( caramelle, uovo Kinder). La ringrazio.


LA PSICOLOGA RISPONDE

Molti elementi possono portare al rifiuto di provare una zona diversa, quindi prima di procedere consiglio ai genitori di cercare di capire al meglio cosa disturba maggiormente la bambina. Essendo così piccola non escludo che ci possa essere una certa confusione anche per lei nel definire cosa non va nell’inserire l’infusore sulla pancia. È paura? È vergogna? C’è stata un’esperienza dolorosa? Tra i vari motivi, il rifiuto può venire dalla paura di provare dolore.

Partiamo quindi da una piccola grande domanda: cos’è il dolore?
L’esperienza del dolore è composta principalmente da due parti: una parte percettiva, che comprende la ricezione e il trasporto di segnali nervosi e una parte esperienziale, la parte “psichica” del dolore. Mentre la parte percettiva è pressoché immutabile, la componente psicologica del dolore può davvero fare la differenza, amplificando o diminuendo la percezione del dolore. Questa parte riguarda elementi come la paura (“quell’ago mi farà malissimo!”), la dimensione motivazionale, affettiva e cognitiva (“è un ago, quindi per definizione fa male”); tutti questi fattori sono in grado di modulare l’esperienza del dolore.
La mamma che mi ha posto la domanda ha già avuto una buona idea provando con i premi, appellandosi alla dimensione motivazionale prima citata e azionando in parte quella che in psicologia si chiama “token economy”: il bambino viene premiato per aver messo in atto dei comportamenti “virtuosi”, con qualcosa di piacevole, in questo caso dei dolci, ma può consistere in un giocattolo o altro. Il problema si presenta quando la paura del dolore ha la meglio sul desiderio di un premio, così che alla fine non c’è ovetto che tenga.
La mamma a questo punto, si può appellare ad altri modulatori del dolore, quindi all’aspetto della paura, puntando sulla gratificazione del coraggio della bambina. Un esempio di questo approccio è il “diploma di grande coraggio”, che viene dato da alcuni pediatri alla fine di una visita medica poco piacevole (parere personale: ha sempre un grande effetto!!). I genitori a questo punto possono anche pensare di decorarlo, personalizzarlo, renderlo comunque un attestato per ricordare un avvenimento importante e da festeggiare, perché è sempre importante festeggiare il coraggio.
Se questo non ha comunque presa sul bambino, c’è sempre la possibilità di fare leva su elementi affettivi, che rendano più amichevole il momento della puntura, utilizzando ad esempio stickers per l’infusore (li trovate sul sito “PimpmyDiabetes” o altri del nostro Beezar). Sono tantissimi, colorati e la pancia è un posto perfetto dove provarli e farli vedere agli amici (rispetto al sedere!).

Infine, facendo appello a fattori cognitivi della bambina, la mamma può mostrarle come per altre persone possa essere naturale e per niente doloroso mettersi l’infusore sulla pancia, alcuni di questi video si trovano facilmente su Youtube. I bambini prediligono questo tipo di apprendimento, teorizzato da Albert Bandura e chiamato “vicario”: è una forma di apprendimento sociale, che i bambini utilizzano più spesso di quanto si pensi. Si compone di 4 parti:
1. Attenzione: il bambino osserva attivamente ciò che sta avvenendo.
Questo può avvenire ad esempio mostrando un filmato, con un bambino come lei o poco più grande in cui si possa riconoscere.
2. Ritenzione: le informazioni rimangono in memoria attraverso parole o musiche.
In questi video spesso ci sono musiche che “ipnotizzano” grandi e piccini, il genitore può accompagnarli commentando positivamente (“vedi che non sente niente?” o “è stata proprio coraggiosa!”)
3. Produzione: il nuovo apprendimento viene messo a confronto con un apprendimento precedente e viene “ragionato” dal bambino.
Il genitore può invogliare il bambino a trovare dei vantaggi e dei punti a sfavore per cambiare sito di iniezione. Sicuramente non è un’operazione facile con una bambina così piccola, ma i genitori sono ancora un faro di conoscenze per i bambini a quell’età. Si fiderà di voi se vi vedrà sicuri di ciò che dite.
4. Motivazione: il bambino vede degli effetti positivi nel mettere in atto le nuove conoscenze.
A questo punto, se vi sentite sicuri, potete puntare su una prova, vedere se funziona e come funziona.

Nel caso specifico qui riportato, la bambina è molto piccola e il microinfusore è un oggetto che mette soggezione al bambino, ma anche ai genitori. In queste situazioni di paura, il bambino sviluppa un sesto senso, quasi un istinto, quello di “annusare” la paura del genitore. Siate tranquilli quindi, ricordatevi sempre che, se messa correttamente, la cannula provoca poco dolore. Infatti la lunghezza dell’ago è tale che entra nello strato dell’ipoderma, dove ci sono pochi recettori nervosi, tutti referenti delle vie lente del dolore. Questo significa che reagiscono poco agli stimoli acuti cioè di breve intensità, come la puntura di un ago.
Quindi un bel respiro, il microinfusore è uno strumento fantastico che diventerà un ottimo alleato per una bambina fantastica.

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COVID-19 e DIABETE

In questi giorni di emergenza per il Coronavirus in Italia, pubblichiamo una nuova riflessione del Professor Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami e massimo esperto mondiale nel trapianto di isole pancreatiche.

Anche se oggi i dati non sono certo incoraggianti in generale, volevo in parte rassicurare pazienti con T1D e familiari rispetto alle immagini e tabelle pubblicate che riportano in Italia una mortalità del 35,5% per i soggetti con DIABETE come co-morbidità. Oggi durante la videoconferenza dell’Istituto Superiore della Sanità ho fatto un intervento chiedendo specificamente di chiarire se ci fosse un’analisi disponibile che differenzi tra Diabete di Tipo 1 e Diabete di Tipo 2. Mi è stato confermato che si tratta di statistiche legate al Diabete di Tipo 2 dove la maggioranza dei pazienti hanno più di 65 anni di età e spesso altre co-morbidità.

Anche tra i 17 (dati del 17 marzo) pazienti deceduti che avevano un’età inferiore ai 50 anni e in particolare i 5 decessi tra i 31 e 39 anni di età, il soggetto era affetto da T2D e non T1D. La mortalità tra i maschi è molto superiore a quella delle donne, per ragioni ancora da determinare, ma il Diabete di Tipo 1 non costituisce per ora un aumentato fattore di rischio. Valgono comunque le regole della mia precedente riflessione sul controllo metabolico e cercare di mantenere un sistema immunitario in buone condizioni, inclusa la dieta e evitare il fumo. Iperglicemia e inadeguato controllo metabolico possono infatti contribuire a una minore capacità del sistema immunitario a combattere infezioni in genere.

Oggi inoltre, in risposta al mio commento/domanda, mi è stato detto che un dato importante emergente è il livello molto elevato di infiammazione nel sangue rilevato in questi pazienti con Diabete di Tipo 2, come rilevato per esempio dai livelli elevatissimi di PCR (proteina c reattiva) rilevata in questi soggetti.

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Fonte delle immagini: Istituto Superiore della Sanità

NOTA: Omega 3 o Vitamina D se uno li prende già per qualsiasi ragione non c’è motivo di sospenderli, ma non ci sono ovviamente studi randomizzati prospettici specifici per COVID-19 e non c’è nessuna ricerca rigorosa che indichi un loro possibile utilizzo in termini curativi per COVID-19. Quindi continuate a restare a casa e a seguire le indicazioni del Ministero della Salute.

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Coronavirus e diabete: come cambia la Legge 104

Si chiama “Cura Italia”, ed è stato pubblicato nella notte del 17 marzo 2020 nella Gazzetta Ufficiale, il decreto-legge che introduce misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. L’iter prevede che dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il decreto legge (che entra in vigore immediatamente) venga convertito in legge solo dopo le eventuali modifiche in Parlamento e la sua approvazione in aula entro 60 giorni. Intanto è in vigore, in attesa di indicazioni su come applicare le nuove norme.

Quali misure ci riguardano da più vicino? Come interpretarle? Ecco qui alcuni chiarimenti.

Permessi lavorativi (legge 104/1992)

Per quanto riguarda le tre giornate concesse alla stragrande maggioranza dei T3, e in generale ai genitori e ai familiari di persone con disabilità grave accertata e documentata (cioè l’art.3, comma 3 della Legge n. 104), ecco cosa riporta l’art. 24.

[Aggiornamento del 18/03]
Il testo del comma 1, inizialmente soggetto a parecchie interpretazioni sul numero e la distribuzione dei giorni di permesso in più, è stato successivamente chiarito dalle relative circolari e le informazioni fornite dallo stesso Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità presso la residenza del Consiglio dei Ministri. Quindi i giorni di permesso sono in totale 18 per i mesi di marzo e aprile 2020 sia per lavoratori pubblici e privati che assistono una persona con disabilità (art. 33, comma 3, legge 104/1992), sia per i lavoratori pubblici e privati a cui è riconosciuta disabilità grave che hanno già diritto alternativamente al permesso orario o giornaliero (art. 33, comma 6, legge 104/1992).

Come sono distribuiti questi giorni di permesso?

Viste le condizioni eccezionali, i giorni di permesso si possono prendere a scelta nei due mesi (diversamente dalla prassi che non prevede la cumulabilità dei permessi mensili). Le modalità per la richiesta e l’utilizzo di questi permessi rimangono le stesse e sicuramente chi già usufruisce o è già autorizzato a prendere i classici tre giorni mensili di permesso, sarà più facilitato nell’ottenere i giorni aggiuntivi.
Per il personale sanitario (sia del comparto pubblico che privato) l’estensione dei permessi è possibile solo compatibilmente con le esigenze organizzative dettate dall’emergenza.

Lavoro agile

Art. 39

(Disposizioni in materia di lavoro agile)
1. Fino alla data del 30 aprile 2020, i lavoratori dipendenti disabili nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992,n.104 o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile ai sensi dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.
2. Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile ai sensi degli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81

L’articolo in questione prevede in via del tutto straordinaria e fino alla fine di aprile 2020 per il lavoratori con gravi disabilità o per chi ha nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità grave,  il diritto di lavorare in modalità agile o Smart working “salvo che questo sia compatibile con le caratteristiche della prestazione”. Quindi possibilità di telelavoro, senza vincoli orari e presenza fisica sul luogo di lavoro, in accordo con il datore di lavoro.

Lavoratori affetti da diabete

In che modo sono interessati da questa norma gli adulti affetti da diabete di tipo 1?

Fino al 30 aprile, chi ha il riconoscimento della disabilità grave (articolo 3, comma 3, legge 104/1992), potrà assentarsi da lavoro; in questi casi l’assenza è equiparata al ricovero ospedaliero o alla quarantena obbligatoria (e quindi alla malattia).

E gli altri? Molto spesso agli adulti affetti “solo” da diabete  di tipo 1 non è riconosciuto l’art.3, comma 3 della Legge n. 104 (cioè la disabilità grave). E quindi non possono avere nessuna agevolazione o facilitazione. Anche in tempi di Coronavirus.

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Coronavirus: i comunicati delle aziende farmaceutiche

In questo stato di emergenza, non sono mancate le rassicurazioni o la pubblicazione delle nuove misure emergenziali messe in atto dalle case farmaceutiche per fronteggiare al meglio l’emergenza. Alcune di loro aggiungendo anche importanti donazioni.

Novo Nordisk

Theras

Medtronic

Abbott

La casa farmaceutica, nel sito del suo prodotto di punta, il sensore Freestyle Libre, rassicura i pazienti sulla fornitura costante e garantita.

Roche

Roche Italia sta compiendo uno sforzo importante a sostegno dei pazienti e della società, vista l’attuale crisi sanitaria che sta attraversando il Paese. Per questo Roche Italia mette a disposizione le sue forze a sostegno del personale sanitario e delle Istituzioni per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, e lo fa attraverso alcune azioni mirate.

Lilly

In questo momento di difficoltà, dovuta alla pandemia del Covid 19, la Fondazione Lilly annuncia la donazione dell’insulina prodotta nel sito farmaceutico Lilly a Sesto Fiorentino per un valore di 1 milione di euro. Il farmaco, salvavita per le persone con diabete, sarà reso disponibile gratuitamente agli ospedali italiani secondo le modalità di distribuzione indicate dalle istituzioni.

Ypsomed

Ringraziamo in particolar modo Ypsomed, che ci ha contattati personalmente chiedendoci di divulgare la seguente email, e noi lo facciamo con piacere.

Gentile Fabrizio e Deebee.it,

vedo che in queste ore, probabilmente anche a causa del circolare di fake news e del momento che stiamo vivendo in generale, va aumentando la preoccupazione delle persone con il diabete, relativamente alla possibilità di una “normale” gestione quotidiana delle propria condizione, soprattutto relativamente a poter disporre di tutto ciò che è necessario per la terapia.

Per quanto riguarda Ypsomed voglio rassicurare che non abbiamo nessun problema di forniture di consumabili e/o sostituzioni dei dispositivi, tanto meno di produzione, approvvigionamenti e consegna. Tutto sta funzionando regolarmente.

Oltre a garantire i servizi che ci competono, siamo disponibili ad aiutare direttamente le persone che dovessero avere problemi di approvvigionamento in caso di qualche ritardo dovuto alla pubblica amministrazione. E’ sufficiente che le persone si mettano in contatto con il nostro Customer Care e ci attiveremo per fornire una rapida soluzione del problema.

Utilizza pure questa mia nella maniera che ritieni più utile ed opportuna nella tua importante attività di divulgatore.

Un caro saluto

Luca Daniele
Head Marketing & Sales
Vice Direttore Generale

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Finalmente! Il primo Pancreas Artificiale ufficiale e universale

Ultimamente (e grazie al cielo) stiamo assistendo ad una convergenza da parte di Big Pharma nell’utilizzo di sistemi ibridi e interoperabili (basti pensare alle recenti aperture della nuova patch Omnipod verso due diversi modelli di sensore tra loro rivali) o, ancora, all’organizzazione non profit Tidepool, che ha deciso di mettere a disposizione la sua piattaforma cloud per la gestione dei dati glicemici e il suo know how nonché, più recentemente, ha adottato il Pancreas Artificiale Loop al fine di renderlo approvato da FDA.

In questa direzione si è mossa anche il ricercatore e Professor Roman Hovorka di JDRF che, proprio a partire da oggi, è riuscito nell’intento di mettere a disposizione della “comunità diabetica” il primo Pancreas Artificiale scaricabile dall’app store. Si chiama CamAPS FX e sì, avete capito bene: al pari di una classica app, è possibile accedere  all’app store Amazon e scaricare il Pancreas Artificiale sul proprio telefono Android!

Ovviamente, trattandosi di un’app medica, l’accesso all’installazione non è consentito a tutti indiscriminatamente. Le persone che desiderano installare l’app dovranno confermare quale clinica frequentano e, soltanto allora, previo controllo, potranno scaricare e utilizzare l’app.

Come può un’app trasformarsi in un Pancreas Artificiale?

Anche se tutto questo potrebbe risultare fantascientifico agli occhi di tanti, la risposta è in realtà alla portata di molti. Pensiamo a cosa fanno oggi tantissimi pazienti: si preparano per pasteggiare, leggono sul loro sensore la glicemia e, sulla base di queste indicazioni, decidono quanta insulina assumere. Con l’utilizzo di CamAPS FX l’iter è simile, ma la grandissima differenza è che le decisioni le prenderà l’app in autonomia: sarà lei a calcolare, sulla base dei suddetti valori, la quantità corretta di insulina e sarà lei a comandare il microinfusore. Il tutto mediante un protocollo di comunicazione sicuro e protetto basato sul Bluetooth.

In Italia esistono già sistemi di Pancreas Artificiale ufficiali: il sistema chiuso Medtronic 670G e, entro breve, anche il Tandem t:slim X2. D’altro canto esistono già anche app che fungono da Pancreas Artificiale, come AndroidAPS per Android (gratuito, utilizzabile con una moltitudine di micro differenti) e Loop per iPhone (99 dollari – circa 90€ – all’anno per la licenza da sviluppatore, utilizzabile con Omnipod vecchia versione), ma non sono ufficiali. CamAPS FX, quindi, rappresenta una pietra miliare del panorama prossimo, riuscendo a fare coesistere ufficialità e interoperabilità dei sistemi.

Come si comporterà questo nuovo sistema sui grandi numeri? Lo scopriremo nei prossimi mesi. Possiamo però dire che le app già oggi utilizzabili (ma non ufficiali) offrono e offriranno mezzi e soluzioni più adattabili alla terapia di ogni paziente, grazie una peculiarità intrinseca: non sottostando alle direttive FDA, sono svincolate da qualsiasi paletto posto dagli enti certificatori, sia burocratico che di safety. Con tutti i relativi inconfutabili pregi e difetti, ma anche rischi.

Disponibilità

Allo stato attuale, CamAPS FX è disponibile per il mercato del Regno Unito e si può interfacciare con il sensori Dexcom e il microinfusore Dana RS. Ma la natura multi-interfaccia dell’app consentirà a breve l’utilizzo del sistema anche con altri modelli e marche di CGM e pompe d’insulina.

Una nota dolente potrebbe rappresentare il costo: non è per tutte le tasche visto che parte da circa mille euro l’anno.

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Sull’adolescenza, pandemie, diabete ed altre catastrofi

Mi chiamo Franca e sono la mamma di un ragazzo di 16 che come tanti altri suoi coetanei sta passando le giornate chiuso in casa. A parte essere in apprensione come tanti altri, ho difficoltà a capire se per lui sia “suonato” qualche campanellino di emergenza in più visto la patologia. Apparentemente sembra molto tranquillo, ma vorrei un suo parere.
La ringrazio anticipatamente.


LA PSICOLOGA RISPONDE

Viviamo un periodo difficile, tutti ne parlano, un approfondimento in merito sarebbe ridondante. Molti di voi avranno visto almeno uno di quei video “interviste” a giovani che, in barba ai divieti, hanno continuato fino all’ultimo a fare aperitivi, brindisi, darsi abbracci, “alla faccia del Coronavirus” e ognuno di noi si è indignato almeno un po’ guardando l’arroganza sui loro volti e nei loro modi di fare. Credono di essere immuni, invincibili e immortali, una spanna sopra gli altri. Per quanto poco ci piaccia, questo è un fenomeno psicologico che contraddistingue gli adolescenti, chiamato “ottimismo irrealistico”. È come un errore di giudizio che produce una sottostima del rischio, è quello che fa pensare ai ragazzi “non mi metto il casco, tanto che vuoi che succeda?”, “una birra in più, che sarà mai?”, “perché non provare questa pillola? Lo fanno tutti perché io no?” La distorsione ottimistica diventa […] quasi necessaria per ridurre l’ansia associata a particolari conseguenze negative e per difendere la stima di sé (Malagoli Togliatti, 2004, 68).

Tutti gli adolescenti si comportano così? La condizione del diabete mischia le carte in tavola, come sempre oserei dire. Il giovane con diabete sa che non è immune e sa quali sono i rischi, perché li ha già sperimentati, li sperimenta forse da anni, con caroselli di iper e ipo. Il diabetico adolescente sa già che del diabete non ci si può fidare, neanche per andare a prendersi una birra, fare il bagno in mare aperto o mangiare quel pezzo in più di pizza.
Il diabete in alcuni casi può togliere sia l’ottimismo che l’irrealistico, lasciando uno stato di ansia e di costante “chi va là”. Il diabete ci insegna a controllare tutto e a controllare sempre, mentre l’adolescenza vorrebbe i giovani scatenati, spensierati, spericolati. Forse queste sensazioni non le avete mai sperimentate e vi fa paura solo l’idea, forse vi siete lasciati andare qualche volta, è andato tutto bene e avete avuto una tregua dalla paura oppure è andato tutto male e adesso il segnale di pericolo suona in continuazione, come un antifurto malandato. In ogni caso, a seconda della maturità individuale, il diabetico sa che deve stare attento.
Questo virus può fare paura anche ai più giovani, e le rassicurazioni che potrei elencare non cambieranno il fatto che c’è un pericolo. Oggi è un’emergenza globale, domani sarà un’emergenza personalizzata come il peso di una gravidanza, la paura di andare in ipoglicemia mentre si guida la macchina o trovarsi improvvisamente senza insulina e lontani da casa: l’imprevisto è dietro l’angolo.

Ci saranno elementi che non saranno sotto controllo, sembra banale, ma fa parte della vita. Quindi se non abbiamo controllo sul mondo esterno, cosa si può fare? Ricordarsi che avete sempre il controllo di voi stessi. Questa malattia toglie la spensieratezza, ma insegna il rigore, la disciplina, la perseveranza, la capacità di far fronte alle situazioni e queste sono tutte frecce al vostro arco. Non siete disarmati di fronte alle avversità, finché vi prenderete cura di voi, con tenerezza e costanza, accettando i successi come i fallimenti. Ricordatevi che non siete soli, altri come voi in questi momenti stanno controllando dei valori con la stessa ansia di tenerli sotto controllo. Sfruttate questo periodo per imparare cose di voi stessi, per ascoltare canzoni e leggere libri, guardate film, coltivate il vostro coraggio e stringete una tregua con la paura.

E a voi genitori in quarantena, durante l’adolescenza a volte i figli si trasformano in demoni senza nome, che sbattono le porte, disobbediscono e si tingono i capelli di colori improponibili. In questi giorni di convivenza strettissima lasciate loro lo spazio necessario, con la promessa di farvi trovare pronti quando usciranno dalla loro stanza. Non costringeteli, ma proponetevi di imparare qualcosa su di loro. Che musica ascoltano? Quali serie guardano? Lasciate uno spiraglio aperto per capire meglio chi sta diventando vostro figlio, abbandonando i preconcetti e facendovi stupire da un videogioco, una band, un bel film. Ma se nonostante gli sforzi è il silenzio che la fa da padrone, accettate anche quello. A volte è importante lasciare tempo e ascoltare anche quando non c’è niente da dire.

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Coronavirus – lettera di una malata cronica

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera di una nostra lettrice

Ciao, mi chiamo H.S. Sono malata cronica da 20 anni. Soffro di diabete tipo 1.
Ciò comporta un rischio più alto di ammalarmi, in quanto il mio sistema immunitario è un po’ debole. E ciò comporta che quando mi ammalo posso avere conseguenze più gravi rispetto alle persone sane che si ammalano della stessa cosa.
Sono anche mamma. Di due bambine. Di cui una malata cronica. Ha un’altra malattia rispetto alla mia, più grave, che le comporta difese bassissime e conseguenze piuttosto gravi ogni volta che si ammala.
La gente mi chiede, tu hai paura di questo Coronavirus?
Io ci ho pensato. Mi fa paura? La risposta sincera è si.
Mi fa paura. Per la sua alta contagiosità. Perchè è pericoloso per chi soffre di malattie pregresse.
Vorrei evitare di ammalarmi io, ma soprattutto vorrei evitare che ne venga a contatto mia figlia.
Le misure prese dal governo sono discutibili. Penso che trovare le misure giuste in un momento del genere è difficilissimo. Ma io sono grata per ciò che stanno facendo.
Come sono grata della possibilità di lavorare da casa in questo periodo.
Non mi faccio paralizzare da questo virus, però. Andiamo al parco. Impariamo ad andare in bicicletta. Prendiamo un gelato, magari quando c’è poca gente. Vediamo alcuni, pochi, amici.

Ho sentito dire “non capisco perché io debba smettere di girare, tanto è pericoloso solo per le persone con malattie pregresse, io non rischio”.
Questi pensieri mi fanno venire la rabbia. Come gli anti vax, ma quello è un altro tema.
Prima io, poi gli altri che me ne frega?
Ci hai pensato che se tu giri e ti ammali aumenti la probabilità che altri si ammalino? E che fra questi ci sono persone a rischio?
Se sei davvero cosi fortunato ad essere sano e per di più a non avere in famiglia diabetici, asmatici, immunodepressi, leucemici, persone che fanno la chemio, ecc, ecc, baciati i gomiti.
Perché sei davvero fortunato!
Ti potrei invidiare per questo, ma in realtà nonostante le difficoltà, amo la vita che Dio mi ha affidato e perciò non ti invidio.
Ma ti dico, sii felice per ciò che hai ma abbi quel po’ di considerazione per chi è meno fortunato.
Questo discorso esula totalmente dal Coronavirus.
– Riguarda tutti quelli che “ho un po’ di febbre, ma sono lo stesso in ufficio, perché il lavoro mica si ferma.”
Hai pensato che tu forse ti senti bene anche con un po’ di febbre e lavori lo stesso, ma la persona di fianco a te potrebbe stare a casa settimane intere se prende lo stesso tuo virus?

– Riguarda quelli che “mia figlia ha avuto la febbre a 39 fino a ieri; oppure ha avuto il caghetto; oppure ha una tosse da lupo, ma oggi è all’asilo, sai quanto costa la babysitter?”

A parte che a mio avviso non fai del gran bene neanche a tua figlia, ma hai considerato che altri bambini prenderanno lo stesso virus? E che fra quelli ci sono bambini come mia figlia che finiscono al pronto soccorso per una “banale” influenza?
Si, i babysitter costano, da mamma lavoratrice di due bambine piccole e senza nonni a disposizione, ne so qualcosa. Ma il bene per i nostri figli e il bene per la società dovrebbe contare di più.
– Riguarda anche quelli che si incontrano con altri, baci, abbracci e poi alla domanda come stai rispondono “sono giorni che combatto un gran raffreddore / influenza/ vomito , ecc”.

STATEVENE a casa quando siete malati. Tenete a casa i vostri bambini se sono malati.
E non solo per il Coronavirus. Sempre. A prescindere.
Se non lo fate per il vostro benessere, fatelo per chi è intorno a noi.

Il Coronavirus mi fa paura. Ma mi fanno molta più paura le persone egoiste.
Negli ultimi anni mia figlia ha avuto una vita mista fra ricoveri, malesseri ed interventi da un lato e l’estrema normalità dall’altro. Va all’asilo. Va a sport. Ha amici. Ama la sua vita.
Lei rischia ogni giorno quando va all’asilo. Più di una volta è finita in ospedale diversi giorni, ha subito flebo, stati deliranti da febbre, trasfusioni di sangue, ecc. per una semplice infezione presa da scuola.
Io la mando lo stesso (ovviamente con il benestare dei medici) perché oltre a saperla nelle mani di Dio, voglio permetterle di vivere il più possibile una vita normale.
Non le farei nessun favore tenerla a casa sotto una campana di vetro.
Ma se voi girate nei pochi giorni in cui non state bene, rischiate che le persone come mia figlia non possono più girare liberamente neanche quando stanno bene. Che devono essere isolati per non rischiare di ammalarsi.
Il tuo comportamento quando non stai bene può comportare il futuro di mia figlia, come quello di tanti altri bambini, adulti e anziani.
Pensaci. La prossima volta che pensi di lavorare con l’influenza, che mandi il bimbo a scuola col caghetto.
Pensaci.
In questo periodo se giri la Lombardia, magari pure la zona rossa e poi giri le altre regioni tranquillo come il sole, pensaci.
Non augurerei mai a nessuno di entrare nel club dei malati cronici.
Ma se mai la vita ti riservasse di entrarci, ti auguro che intorno a te ci siano persone poco egoista.
Che pensano a ciò che fanno. Non perché rischiano loro. Ma perché non vogliano che rischino gli altri.

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Nuovo Coronavirus e diabete, parla il Prof. Camillo Ricordi

In questi giorni di emergenza per il Coronavirus in Italia, pubblichiamo una riflessione del Professor Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami. Il massimo esperto mondiale nel trapianto di isole pancreatiche, dà anche alcuni consigli per le persone affette da diabete. 

Niente panico, ma è giusto preoccuparsi, fare di tutto per marginare l’epidemia e seguire le indicazioni del Ministero della Salute in termini di prevenzione e trattamento.

In risposta alle numerose domande che mi sono arrivate da pazienti e famiglie, suggerirei le seguenti riflessioni:

  1. La mortalità da Coronavirus è molto più alta rispetto alla mortalità da influenza, soprattutto per soggetti di età superiore ai 65 anni.
  2. Se uno ha altre malattie (comorbidità), incluso il diabete ha un rischio maggiore. Questo è probabilmente legato al fatto che le statistiche per il diabete riflettono tutte le fasce di età e i dati sono per il 95% riferibili al diabete di tipo 2 e quindi a una patologia che colpisce nella maggioranza dei casi soggetti di età superiore ai 65 anni.
  3. Negli USA per esempio più del 90% dei soggetti che hanno più di 65 anni hanno anche una malattia cronica degenerativa (comorbidità) e più del 75% sono affetti da due comorbidità. Questo spiega anche perché soggetti giovani abbiano un rischio di mortalità molto più basso.
  4. Non c’è quindi motivo di panico, ma bisogna comunque tener presente che il diabete è associato in generale a un aumentato rischio di infezioni, anche perché l’iperglicemia ha un effetto negativo sulle risposte del sistema immunitario. A maggior ragione quindi bisogna cercare di mantenere un buon controllo metabolico, con dosi appropriate di insulina, cercare di mantenere il sistema immunitario in buone condizioni, magari con un po’ di vitamina C e una dieta sana, seguendo le indicazioni del medico curante e tutte le precauzioni indicate dal Ministero della Salute.

                                                   Camillo Ricordi

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Microinfusore “senza filo” Omnipod: due sensori all’Horizon

Fa venire in mente un noto spot pubblicitario di un gelato a due gusti la notizia arrivata il 19 febbraio da Insulet Corporation. In un solo giorno l’azienda del Massachusetts ha annunciato accordi commerciali con i maggiori player del settore, Dexcom e Abbott.

Nello specifico, l’accordo, non in esclusiva, con Dexcom prevede l’integrazione del prossimo Omnipod Horizon con i sensori Dexcom G6 ed i futuri G7. Ciò permetterà di avere, finalmente, una patch pump in grado di modulare l’erogazione d’insulina in base alle letture del sensore glicemico, in completa autonomia. Secondo le previsioni, la commercializzazione dovrebbe avviarsi dalla seconda metà del 2020.

Un simile accordo è stato raggiunto anche con Abbott, produttrice del sensore glicemico Freestyle Libre. Questa volta, l’integrazione  all’interno della piattaforma Omnipod Horizon riguarda la futura generazione del sensore, il FreeStyle Libre 2 (che da FGM – flash monitoring glucose diventa CGM – continuos monitoring glucose).

Il sistema Horizon appare, quindi, una promettente piattaforma modulare, che oltre a garantire la compatibilità con i CGM di punta del mercato, contribuisce a rendere più aderente la terapia migliorando nel contempo la qualità della vita delle persone  affette da diabete.

Forse tutto questo non sarebbe stato possibile senza il grande apporto di Tidepool, il sistema che ha dato ufficialmente il via e ha reso più concreto il concetto di interoperabilità. Il successo della piattaforma è frutto non solo del grande lavoro di un team composto principalmente da persone con il diabete e da genitori di bambini con la patologia, ma anche della donazione dei dati degli utenti in completo anonimato.

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Watlaa, il Duracell degli smartwatch

Abbiamo provato per voi il nuovo Watlaa, lo smartwarch ideato da un finlandese, papà di un bambino affetto da diabete. Il dispositivo è pensato esclusivamente per la lettura rapida dei valori glicemici, collegato direttamente via Bluetooth ad un dispositivo MiaoMiao o Bubble per la lettura del sensore FreeStyle Libre 1.

Confezione e primo utilizzo 

Lo smartwatch arriva in DeeBee per una prova in una confezione bianca ed essenziale. Le istruzioni sono estremamente scarne e rimandano al sito che invece contiene le informazioni necessarie per usare al meglio l’orologio.

Ergonomia e vestibilità

L’orologio viene fornito con un cinturino in tessuto, comodo e traspirante. La chiusura in velcro mantiene una discreta aderenza, anche se l’impressione è che sia più facile che l’orologio possa ruotare intorno al polso rispetto ai cinturini in pelle con chiusura classica ed a quelli in metallo. È comunque possibile sostituirlo con un altro cinturino da 20 mm in modo semplice.

Lo smartwatch non è impermeabile; resiste a sporadici schizzi d’acqua, ma non a immersioni. Lo schermo ha una buona visibilità sia al chiuso che all’aperto, anche grazie alla scelta di usare lo sfondo nero con colori brillanti.

Semplicità

Croce e delizia del Watlaa è l’interfaccia estremamente semplificata, con un solo tasto sulla parte bassa dello schermo. All’inizio l’utilizzo risulta innaturale, simile ai vecchi orologi digitali in cui per cambiare l’ora occorreva premere molte volte e se si superava di un tocco quella desiderata occorreva “fare il giro”.

Incredibilmente, dopo pochi giorni tutto risulta molto fluido, grazie alla selezione minimale delle funzioni e ad una buona organizzazione del menu: 8 tocchi per connettere il MiaoMiao al dispositivo ed avere la prima lettura.

Tutto il menu è navigabile tramite due tipi di tocco: tocco breve per avanzare, tocco lungo (3 secondi) per selezionare. La semplicità ed intuitività delle funzioni è nettamente superiore rispetto ad un classico smartwatch WearOS.

Funzioni

L’orologio permette queste (e solo queste) semplici funzioni:

  • Collegamento Bluetooth a dispositivo
  • Impostazione di allarmi sonori e vibrazioni (soglia basso, soglia alto, perdita connessione Bluetooth) con configurazione intervalli di controllo e snooze
  • Aggiunta di una calibrazione e reset delle calibrazioni
  • Impostazioni varie come ora, luminosità, ecc ..
  • Conteggio passi (che non abbiamo utilizzato)
  • Visualizzazione storico ma a nostro parere troppo povera per essere realmente utile)

Connettività

Punto dolente del dispositivo l’assenza di connessioni verso l’esterno diverse dal Bluetooth.

Vi è la possibilità di connettere un xDrip da cellulare verso l’orologio, facendo leggere al cellulare l’orologio anziché il MiaoMiao con la funzione “Scansione Bluetooth”. Questa funzione permette di avere tutti i valori “rilanciati” anche sul cellulare, e poter così collegare follower, scaricare dati ed altre funzioni che richiedono connettività internet. Per poterla utilizzare occorre aggiornare xdrip+ e Watlaa all’ultima versione.

Durata batteria

Punto forte del dispositivo una durata della batteria ineguagliabile. Lo abbiamo usato per più di una settimana senza arrivare sotto il 30%. Notevole.

App e supporto

Per il momento lo smartwatch supporta xDrip+ e xDrip per iOS e si prevede la possibilità di usarlo anche con Glimp e Diabox .

I dati possono essere memorizzati per un massimo di 30 giorni e successivamente si possono esportare attraverso l’applicazione Watlaa ed altre applicazioni. L’applicazione Watlaa permette inoltre l’aggiornamento del firmware dello smartwatch. Per ora, complice il recente lancio del prodotto, il supporto da parte della ditta consiste nel piccolo manuale d’uso, ai faq del sito e alle varie informazioni nei forum e social.

Per chi comunque ha il cellulare sempre a portata di mano, è possibile collegare xDrip del cellulare alle letture del Watlaa, scaricando i dati da esso o collegando followers.

In sintesi

Pro: durata della batteria, semplicità di utilizzo, focus sulle reali necessità.

Contro: mancanza di connettività diretta per scarico dati ed integrazioni, unico tasto.

Dopo la prova ci sentiamo di poter consigliare questo smartwatch a chi desidera avere le proprie glicemie al polso usando uno strumento che costa poco e ha un semplice utilizzo. Non avendo la possibilità di connettersi alla rete (se non con un smartphone collegato), risulta ovviamente inutilizzabile per i bambini che necessitano di monitoraggio a distanza. Può essere consigliato invece per chi abbia l’esigenza di non avere sempre con sé il cellulare: la connessione diretta al MiaoMiao è possibile anche dai normali smartwatch android con xDrip+, ma richiede un po’ di esperienza e difficilmente la batteria durerà così a lungo. È quindi una valida alternativa agli orologi oggi in voga per la visione della glicemia al polso.

Emanuele Briano

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