Come riavviare il Dexcom G6 per usarlo oltre i 10 giorni

Come riavviare il Dexcom G6

A differenza di Eversense, che dura 6 mesi, il sensore del Dexcom G6 dev’essere sostituito ogni 10 giorni. Oggi, però, vi parlo del riavvio del Dexcom G6, che permette di estendere la durata a più di 10 giorni.

Ufficialmente non si deve fare, ma vince la necessità di arginare il più possibile la spesa per l’acquisto dei dispositivi. E riavvio sia! Il primo tentativo fallisce perché non ricordavo di dover stoppare il sensore prima della scadenza. Il messaggio “il sensore non può essere riutilizzato” non mi piace per nulla, ma non demordo. Riprovo facendo “stop sensor” e in questo modo è come se il sensore fosse non utilizzato. Al riavvio ho inserito il codice che c’è sulla confezione, cosa che non avevo fatto al primo avvio dieci giorni fa. Dopo due ore dal riavvio eccoci nuovamente online: la tripletta glicemica va!

La cosa singolare è che il G6 non mi ha richiesto le due calibrazioni o altro, semplicemente mi ha dato un primo valore, anche abbastanza allineato. Nei vari tutorial che avevo consultato c’erano delle indicazioni specifiche che non ho seguito, con il mio smartphone Android è andato tutto a buon fine senza problemi.

Però sta diventando un problema la tenuta dei cerotti. I bordi iniziano ad alzarsi e il prurito sta diventando fastidioso. Le temperature di questi giorni non aiutano, il mio continuo movimento neanche. Non resta altro che rinforzare con Fixomull Stretch…

COME RIAVVIARE IL DEXCOM G6

Voglio condividere con voi i passi che ho seguito per riavviare il mio Dexcom G6.

  1. Aspettare la scadenza del sensore e l’avviso,
  2. Avviare selezionando “nessun codice”,
  3. Aspettare 15 minuti di riscaldamento,
  4. Stoppare la sessione,
  5. Sfilare il trasmettitore dal sensore,
  6. Riavviare il telefono,
  7. Riattaccare il trasmettitore,
  8. Avviare la sessione inserendo il codice,
  9. Aspettare le 2 ore,
  10. Le letture iniziano senza la richiesta di calibrazione,
  11. Controllare nelle impostazioni la data di scadenza della sessione,
  12. Appena si presenta un momento di curva piatta, calibrare,
  13. Se il valore del Dexcom G6 non si allinea al glucometro, inserire il valore una seconda volta.

Se si possiede un iPhone, i punti 5, 6 e 7 possono essere saltati. Con Android è preferibile seguire anche questi punti.

Per sfilare il trasmettitore (punto 5) io ho preso una tessera, l’ho tagliata con le forbici ricavando una striscetta larga 1 cm. Che ho poi limato da un lato, rendendola estremamente affilata (ho usato la lima per unghie di mia moglie, ma non diteglielo!).

Poi, ho infilato questa striscia sul lato, tra il trasmettitore e il bordo di plastica trasparente del sensore. Prima da un lato e poi dall’altro.
Ecco una foto che indica dove inserire la striscia aguzza, dalla parte della punta limata (chiaramente, voi non dovrete staccare il sensore dal braccio, come invece vedete nella foto, il sensore deve rimanere incollato sul corpo e dovete sfilare solo il trasmettitore grigio!).

Un’ultima raccomandazione: quando inserite un nuovo sensore, non perdete il codice a 4 cifre. Copiatelo o fate una foto, perché vi servirà per il successivo riavvio!

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Dexcom G6 vs Eversense XL vs Dexcom G5. Seconda parte.

Abbiamo messo alla prova i due sensori di punta di casa Dexcom e il sensore impiantabile Eversense. Ecco cosa è successo.

Di Mario Migliarese

Sto facendo impazzire i sensori. Un’iperglicemia continua e ancora non ne ho capito il motivo. Ho il sentore di un problema con l’erogazione dell’insulina stanotte che mi trascino anche in giornata.

Eversense: 273
Dexcom G5: 218
Dexcom G6: 236

La cosa strana è che non sono riuscito ad allineare perfettamente i tre sensori. Ho addirittura evitato di calibrare Eversense fino a che potevo tirare la corda proprio per capire se era un disallineamento momentaneo o no.

Il disallineamento è proseguito non solo per valori alti, ma anche per quelli bassi. Per esempio i due “gemelli” segnano 80-85 mentre Eversense 150. Ovvio che per i valori alti lo scarto tende ad accentuarsi. Per scongiurare qualche errore del glucometro, quando vedo differenze così notevoli, faccio due o tre misurazioni capillari di seguito. So che anche il glucometro può sbagliarsi, ma di poco.

La scelta secondo me resta sempre molto, ma molto soggettiva. Quando hai la possibilità di fare un confronto del genere, come quello che ho fatto lo scorso anno G5 ed Eversense, o come lo stiamo facendo ora ancora più completo, ti si accendono non le lampadine, ti si accende un albero di Natale. Se riesci a leggere ed interpretare per bene quello che i sensori cercano di dirti, ti rendi conto che tra di loro le differenze ci sono eccome e sono davvero notevoli.

Naturalmente l’aspetto fisico dell’impianto di Eversense, rappresenta una barriera per molti, mentre a me non crea nessun problema. Ma con questi dati alla mano, ad oggi io non me la sentirei di prendere decisioni terapeutiche basandomi sui Dexcom, cosa che faccio tranquillamente con Eversense.

La giornata inizia con colori pastello che invitano al relax. Se non fosse per i miei impegni di lavoro, sarei stato volentieri a riposo oggi.

In gergo a casa nostra si chiamano venerdì gastronomici. I sensori li chiamano così:

Eversense: 305
Dexcom G5: 331
Dexcom G6: 347

Sembrava tutto a posto fino alle 2.30, con glicemie tra 170-180. Successivamente i valori sono saliti a dismisura e a niente sono servite le correzioni. Verso le 5 e mezza Eversense mi dava 330, i gemelli HIGH (fuori intervallo) e il glucometro 322. Al di là dei miei errori di calcolo, della nottataccia e il nervosismo, dei cavi, cavetti, riavvi e perdita di segnale, mi rendo conto che io senza un sensore CGM non ci saprei più stare.

Situazione rientrata pian piano e giornata che si appresta a chiudersi in bellezza. Appena si è tutto assestato, ho calibrato i tre sensori. Il G6 l’avevo calibrato per la prima volta il terzo giorno e questa è la seconda calibrazione.

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Dexcom G6 vs Eversense XL vs Dexcom G5. Prima parte.

Abbiamo messo alla prova i due sensori di punta di casa Dexcom e il sensore impiantabile Eversense. Ecco cosa è successo.

Di Mario Migliarese

Sabato è stato sempre il mio giorno preferito, settimana lavorativa conclusa, la prospettiva della domenica in famiglia. Giorno perfetto per iniziare il test. Sarà sicuramente impegnativo, ci vorrà grande attenzione e spirito di osservazione, ma sono sicuro che ne varrà la pena. Porterò contemporaneamente Eversense XL, il mio ormai fedele di glicemie da più di un anno, Dexcom G5 e l’ultimo arrivato in casa Dexcom, il tanto atteso G6. Ho avuto un piccolo intoppo iniziale con le applicazioni perché sto facendo girare tutto sullo stesso cellulare.

Eccoli qui, tutti insieme dopo un viaggio rocambolesco, in Italia e non solo. Eversense, già impiantato il 24 luglio, resta ovviamente al braccio, gli altri due “ospiti” li metto sull’addome. Uno per lato, in modo da avere un sito identico per tutti e due.

L’inserzione del G6 è clamorosamente più facile. Un click ed è fatta. Peccato che resta una quantità impressionante di plastica da smaltire, nulla a che vedere con gli altri sensori. Non è da sottovalutare, perché preservare l’ambiente secondo me è importantissimo.

Per evitare distacchi precoci, visto il mio stile di vita molto movimentato e il Dexcom G5 abbastanza datato, ho preferito usare un velo di Mastisol per aumentare l’aderenza.

A prima vista il G6 resisterà più a lungo. Per com’è stato progettato, molto aderente al cerotto e non basculante come il suoi fratelli nati prima, difficilmente si potrà impigliare ai vestiti. Sarò forse abituato ormai ad Eversense, che una volta tolto il trasmettitore è come se non ci fosse, ma devo fare molto attenzione ai due Dexcom per non portarli via asciugandomi dopo una doccia o durante una partita.

Sono sbalordito dall’iniziale allineamento dei tre sensori, non ci posso credere ai pochissimi punti di differenza tra le diverse tecnologie. Sembrerò esagerato, ma è davvero emozionante:

Eversense: 127
Dexcom G5: 121
Dexcom G6:116

La danza dei valori glicemici inizia a cambiare ritmo quando (di proposito) mangio un dolcetto a metà mattinata. E questa schermata la dice tutta.

Eversense: avviso predittivo di iperglicemie
Dexcom G5: freccia obliqua in rialzo
Dexcom G6: freccia stabile

Eversense è da subito reattivo nel percepire le risalite e le discese, lo segue a ruota il G5 e più lentamente il G6. Ma stiamo parlando di qualche minuto, non di più. E non so se questo possa dipendere anche dai siti in cui ho inserito i due Dexcom.

Ma anche tra i due sensori della casa Dexcom noto differenze: il G5 tende ad essere più “pronto” alla risalita, mentre nelle discese succede l’opposto. Il nuovo arrivato è più pronto.

Ho notato che i due Dexcom tengono l’asticella un po’ più alta rispetto a Eversense, i valori distano di pochi punti, ma in rialzo.

Glucometro: 110
Eversense: 106 (scostamento dalla capillare: -3,5 %)
Dexcom G5: 120 (scostamento dalla capillare: +9,0 %)
Dexcom G6: 134 (scostamento dalla capillare: +21,8 %)

Indubbiamente, le osservazioni più succose sono quelle relative a glicemie fuori range. E’ interessante vedere cosa succede durante le ipoglicemie. Quindi, ho appositamente fatto un bolo leggermente abbondante (voi non fatelo!). Ecco il risultato:

Eversense: 66
Dexcom G5: 72
Dexcom G6: 66

Nota bene: ho calibrato solo Eversense e il Dexcom G5: vedere questa precisione è davvero sorprendente!

E se in giornata le glicemie sono state accettabili, la sera del sabato, complice una cena tra amici, un’iperglicemia prolungata ha messo a dura prova tutto il sistema. Vi lascio immaginare una notte “canterina” tra allarmi dei Dexcom e vibrazioni di Eversense. Per preservare il mio sistema nervoso, abbiamo deciso di togliere gli allarmi ai due gemelli diversi e farli seguire a distanza da qualcun altro del team. Mal comune mezzo gaudio? Era così il detto?

Ma di questo dolce concerto notturno vi parlerò nel prossimo articolo…

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La mia terza volta con il sensore impiantato sottopelle

Non avrei mai pensato che questo posto sarebbe diventato negli anni così familiare per me e ora custode di  strane emozioni, come quelle che mi hanno accompagnato ieri. In una giornata di sole che invitava all’allegria.

Sono uscito dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Mater Domini di Catanzaro con un piccolo cerotto idrorepellente sul braccio e la consapevolezza di essere tra i primi in Italia (se non il primo) ad avere la fortuna di impiantare il terzo sensore Eversense consecutivo.  Per ora sta cercando di prendere le misure ed ambientarsi nel mio corpo.

Tre giorni fa, dopo 97 giorni di onorato servizio, il secondo sensore mi ha salutato a modo suo.

Questa volta l’impianto è avvenuto senza la presenza del personale specializzato dell’azienda produttrice. Ormai i medici che mi seguono sono autonomi nell’espianto del vecchio sensore e nell’innesto del nuovo. Si segue un protocollo rigido e dettagliato. Come le altre volte, l’intervento è stato brevissimo e indolore.  Dopo pochi minuti in sala, esco con una grande voglia di caffè e con un ricordo materiale di questa giornata: il sensore appena tolto che conserverò insieme al primo.

Per ora è ancora “muto”. Ma so che tra poco “parlerà” come gli altri e mi farà da guardiano, da custode, da corazza. Rendendomi la vita più tranquilla, tanto a movimentarla con altre cose ci penso da me.

Infatti stasera si festeggia. Voglio testare l’insulina Fiasp con una cena a base di pizza e birra!

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Sensore impiantabile Eversense: il trasmettitore e le novità del nuovo modello

Trasmettitore nuovo vita nuova! Non vorrei esagerare, ma il nuovo trasmettitore, arrivato come da promessa in pochi giorni, è veramente ben fatto. In confronto al primo che ho portato, una sorta di scatolina con angoli ben definiti, questo è ergonomicamente ben studiato, si modella sul braccio e non dà fastidio. E sopratutto ama l’acqua, come me! Lo Smart Transmitter ora è impermeabile ed è garantito fino a una profondità di 1 metro  per 30 minuti. 

La connessione mi sembra grossomodo simile al trasmettitore di prima generazione; forse leggermente migliorato il segnale Bluetooth. Al cambio trasmettitore ho dovuto reinstallare l’applicazione perché non riusciva a sincronizzare i dati.

La durata della batteria è di circa un giorno e mezzo, che possono diventare quasi due. Riesce ad arrivare a 44 ore senza perdere un colpo. E non crea nessun problema il biadesivo che ho massacrato con bagni in piscina e mare, docce e sudore da estate a 40 gradi. Cercando di recuperare pure il tempo perso con il vecchio trasmettitore, tassativamente “allergico” all’acqua.

Biadesivo trasparente

Nella confezione che mi viene fornita ci sono 90 biadesivi normali e 10 trasparenti, particolarmente utili al mare, dove le lunghe nuotate sono per me all’ordine del giorno. Ho sottoposto le due tipologie alla prova “costume” e non c’è che dire: il pregiato biadesivo trasparente, che non assorbe per niente l’acqua, è molto meglio. Anche quando una parte dell’ala sembra scollata, basta un po’ di pressione e aderisce di nuovo alla pelle senza nessun problema. E visto che era di turno a Ferragosto, ha resistito anche ai gavettoni in spiaggia. Se solo nella confezione ce ne fossero di più …

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Sensore sottopelle: estrazione del vecchio e impianto del nuovo (con video)

Da poco mi sono separato dal mio primo sensore. Per una sorta di sentimentalismo che non avrei mai immaginato, l’ho voluto conservare. Non so se andrò mai ad aprire la scatolina dove l’ho riposto, ma l’idea che sta lì, tra i ricordi, mi fa sentire bene.
 
Sono entrato in sala con un misto di sicurezza e curiosità. L’ambiente ormai conosciuto, i gesti sicuri dei membri dello staff mi infondono serenità. Mi hanno spiegato in dettaglio la procedura per togliere il vecchio sensore e ho la possibilità di scegliere se il nuovo andrà nello stesso punto o cambierò sede.
Ho preferito non farmi un nuovo taglio per ora; è bastato un mio consenso scritto e i medici hanno potuto usare la precedente “tasca” sul mio braccio per inserire un Eversense nuovo di zecca.  La stessa procedura che ormai conosco. Pochi minuti e sono fuori.

Mi hanno assicurato che tra non molto avrò il nuovo trasmettitore, quello di seconda generazione che mi permetterebbe di fare i bagni nel mio amato mare senza dover ogni volta staccare e riattaccare con il biadesivo. A poche ore dal nuovo impianto ho scoperto qual è la torta che vorrei ogni giorno. E’ color pistacchio, fatta così:

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Dieci giorni di Eversense

I primi dieci giorni di test: acqua e luce

Eccomi, non mi sono perso. Sono solo stato un po’ preso dalla vita, la mia e quella di questo gioiello della tecnologia che ospito nel braccio.

Intanto la ferita ormai è quasi invisibile e i valori glicemici rilevati da Eversense sono molto simili a quelli del Dexcom G5 che continuo a portare. L’unica differenza che noto per ora è che in caso di iperglicemie in salita non rapida, Eversense arriva ad un certo punto e poi come se facesse fatica a salire, è come se fosse più lento a seguire l’andamento glicemico.

Ora con il bel tempo e il caldo in arrivo mi sto rendendo conto di due caratteristiche non indifferenti: la luce e le… docce.

E LUCE FU… ANZI NO!

Durante il training ci avevano spiegato che nei primi giorni il sensore sarebbe stato sensibile alla luce del sole. Incredibile, ma vero. In effetti sotto un forte sole calabrese mi risponde picche:

2017-04-04 11.47.51

Con il passare dei giorni, il problema della luce non si è più presentato. Per fortuna per me; passo buona parte della giornata all’aperto.

DOCCE NEMICHE

Non è bello sembrare quel gioco da bambini attacca/stacca. Ecco, con l’arrivo del caldo io mi sento così. Ogni volta che devo farmi una doccia, spesso mi capita anche più volte al giorno, bisogna cambiare il biadesivo che tiene attaccato il trasmettitore sul mio braccio. Per fortuna non irrita: la parte a contatto con la pelle è ricoperta di una colla acrilica molto blanda. Diverso è l’altro lato, rivestito di colla siliconica abbastanza resistente per tenere sù il trasmettitore.

In questi giorni sento proprio la mancanza di un trasmettitore impermeabile. Non avendo nessun foro d’ingresso, sarebbe anche facile realizzarlo. Spero che sia la priorità per le prossime generazioni di trasmettitori, che di sicuro arriveranno presto.

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Eversense, oltre le 48 ore. L’incisione, l’app e gli allarmi

Il piccolo taglio è del tutto cicatrizzato e posso buttare il cerotto impermeabile: adesso il posizionamento del trasmettitore è molto più agevole!

Sono passate poco più di 48 ore da quando il sensore è operativo e una volta tolte le strip di sutura e disinfettato la zona, ho applicato solo un semplice cerotto. Il taglio eseguito per inserire Eversense, malgrado siano passati soli due giorni, è ormai del tutto cicatrizzato.

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Le prime sensazioni sono del tutto positive. I valori rilevati sono davvero molto affidabili anche se il sensore non è proprio rapidissimo delle iperglicemie che vengono segnalate con un po’ di ritardo rispetto alla capillare; ma d’altronde questa è una caratteristica della maggior parte dei sensori che lavorano con il liquido interstiziale. Mentre nei valori bassi, Eversense è meno penalizzante di Dexcom G5 che porto nel braccio destro.

I valori rilevati sono davvero molto affidabili in fase di stabilità glicemica

Durante questo primo periodo di prova i due sensori sono abbastanza allineati in termini numerici. Noto che Dexcom G5 risulta un po’ più rapido nel visualizzare una glicemia in salita, ma di contro ti penalizza molto nelle ipoglicemie, segnalando spesso valori minori di 30 e anche 40 punti rispetto a Eversense e alla capillare.

Se Dexcom G5 mi sembra più reattivo in iperglicemia, di contro Eversense mi dà spesso la sensazione di maggior precisione in caso di valori di glicemia bassi

La gestione del sensore non è proprio semplice e comoda, sopratutto nelle prime ore perché dover cambiare il cerotto per riposizionare il trasmettitore ogni giorno è un po’ fastidioso.

Senza l’impedimento del cerotto il posizionamento risulta molto più agevole, il cerotto biadesivo che tiene il trasmettitore sul mio braccio si posiziona con più facilità e ha anche con una maggiore tenuta. Inoltre il segnale viene immediatamente captato dal trasmettitore

L’APP DI EVERSENSE

L’app utilizzata con il sistema operativo Android è abbastanza completa e di facile intuizione; riporta tutti i dati relativi al sensore e al trasmettitore compresi la carica della batteria in percentuale. Ha una pecca se la paragonata a quella di Dexcom G5 o in generale quelle simili usate per sistemi iOS: non ha un widget, un elemento grafico, per i valori glicemici.

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Gli avvisi sia di ipoglicemia sia di iperglicemia sono molti, ma tutti impostabili con tempi di ripetizioni diversi. Oltre al range per gli allarmi in caso di iperglicemie e ipoglicemie, è possibile impostare un range di target, anch’esso con degli avvisi, come per esempio la velocità di discesa e di risalita impostabile dal paziente. Gli avvisi sono impostati sia sul mio smartphone sia sul trasmettitore dove è possibile scegliere delle vibrazioni diverse a seconda del tipo di avviso. Inoltre, vengono segnalate anche le richieste di calibrazione che variano da 10 a 14 ore di distanza l’una dall’altra.

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Eversense, giorno 2. La prima calibrazione e una bella sorpresa

L'allineamento, l'app e il primo confronto con Dexcom G5
Venerdì 24 marzo 

È passato il primo fatidico giorno, la ferita sta benissimo e posso applicare il trasmettitore sul braccio. Un apposito cerotto biadesivo che dovrò cambiare ogni giorno, et voilà! Ora sì che posso cominciare a mettere alla prova Eversense!

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IMG-20170324-WA0002Incredibile! Sembra veramente già allineato dalla prima calibrazione. Durante il training ci avevano spiegato che dopo uno/due giorni i valori di Eversense sarebbero diventati affidabili. Ma questo mio sensore sembra addirittura avanti!

La prima assoluta misurazione: Eversense 119 contro i 112 della capillare. Intanto il Dexcom che porto nel braccio destro segna 110.

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Eversense, giorno 1. L’intervento (con video)

Il tanto atteso giorno, innesto e raccomandazioni
Giovedì 23 marzo - ore 12.30

Ho voluto fare il gentiluomo, com’è giusto che sia. Prima di me il sensore Eversense è stato impiantato alla mia “socia” in quest’avventura. L’attesa, di ben sei minuti, mi è sembrata infinita. Mi ha fatto ripensare al tempo degli esami, quando aspetti fuori il tuo turno e le ore non passano mai.

Una volta entrato in sala invece, il tempo è volato. Ci sono voluti soli 3 minuti e 50 secondi per fare tutto. Semplicissimo, indolore grazie all’anestesia locale. Non immaginavo certo che ci sarebbe stato uno staff composto da così tante persone. Tra i tutor arrivati in Italia appositamente per l’innesto di oggi, ce n’è una affetta da diabete di tipo 1 che sta testando l’Eversense. Lei però porta al braccio la seconda generazione di trasmettitore, quello che forse dovrei provare io più in là.

mario 4

Una striscia di sutura e un cerotto idrorepellente sopra. Tutto qui la parte visibile sul mio braccio. Ma forse era molto più visibile la mia emozione. Un misto difficile da descrivere in poche righe.

Per le prime 24 ore non dovrò metterci sopra il trasmettitore perché il piccolo taglio deve cicatrizzare. Ho saputo che il piccolissimo Eversense, è rivestito di un materiale simile a quello che si usa per le lenti a contatto, proprio per evitare eventuali irritazioni e infiammazioni. Poi dovrò avviare il sensore e fare la prima calibrazione.

Lo schema per le 4 calibrazioni, da eseguire entro le prime 36 ore con la misurazione capillare, è il seguente:

  • La prima calibrazione a 24 ore dall’innesto
  • La seconda dopo 2-12 ore dalla prima
  • La terza dopo 2-12 ore dalla seconda
  • La quarta dopo 2-12 ore dalla terza

Durante il training ci hanno spiegato che l’assestamento avviene dopo uno/due giorni da quando iniziano le calibrazioni, ma tendenzialmente il sensore diventa affidabile già dalla seconda calibrazione.

Le uniche raccomandazioni che ci hanno dato riguardano il contatto con l’acqua. Per una settimana niente piscina e nelle prime 48-72 ore non dovrei bagnare il punto dell’innesto. Proprio per evitare di bagnare il piccolo taglio, hanno applicato sopra il cerotto idrorepellente.

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Durante questa fase osservativa, l’app che ho scaricato sul mio smartphone, alla quale il trasmettitore invierà le glicemie, non prevede la condivisione diretta dei miei dati. Quindi non ho follower anche per un discorso di privacy; sono un paziente senza nome e cognome, ma identificato con un apposito codice. Il professor Agostino Gnasso e la professoressa Concetta Irace che mi seguono, potranno accedere al portale con le mie credenziali.

Ora che ho sul braccio sinistro questa meraviglia della tecnologia, frutto dell’incredibile lavoro di una startup americana, già penso al 29 giugno. In quella data dovrei togliere questo sensore. Ma credo proprio che il suo posto lo prenderà un altro, quello con la fase osservativa di sei mesi.

IL VIDEO DELL’INNESTO ESEGUITO IN SALA OPERATORIA

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