Eppur mi son scordata di te!

Era il 17 febbraio del 2004.

Eppure oggi per la prima volta me lo sono scordato.
Che figata.
Me lo sono scordato!

Mi sono dimenticata del nostro anniversario, di quando è arrivato lui e mi ha cambiato la vita.
Mi ha cambiato i momenti, mi ha rubato la leggerezza, mi ha negato la possibilità di dimenticarmi. Dimenticarmi di misurare, rimisurare, iniettare, correggere, puntare tre sveglie in piena notte per misurare di nuovo, e magari correggere ancora.
Mi ha costretta a fargli spazio nella mia vita semplice di tredicenne, che semplice non poteva essere più, e quando ho finto di non conoscerlo mi ha presa a pugni per farsi più spazio ancora.

Mi ha ostacolata, mi ha fatta sentire diversa, di meno, inadatta. Ha rubato lo spazio dei pensieri felici, lo ha occupato con la forza, lo ha riempito di aghi, di buchi sulla pancia, sui polpastrelli, e tutti quei numeri, che davanti alla bellezza di una pizza in compagnia, io ci vedevo una strage, una notte insonne, tre correzioni, dieci misurazioni e due litri d’acqua. E la testa intanto esplode. E la rabbia sale, e mi divora lo stomaco, mi ruba l’innoceza di ragazzina, mi porta via i sorrisi, e il tempo. Mi fa bruciare rapporti, altri ancora si bruciano da sè perché maledetto, è così difficile spiegare, e poi trovare chi è disposto a capire!

Però sai che c’è stronzone?
Che il tempo è mio, e quando l’ho capito sono stata io a decidere come usarlo, e sei stato tu, che hai dovuto seguirmi.
Tu, sei entrato con me in redazione alle quattro del mattino e ti rugava da matti perché era il mio sogno e non il tuo, sempre tu, sei venuto con me su un volo di sola andata per Londra e hai provato a disfarmi (fallito!), e ancora tu, ti sei mangiato tante di quelle pizze che alla fine te le sei fatte piacere, ti sei fatto con me notti leggere, lavori impossibili, altre notti ancora insonni, momenti insostenibili persino per il mio cuore, ma te le sei fatte (tiè!). Ti ho portato con me, dappertutto, in ogni angolo di fegato e di mondo, per mano o per il collo, non saprei, ma è arrivato ad un certo punto il giorno in cui sono riuscita a guardarti con leggerezza, quella che mi hai rubato, la stessa che ti terrorizza. Eccola qua, prenditela, che ti piaccia o no, qua la strada la decido io. E l’ho decisa, e l’ho amata forte, e sono un’altra, e ti rispetto, persino con amore, ma i sogni sono i miei, i giorni mi servono. E poi, tu non ci crederai ma ti ringrazio, guarda un po’, ci metto amore, quello che a te spaventa perché sei un prepotente dispotico e l’amore non sai cosa sia. Che stupido! Me l’hai insegnato tu, senza volerlo!
Mi hai tolto il tempo, e io me lo sono donato.
Mi hai tolto il sorriso, e ti ho mostrato i muscoli (servono quelli per sorridere sai??).
Ti fanno schifo i cambiamenti, e io non ho fatto altro che cercarmi, cercare, e poi, cambiare.
Ma non l’ho fatto per te, l’ho fatto per me, per amore.
Un amore così grande che vedi, mi tocca pure ringraziare, perché poi, senza di te, senza il dolore che mi hai sbattuto in faccia senza pudore, chissà se avrei imparato mai ad amare, ad AMARMI, così forte.
Stamattina mi sono dimenticata del nostro anniversario.
Perché tu sei importante sì, e io ti rispetto, ma rispetto te solo perché rispettarti equivale ad amare me. E amare me, così tanto, significa che non sei in prima fila, e ti scoccia parecchio ma a me non interessa, e tu lo sai, che questo è un lusso che posso concedermi e tu qui non puoi nulla.
E parlo di te, ma solo quando serve, per il resto io ti porto dentro, ti vivo ogni giorno, oggi persino ti ringrazio, ma non fai più male.
Che io so che ci sei, e che non potendo scegliere, ci sarai, ma a volte, per amore, con leggerezza, che non è incoscienza ma piena consapevolezza, lo dimentico.

Auguri.
Hai scelto me.
Stammi dietro ❤

(Quattordici anni, di Diabete di tipo 1, e di un amore che vorrei bastassero le parole a spiegare)

                                                                                                                          Giulia Labriola

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Lettera aperta del Prof. Lorenzo Piemonti ad Adriano Panzironi (quarta puntata, mio malgrado)

Gentilissimo Sig. Panzironi
Ho controllato nell’anagrafe dei professionisti italiani iscritti agli ordini dei medici trovando dodici colleghi con il cognome Piemonte, però nessuno di nome Lorenzo. Quindi, peccando di un eccesso di zelo e presunzione, interpreto l’incipit di una sua lettera come rivolta a me, presupponendo la presenza di un errore di distrazione causato forse da un basso livello del suo glucosio plasmatico.

Le confesso che il venerdì sera, in genere, dedico il mio tempo ad attività ludiche, stile partita a calcetto con amici, un film di fantascienza o partita a Zombicide con i miei figli. Non mi sarà difficile quindi ritagliare un po’ di tempo nel risponderle.

Devo dire che è riuscito a mettere in discussione una mia convinzione profonda. Ho sempre creduto nella statistica per cui diciamo che davanti a una scelta binaria, stile vero o falso, mi aspetto che se uno sa la risposta giusta ha il 100% di possibilità di azzeccarla, se uno non la sa e tira a caso, ha comunque il 50% di probabilità di azzeccare la risposta giusta. Mi è quindi inspiegabile come sia possibile non azzeccare nove affermazioni su nove, perché almeno per la legge del caso mi sarei aspettato un 4 vs 5 o, al limite, 3 vs 6. Ad ogni modo non è mia intenzione rispondere analiticamente a ogni punto, perché lo trovo noioso e francamente inutile. Però voglio provare con la strategia dello shock, cioè darle delle informazioni, poche ma che possano riattivare in lei l’emisfero cerebrale sinistro, quello deputato al pensiero analitico e logico che evidentemente è in uno stato d’ipoglicemia selettiva.

1) Non ci crederà mai, ma la medicina (ufficiale come la chiama Lei, scientifica come la chiamo io) classifica la prevenzione del diabete di tipo 1 in primaria, secondaria e terziaria. La primaria è diretta a soggetti che non hanno segni di autoimmunità o alterato metabolismo, ma semplicemente una predispozione (che per il tipo 1 è genetica). Siccome in questa popolazione non si ha nessuna certezza di sviluppare il diabete di tipo 1, qualsiasi intervento deve essere in primis privo di rischi, soprattutto perché rivolto a bambini anche molto piccoli. Di conseguenza sono stati fatti studi per valutare la comparsa degli autoanticorpi in questi soggetti, tutti studi di prevenzione primaria basati sulla modificazione della dieta, con l’intenzione di interrompere un presunto evento ambientale scatenante l’autoimmunità. Incredibile ma vero, chi l’avrebbe mai detto che a cavallo della fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90, mentre Lei investiva la sua crescita professionale come corrispondente speciale per il TEMPO al torneo di tennis “lo scolapasta d’oro” organizzato dal compianto Ugo Tognazzi (lui sì un raffinato comico), in più di un gruppo di ricerca nel mondo si progettava di capire come modificare la dieta per prevenire la comparsa dell’autoimmunità nel diabete di tipo 1. Lei ci è arrivato qualche decennio dopo ma meglio tardi che mai. Sfortunatamente allora come ora un fattore di rischio specifico inequivocabilmente associato alla comparsa dell’autoimmunità non c’era e di conseguenza si è provato con un certo numero d’ipotesi tra cui l’introduzione del latte vaccino (Studio TRIGR), l’insulina presente nel latte vaccino (studio FINDIA), il glutine (studio BABYDIET), omega 3 (studio NIP), Vitamina D (diversi studi tra cui PREVEFIN e DAISY), per ricordare quelli più rilevanti in termini di numero. Al momento nessuna evidenza consistente di prevenzione è emersa, ma la comunità scientifica mondiale lavora a nuove ipotesi. Sono a dirle che però Life 120 non rientra tra le ipotesi più gettonate, al momento. Ce ne faremo una ragione. Sa, sono studi complicati che coinvolgono centinaia o migliaia di soggetti e durano anni…

2) Non ci crederà mai ma pensi che lo screening e la ricerca degli autoanticorpi nei famigliari dei pazienti con diabete di tipo 1 si fa. Ancora più incredibile chiunque può partecipare e a costo zero per il paziente. Si chiama Trialnet è finanziato da NIH e se è interessato a mandare qualcuno alla nostra attenzione lo può fare semplicemente guardando la procedura in questo sito http://dri.hsr.it/trialnet/
3) Adesso sono un po’ in crisi perché non so se può reggere a questa notizia. Passiamo al diabete di tipo 2. So che ha un’atavica paura dei carboidrati insulinici, come li chiama Lei, che credo come il vaso di pandora rappresentano nel suo immaginario l’origine di tutti i mali. Ma devo dirle un segreto: non solo i carboidrati fanno secernere l’insulina…anche le proteine per esempio attraverso alcuni aminoacidi insulinogenici. Per cui, anche se non si alza la glicemia, ugualmente la carne, il pesce e i formaggi presentano un indice insulinico superiore a quello della pasta, poiché anche l’introduzione di proteine o aminoacidi richiede l’intervento dell’Insulina per gestire tali nutrienti. Non me la sento di andare oltre e spiegarle che la conoscenza dell’immunologia è divenuta molto più complessa e il paradigma Th1/Th2 è un po’ vecchio e ora è integrato da molte altre popolazioni tra cui le Treg e le cellule alfa che possono addirittura trasformarsi in cellule beta etc…

A questo punto però non posso esimermi da darle un dolore. Caro Panzironi, c’è chi osa di più, 120 anni sono troppo pochi, si può fare di più. La concorrenza spinge e grazie alla medicina matabolomica abbiamo un nuovo limite…ebbene sì 150 anni. Mi sa che se non rilancia con un 160 anni mi perde il mercato…ci pensi può farcela magari aumentando un po’ la dose di chiodi di garofano o la curcuma… s’inventi qualcosa insomma…

Siccome è stato così gentile di essere stato breve nella sua risposta (non l’ho presa come una scortesia, anzi…) chiudo anch’io qui permettendomi come sempre un paio di consigli. Non si preoccupi per la mia presunta predilezione per la dieta mediterranea; non ci crederà ma seguo con molta attenzione la letteratura, quella vera intendo, che sta studiando le possibili virtù di altri regimi alimentari. Si deve concentrare piuttosto a spiegare la funzione dei suoi integratori poiché come riportato su tutti i prodotti, seppur in fondo e in piccolo “…LIFE 120 è uno stile di vita e l’integrazione non può essere considerata curativa.”

Secondo, sa… lei può fare molti soldi e avere una certa popolarità, io posso anche giocare una partita in meno a Zombicide il venerdì sera, ma in mezzo ci sono molte persone che le malattie che la medicina secondo Panzironi definisce come curabili o prevenibili, a secondo del caso, le vive in prima persona. Nessuno ha il diritto di giocare sulle loro speranze e sulla loro fragilità.

Lorenzo Piemonti

PS
Mi stavo dimenticando una cosa. Lo stato al mondo con la più alta incidenza di diabete di tipo 1 è la Finlandia, la cui popolazione è famosa per seguire una stretta dieta mediterranea…tutto il resto è noia.

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Lettera aperta del Prof. Lorenzo Piemonti ad Adriano Panzironi (seconda puntata)

Innsbruck, 22 gennaio

Alla gentile attenzione di Adriano Panzironi (seconda puntata)

Mi ritrovo mio malgrado a scriverLe nuovamente nel giro di pochi giorni dalla mia precedente lettera.
Sono rimasto molto colpito dall’annuncio di “Cinque mesi per rinascere”. Riporto testualmente dalla sua trasmissione: “….Cinque mesi per rinascere è un reality che coinvolge 10 persone per 23 settimane che saranno tenute in una struttura protetta e dovranno seguire l’alimentazione life 120 l’integrazione e l’attività fisica per 23 settimane e riusciremo a dimostrare durante questo reality con una serie di SPERIMENTAZIONI SCIENTIFICHE e esami come queste persone potranno risolvere le loro patologie migliorando lo stato metabolico….”
Colpito… ! Non dal reality Le confesso. Si è vero che 23 settimane in un ambiente protetto (NB: protetto da cosa?) seguendo l’alimentazione Life120 e l’integrazione con curcuma, chiodi di garofano, cannella, origano, zenzero e pepe nero può essere difficile, ma ci sono ci sono già esempi di reality estremi più affascinanti.

Mi colpisce un altro punto: sperimentazioni scientifiche. Mi colpisce perché avendone iniziate e essendo coinvolto in più di una, ne conosco molto bene il valore e la difficoltà oltre che la loro regolamentazione. Ma capisco subito che è uno scherzo… e penso tra me e me, ma che burlone questo Panzironi che mi aveva quasi fatto credere che voleva fare una sperimentazione scientifica e invece semplicemente ha trovato un’altra bella trovata pubblicitaria per i suoi prodotti.

Poi però continuo ad ascoltare e capisco che Lei è veramente convinto di star facendo una sperimentazione scientifica o come lo definisce un “esperimento scientifico a cielo aperto”. Ora capisco che essendo stato impegnato a cercare di capire il diabete di tipo 1 abbia trascurato lo studio della sperimentazione scientifica nell’uomo ma dobbiamo cercare di capire i fondamentali. Iniziamo a specificare che la sperimentazione scientifica a cielo aperto non esiste. Così come non esiste la sperimentazione scientifica “cinque mesi per rinascere”, perché per tutti gli studi interventistici esiste un database mondiale che chiunque può consultare in cui gli studi vengono registrati e il Suo non risulta. Ma al di là delle cose sostanziali che includono tra l’altro che esista un protocollo, una approvazione da un comitato etico, un responsabile scientifico, un sistema di tracciabilità dei dati, un obiettivo primario, criteri di inclusione ed esclusione, etc… il problema è che in questo studio “a cielo aperto” non si capisce cosa si compara a cosa. Le faccio un esempio: se voglio dimostrare che capsule contenenti curcuma, chiodi di garofano, cannella, origano, zenzero e pepe nero hanno dei benefici sulla salute o proprietà terapeutiche devo decidere quale parametro mi misura questo beneficio. Quindi devo preparare capsule vuote di controllo dette placebo e capsule con le spezie dentro, poi dividere la popolazione di studio in due gruppi su base casuale e senza dire ne al paziente ne al medico se la capsula è il placebo o quella attiva la somministro. Misuro il parametro di beneficio prima e dopo il trattamento. A quel punto avendo tutti i dati in modo che non siano più manipolabili si apre il codice che dice chi ha preso il principio attivo e chi ha preso il placebo. Si chiama studio randomizzato in doppio cieco controllato verso placebo. Lo stesso principio vale anche per interventi sulla dieta e sulla attività fisica fatti gli adeguati adattamenti. Diciamo per esempio si prendono due gruppi uno trattato con una dieta bilanciata ed una attività fisica secondo gli standard considerati ideali al momento attuale, e l’altro con la dieta e attività fisica Life120/Panzironi. credevo fosse banale ma evidentemente non è così

Allora mi trovo per l’ennesima volta a darle due consigli, così amichevoli, prima che qualcuno la prenda sul serio e finisca per farsi del male.

Il primo è banale. Se non si sanno le cose perché non le si studiano o non le si capiscono, le si possono almeno copiare. A questo proposito le segnalo questo link di una sperimentazione scientifica sulla dieta mediterranea, quella che rappresenta il suo “nemico” simbolico. Non stia a guardare che ha dimostrato di prevenire le malattie cardiovascolari, potrebbe non piacerLe questo, ma almeno si faccia una idea sulla metodologia http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1200303

Il secondo è più paternalistico. Stia attento a definire sperimentazione scientifica quello che fa. Perché come le ho detto la sperimentazione scientifica ha delle regole e delle leggi che la regolano. Il mancato rispetto di queste regole ha rilevanza legale ed deontologica che potrebbe creare qualche problema sia a Lei che ai colleghi medici che con tanta simpatia la seguono nella sua sperimentazione a cielo aperto. Sarei veramente dispiaciuto di leggere nel prossimo futuro sue notizie all’interno delle pagine di cronaca giudiziaria dei giornali.

Cordialmente
Lorenzo Piemonti

Leggi anche “Lettera aperta del Prof. Lorenzo Piemonti ad  Adriano Panzironi (prima puntata)

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Un seme nel futuro

Il sensore che si impianta come Eversense, più preciso del Dexcom G4 (per ora) e grande come un semino di sesamo.

Tre uomini e un… sensore glicemico. Il più piccolo mai realizzato al mondo e che, se tutto va come da previsione, entro il 2020  verrà presentato per l’approvazione in Europa e l’anno successivo alla Food and Drug Administration,  ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione e del controllo dei prodotti alimentari e farmaceutici.

Con il grande successo di Eversense,  ormai il percorso dei sensori glicemici impiantabili sembra davvero la via per un nuovo modo di gestire il diabete. L’idea di questo sensore così miniaturizzato, tanto da essere paragonato a “un seme di sesamo“, a Muhammad Mujeeb-U-Rahman, figlio di una donna diabetica, è nata nel 2010. All’epoca studiava al Caltech (California Institute of Technology di Pasadena), una piccola università dalla quale sono usciti 37 premi Nobel. Successivamente, il talentuoso ingegnere ha creato la startup californiana Integrated Medical Sensors, finanziata principalmente da National Institutes of Health, National Science Foundation e Small Business Innovation Research Fund. Da allora Meisam Honarvar Nazari, Muhammad Mujeeb-U-Rahman e Mehmet Sencan, i tre principali membri del team multidisciplinare, non si sono più fermati. Il prototipo perfettamente funzionante e testato sugli animali, è stato presentato in più occasioni e le sue caratteristiche  hanno già fatto parlare molto, entusiasmando gli addetti ai lavori.

COM’È FATTO?

Il sistema si compone di un sensore che viene impiantato sottopelle, un trasmettitore e un’app. Il punto di forza sono le dimensioni estremamente ridotte del sensore (0,6 mm x 3 mm x 0,1 mm) che viene inserito sottocute a 2-3 mm di profondità, senza bisogno di incisioni, ma attraverso un particolare ago, addirittura più sottile di quelli usati comunemente per i prelievi.

Secondo i dati forniti dai progettisti, il sensore cessa di funzionare dopo 6-9 mesi di vita e necessita di una sola calibrazione a settimana. Per ora il MARD di 12,5% si avvicina all’11,4% del FreeStyle Libre (Mard –Mean Absolute Relative Deviation – è l’indice di errore della lettura glicemica: più è basso, più saranno precise le letture se confrontate con un campione di sangue capillare).  Ora che lo sviluppo della piattaforma hardware si è concluso, dall’IMS fanno sapere che lo sforzo principale sarà  proprio “l’ottimizzazione chimica” per allungare così il più possibile la durata del sensore e migliorare ancora il suo MARD.

Il trasmettitore comunica con l’apposita app attraverso Bluetooth Low Energy. Le sue dimensioni, allo stato attuale dello sviluppo, non sono significative in quanto ancora in fase embrionale di progettazione. La prospettiva è la riduzione di almeno un terzo delle dimensioni del trasmettitore e l’obiettivo finale è quello di integrare le sue funzionalità con la tecnologia indossabile già presente sul mercato.

L’apposita app, che consente la visualizzazione e la condivisione dei dati, fornisce la possibilità di aggiungere opzioni sui diversi aspetti che coinvolgono la gestione del diabete, come cibo ingerito o attività sportiva e permette l’integrazione dei dati con quelli di altri dispositivi.
Se non fosse per le dimensioni estremamente ridotte e il costo, che secondo l’IMS sarà notevolmente più basso, il sensore-semino sembra il gemello diverso di Eversense. Il progetto corre, anche perché la madre di chi l’ha ideato lo aspetta con trepidazione. E con lei centinaia di migliaia di pazienti diabetici sparsi per il mondo.

 

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Lettera aperta del Prof. Lorenzo Piemonti ad Adriano Panzironi (prima puntata)

Milano 21 gennaio 2018

Alla gentile Attenzione di Adriano Panzironi

Devo confessarLe che alla fine non sono riuscito ad evitare di scriverLe questa lettera, pur consapevole che Le darà un ulteriore pretesto per aumentare la sua visibilità mediatica e quindi in qualche modo Le farà anche piacere. Le dichiaro fin dall’inizio il mio conflitto d’interessi sono un medico “scienziato”, quello che lei definirebbe un esponente della medicina “ufficiale”, che io invece definisco della medicina basata sul metodo scientifico, lo stesso metodo che le permette per esempio di poter trasmettere la trasmissione “Il cerca salute”, e che ha aumentato l’aspettativa di vita delle persone in Italia agli attuali 83 aa (6 anni in più anche rispetto agli anni ’90). Ho letto il suo libro “Vivere 120 anni” (ebbene si confesso anche questa debolezza…), catturato da quello slogan “Le verità che nessuno vuole raccontarti”, slogan che per chi fa ricerca è come il miele per le api. Purtroppo Le confesso che non ho trovato niente d’innovativo. Credo che non ci sia niente di più “tradizionale” di dire che la dieta e lo stile di vita siano due fattori essenziali per la salute. Giusto così per suggerimento le consiglio di dare un’occhiata a uno degli ultimi documenti del World Health Organization (http://www.who.int/dietphysicalactivity/en/), ma non rimanga deluso nello scoprire di essere perfettamente in linea con la medicina che Lei definisce “ufficiale” e sono confidente che non abbia un ego così smisurato da ritenere che il WHO abbia preso spunto dal suo libro nello stilare le linee guida. Ma non Le sto scrivendo per entrare nel merito dei suoi consigli dietetici o degli integratori che va proponendo e vendendo, perché anche in questo caso non ne voglia il suo ego, ma non si distingue dalla palude d’imbonitori che nel nostro paese, ma anche nel resto del mondo, propongono le più disparate soluzioni tutte con un’unica caratteristica, cioè quella di non avere nessuna prova scientifica di efficacia. In una situazione dove perfino l’urinoterapia e la colon idroterapia rivendicano un’azione benefica, figuri se mi meraviglio della rivendicazione di curcuma, chiodi di garofano, cannella, origano, zenzero e pepe nero. Il motivo per cui Le sto scrivendo è legato alla Sua recente trasmissione sul diabete di tipo 1. Ho notato con piacere che ha letto un po’ di letteratura scientifica a riguardo riuscendo nel non facile intento di presentare le evidenze della medicina ufficiale come giustificazione per intraprendere percorsi terapeutici alternativi, diciamo una contraddizione in termini. Se Lei ha avuto il piacere di leggere la letteratura scientifica riguarda il diabete di tipo 1 le devo confessare che quella letteratura ho avuto l’onore in parte di scriverla (sa anche il mio ego vuole la sua parte). E mi duole dirlo ma, purtroppo, non l’ha capita. E allora mi permetta di assumere il mio ruolo di professore buono. Sa quando uno studente si presenta a un esame e va proprio male, non perché non ha studiato ma perché non ha capito, mi dispiace mandarlo via in malo modo e di solito quello che faccio fisso un paio di ore di discussione con lui per rivedere le cose che non ha capito. Siccome Lei non è uno studente di medicina, dobbiamo fare una cosa più semplice che le sarà sicuramente di aiuto. Le suggerisco le risposte corrette alle domande.
1) Si può fare prevenzione sul diabete di tipo 1? Risposta corretta: La storia dei tentativi di prevenire il diabete di tipo 1 dura ormai da oltre 30 anni, dai tempi in cui la disponibilità dell’allora nuovo farmaco immunosoppressore ciclosporina ne stimolò l’impiego anche nel diabete di tipo 1. Successivamente gli studi clinici d’intervento sono stati numerosissimi e molto diversi tra loro, con risultati certamente utili per l’avanzamento delle conoscenze sulla storia naturale e la patogenesi del diabete di tipo 1, ma complessivamente deludenti sul piano dei risultati: infatti, a oggi, non vi è un solo trattamento che si sia dimostrato efficace, duraturo e sicuro.
2) Perché non si fanno analisi specifiche su questi anticorpi? Risposta corretta: Perché non c’è un trattamento che si sia dimostrato efficace, e quindi si fa solo all’interno di alcune coorti di pazienti a rischio aumentato come ad esempio i parenti di primo grado di pazienti con il diabete di tipo 1, in genere su richiesta o all’interno di studi internazionali di screening per la conoscenza della storia naturale della malattia come TrialNet. Negli ultimi anni si sta discutendo in relazione all’aumento dei casi se sia possibile immaginare uno screening su tutta la popolazione, potendo permettere di prevenire almeno in parte alcune complicanze acute all’esordio della malattia come la chetoacidosi, ma per ora non c’è una concordanza di vedute che sia utile e sostenibile economicamente.
3) Se scoprissimo la presenza di questi anticorpi nel nostro sangue, potremmo fare qualcosa per la prevenzione o almeno per ridurne il loro livello? Risposta corretta: gli auto anticorpi che si misurano nel sangue non sono la causa del diabete ma un marcatore che ci dice che il sistema immunitario ha iniziato a riconoscere le cellule che producono l’insulina nel pancreas. La causa che produce quest’attivazione è ancora sconosciuta e sicuramente legata a più fattori. Sicuramente c’è una componente genetica (ci sono almeno 40 geni di suscettibilità conosciuti) e una ambientale. Tra le ambientali più di un’ipotesi è sotto studio tra cui un ruolo di alcuni virus, l’alterazione della maturazione del sistema immunitario dovuto alla minore stimolazione perché aumentata l’igiene, la presenza di alterazioni dell’immunità del nostro intestino e della composizione dei suoi batteri. Proprio sulla possibilità che l’intestino giochi un ruolo si sono fatti interventi di tipo alimentare volti a prevenire il diabete di tipo 1 come per esempio l’utilizzo di latte idrolizzato, di acidi omega tre e la sottrazione del glutine dalla dieta. Purtroppo senza successo.
4) Cosa dovremmo fare per bloccare il sistema immunitario e bloccare la patologia? Risposta corretta: al momento non esiste un modo che abbia dimostrato nell’uomo di prevenire la progressione della malattia in modo efficace e duraturo. E’ però possibile partecipare a studi che stanno studiando nuovi approcci e la speranza per tutti è che nel prossimo futuro si abbia qualche arma in più.
5) Le risposte alle domande 5 e 6 richiederebbero molto tempo. L’ipotesi virale è molto complessa e non dimostrata. I rotavirus non sono i virus più sospettati per un eventuale coinvolgimento e ci sono evidenze anche in direzione esattamente inversa cioè che un’infezione virale possa proteggere dallo sviluppo. Cioè siamo nel campo delle teorie….
6) Barriera intestinale che cosa è che la altera? Risposta corretta: se si ha la celiachia sicuramente tutto quello che contiene glutine come pane pasta etc.… se non si ha la celiachia pane e pasta non alterano la barriera intestinale. Siccome si è pensato in passato, partendo dal fatto che esiste un’associazione tra celiachia e diabete di tipo 1, che il glutine giocasse un ruolo anche del diabete di tipo 1 si è sperimentata la dieta priva di glutine nella prevenzione, senza risultati.
7) Quindi potremmo fare prevenzione evitando che si distruggono le cellule del pancreas cambiando alimentazione? Risposta corretta: no al momento no. In relazione ai casi di remissione spontanea, come parte della progressione naturale di questa malattia alcuni pazienti riprendono transitoriamente l’attività delle cellule beta. Questo periodo viene spesso definito come il “periodo della luna di miele”. Durante questo periodo, i pazienti manifestano un miglioramento del controllo glicemico con un uso ridotto o assente di insulina o farmaci antidiabetici. I tassi d’incidenza della remissione e la durata della remissione sono estremamente variabili. La remissione spontanea completa è un fenomeno raro ma possibile, rispetto alla remissione parziale spontanea. La remissione completa è tuttavia più comune nella popolazione sopra i 15 aa rispetto alla popolazione pediatrica. Come tentativo di aumentare i tassi di remissione e la funzione delle cellule beta nei pazienti con DM1 appena diagnosticato, sono in corso numerosi studi d’intervento. Attualmente non esiste un singolo agente promettente che sia universalmente raccomandato per migliorare i tassi di remissione.
8) E’ possibile ripopolare le cellule beta dopo anni….? Risposta corretta: ci sono studi che stanno sperimentando questa possibilità, ma al momento no.
9) Lei vuole contestare l’eccessiva utilizzazione dell’insulina nei malati di diabete di tipo 1? Risposta corretta: no. L’insulina è l’unico farmaco che può mantenere in vita le persone che hanno il diabete di tipo 1. In passato quando ancora non si aveva a disposizione l’insulina si provava a contrastare la malattia togliendo gli zuccheri dall’alimentazione purtroppo senza successo. Questo perché da ignoranti non si era capito che in realtà il paziente diabetico a livello delle cellule non ha un eccesso di zuccheri ma un difetto. Cioè il paziente diabetico ha tanto zucchero nel sangue perché manca chi lo trasporta alle cellule, cioè l’insulina. Per cui le cellule hanno poco zucchero che è fondamentale per fare energia. In assenza devono utilizzare vie alternative per produrre energia come le proteine e i grassi. Questo produce la perdita repentina di peso e di massa muscolare e la produzione di alcuni prodotti di scarto detti corpi chetonici. Questa situazione, denominata chetoacidosi, se non corretta porta alla morte. Per questo motivo il paziente diabetico di tipo 1 deve mangiare i carboidrati come chiunque ma deve imparare a somministrare in modo adeguato e proporzionale l’insulina che non produce il suo pancreas. Questa è la cosa più complicata non deve prenderne poca perché se no il glucosio non esce dal sangue, non deve eccedere altrimenti lo zucchero esce troppo e per compensare mangia troppo accumulando grasso o se succede in modo acuto può morire perché lo zucchero non arriva più al cervello.
Questo punto ho notato essere particolarmente ostico sia per Lei sia per la persona che la intervistava. Le suggerisco a questo riguardo per completare le sue “competenze” la visione di questo filmatohttps://www.youtube.com/watch?v=cwZWm8oNjBc . Dura solo 3 minuti e 35, molto meno di quello che è durato lo “speciale” che ha dedicato al diabete di tipo 1, ma sicuramente più informativo. Il filmato è prodotto da Diabetes UK ed è dedicato alla spiegazione della malattia ai bambini. Quindi dovrebbe essere abbastanza utile e comprensibile per colmare le sue conoscenze nel campo del diabete di tipo 1, almeno i basilari.
Mi fermo qui per almeno due motivi. Il primo è che questa lettera è troppo lunga e siccome mi sto annoiando io a scriverla sicuramente si starà annoiando Lei a leggerla, oltretutto visto che dovrà ristudiare da capo il diabete di tipo 1 forse è meglio che non perda troppo tempo. Secondo perché poi nello speciale sono coinvolte delle testimonianze di pazienti che per rispetto non commento.
Quindi credo che sia giunto il momento di salutarLa. Mi riservo di darle qualche consiglio. In considerazione del suo interesse nel campo della medicina le consiglio di iscriversi a una delle tante università italiane, ce ne sono delle ottime, o se preferisce anche all’estero. Non deve necessariamente acquisire una laurea in medicina, a meno che non voglia avere l’ambizione di curare delle persone. Le basterebbe il primo triennio quello in cui non si affronta ancora la clinica ma le basi biologiche delle malattie. Le permetterebbe di acquisire alcune basi di biochimica e fisiopatologia di cui evidentemente manca. Nel frattempo, se vuole accettare un mio consiglio, eviti di dare indicazioni terapeutiche di qualsivoglia natura. Sa, c’è sempre qualcuno che potrebbe prenderla sul serio mettendo a serio rischio la propria salute. S’immagini…. C’è gente che sta costruendo una nuova arca di Noè perché pensa che arriverà un secondo diluvio universale, c’è gente che sta costruendo un razzo per andare nello spazio e dimostrate che la terra è piatta, potrebbe anche esserci gente che crede che il giornalista Adriano Panzironi abbia scoperto la terapia del diabete di tipo 1.
Augurandomi di incontrarla in occasione del suo centoventesimo compleanno

Lorenzo Piemonti

 

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«Se lavoro solo alcuni giorni della settimana, di quanti giorni di permesso retribuito ho diritto al mese?»

Ci è voluto il ricorso di un dipendente delle Poste Italiane e una sentenza rivoluzionaria della Cassazione per dare una risposta a questa domanda, legata al part-time verticale. Questo tipo di contratto prevede un’attività lavorativa svolta a tempo pieno ma solo in certi giorni della settimana o del mese. Allora quanti giorni di permesso spettano al dipendente?

Il caso, sul quale la Corte Suprema si è espressa con la sentenza n. 22925 depositata il 29 settembre 2017, ha riguardato il padre di una bambina alla quale era stato riconosciuto l’handicap grave. Al passaggio dal rapporto di lavoro full-time a part-time verticale (lavorando quattro giorni a settimana), S.B. si è visto decurtare i tre giorni di permesso retribuiti riconosciuti dall’art. 33, comma 3 della L. 104/92 in favore dei lavoratori dipendenti che assistono un congiunto affetto da handicap grave. Senza darsi per vinto, ha intrapreso un’azione giudiziaria arrivando fino all’ultimo grado di giudizio, per riavere i suoi tre giorni di permesso, invece dei due concessi dal datore di lavoro. Quest’ultimo aveva riproporzionato i giorni di permesso in base alla percentuale del rapporto part-time.

Appare ragionevole distinguere l’ipotesi in cui la prestazione di lavoro part time sia articolata sulla base di un orario settimanale che comporti una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario, da quello in cui comporti una prestazione per un numero di giornate di lavoro inferiori, o addirittura limitata solo ad alcuni periodi nell’anno e riconoscere, solo nel primo caso, stante la pregnanza degli interessi coinvolti e l’esigenza di effettività di tutela del disabile, il diritto alla integrale fruizione dei permessi in oggetto” hanno sentenziato gli Ermellini, i giudici della Cassazione chiamati spesso così per il particolare abbigliamento che in occasioni solenni prevede la toga rossa con bordo di pelliccia di ermellino.

Abbiamo chiesto all’Avv. M. Laura Chiofalo di spiegarci meglio la novità e la portata della sentenza: “L’importanza di tale pronuncia deriva dalla valutazione comparativa degli interessi delle parti, effettuata dalla Suprema Corte attraverso un iter argomentativo di notevole interesse. Infatti, nel provvedimento in questione, si legge testualmente che : “ In tema di lavoro a tempo parziale verticale, nel regime di cui al d. lgs. n. 61 del 2000, nel bilanciamento fra il diritto del lavoratore all’integrale fruizione dei permessi ex art. 33. Comma 3, L104/92, fondato sulla finalità socio – assistenziale dell’istituto e sul rilievo costituzionale degli interessi protetti, e quello del datore di lavoro di non vedere irragionevolmente sacrificate le sue contrapposte esigenze, il criterio per l’applicabilità del riproporzionamento ex art. 4, lett. b), del d. lgs. cit., va rinvenuto nella modalità di articolazione dell’orario di lavoro, sicchè la fruizione dei permessi va integralmente riconosciuta solo nel caso di prestazione resa su base settimanale per un numero di ore supeiore al 50% di quello ordinario.” Pertanto, nel bilanciamento degli interessi in gioco, prevale, secondo la Suprema Corte, l’interesse, costituzionalmente rilevante ex art. 32 Cost., alla tutela della salute psico-fisica del disabile, rispetto all’interesse, contrapposto, del datore di lavoro all’organizzazione dell’azienda anche sotto il profilo della modulazione dell’orario della prestazione lavorativa di ciascun dipendente, purchè, in ogni caso, l’orario di lavoro
sia pari, complessivamente, almeno al 50% di quello ordinario.

Se l’azienda non dovesse applicare questi parametri cosa bisognerebbe fare?
La fattispecie sottoposta all’esame della Suprema Corte si riferisce ad un caso specifico, non espressamente disciplinato da alcuna norma di legge. Manca, in sostanza, un’espressa previsione legislativa che tenga conto del passaggio dal rapporto di lavoro full time a quello part time. Da qui nasce, sostanzialmente, la totale discrezionalità della scelta dei giorni da concedere a tale titolo da parte del datore di lavoro. Qualora non vengano riconosciuti i 3 giorni di permessi mensili, occorre, necessariamente, previa richiesta stragiudiziale non accolta dalla parte datoriale, rivolgersi al Giudice del Lavoro del Tribunale competente per territorio, al fine di chiedere l’accertamento del diritto nonché la condanna del datore di lavoro al risarcimento dei danni non patrimoniali in favore del dipendente per effetto dell’illegittimo riproporzionamento dei giorni di permesso concessi.

– Lo stesso principio dovrebbe, in teoria, valere anche per il congedo straordinario per gravi motivi familiari?
Sì, i medesimi principi, certamente, valgono anche per il congedo straordinario di cui all’art. 42, comma 5, del d. lgs. n. 151/2001, così come correttamente evidenziato, non solo nel capo n. 6.2 della sentenza in esame, ma anche dalla Corte cost. nella sentenza n. 213/2016, laddove, nell’affrontare la questione relativa alla disparità di trattamento tra il coniuge ed il convivente more uxorio nella concessione dei permessi ex L.104/92, è stato ribadito, espressamente, che “Risulta, pertanto, evidente che l’interesse primario cui è preposta la norma in questione – come già affermato da questa Corte con riferimento al congedo straordinario di cui al d.lgs. n. 151 del 2001 – è quello di «assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure e nell’assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall’età e dalla condizione del figlio dell’assistito”.

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Veneto: dal primo agosto FreeStyle Libre direttamente in farmacia

"Più Libre per tutti!". Ma comprate strisce e lancette.
Se capitate in una farmacia in qualche città del Veneto non stupitevi se tra i mille prodotti troverete anche FreeStyle Libre, il sistema flash di monitoraggio del glucosio. Dal primo agosto, qualche mese dopo la delibera regionale che ne autorizzava l’uso a carico del Sistema Sanitario Nazionale, il dispositivo viene fornito direttamente nelle farmacie. Il Veneto diventa così la prima regione italiana in assoluto ad adottare questo sistema di distribuzione.

L’iter che il paziente deve seguire prevede pochi passaggi e per di più informatizzati. Il diabetologo di un centro pubblico o accreditato esegue la prescrizione attraverso l’applicativo WebCare Diabete, una piattaforma ad hoc fornita da Federfarma Veneto a Regione e Usl, e creata proprio per la gestione delle prescrizioni e la successiva distribuzione di tutti i dispositivi per il monitoraggio della glicemia. Usando questo strumento i pazienti affetti da diabete e residenti nel Veneto possono ritirare la fornitura prescritta direttamente in farmacia, senza dover passare volta per volta dal medico di medicina generale.

Secondo i dati forniti dalla Regione Veneto il sistema FreeStyle Libre potrebbe essere usato da circa 5.600 persone, 1.100 dei quali bambini e adolescenti fino ai 17 anni.

Di fronte alla fornitura di 26 sensori all’anno della casa Abbott, ecco le quantità prescrivibili dei presidi classici:

  • per tutti i pazienti dai 4 ai 17 anni e per i pazienti adulti in terapia con microinfusore sono dispensate 100 strisce/mese per i primi 2 mesi di terapia e 50 strisce al mese a regime per il proseguimento della terapia, nonché 200 lancette all’anno.
  • per i pazienti adulti in terapia multiiniettiva (ossia con la classica “penna”), che effettuano abitualmente 5 o più iniezioni di insulina al giorno, sono 300 strisce e 200 lancette all’anno.

Il sistema FreeStyle Libre non è approvato per prendere decisioni terapeutiche: prima della somministrazione dell’insulina, sia con il microinfusore sia con le penne, occorre quindi una misurazione capillare. Facendo un rapido calcolo però, a tutti i diabetici sarà dispensata poco più di una lancetta pungidito ogni due giorni. Inoltre,  se ai minorenni e ai microinfusi saranno dispensate circa tre strisce reattive ogni due giorni, gli altri diabetici dovranno fare i conti con meno di una striscia al giorno.

Download “Testo integrale della delibera” Testo-integrale-della-Delibera-n-303-2017.pdf – Scaricato 11 volte – 125 KB

Download “Allegato alla delibera” Allegato-1-alla-Delibera-303-2017.pdf – Scaricato 5 volte – 265 KB

Download “Federfarma - Veneto” federfarma-Veneto.pdf – Scaricato 9 volte – 329 KB

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Apple strizza l’occhio al Dexcom G5 (e si dimentica di FreeStyle Libre)

Sarà il nome FreeStyle, che sa di free, libero, o sarà forse perché Dexcom, a differenza del bottone smart di casa Abbott è molto utilizzato negli Stati Uniti, sta di fatto che le ultime notizie giunte da Cupertino riguardanti ciò che sta a cuore a tutti noi (vale a dire il mondo dell’hi-tech dedicato al diabete) fanno intendere proprio una precisa preferenza.

Facciamo un piccolo passo indietro per spiegare brevemente in cosa differiscono Dexcom G5 e FreeStyle Libre.

Dexcom G5 è un sensore che, applicato in specifiche zone del corpo, legge in continuo la glicemia (ogni 5 minuti, allertando anche il paziente in caso di ipo e iperglicemia). La glicemia rilevata viene trasferita via Bluetooth all’iPhone, che la mostra sul display del telefono. La sua estrema precisione rende Dexcom G5 l’unico sul mercato approvato dal FDA come strumento idoneo a prendere decisioni terapeutiche, in alternativa al glucometro.

FreeStyle Libre, invece, pur essendo applicato sul corpo come il Dexcom, fornisce la glicemia soltanto nel momento in cui vicino ad esso vengono passati il lettore ufficiale Abbott oppure uno smartphone Android, che “leggono” il valore per mezzo della tecnologia NFC (Near Field Communication, che in italiano sarebbe appunto “Comunicazione in prossimità“).

Un device ideale sarebbe quindi quello universale e “multisensore”, capace cioè di interrogare e mostrare sul display sia le glicemie del Dexcom G5 mediante Bluetooth e sia quelle del FreeStyle Libre via NFC.

Apple e FreeStyle Libre

È di questi giorni la notizia che Apple ha in previsione il rilascio della nuova versione del sistema operativo, la iOS 11. Tra le sue funzioni primitive esposte ai programmatori (le cosiddette API) ve ne sono alcune nuove, interessanti e che permettono ad applicazioni terze l’utilizzo del lettore NFC del telefono. Questa apertura, quindi, sembrerebbe portare nella giusta direzione: la possibile creazione di un’app per la lettura del Libre basata proprio su queste nuove funzioni.
Leggendo però più attentamente la notizia, secondo quanto dice l’articolo, iOS 11 permetterà la lettura di un formato di dati standardizzato, chiamato NDEF, che non è quello utilizzato da Libre. Il prodotto di punta della Abbott utilizza invece lo standard binario. A chi non è del settore il concetto potrebbe risultare un po’ ostico. Facendo un parallelo linguistico, è come se iPhone fosse in grado di leggere ed interpretare soltanto le parole contenute in un classico vocabolario della lingua italiana e, quando da Libre arriva la frase “la glicemia è centocinquantasette”, il melafonino non riesce a capirla perché, a pensarci bene, la parola “centocinquantasette” sul vocabolario non la troverete.

Apple e Dexcom G5

Sempre di questi giorni è anche un’altra notizia:  con l’avvento a breve del nuovo aggiornamento watchOS 4 per Apple Watch, sarà possibile vedere la glicemia al polso senza la necessità di avere con sé anche l’iPhone.
Anche in DeeBee ci stiamo muovendo in una direzione simile, ma sul versante Android: siamo in fase di test, che speriamo conducano ad un risultato positivo tale da permetterci di leggere la glicemia direttamente sullo smartwatch, spedendola anche in remoto.

Conclusioni

Sicuramente la lettura del Dexcom G5 direttamente sull’orologio dona un piccolo grado di libertà in più anche se, a onor del vero, quasi ogni persona ha ormai lo smartphone sempre con sè e quindi questa funzione non è così indispensabile…
Sul versante Abbott, invece, Apple ha deciso di rendere finalmente utilizzabile il comparto NFC del telefono. Visto il cambio di direzione intrapreso, la speranza è che in un futuro prossimo questo venga aperto del tutto, permettendo agli sviluppatori di creare un’app per la lettura del Libre con iPhone, ad oggi impossibile. Come già avviene ormai da tempo con Android, donando al Libre nuove funzioni e potenzialità.

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MiniMed™640G in aereo: avviso di sicurezza da Medtronic

«Abbiamo come priorità la completa e puntuale informazione sui nostri dispositivi e servizi» Medtronic.

Pubblichiamo un avviso di sicurezza urgente, diramato da Medtronic
Fonte: Ministero della Salute


Medtronic Italia S.p.A .
Via Varesina, 162
20156 Milano
Tel. +39 02 241371
Fax +39 02 241381

Raccomandata A.R.

Milano, 25 maggio 2017

URGENTE AVVISO DI SICUREZZA
Microinfusore per insulina MiniMed™640G
Temporanea perdita della funzionalità dei tasti

Gentile Cliente,

con la presente comunicazione vi informiamo in merito ad una rara e momentanea condizione nella quale i tasti del microinfusore per l’insulina MiniMed™640G possono bloccarsi temporaneamente e perdere la propria funzionalità. Questa è un’azione informativa e agli utilizzatori non viene richiesta la restituzione o la sostituzione del microinfusore. Vi chiediamo di prendere nota delle importanti informazioni riportate di seguito in modo da comprendere quando tale situazione potrebbe verificarsi e come può essere gestita. Medtronic ha identificato che la vostra struttura ha in gestione uno o più microinfusori MiniMed 640G e poiché non ha accesso ai dati dei vostri utilizzatori finali vi chiede di informarli tramite l’allegata lettera per l’utilizzatore.

Quali sono le cause della temporanea perdita della funzionalità dei tasti?

In caso di un rapido aumento o diminuzione della pressione atmosferica dell’ambiente circostante il dispositivo, è possibile che i tasti del microinfusore MiniMed 640G perdano temporaneamente la propria funzionalità. Questo è più probabile che avvenga durante i viaggi in aereo, nella fase di decollo o atterraggio. Se questo avviene, nella maggior parte dei casi l’utilizzatore può anche non accorgersene poiché il microinfusore ripristinerà la funzionalità dei tasti da solo.

Come può l’utilizzatore individuare se questo accade al proprio microinfusore ?

Durante questa situazione temporanea è possibile che un tasto risulti troppo difficile da premere o possa apparire come premuto e bloccato in tale posizione.

• Se l’utilizzatore riscontra che i tasti sono difficili da premere, il microinfusore continuerà ad erogare l’insulina basale. L’utilizzatore può non essere in grado di programmare un bolo o sospendere l’erogazione di insulina poiché non è temporaneamente possibile premere i tasti, ma questa condizione si risolverà da sola solitamente entro 30 minuti.

• Se un tasto risulta premuto e bloccato in tale posizione, dopo tre (3) minuti, il microinfusore visualizza l’allarme “tasto bloccato” che sospende l’erogazione di insulina (inclusa l’insulina basale). Poiché i tasti hanno perso temporaneamente la funzionalità è possibile che l’utilizzatore non riesca a cancellare l’allarme. Nella rara condizione in cui questa situazione perduri oltre dieci (10) minuti, il microinfusore emetterà una segnalazione acustica a sirena.

Una volta visualizzato l’allarme e sospesa l’erogazione di insulina, non sarà possibile per l’utilizzatore programmare un bolo o riprendere l’erogazione di insulina fino a quando l’allarme non viene cancellato.

Cosa deve fare l’utilizzatore se questo accade al proprio microinfusore ?

Nel caso in cui gli utilizzatori verifichino questa condizione dei tasti e desiderino risolverla immediatamente per erogare un bolo o cancellare l’allarme, devono rimuovere il tappo dello scomparto della batteria del microinfusore e successivamente riapplicarlo.

Nota bene: Gli utilizzatori devono avere a disposizione una nuova batteria AA nel caso il microinfusore ne richieda l’inserimento.

Cosa dovete fare se necessitate di ulteriori informazioni ?

Per qualsiasi ulteriore informazione o chiarimento vi invitiamo a consultare l’appendice con le domande e risposte allegata alla comunicazione per l’utilizzatore o a contattare il servizio di assistenza tecnica MiniMed Care al numero verde 800 601122 attivo tutti i giorni 24 ore su 24.

Nota: Solo i microinfusori MiniMed serie 600 sono interessati dal presente avviso di sicurezza.

Medtronic Italia ha informato le Autorità Competenti italiane relativamente ai contenuti di questa comunicazione.

Medtronic si impegna costantemente per garantire la sicurezza degli utilizzatori e ha come priorità la completa e puntuale informazione sui propri dispositivi e servizi. Vi ringraziamo sinceramente per il tempo e l’attenzione dedicati a questa importante comunicazione. Per qualsiasi ulteriore informazione o chiarimenti vi invitiamo a contattare il servizio di assistenza tecnica MiniMed Care (numero verde 800 601122 – fax 02 24138210 – e­mail: assistenzadiabete@medtronic.com).

L’occasione ci è gradita per porgere i nostri migliori saluti.

Dott. Francesco Conti
Direttore Relazioni Istituzionali

Scarica il Comunicato Ufficiale comprensivo di appendice con le domande e risposte:

Download “Appendice Domande e Risposte e Comunicato Medtronic” Comunicato_Medtronic_by_DeeBee.it_.pdf – Scaricato 8 volte – 118 KB

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YpsoPump, il nuovo microinfusore leggero e con cartucce preriempite

L'ultimo arrivato in casa Ypsomed promette buone prestazioni ad un prezzo molto competitivo.

Molto spesso Ypsomed viene associato al suo prodotto di punta, il microinfusore senza fili OmniPod, un dispositivo composto solamente da un serbatoio patch e un “telecomando”, il Personal Diabetes Manager (PDM). Ma, durante il Congresso Nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi, in programma dal 17 al 20 maggio a Napoli, la casa svizzera lancia in Italia un nuovo prodotto, YpsoPump, entrando così nel mercato dei microinfusori tradizionali. L’ultimo arrivato in casa Ypsomed, già in uso in Germania, Olanda, Regno Unito e nella Repubblica Ceca, a breve farà il suo ingresso anche nel mercato scandinavo, spagnolo e quello indiano.

I COSTI
Ciò che distingue questo microinfusore dagli altri è, in primis, il costo contenuto: gli esperti di Ypsomed promettono al Servizio Nazionale Sanitario di poter “ottimizzare del 30-70% l’uso delle risorse”. L’obiettivo è di arrivare perfino a triplicare le possibilità per un paziente di accedere alla terapia insulinica con microinfusore, che in Italia è ancora poco diffusa se confrontata con gli altri paesi (tra le 300 mila persone affette da diabete di tipo 1 nel Belpaese, i micronfusi sono solo il 4-5%, contro i quasi 40% di quelli americani). In rete abbiamo trovato in vendita il nuovo microinfusore a 3.600 Euro, un prezzo molto inferiore dei suoi simili prodotti da altre case.
  

LE SPECIFICHE

La prima impressione che abbiamo avuto è stata quella di trovarci davanti a un prodotto con un design accattivante, minimale ma evoluto, in linea con le tendenze del mercato che si evolve.
YpsoPump, progettato nel segno della semplicità e della leggerezza, pesa solo 83 grammi, batteria e cartuccia incluse (viene alimentato da una pila AAA). Le misure ridotte (7,8 cm × 4,6 cm × 1,6 cm), il set d’infusione che ruota liberamente di 360°, l’interfaccia touch, l’uso delle cartucce preriempite NovoRapid PumpCart da 160 U che possono essere cambiate seguendo una procedura semplicissima, unite alla possibilità di portarlo sott’acqua per un’ora fino a un metro di profondità, sono dettagli che lo rendono ideale per chi predilige la praticità. Ha due profili di basali, i classici tre tipi di boli (standard, esteso e combinato), ma manca del suggeritore di bolo. È stato pensato anche per i non vedenti: difatti senza guardare, si può premere tante volte quanti “scatti” d’insulina di desidera fare e, una volta impartito il comando, il microinfusore vibrerà tante volte quante volte si è premuto il tasto per ulteriore conferma, per poi erogare la quantità desiderata. Ognuno può impostare lo “scatto” secondo le proprie necessità. Lo “scatto” (o step) minimo è di 0,1 unità, ma si ha la possibilità di impostarlo anche a mezza, una o due unità.

I set d’infusione Mylife Orbitmicro hanno il cerotto color carne e la cannula da 31 gauge di calibro, che la rende la più sottile attualmente in circolazione. La lunghezza delle cannule è di 5,5 o 8,5 mm ed il catetere è disponibile in quattro lunghezze: 45, 60, 75 e 105 cm.
Le specifiche, soprattutto se correlate ai costi, sono molto interessanti. Non ci resta che attendere le impressioni dei primi utilizzatori.
I VIDEO

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