Dexcom G6 vs Eversense XL vs Dexcom G5. Terza parte.

Come riavviare il Dexcom G6

A differenza di Eversense, che dura 6 mesi, il sensore del Dexcom G6 dev’essere sostituito ogni 10 giorni. Oggi, però, vi parlo del riavvio del Dexcom G6, che permette di estendere la durata a più di 10 giorni.

Ufficialmente non si deve fare, ma vince la necessità di arginare il più possibile la spesa per l’acquisto dei dispositivi. E riavvio sia! Il primo tentativo fallisce perché non ricordavo di dover stoppare il sensore prima della scadenza. Il messaggio “il sensore non può essere riutilizzato” non mi piace per nulla, ma non demordo. Riprovo facendo “stop sensor” e in questo modo è come se il sensore fosse non utilizzato. Al riavvio ho inserito il codice che c’è sulla confezione, cosa che non avevo fatto al primo avvio dieci giorni fa. Dopo due ore dal riavvio eccoci nuovamente online: la tripletta glicemica va!

La cosa singolare è che il G6 non mi ha richiesto le due calibrazioni o altro, semplicemente mi ha dato un primo valore, anche abbastanza allineato. Nei vari tutorial che avevo consultato c’erano delle indicazioni specifiche che non ho seguito, con il mio smartphone Android è andato tutto a buon fine senza problemi.

Però sta diventando un problema la tenuta dei cerotti. I bordi iniziano ad alzarsi e il prurito sta diventando fastidioso. Le temperature di questi giorni non aiutano, il mio continuo movimento neanche. Non resta altro che rinforzare con Fixomull Stretch…

COME RIAVVIARE IL DEXCOM G6

Voglio condividere con voi i passi che ho seguito per riavviare il mio Dexcom G6.

  1. Aspettare la scadenza del sensore e l’avviso,
  2. Avviare selezionando “nessun codice”,
  3. Aspettare 15 minuti di riscaldamento,
  4. Stoppare la sessione,
  5. Sfilare il trasmettitore dal sensore,
  6. Riavviare il telefono,
  7. Riattaccare il trasmettitore,
  8. Avviare la sessione inserendo il codice,
  9. Aspettare le 2 ore,
  10. Le letture iniziano senza la richiesta di calibrazione,
  11. Controllare nelle impostazioni la data di scadenza della sessione,
  12. Appena si presenta un momento di curva piatta, calibrare,
  13. Se il valore del Dexcom G6 non si allinea al glucometro, inserire il valore una seconda volta.

Se si possiede un iPhone, i punti 5, 6 e 7 possono essere saltati. Con Android è preferibile seguire anche questi punti.

Per sfilare il trasmettitore (punto 5) io ho preso una tessera, l’ho tagliata con le forbici ricavando una striscetta larga 1 cm. Che ho poi limato da un lato, rendendola estremamente affilata (ho usato la lima per unghie di mia moglie, ma non diteglielo!).

Poi, ho infilato questa striscia sul lato, tra il trasmettitore e il bordo di plastica trasparente del sensore. Prima da un lato e poi dall’altro.
Ecco una foto che indica dove inserire la striscia aguzza, dalla parte della punta limata (chiaramente, voi non dovrete staccare il sensore dal braccio, come invece vedete nella foto, il sensore deve rimanere incollato sul corpo e dovete sfilare solo il trasmettitore grigio!).

Un’ultima raccomandazione: quando inserite un nuovo sensore, non perdete il codice a 4 cifre. Copiatelo o fate una foto, perché vi servirà per il successivo riavvio!

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Melissa, elefantina colorata

Ieri sera Melissa a cena voleva assolutamente ascoltare la canzone “dell’elefante tutto colorato” che le avevano fatto sentire in classe. Io non avevo idea di chi fosse… Così sono andato su YouTube e ho cercato “elefante colori”.

– Papà, papà, eccolo! È lui!

Sapevo che Elmer era una star, lo conoscevo di fama, ma non sapevo chi fosse esattamente. Ed eccolo lì, Elmer, l’elefante colorato come un arcobaleno.
Così ho fatto play e le parole della canzone mi hanno incrinato il cuore e mi hanno conquistato subito. Perché come Elmer, Melissa è una trascinatrice. Ma, proprio come lui, anche lei si sente diversa, come un elefante colorato da arcobaleno, invece che grigio. Allora, sono dovuto correre a comprare il libro.

E stasera, la fiaba prima della nanna sarà… Elmer!
“Elmer diverso, diverso sei tu. E proprio per questo ci piaci di più…”

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La favola

Questa è il mio racconto sul diabete, presentato venerdì in classe di mia figlia 6enne, Melissa. O meglio, lei voleva che io spiegassi cosa sono il micro e il sensore, più che il diabete in sé (per ovvie ragioni, ossia le frequenti domande dei compagni, che sembrano essere le cose che più la infastidiscono). Quindi ho dato un taglio diverso.
Più che una favola, è in realtà una “trasposizione narrata immaginifica della realtà” (non sottoscritta da alcun professionista e, quindi, da prendere così com’è).

“Vedo che c’è un banco vuoto! Chi manca? […] È malato? […].

Sapete una cosa? Mi ricordo che quando avevo la vostra età ed ero malato, mia mamma (cioè la nonna di Melissa, che si chiama Marisa) mi raccontava che dentro di me c’erano dei soldatini cattivi che cercavano di farmi stare male. Quindi, il mio corpo lanciava un battaglione di soldatini buoni per sconfiggerli, guarire e tornare a scuola.

Ma c’è una cosa che ho scoperto e che nonna Marisa non mi ha mai detto (e secondo me neppure i vostri genitori). Volete saperlo questo segreto? [Sììì…]
Oltre ai soldatini buoni, il nostro corpo ha tantissimi tipi di cellule: gnomi, folletti, fate, elfi e centinaia di altri. Per esempio: so che siete appena rientrati in classe. Cosa stavate facendo prima? [Merendaaaa...]. E cosa avete mangiato? [Carrellata di porcherie e/o cose sane… ;) ]. Ma voi sapete cosa succede al cibo che ingoiate? Finisce nella? [Panciaaaa]. Esatto. E qui viene preso da alcune cellule, i folletti, che sminuzzano ogni boccone in pezzettini piccoli… sempre più piccoli. Fino a farli diventare tutti cubetti piccolissimi di zucchero. I folletti, sempre presenti nei pancini e pronti a sminuzzare, porgono i cubetti a un’altra cellula: gli elfi che, solerti, li prendono e li trasportano ai vari organi.

Sapete cosa sono gli organi? [Silenzio]
Sono il cervello, i muscoli, il cuore… ecc. E quando gli elfi arrivano davanti agli organi, succede una vera e propria magia: lo zucchero viene trasformato in energia.

Sapete cos’è l’energia? [Risposta di Melissa: ‘È quella cosa che ti fa diventare forte e fare tutte le cose’] -Ok, questa ma la sono scampata-. Esatto! L’energia serve al cervello per pensare meglio, al cuore per battere più forte, alle vostre manine per afferrare bene la matita e disegnare…
Quando dico “magia”, non lo dico tanto per dire: il nostro corpo è davvero magico, così misterioso che nessuno sa perché siamo fatti così! Questo è “il mistero della vita”.

Voi sapete cosa serve per trasformare lo zucchero in energia? Una bacchetta magica, ovviamente! Infatti, sono proprio alcune cellule, le fate, che si occupano di trasformarlo, con le loro bacchette.
Però capita che ogni tanto, per chi ha il DIABETE serva un aiutino. Capita che, magari, alcuni folletti stanno lì, con la loro zolletta sotto il braccio, ad aspettare e aspettare la fatina di turno. A proposito, sapete come si chiama questa fatina? È la Fatina Insulina! Quindi, per non farli aspettare annoiati lì in piedi, hanno inventato il MICROINFUSORE che, attraverso un tubicino, immette l’insulina nel corpo, sprigionando le fatine dappertutto!

E cosa fanno queste fatine? Vanno alla ricerca degli elfi e, con le loro bacchette, trasformano i loro zuccheri in energia!

Sapete che Melissa ha un microinfusore in una bellissima pochette fashion, tutta piena di glitter?!
Solo che, non è che possiamo inondare il corpo con migliaia di fatine! Perché altrimenti loro trasformerebbero tutte le zollette in energia, lasciandolo senza zuccheri!

Ora fate attenzione: per capire quanta insulina fare entrare nel corpo, dobbiamo sapere quanti elfi sono lì fermi, con i loro zuccheri sotto il braccio, un po’ annoiati in attesa che passi la Fatina Insulina. Cioè, dobbiamo sapere quanto zucchero c’è nel nostro corpo.
Ecco, il valore degli zuccheri nel nostro corpo ha anche un nome! Si chiama GLICEMIA.

E come possiamo fare per sapere la nostra glicemia? Si fa con un SENSORE GLICEMICO. E’ un cerotto un po’ cicciottello che si mette sul braccio. Come quello che ha Melissa. Melissa, vuoi farlo vedere ai tuoi compagni?”

L’ultima domanda che ho fatto a Melissa è retorica, nel senso che Melissa non aspettava altro: fu lei a dirmi che voleva farlo vedere una volta per tutte così da non subire altre domande.
Una curiosità: Melissa ha fatto il giro di tutti i banchi e io ho chiesto a tutti i bimbi di dire il loro nome. Così, quando Melissa si accostava, loro si avvicinavano al sensore e lo usavano come un microfono, dicendo il loro nome parlando nel sensore… Avranno capito?

Finita la storia, Melissa mi ha chiesto di parlare anche della capillare, il “pic” (“Papà, racconti che UNA VOLTA FACEVO anche il pic al dito?”) – “Una volta”… benedetto Dexcom G6 -. Poi mi ha chiesto di parlare del telefono, della bilancia e delle mie “invenzioni”. Ho tirato fuori l’orologio e la YagiClock (che lei a casa non ha praticamente mai considerato). Era tutta presa, mi ha chiesto di farla suonare, l’ha sciorinata a destra e a manca. E sì, lo ammetto: in quel momento mi sono sentito orgoglioso.

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Scene di ordinaria glicefollia

Diario di bordo – Terzo giorno di sgabuzzino scolastico col mantello dell’invisibilità

Alle 10, orario di mer(en)da, terrore di ogni genitore in fase di inserimento…
Melissa alta: 250 con 4, dico 4 boli fatti in modo tale da permetterle di fare merenda con gli altri. La glicemia non si schioda, arrivando a un timido 225…

A questo punto che si fa? Sembra una partita di poker giocata al buio. Pensi a tutta l’insulina in corpo e dici, sicuro di te: “VEDO!”. Vuoi smascherare il bluff di sto bastardo di diabete e dici alla maestra di dare a Melissa i suoi biscotti, anche con 225. “Tanto scenderà!”.
Tempo 10 minuti e qualcuno bussa alla porta… É la maestra: “La sa una cosa? Melissa era arrabbiatissima. Non voleva i biscotti! Voleva il panino, come la sua compagna di banco. Dice che lei col diabete non può mangiare il panino col prosciutto”.
– Ah.
E intanto, nel marasma di sentimenti, pensi: “Beh, era a 225. A questo punto se non ha ancora mangiato, tanto meglio: tergiversiamo e vediamo che succede”.
– Quindi non ha mangiato i biscotti?
– No, no. Ne ha mangiato uno, ma controvoglia…
(“Vacca miseria”)

Quindi mo’ che faccio? Ora è alta… Ma ha un litro di insulina pronta a colpire. E se facessi un panino? Ma ha già mangiato il biscotto. I calcoli analitici, gli integrali e le derivate cedono il posto ai dadi: tutto molto più semplice.

– Maestra, faccio una cosa: corro a casa, faccio un panino al prosciutto al volissimo e torno prima della fine dell’intervallo.
Mi metto il mantello dell’invisibilità. Sgommo verso casa. Preparo il panino con le pareti di pane più sottili della storia dell’universo, gli infilo dentro 1kg di prosciutto cotto e, bilancia alla mano, scopro di avere tra le mani un gourmet da 13 cho. Lo impacchetto e gli faccio il codino.
Il codino. Al panino, sì. Dovete sapere che in casa abbiamo l’usanza di fare ai panini di Melissa il codino, a quelli di Lara le orecchiette. Per riconoscerli!

Cmq, torno trafelato a scuola, intercetto la maestra:
– Senta… facciamo una cosa: per non far capire a Melissa che questo è un ripiego, le può dire che ha trovato questo PANINO COL CODINO nello zainetto e che non l’aveva visto prima, MA C’ERA GIA’?
– Mmmm… va bene. Ma non so se si berrà questa storia. É sveglia la ragazza…
– Proviamo.

Arriva un messaggio su Whatsapp fresco fresco: “Panino mangiato tutto”.
Se la sarà bevuta? Lo scoprirò tra un’oretta. All’uscita.
E la glicemia? Ora un 212 mi guarda un po’ sornione e un po’ spavaldo dall’orologio.
Sono di nuovo nello sgabuzzino. Mi sfilo il mantello.

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Secondo giorno di elementari

Oggi mi hanno retrocesso: da sala multimediale e maxiscrivania stile mega direttore galattico, a tavolino 50×50 cm e seggiolina del ’68.
Si vede che mi hanno già scoperto e hanno capito che tipo sono…

Comunque stare qui è da spezzamento di cuore costante. Il mix di Melissa che cresce, consapevolezza di essere un padre anomalo fuori dal contesto e “costretto” a stare solo soletto nella scuola per un diabete sconosciuto, vedere mia figlia ormai “grande”, seduta dietro un banco che armeggia con l’astuccio confrontandosi con la vicina di banco, poi tuffarsi tenendo il fiato nelle reminiscenze della mia vita di 40 anni fa volati… Questo e altro ancora sono qualcosa che uno schiacciasassi è una piuma.

Pensare a tutto questo fa male. Ma vederlo, starne immerso 4h consecutive, ti ammazza.
Magone a gogò.

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Il primo giorno alle elementari

Oggi primo giorno per tanti, un doppio inizio per alcuni di noi genitori: sia la scuola, sia un nuovo ciclo con maestri a cui insegnare la gestione del diabete per la prima volta!

Prima mattina a scuola passata… 3 orette in cui sono stato in incognito nell’aula della LIM, con 1 biscotto di 6 cho per glicemia in discesa. Le maestre sono molto recettive e mi hanno detto molto esplicitamente che il fatto di avermi nella scuola è per loro un grande motivo di tranquillità. Mi viene da pensare che forse, invece dei protocolli con gli infermieri (o in aggiunta?), occorrerebbe regolamentare la presenza nella scuola, per qualche giorno in fase di inserimento, di chi ogni giorno gestisce la patologia 24/24 7/7: il genitore.
Chissà…

 

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Formazione

Giornata di “indottrinamento” degli insegnanti della prima elementare.

Oggi si è tenuto il corso in cui il medico e un’infermiera dell’ASL hanno spiegato al personale docente che cos’è il diabete (sintomi, interventi, glucagone, ecc.). Poi, mi hanno invitato a parlare, dopo le loro lezioni. Senza volerlo, ho parzialmente “sovrascritto” quello che aveva detto poco prima l’infermiera (ovviamente in buona fede). Però ho visto che le maestre sono passate dall’agitazione del “fare iniezioni, capillari, giudicate le ipo e date le zollette sotto la lingua che si assorbono meglio” alla tranquillità del “nessuna capillare c’è il sensore”, “nessuna iniezione c’è il micro”, “prossimamente il glucagone sarà somministrato con uno spray nasale”, “vedo la glicemia da lontano, so in anticipo se sta andando in ipo e vi scrivo se/cosa dare da mangiare“. La cosa che mi ha fatto sorridere è che per ogni “diavoleria” scattava l'”ooooohhh” di sorpresa. E per ogni “ooohhh” le vedevo più tranquille.


Comunque, hanno firmato *tutte* e 7 per la gestione.
Insomma, alla fine il medico (un grande!) si è avvicinato a me, mi ha chiesto del materiale DeeBee e siamo rimasti d’accordo che aggiornerò le slides dell’ASL per i corsi futuri…

 

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Dexcom G6 vs Eversense XL vs Dexcom G5. Seconda parte.

Abbiamo messo alla prova i due sensori di punta di casa Dexcom e il sensore impiantabile Eversense. Ecco cosa è successo.

Di Mario Migliarese

Sto facendo impazzire i sensori. Un’iperglicemia continua e ancora non ne ho capito il motivo. Ho il sentore di un problema con l’erogazione dell’insulina stanotte che mi trascino anche in giornata.

Eversense: 273
Dexcom G5: 218
Dexcom G6: 236

La cosa strana è che non sono riuscito ad allineare perfettamente i tre sensori. Ho addirittura evitato di calibrare Eversense fino a che potevo tirare la corda proprio per capire se era un disallineamento momentaneo o no.

Il disallineamento è proseguito non solo per valori alti, ma anche per quelli bassi. Per esempio i due “gemelli” segnano 80-85 mentre Eversense 150. Ovvio che per i valori alti lo scarto tende ad accentuarsi. Per scongiurare qualche errore del glucometro, quando vedo differenze così notevoli, faccio due o tre misurazioni capillari di seguito. So che anche il glucometro può sbagliarsi, ma di poco.

La scelta secondo me resta sempre molto, ma molto soggettiva. Quando hai la possibilità di fare un confronto del genere, come quello che ho fatto lo scorso anno G5 ed Eversense, o come lo stiamo facendo ora ancora più completo, ti si accendono non le lampadine, ti si accende un albero di Natale. Se riesci a leggere ed interpretare per bene quello che i sensori cercano di dirti, ti rendi conto che tra di loro le differenze ci sono eccome e sono davvero notevoli.

Naturalmente l’aspetto fisico dell’impianto di Eversense, rappresenta una barriera per molti, mentre a me non crea nessun problema. Ma con questi dati alla mano, ad oggi io non me la sentirei di prendere decisioni terapeutiche basandomi sui Dexcom, cosa che faccio tranquillamente con Eversense.

La giornata inizia con colori pastello che invitano al relax. Se non fosse per i miei impegni di lavoro, sarei stato volentieri a riposo oggi.

In gergo a casa nostra si chiamano venerdì gastronomici. I sensori li chiamano così:

Eversense: 305
Dexcom G5: 331
Dexcom G6: 347

Sembrava tutto a posto fino alle 2.30, con glicemie tra 170-180. Successivamente i valori sono saliti a dismisura e a niente sono servite le correzioni. Verso le 5 e mezza Eversense mi dava 330, i gemelli HIGH (fuori intervallo) e il glucometro 322. Al di là dei miei errori di calcolo, della nottataccia e il nervosismo, dei cavi, cavetti, riavvi e perdita di segnale, mi rendo conto che io senza un sensore CGM non ci saprei più stare.

Situazione rientrata pian piano e giornata che si appresta a chiudersi in bellezza. Appena si è tutto assestato, ho calibrato i tre sensori. Il G6 l’avevo calibrato per la prima volta il terzo giorno e questa è la seconda calibrazione.

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Dexcom G6 vs Eversense XL vs Dexcom G5. Prima parte.

Abbiamo messo alla prova i due sensori di punta di casa Dexcom e il sensore impiantabile Eversense. Ecco cosa è successo.

Di Mario Migliarese

Sabato è stato sempre il mio giorno preferito, settimana lavorativa conclusa, la prospettiva della domenica in famiglia. Giorno perfetto per iniziare il test. Sarà sicuramente impegnativo, ci vorrà grande attenzione e spirito di osservazione, ma sono sicuro che ne varrà la pena. Porterò contemporaneamente Eversense XL, il mio ormai fedele di glicemie da più di un anno, Dexcom G5 e l’ultimo arrivato in casa Dexcom, il tanto atteso G6. Ho avuto un piccolo intoppo iniziale con le applicazioni perché sto facendo girare tutto sullo stesso cellulare.

Eccoli qui, tutti insieme dopo un viaggio rocambolesco, in Italia e non solo. Eversense, già impiantato il 24 luglio, resta ovviamente al braccio, gli altri due “ospiti” li metto sull’addome. Uno per lato, in modo da avere un sito identico per tutti e due.

L’inserzione del G6 è clamorosamente più facile. Un click ed è fatta. Peccato che resta una quantità impressionante di plastica da smaltire, nulla a che vedere con gli altri sensori. Non è da sottovalutare, perché preservare l’ambiente secondo me è importantissimo.

Per evitare distacchi precoci, visto il mio stile di vita molto movimentato e il Dexcom G5 abbastanza datato, ho preferito usare un velo di Mastisol per aumentare l’aderenza.

A prima vista il G6 resisterà più a lungo. Per com’è stato progettato, molto aderente al cerotto e non basculante come il suoi fratelli nati prima, difficilmente si potrà impigliare ai vestiti. Sarò forse abituato ormai ad Eversense, che una volta tolto il trasmettitore è come se non ci fosse, ma devo fare molto attenzione ai due Dexcom per non portarli via asciugandomi dopo una doccia o durante una partita.

Sono sbalordito dall’iniziale allineamento dei tre sensori, non ci posso credere ai pochissimi punti di differenza tra le diverse tecnologie. Sembrerò esagerato, ma è davvero emozionante:

Eversense: 127
Dexcom G5: 121
Dexcom G6:116

La danza dei valori glicemici inizia a cambiare ritmo quando (di proposito) mangio un dolcetto a metà mattinata. E questa schermata la dice tutta.

Eversense: avviso predittivo di iperglicemie
Dexcom G5: freccia obliqua in rialzo
Dexcom G6: freccia stabile

Eversense è da subito reattivo nel percepire le risalite e le discese, lo segue a ruota il G5 e più lentamente il G6. Ma stiamo parlando di qualche minuto, non di più. E non so se questo possa dipendere anche dai siti in cui ho inserito i due Dexcom.

Ma anche tra i due sensori della casa Dexcom noto differenze: il G5 tende ad essere più “pronto” alla risalita, mentre nelle discese succede l’opposto. Il nuovo arrivato è più pronto.

Ho notato che i due Dexcom tengono l’asticella un po’ più alta rispetto a Eversense, i valori distano di pochi punti, ma in rialzo.

Glucometro: 110
Eversense: 106 (scostamento dalla capillare: -3,5 %)
Dexcom G5: 120 (scostamento dalla capillare: +9,0 %)
Dexcom G6: 134 (scostamento dalla capillare: +21,8 %)

Indubbiamente, le osservazioni più succose sono quelle relative a glicemie fuori range. E’ interessante vedere cosa succede durante le ipoglicemie. Quindi, ho appositamente fatto un bolo leggermente abbondante (voi non fatelo!). Ecco il risultato:

Eversense: 66
Dexcom G5: 72
Dexcom G6: 66

Nota bene: ho calibrato solo Eversense e il Dexcom G5: vedere questa precisione è davvero sorprendente!

E se in giornata le glicemie sono state accettabili, la sera del sabato, complice una cena tra amici, un’iperglicemia prolungata ha messo a dura prova tutto il sistema. Vi lascio immaginare una notte “canterina” tra allarmi dei Dexcom e vibrazioni di Eversense. Per preservare il mio sistema nervoso, abbiamo deciso di togliere gli allarmi ai due gemelli diversi e farli seguire a distanza da qualcun altro del team. Mal comune mezzo gaudio? Era così il detto?

Ma di questo dolce concerto notturno vi parlerò nel prossimo articolo…

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Paranobetica

Per essere il mio giorno libero ho avuto sufficiente stress. Un’ora e mezza di attesa al negozio Wind, la scoperta di furti mensili da parte di ‘internet’, i casini con la posta elettronica, i geloni che mi fanno male.
Insomma ho bisogno di un risarcimento dolce. Di un premietto, proprio come Elio, quando dà la zampa.
Mi precipito nel bar pasticceria col fiato sospeso.
Voglio il caffè con un chilo di panna montata, proprio quella che prepara G., densa come il mascarpone, pesante come un quintale di nuvole. Ma ho bisogno anche di una pastazza con la crema gialla sopra e la frolla compatta e lucida di zucchero.
Mi sale il desiderio, l’urgenza. All’unisono mi assalgono gli scrupoli: impossibile contare i carboidrati, impossibile contare i grassi. Non ho voglia di casini glicemici, che ho già dato a sufficienza stanotte.
Il mio corpo urla: “Voglio il premietto! il premietto! il premietto!”, la razionalità impone: “Frena Ciccio,che dopo sono ca@@i.”
Vince lei: per togliermi dai guai ordino un caffè marocchino e un mignon.
Divoro il mignon, minuscolo, inconsistente, in un solo boccone. Neanche mi sforzo che siano due, per eleganza femminile. Dura il piacere di 3 o 4 secondi. Mi assale immediatamente un’insoddisfazione lancinante.
Che cacchio, mi sento infelicissima.
Esco con un buco nella pancia che prima non avevo.
Mi distraggo per una mezz’ora finché infilo in un altro bar e mi prendo la panna che desideravo prima.
Solo che è scioltarella, e l’orzo è freddo.
Troppo tardi.
Se questo mio branetto può insegnare qualcosa, questo qualcosa è: la volta che hai BISOGNO di un premietto, regalati IMMEDIATAMENTE il premietto adeguato.
Tappa la bocca alla razionalità, fai festa col corpo e la tua anima sarà soddisfatta.
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