Bambini: è possibile ottenere l’indennità di frequenza anche durante i mesi estivi?

La questione è controversa e, come spesso accade, "INPS che vai, modalità che trovi".

Le esperienze di molte famiglie che percepiscono l’indennità durante il periodo estivo, ci ha spinti a condividere e pubblicare l’iter che occorre seguire per poter chiedere l’indennizzo anche durante le vacanze.

Una premessa è tuttavia dovuta. Malgrado l’iter proposto sia stato foriero di molte indennità percepite, ad oggi non esiste una regolamentazione omogenea a livello nazionale. Quindi non possiamo garantire che i seguenti suggerimenti portino al risultato sperato.

Come?

Come prima cosa, occorre una dichiarazione del medico diabetologo attestante che il minore non sospende la terapia e frequenta nei mesi estivi il centro ospedaliero per un miglior monitoraggio e per le visite.

Download “Modulo INPS L104 - DeeBee.it” Modulo_INPS_ESTATE_-_DEEBEE.pdf – Scaricato 154 volte – 30 KB

Il documento, firmato dal diabetologo, va inoltrato all’INPS che prevede quanto segue: “L’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza (fino a un massimo di 12 mensilità) per i minore che “frequenta in maniera continua o periodica centri ambulatoriali”...

Come presentare la domanda

Prima di tutto occorre registrare il minore sul sito INPS, richiedendo il PIN (lo si fa recandosi di persona presso una sede INPS sul territorio). Attenzione: l’utenza è nominativa e va creata a nome del minore (e non del genitore).

I passi da seguire sul sito INPS

  • Accedere al Portale INPS con l’utenza e il PIN del minore;
  • Accedere alla sezione Prestazioni e Servizi
  • Selezionare la voce: Tutti i servizi
  • Nell’elenco alfabetico, selezionare la lettera D
  • Scorrere sino alla seconda pagina dell’elenco
  • Ora, selezionare in sequenza:
    • Ricostituzione
    • Prodotto Documentale
    • Successivamente, il terzo risultato, Ordinario/Motivo.
    • Allegare documento: Allegate la foto del documento firmato dal medico diabetologo.
Attenzione

DeeBee Italia non è responsabile in alcun modo della procedura ivi descritta e si limita a condividere l’esperienza documentata dai molti genitori che hanno chiesto e ottenuto l’indennità (anche gli arretrati). Purtroppo, non esistendo una regolamentazione omogenea a livello nazionale, non resta che provare e incrociare le dita!

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SCiO e DietSensor: scanner molecolare e bilancia bluetooth per la prima volta insieme in Italia (seconda parte)

DeeBee.it ha messo alla prova per voi il tanto atteso scanner molecolare, in abbinamento con la suite DietSensor, la bilancia bluetooth che promette di trasformarsi nel perfetto coach nutrizionale, anche per chi è diabetico.

Leggi la prima parte qui

BODY FAT

Beh. Tanto per cominciare, nessuno rida dei risultati!
A cosa serve questa sezione? A misurare la massa magra e la massa grassa di una persona. Almeno, questo è l’intento… Vediamo ora se e come funziona.

Nel mio fervido (ingenuo?) immaginario ero convinto di puntarmi lo scanner addosso e stop. Ma la realtà, si sa, è un po’ più complicata della fantasia, e infatti l’app, prima di procedere oltre, mi fa alcune domande: età, altezza e peso.

Inserisco i dati richiesti e, seguendo le istruzioni, mi punto sul bicipite lo scanner molecolare. L’app mi restituisce questo risultato: sono a cavallo tra il valore ideale e quello della media: 22% (meglio di un pugno in un occhio!).

PAIN RELIEVERS

Un’altra sezione particolarmente curiosa si rivela essere quella dedicata alla legione di medicinali che abbiamo in casa tutti noi: pastiglie, pasticche, compresse e pillole senza scatola da oggi non saranno più anonimi bottoncini bianchi su un tavolo ma avranno il loro nome, grazie a SCiO. O almeno… forse!

Vediamo come si comporta il nostro dispositivo delle meraviglie nell’identificazione del principio attivo di un paio di scatole che ho in casa: Ascriptin (acido acetilsalicilico) e Tachipirina (paracetamolo).

Prendo una pastiglia di Ascriptin 500mg, la infilo nel “tappo” magnetico di SCiO e effettuo la scansione.

Il risultato è un po’ deludente: SCiO non riconosce la pastiglia. Rieffettuo la scansione ma, di nuovo, fa cilecca.

É il turno della pastiglia di Tachipirina. Quindi, estraggo l’Ascriptin, inserisco la compressa di paracetamolo ed effettuo una nuova analisi, sperando in maggior fortuna.

E così è! Questa volta SCiO ci prende in pieno e il responso viene visualizzato correttamente sullo schermo del mio smartphone.

MINI APPLETS

Questo strumento, a differenza delle applet standard, permette di progettare in autonomia un numero infinito di funzioni create ad-hoc (chiamate mini applets) utili per differenziare tra loro determinati materiali sulla base delle precedenti scansioni effettuate dall’utente. In sostanza,  puntando lo scanner su alcuni materiali e dicendo a SCiO di che materiale si tratta, l’app apprende le differenze tra le superfici scansionate in una sorta di training. E, se in un secondo momento si analizza uno dei materiali che l’app “ha appreso” nel training iniziale, allora sarà in grado di riconoscerlo.

Ma facciamo un esempio pratico, che probabilmente rende meglio l’idea.

Ho dapprima puntato SCiO verso la scocca in metallo del mio notebook. L’ho fatto per tre volte, perchè l’app mi ha suggerito che più è lungo l’apprendimento e meglio la mini applet funzionerà. E, difatti, come potete notare, sullo schermo del mio smartphone sono comparse tre curve di colore azzurro. Queste curve vagamente sinusoidali rappresentano l’impronta cromatica del mio notebook. Una cosa che mi ha stupito è stata la forte somiglianza di tutte e tre le curve: questo, mi suggerisce che lo scanner sembra funzionare bene.

Dopodiché, ho effettuato lo stesso processo, ma puntando SCiO verso un foglio di carta, le cui impronte cromatiche rilevate solo quelle riportate nel successivo grafico, in colore viola.

Balza subito all’occhio come il foglio e la scocca, uno assorbente l’altro riflettente, uno bianco l’altro scuro, presentino due impronte cromatiche assolutamente differenti.

Una volta terminato il training di apprendimento, ho quindi messo alla prova la mia mini applet: riuscirà l’app a capire se sto puntando un foglio o il mio pc? Proviamo!

Ho preso SCiO, gli ho fatto analizzare il case metallico del mio computer e, effettivamente, l’app ha riconosciuto con successo che si trattava del mio PC e non del foglio di carta! Forte!

Nel prossimo articolo parlaremo di DietSensor, la bilancia bluetooth abbinata a SCiO.

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All’orlo

Avere il diabete di tipo 1 da una vita significa ‘essere saturi’.
Sono un bicchiere pieno fino all’orlo.
Non posso mangiare troppo ascoltare troppo accogliere troppo. Non posso addossarmi troppo altro stress.
Ho la mente davvero molto occupata a insegnarmi minuto per minuto a essere un pancreas.
Ho il corpo davvero molto impegnato a cercare la salute.
Ho il cervello davvero troppo assorbito dal sopportare tutto questo zucchero nel sangue.
Le mie notti anelano invano al riposo.
Sono un bicchiere pieno fino all’orlo
-e l’ottimismo non c’entra-.
Posso prendere addosso i guai altrui solo a gocce. Altrimenti straripo.
Posso essere di cristallo, di plastica, di vetro. Cilindrico sferico o a calice.
Le sfumature non contano.
È l’acqua perennemente tremolante al bordo che tu devi guardare, se mi vuoi bene.
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Diabete Bastardo

Se qualcuno la volesse definire in una sola parola, Enrica Pontin sarebbe un girasole. Il collo a volte piegato, altre dritto e nervoso pronto per  scattare, a bere la luce del sole, il giallo del suo “io posso”!

Lei può. Lei emoziona quando racconta in immagini, lei usa il corpo come narrazione di un qualcosa di invisibile, nascosto nell’ombra di un piccolo minuscolo organo, il pancreas. Lei può… chiamare bastardo la malattia che l’accompagna, quella che alcuni chiamano in modo vezzeggiativo, come per esorcizzare la paura e tenerla nascosta tra cuscini di piume.

Il suo progetto fotografico, lo scatto in avanti che l’ha portata a una rinascita, è racchiuso paradossalmente proprio in uno scatto: questo! Il primo autoritratto nato proprio per ideare il progetto personale #diabetebastardo, il ritratto che non la rispecchia oggi e che segna il punto di rottura. Da quel laboratorio in mezzo alle macerie è uscita una donna forte e sicura, una farfalla che pedala controvento.

Da 5 anni nella sua vita è arrivato il diabete, quello che ora lei riesce a descrivere a parole e soprattutto raccontarlo in immagini.

“Un pensiero costante che occupa la mente e il cuore. Uno sforzo fisico e pratico che sfianca. Una preoccupazione fondata che racchiude rischi e pericoli. Una fatica pressante ad essere compresi e far percepire il suo essere subdolo. Un lavorio continuo tra grinta e fragilità. Una sopportazione interiore e ricerca di accettazione. Un alto, un basso e una non compensazione. Un altalenarsi tra gioire e disperare. Un oggi che sará un domani, nel bene e nel male.”

É svestita Enrica nelle sue foto, con un solo candido sensore addosso, dimostrazione di forza e fragilità nello stesso tempo, in una danza di luci e ombre. Chi ha visto la sua precedente tappa della mostra fotografica a Cartigliano, sicuramente è stato inondato di forme e colori, a volte come lo schiaffo di un raggio negli occhi, altre come una carezza tiepida di un sole autunnale. “Ho voluto usare il corpo, svestito da ogni elemento di malizia, semplicemente raccontare questo semplice involucro di quello che siamo, del nostro benessere o malessere, delle nostre emozioni, belle o brutte che siano”.

Questa seconda tappa del suo progetto itinerante si inaugura il 18 maggio al Palazzo Reale – Crespano del Grappa e si intitola “I colori delle scelte“.

Nella serata inaugurale uno chef, Enrica Longo, spiegherà l’importanza di una scelta alimentare consapevole. E man mano che la mostra si sposterà altrove ci saranno esperti di sport, psicologia ed altre discipline che affiancheranno il racconto. Enrica Pontin sarà così la testimone vivente di un percorso che da spettatori della propria vita porta ad essere soggetti e infine autori. “Vedermi da fuori mi ha permesso di addentrarmi in me stessa, in quel momento così difficile e delicato e, una volta vista la fragilità, nel rappresentarla, è diventata forza e ispirazione dei passaggi che andavano fatti. Riconoscerla, accettarla e mostrarla agli altri mi ha permesso di espellerla. L’autoritratto è divenuto così un modo per esorcizzare il malessere, comunicarlo e definirmi”. Parlare con lei oggi mette allegria, sentire la sua voce squillante ti mette addosso energia e vorresti seguire la sua riga gialla, un frammento di sole che attraversa e segna l’unione tra il prima e il dopo.

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«Mio figlio non vuole frequentare il campo per ragazzi con diabete». Cosa ne pensate voi?

Riceviamo e pubblichiamo il post del papà di R., a cui piacerebbe che il figlio frequentasse un campo per ragazzi con diabete. Seguono le risposte e le esperienze dei tanti lettori che partecipano attivamente alla vita della community DeeBee, con tanti contributi le cui parole fanno riflettere.

Nota bene. Questo articolo, scritto previa autorizzazione dei singoli membri, è frutto degli interventi pervenuti nel nostro gruppo protetto.

Ciao, voglio raccontarvi la mia esperienza. Mio figlio R. di 12 anni, diabetico da dicembre, è un ragazzo timido, sempre a casa studiare, Xbox a volontà. L’unico suo compagno di giochi è il fratello di 8 anni. In questo periodo lo sto pressando molto per iscriversi alla vacanza che il San Raffaele farà a Misano a fine agosto. Lui si oppone alla cosa perché non vuole andare con i “bambini malati”, perché lo fa sentire più malato di quello che è già. E poi si vergogna, non accetta di confrontarsi con gli altri. Invece, io penso che stare con bambini con il suo problema lo potrebbe aiutare a trovare dei punti in comune che fino adesso con i compagni della sua classe non ha trovato.

Questo pomeriggio mi ha chiamato l’insegnante dell’altro mio figlio, il fratello minore di R., dicendo che ha fatto un disegno che rappresentava il proprio pancreas tutto sorridente, mentre il pancreas di R. aveva i denti pieni di sangue. Improvvisamente, il piccolo è uscito dalla classe piangendo e dicendo che vorrebbe essere malato anche lui per poter andare in vacanza con R. in modo da aiutarlo a stare con gli altri ragazzi. Ha raccontato all’insegnante che noi genitori lo vogliamo mandare al mare con gli altri bambini malati… Ora, noi genitori siamo molto turbati perché forse stiamo sbagliando; forse stiamo pressando nostro figlio per fare una cosa che lui non vuole fare!

Ecco  alcuni suggerimenti dei membri della community DeeBee.it

M.P. – Positività

Che situazioni! Però il campo serve molto, io ho partecipato con la mia bimba ad un campo per bimbi piccoli con diabete ed è stata un’esperienza super positiva, sia per me che per la bimba. Spero che tu riesca a convincerlo. Però non va bene che il suo compagno di giochi sia solo suo fratello. Questo è un problema che va al di là del diabete.

L.M. – Condivisione

Guarda… avevo gli stessi dubbi di tuo figlio. Poi mia figlia è andata al campus del san Raffaele e si è divertita tantissimo. Non era insieme a bambini malati bensì a bambini con la voglia di divertirsi fare amicizia e… col diabete da gestire insieme. Ti assicuro che gli aspetti della malattia in condivisione li rendono più sicuri e autonomi. Parlatene

F.A. – Esordio in preadolescenza più difficile

Ciao! Mio figlio di 12 anni, esordio a 4 anni, ha fatto due campi scuola con centro che ci segue a 9 anni la prima volta e 10 anni alla seconda esperienza ci ha detto che lui ha già capito il suo problema che era felice dei momenti di gioco, piscina, ecc. con i suoi colleghi DB1 ma si annoiava nelle mini lezioni che facevano in cui spiegavano un po’ tutto il diabete (il modo di curarsi, ecc.). Detto ciò, la scorsa estate le dottoresse gli hanno chiesto se voleva partecipare e lui con un “no” categorico ha detto che ha bisogno di venire con noi, di distrarsi… Io sono favorevole, ovvio, perché sono momenti di autonomia importante per loro, però non intendo mandarlo senza che ci vada volentieri. È brutto per tutti, a tutte le età, ma penso anche che l’esordio a 12 anni in preadolescenza sia più duro per un ragazzino.

D.Z. – Diabete come gioco

Non sono uno psicologo, dico solo la mia. Penso che si debba impostare tutto ciò che è finalizzato alla gestione del diabete, quindi anche la socializzazione e l’utilissimo confronto con i coetanei, come un gioco… Non mi fraintendere, so bene che il diabete non è un gioco, ma è anche vero che lui e soprattutto il suo fratellino sono dei bambini e imparano e comunicano ancora con il gioco. Allontanare l’idea del diabete dallo spettro di una malattia e sostituirlo con una immagine più “leggera” può far bene a entrambi i ragazzi, soprattutto al piccolo che si sta caricando di un peso non suo. Siate distesi voi, no ansie in evidenza e con più sorrisi ogni qualvolta si presenterà una difficile – difficilissima – situazione… Gli farete sentire meno pressione: tanti inviti a fare con sorriso e disponibilità, mai pressioni…

M.V. – Impazienza

Mia figlia. Diabete Tipo1 da un anno non vede l’ora di andare al campo scuola… forse non sa che l’aspettano delle regole da rispettare.

L.S. – Ricredersi

Anche mia figlia non voleva assolutamente andarci, poi abbiamo partecipato anche noi a quei 5 incontri che tu farai, ha conosciuto altre ragazzine della sua età e alla fine lo scorso agosto al campus ci è andata ed è stata un esperienza bellissima!

C.C. – Senza fretta

Ho 40 anni. Diabetica da quando ne avevo 16. Hanno proposto anche a me i campi (cui ho partecipato malvolentieri all’inizio) e percorsi psicologici (che ho del tutto rifiutato). Secondo me non c’è una cosa giusta da fare. Ora che sono mamma capisco i dubbi di un genitore, ma da paziente ti esorto a non drammatizzare. Come per tutte le altre cose, suggerisci a tuo figlio che potrebbe essere una bella esperienza ma, se andare diventa per lui un incubo, lasciate che rinunci. Potrà partecipare anche l’anno dopo quando sarà un po’ più sereno.

E.L. – Maturità

Purtroppo anch’io da piccolo non ne ho mai voluto sapere, li chiamavo “la setta“… Ci sono andato da adulto!

G.L. – Un’isola felice

Ora ne ho 27 belli suonati! All’epoca del camp ne avevo 13! Ho fatto il campus sei mesi dopo l’esordio. Non solo è utilissimo, ma stare insieme ad altri ragazzi diabetici per me era come stare su un’isola felice. Non dovevo spiegare niente, preoccuparmi di niente. Le mie difficoltà erano quelle di tutti, quindi come fossero normali. Poi quei campus sono momenti di vita più normale che mai, si fa formazione si, ma c è anche un sacco di tempo dedicato allo svago senza limiti dovuti alla condizione. Ho imparato a gestire il cibo, e parlo anche di colazioni dolci e pizze (non siamo stati mai limitati in questo, anzi, ci hanno insegnato a vivere la quotidianità con consapevolezza!) e ho fatto esperienze bellissime di gioco e puro divertimento in cui non mi sono sentita diversa se, da bambina quale ero, dovevo fermarmi un po’ per un’ipoglicemia. Di sicuro ne trovavo già altri cinque o sei fermi con gli infermieri tra un succo di frutta e qualche carboidrato. È stato bellissimo! E per come vivevo il diabete agli inizi, è stato così NORMALE! Fai il possibile perché tuo figlio partecipi! Gli piacerà un sacco!

M.S. – L’appetito vien mangiando

Alessandro, 12 anni, pure lui timidissimo. L’anno scorso abbiamo dovuto pagarlo per mandarlo al campo scuola, i primi 3 giorni ha sofferto tanto (era la sua prima esperienza senza i genitori) poi però una volta ingranato si è pure divertito, questa estate è pronto a ripetere l’esperienza. Se c’è riuscito lui, può riuscirci anche R.

M.B. – Fratelli insieme

Prova a chiedere se entrambi i fratelli possono partecipare al campo. Andare insieme potrebbe rasserenarli e aiutarli entrambi.

D.C. – Metabolizzare

Mio figlio ha 7 anni non ama i campus. Tuo figlio è diabetico da poco tempo deve metabolizzare il tutto. Il consiglio che posso darti è di non forzarlo, ma non deve sentirsi malato.

S.G. – Psicologo

Mio figlio esordio a 8 anni, oggi ne ha 13 non ha mai voluto partecipare ad un campo dicendo la stessa cosa di tuo figlio. “Io non voglio stare in un campo con solo bambini malati che non conosco. Io sono come gli altri e vado ai campi con i miei amici”. Che dire… io non ho insistito. Ho chiesto un confronto con la psicologa dell’equipe che mi ha rassicurata nella mia scelta. Mio figlio ha seguito un percorso con la psicologa dopo l’esordio che lo ha, e ci ha, aiutato molto. Così come ci ha aiutato la “comprensione” dei suoi amici e compagni per questa nuova situazione. Io ti consiglio un confronto con uno psicologo: chiedi al centro diabetologico dove vi seguono.

P.T. – Normalità

Mia figlia mi ripete sempre che il Camposcuola del centro è la più bella esperienza. E lei aveva già fatto altre cose. Direi che è proprio invece un momento in cui non ti senti malato. Tutti misurano la glicemia, tutti fanno l’insulina, tutti vanno in iper e ipo. Certo che a 12 anni non è semplice, non è che ti puoi imporre. Valutate con il diabetologo e lo psicologo come ti hanno già suggerito.

M.B. – Imposizione

Mio figlio non ha mai voluto partecipare a un campo scuola, né ha mai accettato incontri con psicologi… Esordio 9 anni… Anch’io ritenevo che avrebbe potuto aiutarlo tantissimo, ma poi mi sono resa conto che stavo imponendo una scelta che era giusta solo per me perché lui ha elaborato diversamente il problema; si convinceva di non essere malato, ma di avere un problema da gestire, per cui lo stare insieme agli altri ragazzi al contrario lo faceva sentire malato mentre lui per stare bene doveva continuare a fare la vita di prima con gli amici di prima… Oggi posso dire che probabilmente aveva ragione lui. Ogni ragazzo ha il proprio modo per reagire. Noi possiamo supportarli ma, secondo me mai far loro violenza, anche se continuo a pensare che l’aiuto psicologico se accettato è da valutare sempre. Nel tuo caso io chiederei di poter mandare anche il fratellino così magari si sentirebbe più confortato. Coraggio, passerà questo momentaccio! Un bacione ai tuoi piccoli.

C.P. – Il piano B

Io non saprei cosa consigliarti. Secondo me gli farebbe bene un po’ di “staccamento”. Perché non gli dici di iniziare ad andare poi se non si diverte lo andate a prendere? Così giusto per rassicurarlo?

L.I. – Tempo al tempo

Scusami se mi permetto ma, secondo me, il bimbo deve ancora metabolizzare la cosa. Dagli tempo, non opprimerlo. Secondo me, un bimbo che ha da poco scoperto questo brutto mondo deve anche accettare e sopratutto capire che è giusto confrontarsi. Dai tempo a tempo

P.P. – Amicizie durevoli

Anche mio figlio (aveva 13 anni) non voleva andare al Camp organizzato dalla diabetologia di Verona. I motivi erano gli stessi di tuo figlio. Come invece mi aspettavo, si è divertito moltissimo e ancora, dopo tre anni, si sente con alcuni dei ragazzi che ha conosciuto lì.

D.M. – Occasione importante

Io ho 28 anni e sono diabetica da 15. Magari potessi fare cose del genere! Non ho mai accettato la mia malattia forse perché non ho mai frequentato persone con il mio stesso problema. Mi piacerebbe stare con persone diabetiche, magari dopo anni mi metto la testa a posto!

A.S. – Sicurezza nella gestione

Mia figlia è stata due volte a Misano con il San Raffaele. Esperienza positiva, ha fatto delle belle amicizie, ha preso sicurezza nel gestire la malattia. Questa estate, se la prenderanno, andrà a Livigno. Però è sempre stata a lei a scegliere di voler andare, non è mai stata contraria ma, se lo fosse stata, avrei comunque insistito a farla partecipare.

A.C. – Sempre e tutti

La mia ragazza non ha l’età per Livigno ed è molto dispiaciuta. Lei parteciperebbe ad ogni campo scuola!

L.S. – Nuove amicizie

Mia figlia, 14 anni, ha avuto l’esordio a gennaio 2017 e ad agosto 2017 l’abbiamo mandata al campus con S. Raffaele di Milano. Anche lei di carattere è timida e un po’ chiusa. In fase iniziale dunque non ci voleva assolutamente andare quando glielo abbiamo proposto. Abbiamo insistito un po’ perché lei ha bisogno di essere incoraggiata, poi si è convinta, è andata, e si è divertita… facendo anche nuove amicizie con cui si sente anche ora.

G.R. – Parlarne tanto

Ciao, mio figlio di quasi nove anni  e ieri abbiamo festeggiato il terzo anno di diabete. Anche lui non è voluto andare al campo e ho rispettato la sua scelta e soprattutto la sua paura perché timido. L’unica nota stonata nel leggere il tuo post è la parola “malattia”. Consigliata dal team di diabetologia, noi la definiamo patologia. E ti assicuro che tuo figlio si sentirà meno malato e più simile agli altri. Il mio all’inizio nascondeva il sensore e abbassava lo sguardo quando si parlava di diabete. Ora fa un po’ il “professore”. Aiutatelo a imparare a conviverci. E sostenete e parlate anche col fratellino che nel suo piccolo vorrebbe aiutarlo e si sente impotente per il suo stato “normale” della diversità del fratello. Più parlate in famiglia, più sarete uniti. Vi abbraccio.

G.M. – Intesa

Allora. Sofia 11 anni, è una bambina molto solare, non ha difficoltà a fare amicizie nuove: ma quando si trova con due amichette anche loro diabetiche c’è un rapporto di intesa completamente diverso ed unico, un legame profondo che sentono. A mio parere rendersi conto che non è solo ma ci sono molti bambini che hanno le stesse difficoltà non può che essere assolutamente positivo, quindi campo scuola piuttosto che incontri non possono che essere auspicabili.

V.T. – Ascolto

Caro papà, non posso darti un’esperienza diretta perché mio figlio ha solo 3 anni, quindi il problema campo lo affronteremo tra qualche anno. Sicuramente per come la vedo io farò di tutto per farlo partecipare, perché credo sia un’esperienza importante e che abbia molto a che fare con l’accettazione di questa patologia. Posso darti la mia esperienza invece sull’adolescenza, avendo un figlio tredicenne. E li sono cavoli! Io non avrei mai pensato che fosse un momento così difficile da affrontare. Cambia tutto, cambiano loro, cambi tu ai loro occhi, cambiano le coordinate del loro mondo. Quindi l’unico consiglio che posso darti è ascoltalo, non forzarlo, accompagnalo in questo difficile momento di cambiamento e concedigli del tempo per metabolizzarlo. Se andrà l’anno prossimo, invece che questo, andrà bene lo stesso. Magari potreste proporre qualche giorno di vacanza lì intorno e passare una giornata con tutta la famiglia insieme al campo…? (non so se sia permesso…).

E.F. – Diabete come compagno

Sicuramente è ancora molto presto per una vera accettazione della malattia, sia da parte vostra che del resto della famiglia. Se posso darti una consiglio, da diabetica dall’età di 12 anni, ti suggerirei di non incentrare tutto sul discorso dei “bambini malati”, della “malattia ” e dello “stare tra malati”. Sono prima di tutto ragazzi, poi viene il diabete. Il diabete è un compagno, non il protagonista della nostra vita. Te lo dico, davvero, umilmente. Per il resto un supporto psicologico può aiutarci a sciogliere tutte le criticità. Io sono andata per anni e mi ha molto giovato! Vi abbraccio e sono sicura che ce la farete!

D.N. – Forzatura

Per ognuno è diverso, ma se lui non ci vuole andare, perché dovete forzarlo? Io quando avevo 8 anni volevo solo essere il più uguale possibile ai miei amici sani e mai avrei accettato di andare in una vacanza “speciale” e se anche avessi avuto dei benefici “diabetici”, la mia autostima sarebbe crollata ancora di più. Oh, comunque meglio avere il diabete che essere i genitori di noialtri… Una cosa fondamentale è conservare spensieratezza e leggerezza. Se sono ancora vivo io con tutte le CAZZATE che ho fatto… vuol dire che siamo materiale resistente!

C.P. – Pausa per i genitori

Io abito in Puglia e mia figlia (14 anni) frequenta i campi di Rapallo organizzati dal Gaslini da ben due anni. L’anno scorso è andata anche al Dinamo Camp, ma non le è piaciuto allo stesso modo. Io ritengo che siano esperienze molto utili e rilassanti per noi genitori che facciamo una reale pausa dalla routine. Purtroppo, qui al sud non ci sono molte opportunità di questo tipo, ma noi approfittiamo sempre per seguirla e farci qualche giorno fuori. La libertà di opinione è un diritto inalienabile.

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Friggitrici ad aria e glicemie

Riceviamo e pubblichiamo la domanda di E.C. che chiede informazioni sulle friggitrici ad aria

Buongiorno,
sono la mamma di un bambino di 10 anni, diabetico da 3. Vorrei chiederLe se l’uso della friggitrice ad aria potrebbe rendere più facile la gestione delle pietanze che prevedono la frittura. Grazie


LA DIETISTA RISPONDE

Esistono due tipi di friggitrice ad aria:
– friggitrice ad aria, nella quale il calore necessario per la frittura è veicolato dall’olio (che non entra comunque in contatto con l’alimento);
– friggitrice ad aria calda, nella quale il calore è veicolato dall’aria stessa In entrambi i casi, é il calore a permettere la frittura.
Normalmente, gli alimenti fritti hanno un effetto iperglicemizzante per due motivi:
– i carboidrati contenuti nella farina/pane/semola con cui viene preparata la pastella;
– i lipidi contenuti nell’olio/burro, che vengono prontamente assorbiti dall’alimento grazie al calore
Di conseguenza, grazie alle friggitrici ad aria è possibile eliminare il fattore lipidi. Ma, nel caso in cui l’alimento che decidiamo di friggere ad aria sia un alimento surgelato già pronto per essere consumato (i classici bastoncini di pesce, ad esempio), esso è giá fritto con l’utilizzo di lipidi.
È, inoltre, importante ricordare che il calore favorisce la gelatinizzazione dell’amido della panatura, velocizzando l’assorbimento dei carboidrati in essa contenuti. La gelatinizzazione, infatti, allarga le maglie della struttura cristallina dell’amido, favorendone, così, l’accesso agli enzimi digestivi. Cresce, in questo modo, l’indice glicemico dell’alimento in questione.
In conclusione, la friggitrice ad aria permette di ottenere un alimento fritto senza uso di lipidi, aumentando, tuttavia, l’indice glicemico dell’alimento in questione.

Dott.ssa Claudia Maffoni

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SCiO e DietSensor: scanner molecolare e bilancia bluetooth per la prima volta insieme in Italia (prima parte)

DeeBee.it ha messo alla prova per voi il tanto atteso scanner molecolare, in abbinamento con la suite DietSensor, la bilancia bluetooth che promette di trasformarsi nel perfetto coach nutrizionale, anche per chi è diabetico.

Ci ha messo un bel po’ e finalmente eccola qui, davanti a me, pronta per essere aperta. La scatolina dello scanner molecolare SCiO, uno dei due oggetti del desiderio arrivati stamattina, mi consegna un piccolo dispositivo… scarico. Impaziente e senza perdere tempo, lo metto in carica senza usare il cavetto micro USB in dotazione, ma quello che adopero normalmente per ricaricare lo smartphone: infatti SCiO si ricarica con un qualsiasi trasformatore di ultima generazione (oltre che con la presa USB del PC).

L’opuscolo con le istruzioni, contenuto nella scatola di SCiO, mi indica che la prima cosa da fare è installare sul mio smartphone Android l’app SCiO dal Play Store di Google.

Come da abitudine di uno che prova un odio atavico per i manuali, non prendo in considerazione le altre istruzioni e aspetto le due ore di ricarica suggerite. Appena la apro, l’app cerca di connettersi via Bluetooth al mio SCiO e, neppure fosse una condanna che spetta a tutti i sensorizzati, mi richiede immediatamente una calibrazione dello scanner molecolare.

La mia prima calibrazione non è andata a buon fine. Neanche la seconda. Mi rassegno, evidentemente devo leggere le istruzioni per poter continuare il test.

Ecco cosa non andava: la procedura guidata dell’app, molto ben fatta, mi ricorda che per effettuare la calibrazione, devo estrarre SCiO dal suo semprepresente guscio e reinserirlo capovolto.

Finalmente la calibrazione ha esito positivo. Da questo momento, posso puntare il mio SCiO su ogni leccornia mi venga in mente, come uno jedi con la sua spada laser! O almeno, questo era quello che speravo. Ma non anticipo oltre e procedo con i test che mi vedranno per giorni interi puntare e ripuntare per molte volte lo scanner su alimenti e non solo, provando e riprovando per carpire tutti i segreti e capire le opportunità che potrebbe offrire questo gioiello della tecnologia.

Dopo la connessione e la calibrazione, è il momento di capire come si deve usare lo scanner. E, difatti, il wizard dell’app prosegue facendomi vedere alcune immagini che spiegano in che modo si devono scansionare gli oggetti.

Riassumendo le indicazioni, occorre:

  • Essere a circa un centimetro dalla superficie da scansionare;
  • Puntare lo scanner con un angolo di 90°;
  • Illuminare la superficie da analizzare con la luce blu di SCiO.

Inoltre, l’app mi spiega che per scansionare oggetti di dimensioni ridotte, trovo nella scatola una sorta di “tappo” magnetico di SCiO, col quale ricoprire il led dello scanner dopo aver riposto all’interno l’oggetto da analizzare.

Come ultimo consiglio sulla posizione in fase di scansione, SCiO mi insegna che per “leggere” alcuni oggetti occorre appoggiare lo scanner sulla loro superficie. Dopo svariate prove, ho capito che questa regola vale per tutti gli oggetti dalla superficie curva.

Molto bene, la sezione orticaria sembra conclusa. Ora si passa all’azione! L’app prevede due insiemi di strumenti: le SCiO applets e le mini applets. Il cuore dell’app risiede nel primo dei due. Ma vediamo insieme a cosa servono e ovviamente qualche prova sul campo.

SCiO APPLETS

Innanzitutto, è bene chiarire un concetto fondamentale. Che ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi iniziali. SCiO non è un sistema “punta e scansiona” ma, come ci suggerisce il menù a sinistra, prima di effettuare una scansione al materiale o (per quanto riguarda il nostro popolo del diabete) al cibo interessato, occorre dire all’app che cosa si sta inquadrando. E questo, a seconda della tipologia della portata, può essere più o meno specifico. Per esempio, se per la frutta e la verdura esiste un menù unificato (quindi più “facile e immediato”) per la carne il discorso è più complesso.  Preventivamente bisogna spiegare all’app che tipo di carne stiamo per analizzare: pollo, maiale, manzo oppure altro tipo di carne.  E nella mia testa è subito scattato il jingle della pubblicità: bongi bongi bobobò! (Ti piace vincere facile?). Perché nel mio immaginario di utente medio, mi sarebbe piaciuto che fosse SCiO a dirmi “stai analizzando una bistecca di brontosauro!”. Beh no, non esageriamo. Ma almeno una bistecca di manzo piuttosto che tacchino o vitello, questo sì! E invece… no! Evidentemente uno scanner molecolare non riesce ad arrivare a tanto.

Quindi, messo da parte il mio sogno nerd di uno scanner punta e scatta, ho continuato le mie prove. Con una visuale diversa.

Eccone alcune.

FRUIT AND VEGETABLES

Ho toccato l’icona di frutta e verdura e l’app mi spiega, purtroppo non in italiano, in che modo effettuare la scansione del prodotto.

Dal tavolo già preparato in giardino per un pranzo primaverile trafugo qualche cetriolo a fette. Inizia così ufficialmente l’avventura con la mia spada Jedi personale!

Ecco il responso di SCiO, confrontato con il database dell’app Fat Secret. L’apporto in carboidrati è di 5% vs 2,16%.

Ho preso poi dalla dispensa anche un pomodoro datterino e una mela. Con questi risultati…

La mela
10% vs 12,23%

Il pomodoro
6% vs 3,92%

DAIRY

L’icona sul menù mi illustra un bel pezzo di formaggio per indicarmi tutti i prodotti caseari. In frigo scorgo un bel pezzo di Asiago: per la prima volta non guardo un formaggio con gli occhi dello stomaco, ma con uno sguardo distaccato, incuriosito. Cerco di  percepirne il colore, i riflessi e mi chiedo come faccia questo intrepido piccolo scanner a carpire così tante informazioni solo guardando.

Effettuo la scansione e questo è il risultato visualizzato sul display del mio smartphone. Noto una cosa che mi piace molto: durante la scansione di frutta e verdura, l’app mette in risalto il dato riguardante i carboidrati, ora invece visualizza la percentuale di grassi.

PRODUCE SELECTOR

Questa è una funzione davvero particolare e divertente direi. In sostanza, SCiO restituisce in valore di BRIX, che rappresenta un indice di rifrazione usato in ambito professionale per stabilire se un vegetale è più o meno gustoso. Ma davvero SCiO riuscirà a dirmi in anticipo se un frutto è buono o meno?

Il primo passo da compiere consiste nel “dire” all’app il tipo di frutto che vogliamo analizzare.

Seleziono “Peaches” e seguo le – ormai amiche – istruzioni, che mi spiegano: la pesca è un oggetto tondeggiante, quindi devo appoggiare SCiO sul frutto.

E, dopo aver seguito da bravo utente obbediente tutti i passi indicati, ecco la schermata che compare.

SCiO mi dice che l’indice BRIX è 11 e che la pesca ha un gusto nella media. Sarà vero? Assaggio: in effetti è una pesca anonima, né da ricordarla, ma neanache da dimenticarla. SCiO ci ha preso!

Fine prima parte

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Sottile

Quella che mi è saltata addosso è una malattia davvero sottile.
Non è insozzata di sangue né di bubboni. Non ti cambia il colorito.
All’inizio sembra non pesare quintali, sta lì sulle spalle, le mani al collo, non troppo strette. E la morsa solo quando vuole.
Ti permette una certa libertà: un metro a destra, uno a sinistra, due passi avanti, che non siano tre.
Impartisce ordini senza urlare. Preferisce le stilettate dentro le orecchie, dritte pulsanti sul nervo.
E’ mortifera, ma con eleganza, come le femmes fatales del ‘900, capaci di avvelenare lentamente.
La sua doppiezza l’ho riconosciuta quasi da subito, anche se dicevano che mi sbagliavo io: non si mostra se non per accecarti, quando non te l’aspetti, con incontri raggelanti -una donna con le gambe inutili, un ragazzo col bastone-.
Ti fa concessioni e quando allunghi le mani le bacchetta con una canna tagliente. Non sempre, solo quando le va.
Se fosse una persona sarebbe una persona intelligente. Cattiva, infida, antipatica, stronza e intelligente.
E’ doppia, ma forse anche tripla: ti illude, ti fa male e solleva i tuoi sensi di colpa. E’ così abile anche a sporcarti di vergogna, che dopo ci pensi da solo a infliggerti l’adeguata punizione.
Le piace il lavoro pulito, insomma.
E’ tanto attenta a non svelarsi troppo che qualcuno sostiene che non c’è. Forse è in questi casi che si diverte di più. L’ ho sentita sussurrare, una volta, che la vendetta si consuma fredda.
Quella che mi è saltata addosso è una malattia davvero sottile.
Ma i miei occhi vedono a fondo e le mie spalle la reggono come si reggono le ombre, che possono calpestarti solo all’indietro.

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Rimozione dei cerotti senza irritazioni né residui di colla

Se l’ancoraggio è un buon ancoraggio, la rimozione del cerotto potrebbe diventare dolorosa. Mentre per alcune “pelli fortunate” non servono prodotti per ammorbidire il grip del collante, con altre è invece un passaggio obbligatorio. Come fare per evitare fastidiose irritazioni e per togliere successivamente gli sgradevoli residui di colla? L’esperienza dei tanti utenti e il loro spirito di condivisione ci ha permesso di raccogliere alcune  soluzioni.

I metodi casalinghi prevedono prodotti che vanno dal semplice olio d’oliva o di mandorle, all’olio per bambini, studiato appositamente per le pelli delicate.  C’è chi sceglie il semplice ed economico olio minerale puro (che altro non è che l’ingrediente base dei prodotti per la cura della pelle), gemello diverso dell‘olio di vaselina. Quest’ultimo, sinonimo di paraffina liquida, acquistabile a pochi euro in qualsiasi farmacia, è largamente usato come emolliente nei prodotti cosmetici. Altre alternative meno “unte” sono l’alcool rosa e il ghiaccio. Se posate per pochi minuti un cubetto di ghiaccio (avvolto in una panno leggero per evitare ustioni) sul cerotto, la colla diventa friabile e viene via facilmente.

In commercio esistono però dei prodotti specifici sia per la rimozione dei vari adesivi, sia per la successiva detersione della pelle. Alcuni sono molto noti e costosi, ma ne esistono altri con costi decisamente inferiori (i prezzi riportati sono indicativi).


Niltac
€ 14 – Flacone 50ml
€ 14 – 30 salviette

In spray o salviette, questo sembra essere il prodotto maggiormente usato per evitare il dolore causato nel togliere un cerotto.


Leukotape
€ 16 – Flacone 350ml

Un prodotto professionale ed economico che non richiede ulteriore detersione ed evita irritazioni della pelle.


Braun adhesive remover
€ 16 – Flacone 50ml

Uno spray per la rimozione di qualsiasi adesivo dalla pelle.


Brava adhesive remover
€ 15 – Flacone 50ml
€ 15 – 30 salviette

Un prodotto privo di alcool, in spray e salviette, che rimuove qualsiasi adesivo dalla pelle. Si possono chiedere campioni gratuiti di prova.


Detachol

In boccette o singoli applicatori, questo prodotto è privo di acetone, benzene, cloroformio ed etere. Rimuove non solo i residui della semplice colla dei cerotti, ma anche il Mastisol, l’adesivo liquido usato a volte per migliorare la loro tenuta.


Uni-solve

Anche questo prodotto è commercializzato in salviette o in liquido. Rimuove residui a base acrilica e idrocolloide. Della stessa linea anche le salviette da usare prima dell’applicazone del cerotto, per evitare irritazioni e aumentare l’aderenza.


Mueller Tape & Tuffner Remover

Particolarmente indicato per rimuovere i residui dei nastri di kinesioterapia, viene venduto principalmente nei negozi di prodotti sportivi.


Dispo Tape Remover
€6 – Flacone 300ml

Un prodotto in spray che consente il distacco immediato e indolore di vari bendaggi adesivi. Nella scheda tecnica si specifica la particolare efficacia in presenza di peli.

IL  SONDAGGIO DI DEEBEE.IT

Utilizzi un prodotto specifico per la rimozione del cerotto?

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Cosa mi porto in viaggio?

“La lista è un bene assoluto, la lista è vita”. Questa frase di Itzhak Stern nel film Schindler’s list sembra fatta su misura per chi deve prepararsi per un viaggio con il diabete al seguito.

Noi ne abbiamo preparata una per facilitare l’operazione “bagagli”, croce e delizia delle vacanze. Contiene tutto ciò che può servire in terapia con penne o microinfusore, per chi utilizza sensore, adulti o bambini. Aspettiamo i vostri suggerimenti per rendere questa lista più completa possibile.

    • Glucometro (se dimentichi il glucometro puoi andare in farmacia dove spesso ne hanno di diversi tipi da dare in omaggio, a volte con delle strisce)
    • Cavo di alimentazione del glucometro (ove presente)
    • Strisce reattive
    • Strisce per chetoni
    • Pungidito
    • Lancette
    • Aghi per penne
    • Disinfettante o alcool rosa
    • Cotone o garze
    • Insulina, compresa basale, in fialette o penne preriempite (per sicurezza portare una ricetta bianca del medico di base con la prescrizione -da qualche mese i medicinali si possono prendere anche fuori dalla propria regione-)
    • Borsetta termica e siberini o astucci Frio
    • GlucoDeeBee
    • Glucagone (e ricetta bianca di riserva)
    • Cambio set per microinfusore
    • Sensori di riserva
    • Batterie per microinfusore o PDM
    • Tappino per chiudere il cerotto del microinfusore
    • Crema anestetica
    • Ricevitore o lettore per sensori con i relativi cavi di alimentazione
    • Inseritore e caricabatteria per trasmettitore per gli utilizzatori di Enlite
    • Manuale del microinfusore
    • Numero di assistenza in caso di guasto del microinfusore o sensore
    • Microinfusore sostitutivo, Animas Vibe o Medtronic (in caso di viaggi all’estero o in zone poco raggiungibili è possibile richiedere un microinfusore da utilizzare in caso di guasto, previo contatto con l’assistenza)
    • Cerotti di protezione  e fissaggio– vetrap, tegaderm e simili
    • Fasce, polsini o cover di protezione microinfusore e sensori
    • Siringhe per insulina
    • Prodotti per togliere i cerotti (olio, Niltac o simili)
    • Forbicine (per sagomare i cerotti di rinforzo)
    • Bilancia
    • Un fotodietometro (ce ne sono diversi qui)
    • Tessera sanitaria con l’esenzione
    • Certificato del diabetologo in inglese per viaggi in aereo
    • Numeri d’emergenza diabete o del centro diabetologico del posto in cui stai andando in vacanza

Per chi usa Nightscout

    • Un cavo OTG di scorta (per Dexcom ed Enlite)
    • Il GlimBee 2 (per chi lo usa, per avere gli allarmi con il Libre)
    • Cavo alimentazione per lo smartwatch
    • Per viaggi all’estero prevedere un piano dati apposito nella SIM del telefono predisposto all’invio delle glicemie.
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