Usiamo l’app Spike con MiaoMiao e Blucon

MiaoMiao

Scopriamo insieme come usare MiaoMiao con l’iPhone e l’app non ufficiale Spike,

Se hai ricevuto la tanto desiderata scatolina bianca partita da lontano con dentro il lettore MiaoMiao, e non sai come usarla, niente panico. La versione internazionale (acquistabile da qui) per fortuna non parla cinese; è stata integrata con alcune app non ufficiali frutto del lavoro di vari team. Per iOS è scesa in campo la nuova, ma ormai nota Spike, mentre per Android la storica xDrip+.

Innanzitutto, ti consigliamo di effettuare una ricarica completa del lettore (circa 2 ore). Dopodiché, fai un reset nel foro dietro con una graffetta e applica MiaoMiao a contatto con il sensore FreeStyle Libre. Solo così i due dispositivi andranno “d’accordo” a lungo. Il lettore viene fornito con alcuni biadesivi a lunga tenuta.

L’ultima app tanto amata da chi preferisce “la mela morsicata” non la trovi in Apple store, ma devi richiedere l’invito allo sviluppatore. Nell’arco di 48 ore avrai i tuoi codici e puoi metterti all’opera per configurare inizialmente lo smartphone master, quello che seguirà da vicino il sensore.

 

Inserisci il codice ricevuto via mail e accetta le condizioni d’uso:

Ti apparirà questa videata.

Bisogna specificare il tipo di dispositivo dal quale attingere per avere i dati glicemici. Apri perciò il menù a tendina in alto a sinistra (tre linee orizzontali). Seleziona “Trasmitter” e poi “Scan”. 

Prima di procedere l’app cercherà i dispositivi che trasmettono via bluetooth. Attendi.

Seleziona “MiaoMiao” e torna indietro.

Il sistema chiederà la calibrazione. Quando inserisci il valore glicemico, Spike inizia a lavorare:

Impostazioni

Una volta che l’app comincia a leggere Libre in CGM, è utile impostare i vari dati (soglie di allarmi per ipo e iper, allarmi in caso di mancata lettura e molte altre opzioni avanzate offerte da questa app che, rilascio dopo rilascio, diventa sempre più completa ed efficace).

Se si ha bisogno di uno o più follower, bisogna inserire i dati del proprio Nightscout, precedentemente configurato:

BluCon

La stessa procedura è valida anche per l’uso di BluCon. L’unica differenza è nella richiesta del numero di serie che si trova sul bordo del trasmettitore BluCon.

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Usiamo l’app xDrip+ con MiaoMiao e Blucon

MiaoMiao

Scopriamo insieme come usare MiaoMiao con l’app non ufficiale xDrip+, in attesa dell’integrazione con Glimp.

Se hai ricevuto la tanto desiderata scatolina bianca partita da lontano con dentro il lettore MiaoMiao, e non sai come usarla, niente panico. La versione internazionale (acquistabile da qui) per fortuna non parla cinese; è stata integrata con alcune app non ufficiali, frutto del lavoro di vari team. Per iOS è scesa in campo la nuova, ma ormai nota Spike, mentre per Android la storica xDrip+. Sempre per Android è attesa a brevissimo l’integrazione di MiaoMiao nella tanto amata Glimp, che darà così la possibilità di usare il portale per la visione a distanza e la condivisione dei dati nel modo semplicissimo e immediato.

Innanzitutto, ti consigliamo di effettuare una ricarica completa del lettore. Dopo aver messo in carica per due ore il dispositivo, fai un reset nel foro dietro con una graffetta e applica MiaoMiao a contatto con il sensore FreeStyle Libre. Solo così i due dispositivi andranno “d’accordo” a lungo. Il lettore viene fornito con dei biadesivi a lunga tenuta.

Prima di iniziare questa breve procedura, devi cambiare le impostazioni di sicurezza del tuo smartphone, consentendo l’installazione da sorgenti esterne al Play Store.

Scarica l’ultima versione di xDrip+ e accetta le condizioni di utilizzo.

Apparirà la videata che  ti permette di scegliere il tipo di sensore che si vuole “leggere” con xDrip+. Nel nostro caso “Libre”.

Tutti i comandi per le varie impostazioni si aprono dal menù a tendina, toccando le tre linee orizzontali in alto a sinistra nella videata. Ora è necessario associare via bluetooth il lettore MiaoMiao con lo smartphone.

Bluetooth Scan permetterà di trovare tutti i dispositivi  con bluetooth attivo.

Seleziona il tipo di lettore che userai: Tomato (MiaoMiao).

Una volta confermato il tipo di lettore, imposta i vari dati relativi al sensore in uso e gli allarmi.

Occorre “inizializzare” un nuovo sensore; in parole povere, l’app deve iniziare a “vederlo”.

Puoi optare per una data retroattiva, oppure semplicemente per “oggi”. E, se non vuoi aspettare le canoniche due ore richieste, basta inserire nell’orario precedente a quello vero. Nell’esempio,  ore 9.00 invece delle 11.00.

Per poter iniziare le letture delle glicemie di Libre in CGM, l’app ha bisogno di acquisire almeno due valori; questa volta, quindi, bisogna aspettare. Ma si tratta di pochi minuti, perché il sistema legge per default ogni 5 minuti.

Se il dispositivo dovesse cessare di trasmettere dati, verifica in Stato del sistema che la connessione bluetooth sia attiva. 

Se non lo fosse, tocca “Restart Collector” e tutto tornerà a funzionare.

BluCon

La stessa procedura è valida anche per l’uso di BluCon. L’unica differenza è nell’accoppiamento dei dispositivi e la richiesta del numero di serie che si trova nel bordo di BluCon.  A impostazioni concluse, nello Stato del sistema, vedrai una videata simile a questa:

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«Mio figlio non vuole frequentare il campo per ragazzi con diabete». Cosa ne pensate voi?

Riceviamo e pubblichiamo il post del papà di R., a cui piacerebbe che il figlio frequentasse un campo per ragazzi con diabete. Seguono le risposte e le esperienze dei tanti lettori che partecipano attivamente alla vita della community DeeBee, con tanti contributi le cui parole fanno riflettere.

Nota bene. Questo articolo, scritto previa autorizzazione dei singoli membri, è frutto degli interventi pervenuti nel nostro gruppo protetto.

Ciao, voglio raccontarvi la mia esperienza. Mio figlio R. di 12 anni, diabetico da dicembre, è un ragazzo timido, sempre a casa studiare, Xbox a volontà. L’unico suo compagno di giochi è il fratello di 8 anni. In questo periodo lo sto pressando molto per iscriversi alla vacanza che il San Raffaele farà a Misano a fine agosto. Lui si oppone alla cosa perché non vuole andare con i “bambini malati”, perché lo fa sentire più malato di quello che è già. E poi si vergogna, non accetta di confrontarsi con gli altri. Invece, io penso che stare con bambini con il suo problema lo potrebbe aiutare a trovare dei punti in comune che fino adesso con i compagni della sua classe non ha trovato.

Questo pomeriggio mi ha chiamato l’insegnante dell’altro mio figlio, il fratello minore di R., dicendo che ha fatto un disegno che rappresentava il proprio pancreas tutto sorridente, mentre il pancreas di R. aveva i denti pieni di sangue. Improvvisamente, il piccolo è uscito dalla classe piangendo e dicendo che vorrebbe essere malato anche lui per poter andare in vacanza con R. in modo da aiutarlo a stare con gli altri ragazzi. Ha raccontato all’insegnante che noi genitori lo vogliamo mandare al mare con gli altri bambini malati… Ora, noi genitori siamo molto turbati perché forse stiamo sbagliando; forse stiamo pressando nostro figlio per fare una cosa che lui non vuole fare!

Ecco  alcuni suggerimenti dei membri della community DeeBee.it

M.P. – Positività

Che situazioni! Però il campo serve molto, io ho partecipato con la mia bimba ad un campo per bimbi piccoli con diabete ed è stata un’esperienza super positiva, sia per me che per la bimba. Spero che tu riesca a convincerlo. Però non va bene che il suo compagno di giochi sia solo suo fratello. Questo è un problema che va al di là del diabete.

L.M. – Condivisione

Guarda… avevo gli stessi dubbi di tuo figlio. Poi mia figlia è andata al campus del san Raffaele e si è divertita tantissimo. Non era insieme a bambini malati bensì a bambini con la voglia di divertirsi fare amicizia e… col diabete da gestire insieme. Ti assicuro che gli aspetti della malattia in condivisione li rendono più sicuri e autonomi. Parlatene

F.A. – Esordio in preadolescenza più difficile

Ciao! Mio figlio di 12 anni, esordio a 4 anni, ha fatto due campi scuola con centro che ci segue a 9 anni la prima volta e 10 anni alla seconda esperienza ci ha detto che lui ha già capito il suo problema che era felice dei momenti di gioco, piscina, ecc. con i suoi colleghi DB1 ma si annoiava nelle mini lezioni che facevano in cui spiegavano un po’ tutto il diabete (il modo di curarsi, ecc.). Detto ciò, la scorsa estate le dottoresse gli hanno chiesto se voleva partecipare e lui con un “no” categorico ha detto che ha bisogno di venire con noi, di distrarsi… Io sono favorevole, ovvio, perché sono momenti di autonomia importante per loro, però non intendo mandarlo senza che ci vada volentieri. È brutto per tutti, a tutte le età, ma penso anche che l’esordio a 12 anni in preadolescenza sia più duro per un ragazzino.

D.Z. – Diabete come gioco

Non sono uno psicologo, dico solo la mia. Penso che si debba impostare tutto ciò che è finalizzato alla gestione del diabete, quindi anche la socializzazione e l’utilissimo confronto con i coetanei, come un gioco… Non mi fraintendere, so bene che il diabete non è un gioco, ma è anche vero che lui e soprattutto il suo fratellino sono dei bambini e imparano e comunicano ancora con il gioco. Allontanare l’idea del diabete dallo spettro di una malattia e sostituirlo con una immagine più “leggera” può far bene a entrambi i ragazzi, soprattutto al piccolo che si sta caricando di un peso non suo. Siate distesi voi, no ansie in evidenza e con più sorrisi ogni qualvolta si presenterà una difficile – difficilissima – situazione… Gli farete sentire meno pressione: tanti inviti a fare con sorriso e disponibilità, mai pressioni…

M.V. – Impazienza

Mia figlia. Diabete Tipo1 da un anno non vede l’ora di andare al campo scuola… forse non sa che l’aspettano delle regole da rispettare.

L.S. – Ricredersi

Anche mia figlia non voleva assolutamente andarci, poi abbiamo partecipato anche noi a quei 5 incontri che tu farai, ha conosciuto altre ragazzine della sua età e alla fine lo scorso agosto al campus ci è andata ed è stata un esperienza bellissima!

C.C. – Senza fretta

Ho 40 anni. Diabetica da quando ne avevo 16. Hanno proposto anche a me i campi (cui ho partecipato malvolentieri all’inizio) e percorsi psicologici (che ho del tutto rifiutato). Secondo me non c’è una cosa giusta da fare. Ora che sono mamma capisco i dubbi di un genitore, ma da paziente ti esorto a non drammatizzare. Come per tutte le altre cose, suggerisci a tuo figlio che potrebbe essere una bella esperienza ma, se andare diventa per lui un incubo, lasciate che rinunci. Potrà partecipare anche l’anno dopo quando sarà un po’ più sereno.

E.L. – Maturità

Purtroppo anch’io da piccolo non ne ho mai voluto sapere, li chiamavo “la setta“… Ci sono andato da adulto!

G.L. – Un’isola felice

Ora ne ho 27 belli suonati! All’epoca del camp ne avevo 13! Ho fatto il campus sei mesi dopo l’esordio. Non solo è utilissimo, ma stare insieme ad altri ragazzi diabetici per me era come stare su un’isola felice. Non dovevo spiegare niente, preoccuparmi di niente. Le mie difficoltà erano quelle di tutti, quindi come fossero normali. Poi quei campus sono momenti di vita più normale che mai, si fa formazione si, ma c è anche un sacco di tempo dedicato allo svago senza limiti dovuti alla condizione. Ho imparato a gestire il cibo, e parlo anche di colazioni dolci e pizze (non siamo stati mai limitati in questo, anzi, ci hanno insegnato a vivere la quotidianità con consapevolezza!) e ho fatto esperienze bellissime di gioco e puro divertimento in cui non mi sono sentita diversa se, da bambina quale ero, dovevo fermarmi un po’ per un’ipoglicemia. Di sicuro ne trovavo già altri cinque o sei fermi con gli infermieri tra un succo di frutta e qualche carboidrato. È stato bellissimo! E per come vivevo il diabete agli inizi, è stato così NORMALE! Fai il possibile perché tuo figlio partecipi! Gli piacerà un sacco!

M.S. – L’appetito vien mangiando

Alessandro, 12 anni, pure lui timidissimo. L’anno scorso abbiamo dovuto pagarlo per mandarlo al campo scuola, i primi 3 giorni ha sofferto tanto (era la sua prima esperienza senza i genitori) poi però una volta ingranato si è pure divertito, questa estate è pronto a ripetere l’esperienza. Se c’è riuscito lui, può riuscirci anche R.

M.B. – Fratelli insieme

Prova a chiedere se entrambi i fratelli possono partecipare al campo. Andare insieme potrebbe rasserenarli e aiutarli entrambi.

D.C. – Metabolizzare

Mio figlio ha 7 anni non ama i campus. Tuo figlio è diabetico da poco tempo deve metabolizzare il tutto. Il consiglio che posso darti è di non forzarlo, ma non deve sentirsi malato.

S.G. – Psicologo

Mio figlio esordio a 8 anni, oggi ne ha 13 non ha mai voluto partecipare ad un campo dicendo la stessa cosa di tuo figlio. “Io non voglio stare in un campo con solo bambini malati che non conosco. Io sono come gli altri e vado ai campi con i miei amici”. Che dire… io non ho insistito. Ho chiesto un confronto con la psicologa dell’equipe che mi ha rassicurata nella mia scelta. Mio figlio ha seguito un percorso con la psicologa dopo l’esordio che lo ha, e ci ha, aiutato molto. Così come ci ha aiutato la “comprensione” dei suoi amici e compagni per questa nuova situazione. Io ti consiglio un confronto con uno psicologo: chiedi al centro diabetologico dove vi seguono.

P.T. – Normalità

Mia figlia mi ripete sempre che il Camposcuola del centro è la più bella esperienza. E lei aveva già fatto altre cose. Direi che è proprio invece un momento in cui non ti senti malato. Tutti misurano la glicemia, tutti fanno l’insulina, tutti vanno in iper e ipo. Certo che a 12 anni non è semplice, non è che ti puoi imporre. Valutate con il diabetologo e lo psicologo come ti hanno già suggerito.

M.B. – Imposizione

Mio figlio non ha mai voluto partecipare a un campo scuola, né ha mai accettato incontri con psicologi… Esordio 9 anni… Anch’io ritenevo che avrebbe potuto aiutarlo tantissimo, ma poi mi sono resa conto che stavo imponendo una scelta che era giusta solo per me perché lui ha elaborato diversamente il problema; si convinceva di non essere malato, ma di avere un problema da gestire, per cui lo stare insieme agli altri ragazzi al contrario lo faceva sentire malato mentre lui per stare bene doveva continuare a fare la vita di prima con gli amici di prima… Oggi posso dire che probabilmente aveva ragione lui. Ogni ragazzo ha il proprio modo per reagire. Noi possiamo supportarli ma, secondo me mai far loro violenza, anche se continuo a pensare che l’aiuto psicologico se accettato è da valutare sempre. Nel tuo caso io chiederei di poter mandare anche il fratellino così magari si sentirebbe più confortato. Coraggio, passerà questo momentaccio! Un bacione ai tuoi piccoli.

C.P. – Il piano B

Io non saprei cosa consigliarti. Secondo me gli farebbe bene un po’ di “staccamento”. Perché non gli dici di iniziare ad andare poi se non si diverte lo andate a prendere? Così giusto per rassicurarlo?

L.I. – Tempo al tempo

Scusami se mi permetto ma, secondo me, il bimbo deve ancora metabolizzare la cosa. Dagli tempo, non opprimerlo. Secondo me, un bimbo che ha da poco scoperto questo brutto mondo deve anche accettare e sopratutto capire che è giusto confrontarsi. Dai tempo a tempo

P.P. – Amicizie durevoli

Anche mio figlio (aveva 13 anni) non voleva andare al Camp organizzato dalla diabetologia di Verona. I motivi erano gli stessi di tuo figlio. Come invece mi aspettavo, si è divertito moltissimo e ancora, dopo tre anni, si sente con alcuni dei ragazzi che ha conosciuto lì.

D.M. – Occasione importante

Io ho 28 anni e sono diabetica da 15. Magari potessi fare cose del genere! Non ho mai accettato la mia malattia forse perché non ho mai frequentato persone con il mio stesso problema. Mi piacerebbe stare con persone diabetiche, magari dopo anni mi metto la testa a posto!

A.S. – Sicurezza nella gestione

Mia figlia è stata due volte a Misano con il San Raffaele. Esperienza positiva, ha fatto delle belle amicizie, ha preso sicurezza nel gestire la malattia. Questa estate, se la prenderanno, andrà a Livigno. Però è sempre stata a lei a scegliere di voler andare, non è mai stata contraria ma, se lo fosse stata, avrei comunque insistito a farla partecipare.

A.C. – Sempre e tutti

La mia ragazza non ha l’età per Livigno ed è molto dispiaciuta. Lei parteciperebbe ad ogni campo scuola!

L.S. – Nuove amicizie

Mia figlia, 14 anni, ha avuto l’esordio a gennaio 2017 e ad agosto 2017 l’abbiamo mandata al campus con S. Raffaele di Milano. Anche lei di carattere è timida e un po’ chiusa. In fase iniziale dunque non ci voleva assolutamente andare quando glielo abbiamo proposto. Abbiamo insistito un po’ perché lei ha bisogno di essere incoraggiata, poi si è convinta, è andata, e si è divertita… facendo anche nuove amicizie con cui si sente anche ora.

G.R. – Parlarne tanto

Ciao, mio figlio di quasi nove anni  e ieri abbiamo festeggiato il terzo anno di diabete. Anche lui non è voluto andare al campo e ho rispettato la sua scelta e soprattutto la sua paura perché timido. L’unica nota stonata nel leggere il tuo post è la parola “malattia”. Consigliata dal team di diabetologia, noi la definiamo patologia. E ti assicuro che tuo figlio si sentirà meno malato e più simile agli altri. Il mio all’inizio nascondeva il sensore e abbassava lo sguardo quando si parlava di diabete. Ora fa un po’ il “professore”. Aiutatelo a imparare a conviverci. E sostenete e parlate anche col fratellino che nel suo piccolo vorrebbe aiutarlo e si sente impotente per il suo stato “normale” della diversità del fratello. Più parlate in famiglia, più sarete uniti. Vi abbraccio.

G.M. – Intesa

Allora. Sofia 11 anni, è una bambina molto solare, non ha difficoltà a fare amicizie nuove: ma quando si trova con due amichette anche loro diabetiche c’è un rapporto di intesa completamente diverso ed unico, un legame profondo che sentono. A mio parere rendersi conto che non è solo ma ci sono molti bambini che hanno le stesse difficoltà non può che essere assolutamente positivo, quindi campo scuola piuttosto che incontri non possono che essere auspicabili.

V.T. – Ascolto

Caro papà, non posso darti un’esperienza diretta perché mio figlio ha solo 3 anni, quindi il problema campo lo affronteremo tra qualche anno. Sicuramente per come la vedo io farò di tutto per farlo partecipare, perché credo sia un’esperienza importante e che abbia molto a che fare con l’accettazione di questa patologia. Posso darti la mia esperienza invece sull’adolescenza, avendo un figlio tredicenne. E li sono cavoli! Io non avrei mai pensato che fosse un momento così difficile da affrontare. Cambia tutto, cambiano loro, cambi tu ai loro occhi, cambiano le coordinate del loro mondo. Quindi l’unico consiglio che posso darti è ascoltalo, non forzarlo, accompagnalo in questo difficile momento di cambiamento e concedigli del tempo per metabolizzarlo. Se andrà l’anno prossimo, invece che questo, andrà bene lo stesso. Magari potreste proporre qualche giorno di vacanza lì intorno e passare una giornata con tutta la famiglia insieme al campo…? (non so se sia permesso…).

E.F. – Diabete come compagno

Sicuramente è ancora molto presto per una vera accettazione della malattia, sia da parte vostra che del resto della famiglia. Se posso darti una consiglio, da diabetica dall’età di 12 anni, ti suggerirei di non incentrare tutto sul discorso dei “bambini malati”, della “malattia ” e dello “stare tra malati”. Sono prima di tutto ragazzi, poi viene il diabete. Il diabete è un compagno, non il protagonista della nostra vita. Te lo dico, davvero, umilmente. Per il resto un supporto psicologico può aiutarci a sciogliere tutte le criticità. Io sono andata per anni e mi ha molto giovato! Vi abbraccio e sono sicura che ce la farete!

D.N. – Forzatura

Per ognuno è diverso, ma se lui non ci vuole andare, perché dovete forzarlo? Io quando avevo 8 anni volevo solo essere il più uguale possibile ai miei amici sani e mai avrei accettato di andare in una vacanza “speciale” e se anche avessi avuto dei benefici “diabetici”, la mia autostima sarebbe crollata ancora di più. Oh, comunque meglio avere il diabete che essere i genitori di noialtri… Una cosa fondamentale è conservare spensieratezza e leggerezza. Se sono ancora vivo io con tutte le CAZZATE che ho fatto… vuol dire che siamo materiale resistente!

C.P. – Pausa per i genitori

Io abito in Puglia e mia figlia (14 anni) frequenta i campi di Rapallo organizzati dal Gaslini da ben due anni. L’anno scorso è andata anche al Dinamo Camp, ma non le è piaciuto allo stesso modo. Io ritengo che siano esperienze molto utili e rilassanti per noi genitori che facciamo una reale pausa dalla routine. Purtroppo, qui al sud non ci sono molte opportunità di questo tipo, ma noi approfittiamo sempre per seguirla e farci qualche giorno fuori. La libertà di opinione è un diritto inalienabile.

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Friggitrici ad aria e glicemie

Riceviamo e pubblichiamo la domanda di E.C. che chiede informazioni sulle friggitrici ad aria

Buongiorno,
sono la mamma di un bambino di 10 anni, diabetico da 3. Vorrei chiederLe se l’uso della friggitrice ad aria potrebbe rendere più facile la gestione delle pietanze che prevedono la frittura. Grazie


LA DIETISTA RISPONDE

Esistono due tipi di friggitrice ad aria:
– friggitrice ad aria, nella quale il calore necessario per la frittura è veicolato dall’olio (che non entra comunque in contatto con l’alimento);
– friggitrice ad aria calda, nella quale il calore è veicolato dall’aria stessa In entrambi i casi, é il calore a permettere la frittura.
Normalmente, gli alimenti fritti hanno un effetto iperglicemizzante per due motivi:
– i carboidrati contenuti nella farina/pane/semola con cui viene preparata la pastella;
– i lipidi contenuti nell’olio/burro, che vengono prontamente assorbiti dall’alimento grazie al calore
Di conseguenza, grazie alle friggitrici ad aria è possibile eliminare il fattore lipidi. Ma, nel caso in cui l’alimento che decidiamo di friggere ad aria sia un alimento surgelato già pronto per essere consumato (i classici bastoncini di pesce, ad esempio), esso è giá fritto con l’utilizzo di lipidi.
È, inoltre, importante ricordare che il calore favorisce la gelatinizzazione dell’amido della panatura, velocizzando l’assorbimento dei carboidrati in essa contenuti. La gelatinizzazione, infatti, allarga le maglie della struttura cristallina dell’amido, favorendone, così, l’accesso agli enzimi digestivi. Cresce, in questo modo, l’indice glicemico dell’alimento in questione.
In conclusione, la friggitrice ad aria permette di ottenere un alimento fritto senza uso di lipidi, aumentando, tuttavia, l’indice glicemico dell’alimento in questione.

Dott.ssa Claudia Maffoni

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SCiO e DietSensor: scanner molecolare e bilancia bluetooth per la prima volta insieme in Italia (prima parte)

DeeBee.it ha messo alla prova per voi il tanto atteso scanner molecolare, in abbinamento con la suite DietSensor, la bilancia bluetooth che promette di trasformarsi nel perfetto coach nutrizionale, anche per chi è diabetico.

Ci ha messo un bel po’ e finalmente eccola qui, davanti a me, pronta per essere aperta. La scatolina dello scanner molecolare SCiO, uno dei due oggetti del desiderio arrivati stamattina, mi consegna un piccolo dispositivo… scarico. Impaziente e senza perdere tempo, lo metto in carica senza usare il cavetto micro USB in dotazione, ma quello che adopero normalmente per ricaricare lo smartphone: infatti SCiO si ricarica con un qualsiasi trasformatore di ultima generazione (oltre che con la presa USB del PC).

L’opuscolo con le istruzioni, contenuto nella scatola di SCiO, mi indica che la prima cosa da fare è installare sul mio smartphone Android l’app SCiO dal Play Store di Google.

Come da abitudine di uno che prova un odio atavico per i manuali, non prendo in considerazione le altre istruzioni e aspetto le due ore di ricarica suggerite. Appena la apro, l’app cerca di connettersi via Bluetooth al mio SCiO e, neppure fosse una condanna che spetta a tutti i sensorizzati, mi richiede immediatamente una calibrazione dello scanner molecolare.

La mia prima calibrazione non è andata a buon fine. Neanche la seconda. Mi rassegno, evidentemente devo leggere le istruzioni per poter continuare il test.

Ecco cosa non andava: la procedura guidata dell’app, molto ben fatta, mi ricorda che per effettuare la calibrazione, devo estrarre SCiO dal suo semprepresente guscio e reinserirlo capovolto.

Finalmente la calibrazione ha esito positivo. Da questo momento, posso puntare il mio SCiO su ogni leccornia mi venga in mente, come uno jedi con la sua spada laser! O almeno, questo era quello che speravo. Ma non anticipo oltre e procedo con i test che mi vedranno per giorni interi puntare e ripuntare per molte volte lo scanner su alimenti e non solo, provando e riprovando per carpire tutti i segreti e capire le opportunità che potrebbe offrire questo gioiello della tecnologia.

Dopo la connessione e la calibrazione, è il momento di capire come si deve usare lo scanner. E, difatti, il wizard dell’app prosegue facendomi vedere alcune immagini che spiegano in che modo si devono scansionare gli oggetti.

Riassumendo le indicazioni, occorre:

  • Essere a circa un centimetro dalla superficie da scansionare;
  • Puntare lo scanner con un angolo di 90°;
  • Illuminare la superficie da analizzare con la luce blu di SCiO.

Inoltre, l’app mi spiega che per scansionare oggetti di dimensioni ridotte, trovo nella scatola una sorta di “tappo” magnetico di SCiO, col quale ricoprire il led dello scanner dopo aver riposto all’interno l’oggetto da analizzare.

Come ultimo consiglio sulla posizione in fase di scansione, SCiO mi insegna che per “leggere” alcuni oggetti occorre appoggiare lo scanner sulla loro superficie. Dopo svariate prove, ho capito che questa regola vale per tutti gli oggetti dalla superficie curva.

Molto bene, la sezione orticaria sembra conclusa. Ora si passa all’azione! L’app prevede due insiemi di strumenti: le SCiO applets e le mini applets. Il cuore dell’app risiede nel primo dei due. Ma vediamo insieme a cosa servono e ovviamente qualche prova sul campo.

SCiO APPLETS

Innanzitutto, è bene chiarire un concetto fondamentale. Che ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi iniziali. SCiO non è un sistema “punta e scansiona” ma, come ci suggerisce il menù a sinistra, prima di effettuare una scansione al materiale o (per quanto riguarda il nostro popolo del diabete) al cibo interessato, occorre dire all’app che cosa si sta inquadrando. E questo, a seconda della tipologia della portata, può essere più o meno specifico. Per esempio, se per la frutta e la verdura esiste un menù unificato (quindi più “facile e immediato”) per la carne il discorso è più complesso.  Preventivamente bisogna spiegare all’app che tipo di carne stiamo per analizzare: pollo, maiale, manzo oppure altro tipo di carne.  E nella mia testa è subito scattato il jingle della pubblicità: bongi bongi bobobò! (Ti piace vincere facile?). Perché nel mio immaginario di utente medio, mi sarebbe piaciuto che fosse SCiO a dirmi “stai analizzando una bistecca di brontosauro!”. Beh no, non esageriamo. Ma almeno una bistecca di manzo piuttosto che tacchino o vitello, questo sì! E invece… no! Evidentemente uno scanner molecolare non riesce ad arrivare a tanto.

Quindi, messo da parte il mio sogno nerd di uno scanner punta e scatta, ho continuato le mie prove. Con una visuale diversa.

Eccone alcune.

FRUIT AND VEGETABLES

Ho toccato l’icona di frutta e verdura e l’app mi spiega, purtroppo non in italiano, in che modo effettuare la scansione del prodotto.

Dal tavolo già preparato in giardino per un pranzo primaverile trafugo qualche cetriolo a fette. Inizia così ufficialmente l’avventura con la mia spada Jedi personale!

Ecco il responso di SCiO, confrontato con il database dell’app Fat Secret. L’apporto in carboidrati è di 5% vs 2,16%.

Ho preso poi dalla dispensa anche un pomodoro datterino e una mela. Con questi risultati…

La mela
10% vs 12,23%

Il pomodoro
6% vs 3,92%

DAIRY

L’icona sul menù mi illustra un bel pezzo di formaggio per indicarmi tutti i prodotti caseari. In frigo scorgo un bel pezzo di Asiago: per la prima volta non guardo un formaggio con gli occhi dello stomaco, ma con uno sguardo distaccato, incuriosito. Cerco di  percepirne il colore, i riflessi e mi chiedo come faccia questo intrepido piccolo scanner a carpire così tante informazioni solo guardando.

Effettuo la scansione e questo è il risultato visualizzato sul display del mio smartphone. Noto una cosa che mi piace molto: durante la scansione di frutta e verdura, l’app mette in risalto il dato riguardante i carboidrati, ora invece visualizza la percentuale di grassi.

PRODUCE SELECTOR

Questa è una funzione davvero particolare e divertente direi. In sostanza, SCiO restituisce in valore di BRIX, che rappresenta un indice di rifrazione usato in ambito professionale per stabilire se un vegetale è più o meno gustoso. Ma davvero SCiO riuscirà a dirmi in anticipo se un frutto è buono o meno?

Il primo passo da compiere consiste nel “dire” all’app il tipo di frutto che vogliamo analizzare.

Seleziono “Peaches” e seguo le – ormai amiche – istruzioni, che mi spiegano: la pesca è un oggetto tondeggiante, quindi devo appoggiare SCiO sul frutto.

E, dopo aver seguito da bravo utente obbediente tutti i passi indicati, ecco la schermata che compare.

SCiO mi dice che l’indice BRIX è 11 e che la pesca ha un gusto nella media. Sarà vero? Assaggio: in effetti è una pesca anonima, né da ricordarla, ma neanache da dimenticarla. SCiO ci ha preso!

Fine prima parte

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Amadeus ha fatto “barba e capelli”. Ai diabetici di tipo 1.

Prevenire il diabete si può, parlane con il tuo medico!” Questa frase la sentiremo per parecchio nei canali radio e tv della Rai, in Internet e chi sa per quanto tempo girerà come scheggia impazzita a fare danni.

È la frase finale di uno spot per la Campagna del Ministero della Salute per la prevenzione del diabete. Sarebbe stata anche utile questo messaggio in un paese dove circa tre milioni di persone soffrono di diabete Tipo 2. Se solo qualcuno si fosse preoccupato di specificarlo. Una di quelle decine di persone che sicuramente hanno avuto per le mani il progetto. Sarebbe forse bastato un dubbio, una voce contro per non distruggere in meno di mezzo minuto, il lavoro infinito di informazione che si fa da anni sul diabete 1. Per non cancellare in un battibaleno i miliardi di volte che adulti affetti da diabete Tipo 1 o genitori di bambini con la stessa patologia ripetono come un mantra “mio figlio non si è ammalato perché ha mangiato male o tanti dolci”, “è una malattia autoimmune”, “non si guarisce e non si poteva prevenire. Ma come no? Lo dice la Rai, il Ministero della Salute nel suo spot istituzionale, lo dice Amadeus mentre fa due chiacchiere dal barbiere. E chi sa perché, invece di parlare del tempo impazzito o della squadra del cuore, nello spot racconta che deve fare uno spot sul diabete. E svela che può essere prevenibile. Un contorto gioco di specchi che emana una luce brutta (come quelle usate per realizzarlo) e sbagliata, una micidiale lama negli occhi per chi deve fare i conti con il diabete di Tipo 1.

Aggiornamento. Presumibilmente a fronte delle innumerevoli mail e telefonate ricevute, il Ministero della Salute ha rimosso il video oggetto di questo articolo, sostituendolo con un video identico, fatta salva la didascalia, aggiunta in testa e in coda allo stesso, riportante la scritta: “Campagna di comunicazione per la prevenzione del diabete di tipo 2”.
Fermo restando che per un normoglicemico che non conosce il diabete, leggere “tipo 2” non dirà nulla, la didascalia ora inserita – una toppa – ha un peso mediatico irrisorio rispetto alla potenza dello spot. A nostro avviso, il minimo sindacale per raddrizzare il tiro, sarebbe l’inserimento di una didascalia più chiara, che richiami al “diabete che compare in età adulta”. Più in generale, comunque, riteniamo che la clip sia da rifare.
Invitiamo i nostri lettori a scrivere ancora una volta al Ministero,  telefonando al numero 0659941 o scrivendo una mail a  ufficiostampa@sanita.it 

Vecchio video

Nuovo Video

Lo spot rimanda a una sezione del sito del Ministero, dove viene spiegato lo scopo, gli strumenti e… la distinzione tra i due tipi di diabete. Tutto per una parola non detta dal noto conduttore televisivo che recita con finta leggerezza tra una solita spuntatina e un invito a fare lo spot insieme. In effetti, forse il barbiere e la sua assistente l’avrebbero realizzato meglio.

Non sappiamo chi ha ideato e scritto questo spot delle meraviglie del Ministero della Saluta, ma leggiamo :

“In linea con le finalità della Legge 115/87, gli spot e i prodotti realizzati verranno messi a disposizione delle società scientifiche e delle associazioni firmatarie della campagna (Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica SIEDP, Società italiana di diabetologia SID, Associazione italiana diabetici FAND, Federazione nazionale diabete giovanile FDG, Associazione medici diabetologi AMD, Associazioni di aiuto a bambini e giovani con diabete AGD, Associazione italiana per la difesa degli interessi dei diabetici AID, Diabete Forum, Associazione per la ricerca sul diabete ARDI), che potranno veicolarli sui loro siti istituzionali e sul territorio, nell’ambito delle iniziative dalle stesse organizzate.
La creatività sarà messa a disposizione anche delle istituzioni e società scientifiche che vorranno aderire all’iniziativa.

Forse le sigle elencate non conoscevano in dettaglio cosa ne sarebbe venuto fuori, forse la firma comprendeva tante altre cose, ma trovare il nome di associazioni che si occupano prettamente di diabete giovanile in un’operazione del genere lascia molto perplessi. E mentre il noto conduttore ripete ignaro il copione che gli è stato dato, cosa succederà ora? Nei vari convegni ed eventi, nei siti e forum le associazioni veicoleranno davvero il messaggio  della prevenzione del diabete?

Staremo a vedere cosa accadrà con questa campagna che sembra aver usato la metafora del Rasoio di Occam, tanto per stare in tema.  “Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora” o più semplicemente “È inutile fare con più ciò che si può fare con meno”.

Si dice che le parole facciano più male della spada. È vero: anche quelle non dette. Infatti, con due parole in meno è stato fatto un enorme danno. Inutile.

DeeBee Italia

Se anche voi volete dare un segnale concreto di protesta contro questa campagna potete telefonare al numero 0659941 o scrivere una mail a  ufficiostampa@sanita.it

©Riproduzione riservata

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Come condividere tutti i dati glicemici con il diabetologo, con un click

DeeBee progetta il primo "sistema facile" per la condivisione online, immediata e sicura, dei dati glicemici, sia statistici che in tempo reale.

Visto che ci siamo votati alla semplicità e alla facilità di rilevamento e di condivisione dei dati, non ci siamo più fermati. Glimp for Web, il portale per la visione a distanza delle glicemie, si arricchisce di una nuova opzione. Passo dopo passo, con i vari input arrivati da chi lo usa, abbiamo messo a punto un nuovo sistema di condivisione, per poter fare tutto con un semplice click.

Precedentemente per poter condividere con il proprio diabetologo i dati rilevati da Glimp, bisognava fornirgli le credenziali del proprio account Dropbox. Solo così poteva accedere per consultare i vari dati e i report.
D’ora in poi basterà inviargli via email, sms, whatsapp o messenger un semplice link generato automaticamente dal portale

Per ora Glimp for Web è in versione beta ed è in via di perfezionamento. A tendere, compariranno nell’interfaccia anche la freccia della tendenza glicemica, l’incremento della glicemia rispetto al valore precedente, l’impostazione dell’allarme che suona dopo non aver ricevuto le glicemie per troppo tempo e tanto altro ancora.
Come sempre, nei commenti o al nostro indirizzo email info@deebee.it, aspettiamo i vostri feedback, suggerimenti o consigli per poter migliorare il più possibile questo nostro nuovo servizio pensato per facilitare ancora di più la gestione del diabete.

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Il tuo BluCon si disconnette spesso? Abbiamo raccolto le varie soluzioni a questo fastidioso problema.

Pur riponendo grande fiducia nei prossimi concorrenti del BluCon, che sicuramente risolveranno il problema della stabilità di connessione con lo smartphone, le aziende che producono un lettore per FreeStyle Libre non hanno la capacità di produrre in casa un circuito proprietario. Si limitano invece ad assemblare diversi componenti, già esistenti sul mercato, come per esempio il chip per la lettura del tag NFC, quello per le comunicazioni Bluetooth e via dicendo. Credo che né Ambrosia, né il creatore di T-mini o il produttore di Miao Miao abbiano la capacità di crearli ex novo, dedicati nativamente a FreeStyle Libre.

Sono utente Ambrosia da più in un mese ormai e mi sono reso conto che molti dei difetti di comunicazione che ho riscontrato non sono dovuti a malfunzionamenti di BluCon, ma ad altri fattori. Li elenco in questo articolo: potrebbero essere d’aiuto a tanti utenti come me.

Posizionamento del BluCon sul sensore Libre

Siete sicuri che il lettore non si sia spostato, anche leggermente? Se questo accade e il BluCon copre solo parte del sensore, inclinato o posizionato male, ciò si traduce in un errore di comunicazione, errore della batteria, o altri tipi di errore. Sarà sufficiente riposizionare meglio il lettore e, dopo pochi minuti, tutto riprenderà a funzionare.

Sensore integro

Il suo sensore ha subito un colpo, anche lieve?  Prova a leggerlo con il lettore ufficiale Abbott è ancora in grado di leggere? Se non lo è, allora il problema è da imputarsi al danneggiamento del Libre.

Comunicazione tra BluCon e il telefono cellulare

Il telefono è compatibile? Ecco le specifiche richieste: deve supportare Bluetooth 4 poichè BluCon usa il protocollo BLE (Bluetooth Low Energy). Ricorda che, affinché l’accoppiamento avvenga senza problemi, questo deve essere eseguito direttamente all’interno app e non nel modo convenzionale: se viene effettuato tramite le impostazioni dello smartphone, questo causerà problemi.

Distanza tra BluCon e il telefono cellulare

A che distanza avviene la comunicazione tra il tuo BluCon e lo smartphone? Ricorda che, per ottimizzare i consumi, la tecnologia bluetooth utilizza una quantità esigua di energia elettrica ad ogni invio della glicemia (circa 1 milliwatt) e questo comporta dei limiti: ad esempio la distanza massima tra trasmettitore e ricevitore non può superare i 10 metri e se vi sono muri in mezzo, questa si riduce ulterioriemente. Attenzione: se le pareti sono in cemento armato, la distanza si riduce ancora di più!

Abbigliamento

Anche l’abbigliamento può interferire con la comunicazione. Recentemente ho scoperto che una giacca a vento che uso nei giorni freddi e che ha un rivestimento metallico a specchio, causa molte interferenze nella lettura del BluCon. Soprattutto se tenevo telefono nella tasca della camicia. Una volta tirato fuori, tutto è tornato a funzionare perfettamente.

Dispositivi bluetooth nelle vicinanze

Gli altri dispositivi che usano il Bluetooth sono potenziali fonti di interferenza se si trovano nelle vicinanze. Vale la pena capire se il BluCon riprenderà a funzionare una volta che venissero spenti: la tv, la soundbar, il subwoofer, le cuffie, il braccialetto fitness, ecc…  Pensa: durante l’utilizzo, per esempio, ho scoperto che una volta disconnesso un braccialetto di fitness Huawei dal mio polso, il BluCon ha riiniziato a funzionare senza problemi!

Conclusioni

Il consiglio che voglio darti è per primo è: aspetta! Non cambiare immediatamente le batterie, non resettare subito il BluCon, non spegnere e riaccendere il telefono. Prova a capire cosa sta succedendo, al massimo effettua un “Restart Collector” se è previsto dall’app che stai utilizzando e, soprattutto, aspetta alcuni minuti per vedere se i risultati arrivano. Sebbene oggi disponiamo di software potenti e veloci, sappi che quando si tratta di far parlare tra loro dspositivi differenti, i protocolli di comunicazione possono richiedere un po’ di tempo prima che le parti si “capiscano”.

Lo stesso telefono potrebbe avere problemi di fabbrica con il Bluetooth. Se provi a usare un altro smartphone, assicurati che abbia il supporto Bluetooth 4. In tal caso, ricordati di resettare BluCon, per cancellare le informazioni legate al precedente smartphone.

Allo stesso modo, se cambi BluCon non è sufficiente spegnere e riaccendere il telefono, ma devo associarlo di nuovo.

Virgílio Vargas

Trad. Ines Rodrigues

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Le mie prime due settimane con Miao Miao e la sua app

Ho avuto l’occasione di poter avere Miao Miao poche settimane fa e mi sono reso conto che per poterlo usare da subito avrei dovuto imparare… il cinese. Una lingua non proprio vicino alla mia. Essendo tenace di natura, non mi sono tirato indietro.

Non potevo aspettare; mi ci sono impuntato e ce l’ho fatta! Ci sono voluti alcuni giorni prima di poter usare l’app con il mio iPhone. A parte la difficoltà della lingua, superabile appena uscirà la versione in inglese, l’app è abbastanza complessa. Ma anche completa e, oltre alle solite opzioni, dà la possibilità di scambiare informazioni e confrontarsi con altre persone che la usano.

Di giorno in giorno, ho capito sempre di più e il mio entusiasmo è aumentato. Nel giro di due settimane, ho avuto le mie glicemie rilevate ogni 5 minuti, non ci sono stati problemi o disconnessioni. E non solo: i valori glicemici sono stati anche trasferiti in parallelo ad Apple Health.

Con mia grande sorpresa mi sono reso conto che dopo ben due settimane e qualche ora di utilizzo, la capacità residua della batteria era 60% !

Il secondo FreeStyle Libre in CGM lo sto provando con il mio Samsung S4 mini con xDrip + (speciale). Dopo 5 giorni e 4 ore, la batteria mostra ancora l’80%.


Se la comunicazione tra xDrip + e Miao Miao rimane valida e stabile come l’app originale cinese, sarà una cosa veramente meravigliosa! E io sarei ancora più contento se Miao Miao venisse integrato in Glimp!

Bruno Bolli

Vuoi essere sempre aggiornato su Miao Miao? Iscriviti nella community Miao Miao italiana, dedicata a questo lettore. È un gruppo chiuso, nel rispetto della privacy di ogni membro.

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Ancora ingiustizie, ancora Sardegna

Da qui a Lunedì il terzo sensore passato dalla Asl si consumerà e il grafico con il monitoraggio continuo della glicemia si spegnerà per oltre un mese, lasciandoci navigare al buio, dopo aver avuto la luce, e incidendo notevolmente sul controllo e sui valori della glicemia di mio figlio dodicenne. Tutto questo grazie alla follia di un regolamento regionale sardo sull’assegnazione dei presidi che prevede per i bambini sotto i 6 anni 50 sensori annui (sacrosanti), per gli adulti 40 (sacrosanti), per la fascia pediatrica dai 6 ai 18 anni L’ASSURDITÀ DI SOLI 18 (un vero sacrilegio!). Adesso qualcuno è in grado di spiegare come dei genitori di bambini di 6 anni appena compiuti che vivono il primo distacco da casa e iniziano ad andare a scuola possano ACCETTARE senza incazzarsi che la fornitura per i loro piccoli passi da un giorno all’altro da 50 sensori all’anno ad appena 18? Cioè dalla copertura annuale totale ad una copertura nemmeno di 6 mesi? Questo buco nero creato da non sappiamo chi solo per i bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni è un’ingiustizia che urla di essere composta, essendo foriera di una discriminazione intollerabile. Le associazioni hanno il diritto/dovere di rappresentare l’intollerabilità di questa situazione. Noi vogliamo essere al loro fianco per supportarle e per amplificare le ragioni di questa ingiustizia da sanare. Ma devono darsi da fare. Io da Lunedì avrò il faro del monitoraggio continuo spento per un mese. Ma quest’ingiustizia riservata solo ai minori io non potrò reggerla (e non voglio reggerla) per un mese intero. Mi piace il dialogo, il confronto, la composizione e la ricerca di soluzioni. Ma se non troverò interlocutori col desiderio di comporre non disdegnerò di fare casino. Perché non è accettabile che il microinfusore di mio figlio e di migliaia di altri bambini sardi debbano stare spenti per mesi. Nemmeno il comandante più esperto dopo aver avuto la bussola può poi accettare di navigare a vista per i capricci o le ingiustizie di chi, dalle associazioni alle istituzioni, deve rappresentare le esigenze di salute dei nostri figli e non altro.

Nient’altro!

Fabrizio Steri (Sardegna)

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