Diabetici e non.

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In questi giorni l’attenzione per il diabete e per il mese a lui dedicato si sprecano. Mi hanno sempre fatto sorridere certe pubblicità con ragazzi, uomini, donne, con la faccia seria, quasi imbronciata, che chiedono una cura. Lo capisco, per carità, ma non sarà il mese di novembre a portarla. Credo dovremmo passare ancora diversi ” Novembre ” prima di poter dire fine a questa assurda malattia. C’è di buono però che molte cose sono migliorate nella gestione del diabete in questi anni, molte comodità come il sensore glicemico, il microinfusore, le penne preriempite, e tante piccole grandi cose hanno migliorato la nostra qualità della vita, e teniamo botta al meglio in attesa di una cura. Quello che io chiederei a gran voce, oggi, e il 14 di novembre e tutti i giorni dell’anno è la fine dell’ignoranza riguardo al diabete e un aiuto concreto nella vita di tutti i giorni per quel che riguarda il rapporto con gli “altri”. Ovvero, rendere la gestione del diabete a scuola più semplice, la socialità con altri bambini più facile e l’adolescenza col diabete un pò meno traumatica. Come fare ciò? Parlando, sensibilizzando, facendo capire a chi il diabete non lo ha che cosa complessa sia una giornata col diabete, una mattinata a scuola con la glicemia a 300 e magari il giorno del compleanno del compagnetto. Un’uscita con gli amici o un compleanno per un bimbo o un adolescente che magari oltre al diabete ha anche la celiachia. Come fare ciò? Cosa possono fare gli altri per noi? Esattamente quello che poi noi possiamo fare per gli altri ( purtroppo esistono patologie più gravi del diabete) e che sta alla base di una società civile: fare un piccolo sforzo noi per fare la differenza per chi ha un problema. Vi faccio l’esempio di chi, in ristoranti non accreditati AIC, si mette a disposizione per pulire per bene un padellino e un ripiano per preparare una fettina di carne per Amelia. Un semplice gesto di un ristoratore può fare tanto per una persona con un problema. Uguale a scuola: pensare a una torta senza glutine per tutti i bambini è un modo per includere anche un celiaco senza far provare un grosso sacrificio al festeggiato. Se una persona a noi cara ha il diabete ed ha bisogno di fermarsi perchè in ipoglicemia, stargli vicino e fargli compagnia può fare la differenza per quella persona, perchè non si sente sola, non si sente l’unica anomalia della compagnia.
Questa è una foto di un pò di tempo fa, non Avevamo ancora scoperto del diabete di Amelia. Alle mie spalle i miei fratelli, che non hanno il diabete. Il diabete tipo 1 non è ereditario, è autoimmune.
Io, in quanto diabetica, e per mia figlia, in quanto mamma, voglio non dover incontrare ogni giorno ostacoli e problemi che ci impediscono di sentirci serene nella nostra pelle. Sotto la nostra pelle qualcosa non funziona, ma dentro la nostra testa andiamo veloci.
Io mi batterò ogni giorno affinchè mia figlia abbia una vita serena e non smetterò mai di informare, anche dopo il mese di novembre.
Questo è il mio manifesto: noi diabetiche insieme agli altri senza diabete,
ma tutti,
col sorriso.
Sì potrebbe realizzare, credo, bisognerebbe “solo” provare ogni tanto a mettersi nei panni degli altri.
Lo sò che è una cosa molto fuori moda per ora, ma ogni tanto ritorna il vintage. Ed ha il suo fascino.

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