Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale, per 31 anni ti ho scritto per chiederti qualcosa riguardante il mio futuro e quello di molti altri. Per questo 32esimo anno invece, ti chiedo di voltarti, insieme a me, all’indietro.
Ho vissuto in un’epoca in cui di diabete di tipo 1 non si poteva parlare, non si poteva parlare ‘veramente’, intendo. Il diabete era il centro di un mondo in cui le cose andavano MOLTO MOLTO MOLTO bene e quando mi ostinavo a raccontare che le cose andavano a volte meno bene, venivo classificata come ‘diversa’. Diversa è stato per molto tempo l’unico modo in cui mi sono potuta sentire. Questa diversità è diventata un abito tanto aderente da fondersi con la mia identità.
Ho vissuto decenni circondata da muri di gomma: da una parte il muro della rappresentazione semplicistica della malattia, dall’altra un muro che sembrava bloccare ogni passo avanti nelle cure e nella ricerca.
Poi, Caro Babbo Natale, se guardi bene, a un certo punto le cose, una manciata di anni fa, hanno cominciato a cambiare in modo significativo. Sono cambiati i colori, la quantità di ossigeno nell’ aria, la trasparenza delle parole: la tecnologia ha cominciato a darci una mano, i muri della rappresentazione ipocrita della malattia hanno cominciato a sgretolarsi, sono usciti come lucertoline al sole alcuni ricercatori col cuore in mano a ricordarci che la Speranza è qualcosa di più di una parola scritta in un diario segreto. Sono comparsi addirittura cantanti dalla voce attenta che hanno voluto offrire fondi per la ricerca sulla nostra malattia.
Insomma, Babbo Natale, che tu c’entri o meno, qualche regalo negli ultimi periodi l’abbiamo ricevuto.
Devo dirti che il percorso degli anni più importanti della mia vita non è stato esattamente come avrei voluto, il disegno è risultato spigoloso, poco lineare e pieno di cancellature di gomma sporca. Ma, se non il miglior disegno tra i disegni possibili, se lo guardo dall’ inizio, il mio percorso ha comunque una sua profonda bellezza.
So che il tragitto di chi è entrato in questo mondo da poco tempo sarà più armonioso, più morbido.
Caro Babbo, non ti ho fatto girare le spalle per desiderio di non guardare avanti, ma per la voglia di guardarci e di avanzare con i piedi ben ancorati al suolo del presente. Che secondo me è un modo alternativo di volare.
Anche se forse non abbiamo più così tanto bisogno di te, Babbo, tu stacci vicino.
Che sei pur sempre una bella compagnia. E almeno ci si sente tutti più giovani e magri.
Ciao Lu
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