Il giorno dopo.

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Ieri ed oggi per me sono state due giornate molto faticose. Di quelle che delle cose semplici diventano complicate. Di quelle che ansia a go go.
Oggi, in sostanza, sembro più vecchia di mia madre ( che è vecchia forte, eh ).
Ieri sono andata in ospedale a fare la mia visita di controllo per gli occhi. I diabetici 1 volta l’anno controllano la vista, il fondo oculare, per assicurarsi che non ci siano danni dovuti al diabete. Nel caso ci fossero segni di retinopatia, tramite laser, è possibile tenere sotto controllo la cosa. Non ne so molto di più perché non mi è mai accaduto di trovare danni alla retina, ma non ci tengo a scoprirlo. Per ora rimango specializzata in diabete ma non in complicanze gravi. Spero di rimanere dove sono! Ed anche Amelia.
Comunque, sono andata carica di ansia come sempre e di Amelia e mio padre, il famigerato “Nonno Tony”. Non potevo mandare Amelia al nido perché essendo in ospedale non potevo essere contemporaneamente al nido a farle l’insulina, così l ho portata con me, con l’aiuto del nonno. Nonno Tony però, oltre a badare all’incolumità della nipote, non riesce a fare molto altro. Questo comporta che dopo pochi secondi a contatto con la nipote è totalmente sottomesso ai suoi voleri e si giustifica continuamente con lei se deve limitarla in qualcosa. Praticamente é il suo schiavo. E, Oltretutto, è anche sordo come una campana! E non sente nessun allarme del microinfusore di Amelia! A malapena sente la suoneria del suo cellulare dopo millemila squilli!
C’erano i presupposti per una bellissima mattinata. Mentre La finta simpatica infermiera mi inondava di gocce gli occhi sentivo Amelia correre per i corridoi e suonare. E nonno Tony a seguito. Un’ora di ritardo nella visita, 3 ipoglicemie di Amelia e botta di ansia ogni volta che si allontanavano dalla mia debole visuale. Dopo due ore siamo riusciti a tornare a casa. Io ero distrutta.
Stamani il pezzo meglio. Porto Amelia al nido come sempre, nel tragitto cantiamo ” Non sono una signora ” a squarciagola. Una canzone del 1984, il mio anno di nascita, cantato a sgrattagola con mia figlia del 2015. Bellissima immagine.
Arrivo al nido e mollo Amelia con grandi speranze che tutto possa andare per il meglio. Invece biscotti anche oggi. Non li mangia perché aveva la glicemia un pò alta.
Io prendo un caffè con un’amica e un altro con un’ amica ancora e passo dai miei. La glicemia di Amelia inizia a scendere. Come tante altre volte.
Dico alla maestra di Amelia di darle il glucosio ma la discesa sembra piuttosto veloce fino a mandarla in una ipoglicemia discreta: 62. La cosa che mi manda in panico non è questa ma che mi telefona la maestra dicendomi che Amelia è moscia, si appoggia ovunque, è pallida e dice di avere mal di pancia. Corro al nido in preda a centomila emozioni. Mi rendo conto che non potrei mai fare il medico di emergenza ma al massimo il medico curante, di quelli un pò capra che dà l’antibiotico a tutti, per sicurezza.
Non avevo dubbi che ad Amelia la glicemia sarebbe salita ma mi faceva terribilmente paura il fatto che stesse male. Che iniziasse a percepire le ipoglicemie. Io che sò cosa vuol dire mi sembra di morire a pensare il suo piccolo corpo che sente quel tremore viscerale e inspiegabile. Quello stato di confusione e fastidio indefinibile.
Mi pulsavano gli occhi allo stesso ritmo di come sentivo il cuore martellarmi sul petto finché non l’ho vista uscire dalla sua aula e ho capito che era passata. Che stava meglio. Che i valori erano normali e la vita che scendeva via insieme agli zuccheri era tornata alta come sempre, a darle energie e rossore nel viso. Vederla mi ha rasserenata. Ho capito quanto ha bisogno ancora di tutte le nostre cure e attenzioni, senza la minima distrazione.
E questa è la nostra vita. Bellissima ma anche mutabile, in pochi attimi, in un terribile incubo.
Per fortuna oggi tutto bene ma, Io, ho avuto veramente tanta paura.
E stasera mi sento come ” il giorno dopo ” di Munch.
Precisa.

©Riproduzione riservata
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