Un mondo di silenzi

Il diabete non si vede… è subdolo; noi genitori lo sappiamo bene e così anche in uno sguardo con le occhiaie ravvisiamo facilmente ciò che la gente non può sapere e allora, si prova col sensore e se il valore non convince, si fa la capillare sfoderando prontamente, tutto il necessario dallo zaino… compagno fedele di ogni uscita.

Non importa dove ti trovi… fai ciò che è necessario e basta! Anche per somministrare l’insulina con le penne, poco importa il luogo in cui ti trovi…ogni luogo è quello giusto.

L’ambiente di casa, per noi, fino a qualche giorno fa, era l’unico nel quale si svolgeva invece, un “rito” ben preciso, quello del cambio del sensore, ne ho anche parlato in precedenza: movimenti e azioni precise da compiere sempre allo stesso modo.

La scorsa settimana Giordano ha manifestato un desiderio: “Andiamo a Forum?” un centro commerciale dove lui ama andare per giocare con le giostrine. E perché no? Unico giorno possibile il venerdì… ahi! Proprio il giorno del cambio sensore. Che si fa? Con mia grande sorpresa mia moglie si convince che possiamo andarci, il sensore lo cambieremo… strada facendo.

Ci siamo trovati a vivere il nostro rito… in pubblica piazza, si! Proprio nella piazza centrale del centro commerciale, perché quel luogo ha scelto Giordano… il posto più bello, dove ci sono fontane e panchine e una serie di sagome dalle forme di pesce che dondolano dall’alto del soffitto.

Così il nostro rito è diventato anche la nostra “epifania” sì… la nostra rilevazione, il nostro renderci manifesti… con estrema naturalezza, perché tutto ciò fa parte della nostra vita attuale.

Seduti nella panchina, abbiamo preso l’occorrente, esposto il braccio di Giordano, applicato il sensore… TAC! Tutto fatto. Chi si è accorto di noi? Del nostro gesto? Del suo significato? Credo nessuno di tutti quelli che apparentemente ci stavano vicini: mamme, papà, zii forse anche nonni e nonne… nessuno!

Mi sono girato per guardarli… ma non ho sentito nessuno sguardo curioso addosso. Poi ho alzato gli occhi, dal lucernaio scendeva una calda luce pomeridiana, ed è stato all’ora che li ho visti: ecco a chi ci siamo manifestati, a quelle sagome silenziose, loro i nostri muti astanti…i pesci, che con i loro grandi occhioni aperti ci hanno seguito in ogni nostro gesto, ci hanno letto dentro…

Da questa esperienza mi viene in mente una sola considerazione: il diabete non ci può fermare, il diabete ci condiziona ma, non ci potrà mai togliere la nostra “normalità” quella, che a fatica ogni giorno ci conquistiamo. Anche se alla fine nessuno di chi ci sta accanto potrà davvero capire… i nostri piccoli passi sono conquiste vere…fatte di gioie…fatte di silenziosi dolori!

 

                                                                                                                    Marco Cefalù

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