DIBATTITONE del giorno

Vi spiego perché, 30 anni fa, mi sono messa a scrivere di diabete di tipo1.
All’epoca di diabete di tipo 1 NON si poteva parlare. Si poteva dire che andava tutto bene, che non c’erano problemi, che si faceva una vita normale. PUNTO. Lo dicevano i medici, lo ripetevano i pazienti.
Nel momento in cui dopo un po’ di anni di malattia mi resi conto che le cose per me non erano esattamente così, mi crolló il mondo addosso. Perché qualcosa di diverso NON era contemplato. Avrei potuto scegliere tra una crisi personale vissuta in estrema solitudine o cercare una comunicazione con gli altri a partire da ciò che vivevo nella mia malattia.
La mia spinta verso il racconto mi era data anche dalla continua contraddizione che percepivo tra ciò che tutti i ragazzi T1 dicevano del diabete e ciò che realmente molti di loro vivevano. Ricordo una conversazione tra adolescenti in cui tutti mi spiegavano come fosse facile per loro gestire la pizza (all’epoca non c’era nessun tipo di strumento per poter affrontare questo alimento). Alla pizzata serale rimasi sgomenta nel vedere che tutti si limitavano a mangiarne un triangolino perché dopo “non avevano più fame”. Molte ragazze dell’epoca si mostravano stupite del fatto che col diabete io avessi iniziato ad avere problemi nel mestruo, perché a loro andava tutto bene. Le loro madri poi in separata sede confidavano alla mia che molte di queste ragazzine erano in amenorrea. Sono solo due banali esempi dei 1000 che potrei portare.
Tutto questo taciuto, questo pudore nel raccontare la malattia e nel definirla come tale, mi spinsero a continuare a scriverne.
La valanga di commenti pubblici e privati che negli anni ha seguito i miei post e i miei libri mi ha squadernato un mondo di difficoltà e complicazioni taciute. Mi ha mostrato come la mia esperienza fosse in realtà vissuta da moltissimi -sicuramente non da tutti-.
È anche vero che ormai la tematica è inflazionata e quindi a tratti abbastanza noiosa, ma ciò che sono qui a dire è che è nata da un motivo profondo.
E se oggi non ci si vergogna a parlare col proprio medico o con qualche amico di una difficoltà legata al diabete di tipo 1, o se si può parlare della necessità della ricerca di una cura, è anche per questo grande sforzo di raccontare con lucidità aspetti della malattia destinati al silenzio.
Detto questo si sa che “i diabeti” sono tanti quante le persone che se lo portano addosso, che ognuno cerca di viverlo come sa e come può, che le strategie esistenziali sono infinite. In ogni caso, a prescindere da come uno lo viva, la condivisione rispettosa è importante. È comunque un buon punto di partenza.
A tutti, arrabbiati e non, maratoneti e zoppicanti, lottatori o rilassati, buona giornata.

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Un pensiero su “DIBATTITONE del giorno”

  1. Capisco cosa vuol dire, 32 anni fa ero una delle poche bambine nel centro antidiabetico, mi sentivo una rarita’ tra tanti anziani.
    Sono cresciuta nascondendo la mia malattia a chi mi stava attorno, per non esser compiatita ed ho cercato di essere ” normale” pur avendo tante difficolta’.
    Poi ho capito che era stupido il mio atteggiamento ed ho cominciato a parlarne, a spiegar perche’ per esempio non amavo andare in gita.
    Non mi piaceva dover camminare con una siringa e dei flaconcini in borsa…quando ancora non esistevano le penne.
    Ogni caso e’ un caso a se’ e sono pienamente d’accordo con Lei….
    Ci convivo…ma e’ una convivenza per niente gradevole

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