La favola

Questa è il mio racconto sul diabete, presentato venerdì in classe di mia figlia 6enne, Melissa. O meglio, lei voleva che io spiegassi cosa sono il micro e il sensore, più che il diabete in sé (per ovvie ragioni, ossia le frequenti domande dei compagni, che sembrano essere le cose che più la infastidiscono). Quindi ho dato un taglio diverso.
Più che una favola, è in realtà una “trasposizione narrata immaginifica della realtà” (non sottoscritta da alcun professionista e, quindi, da prendere così com’è).

“Vedo che c’è un banco vuoto! Chi manca? […] È malato? […].

Sapete una cosa? Mi ricordo che quando avevo la vostra età ed ero malato, mia mamma (cioè la nonna di Melissa, che si chiama Marisa) mi raccontava che dentro di me c’erano dei soldatini cattivi che cercavano di farmi stare male. Quindi, il mio corpo lanciava un battaglione di soldatini buoni per sconfiggerli, guarire e tornare a scuola.

Ma c’è una cosa che ho scoperto e che nonna Marisa non mi ha mai detto (e secondo me neppure i vostri genitori). Volete saperlo questo segreto? [Sììì…]
Oltre ai soldatini buoni, il nostro corpo ha tantissimi tipi di cellule: gnomi, folletti, fate, elfi e centinaia di altri. Per esempio: so che siete appena rientrati in classe. Cosa stavate facendo prima? [Merendaaaa...]. E cosa avete mangiato? [Carrellata di porcherie e/o cose sane… ;) ]. Ma voi sapete cosa succede al cibo che ingoiate? Finisce nella? [Panciaaaa]. Esatto. E qui viene preso da alcune cellule, i folletti, che sminuzzano ogni boccone in pezzettini piccoli… sempre più piccoli. Fino a farli diventare tutti cubetti piccolissimi di zucchero. I folletti, sempre presenti nei pancini e pronti a sminuzzare, porgono i cubetti a un’altra cellula: gli elfi che, solerti, li prendono e li trasportano ai vari organi.

Sapete cosa sono gli organi? [Silenzio]
Sono il cervello, i muscoli, il cuore… ecc. E quando gli elfi arrivano davanti agli organi, succede una vera e propria magia: lo zucchero viene trasformato in energia.

Sapete cos’è l’energia? [Risposta di Melissa: ‘È quella cosa che ti fa diventare forte e fare tutte le cose’] -Ok, questa ma la sono scampata-. Esatto! L’energia serve al cervello per pensare meglio, al cuore per battere più forte, alle vostre manine per afferrare bene la matita e disegnare…
Quando dico “magia”, non lo dico tanto per dire: il nostro corpo è davvero magico, così misterioso che nessuno sa perché siamo fatti così! Questo è “il mistero della vita”.

Voi sapete cosa serve per trasformare lo zucchero in energia? Una bacchetta magica, ovviamente! Infatti, sono proprio alcune cellule, le fate, che si occupano di trasformarlo, con le loro bacchette.
Però capita che ogni tanto, per chi ha il DIABETE serva un aiutino. Capita che, magari, alcuni folletti stanno lì, con la loro zolletta sotto il braccio, ad aspettare e aspettare la fatina di turno. A proposito, sapete come si chiama questa fatina? È la Fatina Insulina! Quindi, per non farli aspettare annoiati lì in piedi, hanno inventato il MICROINFUSORE che, attraverso un tubicino, immette l’insulina nel corpo, sprigionando le fatine dappertutto!

E cosa fanno queste fatine? Vanno alla ricerca degli elfi e, con le loro bacchette, trasformano i loro zuccheri in energia!

Sapete che Melissa ha un microinfusore in una bellissima pochette fashion, tutta piena di glitter?!
Solo che, non è che possiamo inondare il corpo con migliaia di fatine! Perché altrimenti loro trasformerebbero tutte le zollette in energia, lasciandolo senza zuccheri!

Ora fate attenzione: per capire quanta insulina fare entrare nel corpo, dobbiamo sapere quanti elfi sono lì fermi, con i loro zuccheri sotto il braccio, un po’ annoiati in attesa che passi la Fatina Insulina. Cioè, dobbiamo sapere quanto zucchero c’è nel nostro corpo.
Ecco, il valore degli zuccheri nel nostro corpo ha anche un nome! Si chiama GLICEMIA.

E come possiamo fare per sapere la nostra glicemia? Si fa con un SENSORE GLICEMICO. E’ un cerotto un po’ cicciottello che si mette sul braccio. Come quello che ha Melissa. Melissa, vuoi farlo vedere ai tuoi compagni?”

L’ultima domanda che ho fatto a Melissa è retorica, nel senso che Melissa non aspettava altro: fu lei a dirmi che voleva farlo vedere una volta per tutte così da non subire altre domande.
Una curiosità: Melissa ha fatto il giro di tutti i banchi e io ho chiesto a tutti i bimbi di dire il loro nome. Così, quando Melissa si accostava, loro si avvicinavano al sensore e lo usavano come un microfono, dicendo il loro nome parlando nel sensore… Avranno capito?

Finita la storia, Melissa mi ha chiesto di parlare anche della capillare, il “pic” (“Papà, racconti che UNA VOLTA FACEVO anche il pic al dito?”) – “Una volta”… benedetto Dexcom G6 -. Poi mi ha chiesto di parlare del telefono, della bilancia e delle mie “invenzioni”. Ho tirato fuori l’orologio e la YagiClock (che lei a casa non ha praticamente mai considerato). Era tutta presa, mi ha chiesto di farla suonare, l’ha sciorinata a destra e a manca. E sì, lo ammetto: in quel momento mi sono sentito orgoglioso.

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