Normalità. La mia.

Sono una donna di oggi e me ne vado in giro per il paese.
Ho i pantaloni sportivi aderenti, come tante, e le scarpe da ginnastica  nuove. Il mio corpo è in forma. Mi muovo con passo dinamico.
Sono una donna di oggi e me ne vado in giro per il paese. Ho sulle spalle uno zainetto e dentro lo zainetto un fardello invisibile.
Dentro il passo veloce scorre sangue avvelenato.
Dentro la postura eretta lo sfinimento di ore di iperglicemia immotivata.
Dentro lo sguardo, probabilmente distante, la frustrazione di tante iniezioni fatte a vuoto.
Sono una donna di oggi e me ne vado in giro per il paese.
Perché non posso farne a meno, perché gli impegni della vita chiamano tutti, senza andare per il sottile.
Perché dentro lo zainetto, oltre all’insulina, agli zuccheri e al sensore glicemico che urla allarmi, il fardello più pesante è trasparente.
Non ho alternative che quella di rimanere in piedi.
La glicemia non si abbassa, la stanchezza non cala, la vita chiama e io accelero ulteriormente il passo.
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