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Nuovo Coronavirus e diabete, parla il Prof. Camillo Ricordi

In questi giorni di emergenza per il Coronavirus in Italia, pubblichiamo una riflessione del Professor Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami. Il massimo esperto mondiale nel trapianto di isole pancreatiche, dà anche alcuni consigli per le persone affette da diabete. 

Niente panico, ma è giusto preoccuparsi, fare di tutto per marginare l’epidemia e seguire le indicazioni del Ministero della Salute in termini di prevenzione e trattamento.

In risposta alle numerose domande che mi sono arrivate da pazienti e famiglie, suggerirei le seguenti riflessioni:

  1. La mortalità da Coronavirus è molto più alta rispetto alla mortalità da influenza, soprattutto per soggetti di età superiore ai 65 anni.
  2. Se uno ha altre malattie (comorbidità), incluso il diabete ha un rischio maggiore. Questo è probabilmente legato al fatto che le statistiche per il diabete riflettono tutte le fasce di età e i dati sono per il 95% riferibili al diabete di tipo 2 e quindi a una patologia che colpisce nella maggioranza dei casi soggetti di età superiore ai 65 anni.
  3. Negli USA per esempio più del 90% dei soggetti che hanno più di 65 anni hanno anche una malattia cronica degenerativa (comorbidità) e più del 75% sono affetti da due comorbidità. Questo spiega anche perché soggetti giovani abbiano un rischio di mortalità molto più basso.
  4. Non c’è quindi motivo di panico, ma bisogna comunque tener presente che il diabete è associato in generale a un aumentato rischio di infezioni, anche perché l’iperglicemia ha un effetto negativo sulle risposte del sistema immunitario. A maggior ragione quindi bisogna cercare di mantenere un buon controllo metabolico, con dosi appropriate di insulina, cercare di mantenere il sistema immunitario in buone condizioni, magari con un po’ di vitamina C e una dieta sana, seguendo le indicazioni del medico curante e tutte le precauzioni indicate dal Ministero della Salute.

                                                   Camillo Ricordi

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Microinfusore “senza filo” Omnipod: due sensori all’Horizon

Fa venire in mente un noto spot pubblicitario di un gelato a due gusti la notizia arrivata il 19 febbraio da Insulet Corporation. In un solo giorno l’azienda del Massachusetts ha annunciato accordi commerciali con i maggiori player del settore, Dexcom e Abbott.

Nello specifico, l’accordo, non in esclusiva, con Dexcom prevede l’integrazione del prossimo Omnipod Horizon con i sensori Dexcom G6 ed i futuri G7. Ciò permetterà di avere, finalmente, una patch pump in grado di modulare l’erogazione d’insulina in base alle letture del sensore glicemico, in completa autonomia. Secondo le previsioni, la commercializzazione dovrebbe avviarsi dalla seconda metà del 2020.

Un simile accordo è stato raggiunto anche con Abbott, produttrice del sensore glicemico Freestyle Libre. Questa volta, l’integrazione  all’interno della piattaforma Omnipod Horizon riguarda la futura generazione del sensore, il FreeStyle Libre 2 (che da FGM – flash monitoring glucose diventa CGM – continuos monitoring glucose).

Il sistema Horizon appare, quindi, una promettente piattaforma modulare, che oltre a garantire la compatibilità con i CGM di punta del mercato, contribuisce a rendere più aderente la terapia migliorando nel contempo la qualità della vita delle persone  affette da diabete.

Forse tutto questo non sarebbe stato possibile senza il grande apporto di Tidepool, il sistema che ha dato ufficialmente il via e ha reso più concreto il concetto di interoperabilità. Il successo della piattaforma è frutto non solo del grande lavoro di un team composto principalmente da persone con il diabete e da genitori di bambini con la patologia, ma anche della donazione dei dati degli utenti in completo anonimato.

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Watlaa, il Duracell degli smartwatch

Abbiamo provato per voi il nuovo Watlaa, lo smartwarch ideato da un finlandese, papà di un bambino affetto da diabete. Il dispositivo è pensato esclusivamente per la lettura rapida dei valori glicemici, collegato direttamente via Bluetooth ad un dispositivo MiaoMiao o Bubble per la lettura del sensore FreeStyle Libre 1.

Confezione e primo utilizzo 

Lo smartwatch arriva in DeeBee per una prova in una confezione bianca ed essenziale. Le istruzioni sono estremamente scarne e rimandano al sito che invece contiene le informazioni necessarie per usare al meglio l’orologio.

Ergonomia e vestibilità

L’orologio viene fornito con un cinturino in tessuto, comodo e traspirante. La chiusura in velcro mantiene una discreta aderenza, anche se l’impressione è che sia più facile che l’orologio possa ruotare intorno al polso rispetto ai cinturini in pelle con chiusura classica ed a quelli in metallo. È comunque possibile sostituirlo con un altro cinturino da 20 mm in modo semplice.

Lo smartwatch non è impermeabile; resiste a sporadici schizzi d’acqua, ma non a immersioni. Lo schermo ha una buona visibilità sia al chiuso che all’aperto, anche grazie alla scelta di usare lo sfondo nero con colori brillanti.

Semplicità

Croce e delizia del Watlaa è l’interfaccia estremamente semplificata, con un solo tasto sulla parte bassa dello schermo. All’inizio l’utilizzo risulta innaturale, simile ai vecchi orologi digitali in cui per cambiare l’ora occorreva premere molte volte e se si superava di un tocco quella desiderata occorreva “fare il giro”.

Incredibilmente, dopo pochi giorni tutto risulta molto fluido, grazie alla selezione minimale delle funzioni e ad una buona organizzazione del menu: 8 tocchi per connettere il MiaoMiao al dispositivo ed avere la prima lettura.

Tutto il menu è navigabile tramite due tipi di tocco: tocco breve per avanzare, tocco lungo (3 secondi) per selezionare. La semplicità ed intuitività delle funzioni è nettamente superiore rispetto ad un classico smartwatch WearOS.

Funzioni

L’orologio permette queste (e solo queste) semplici funzioni:

  • Collegamento Bluetooth a dispositivo
  • Impostazione di allarmi sonori e vibrazioni (soglia basso, soglia alto, perdita connessione Bluetooth) con configurazione intervalli di controllo e snooze
  • Aggiunta di una calibrazione e reset delle calibrazioni
  • Impostazioni varie come ora, luminosità, ecc ..
  • Conteggio passi (che non abbiamo utilizzato)
  • Visualizzazione storico ma a nostro parere troppo povera per essere realmente utile)

Connettività

Punto dolente del dispositivo l’assenza di connessioni verso l’esterno diverse dal Bluetooth.

Vi è la possibilità di connettere un xDrip da cellulare verso l’orologio, facendo leggere al cellulare l’orologio anziché il MiaoMiao con la funzione “Scansione Bluetooth”. Questa funzione permette di avere tutti i valori “rilanciati” anche sul cellulare, e poter così collegare follower, scaricare dati ed altre funzioni che richiedono connettività internet. Per poterla utilizzare occorre aggiornare xdrip+ e Watlaa all’ultima versione.

Durata batteria

Punto forte del dispositivo una durata della batteria ineguagliabile. Lo abbiamo usato per più di una settimana senza arrivare sotto il 30%. Notevole.

App e supporto

Per il momento lo smartwatch supporta xDrip+ e xDrip per iOS e si prevede la possibilità di usarlo anche con Glimp e Diabox .

I dati possono essere memorizzati per un massimo di 30 giorni e successivamente si possono esportare attraverso l’applicazione Watlaa ed altre applicazioni. L’applicazione Watlaa permette inoltre l’aggiornamento del firmware dello smartwatch. Per ora, complice il recente lancio del prodotto, il supporto da parte della ditta consiste nel piccolo manuale d’uso, ai faq del sito e alle varie informazioni nei forum e social.

Per chi comunque ha il cellulare sempre a portata di mano, è possibile collegare xDrip del cellulare alle letture del Watlaa, scaricando i dati da esso o collegando followers.

In sintesi

Pro: durata della batteria, semplicità di utilizzo, focus sulle reali necessità.

Contro: mancanza di connettività diretta per scarico dati ed integrazioni, unico tasto.

Dopo la prova ci sentiamo di poter consigliare questo smartwatch a chi desidera avere le proprie glicemie al polso usando uno strumento che costa poco e ha un semplice utilizzo. Non avendo la possibilità di connettersi alla rete (se non con un smartphone collegato), risulta ovviamente inutilizzabile per i bambini che necessitano di monitoraggio a distanza. Può essere consigliato invece per chi abbia l’esigenza di non avere sempre con sé il cellulare: la connessione diretta al MiaoMiao è possibile anche dai normali smartwatch android con xDrip+, ma richiede un po’ di esperienza e difficilmente la batteria durerà così a lungo. È quindi una valida alternativa agli orologi oggi in voga per la visione della glicemia al polso.

Emanuele Briano

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FreeStyle Libre con gli allarmi: MiaoMiao 1 vs MiaoMiao 2

Se il detto comune recita “i gatti hanno sette vite” (o nove per gli anglosassoni), un motivo ci sarà. Per ora il gattino più famoso di queste pagine, il MiaoMiao, sta vivendo una seconda vita, con l’uscita della versione MiaoMiao 2. Vediamo quali sono le differenze tra le due versioni.

DIMENSIONI E PORTABILITA’

Senza dubbio il MiaoMiao 2 è più piccolo, sottile e leggero.

 

Se il MiaoMiao 1 si appoggia lateralmente al sensore FreeStyle, il suo erede si posiziona sopra, coprendolo completamente. Questa soluzione da un lato riduce la perdite delle letture, ma dall’altro risultano più frequenti gli errori di schiacciamento del sensore, sopratutto la notte se ci si dorme sopra.

Inoltre con il MiaoMiao 2 risulta meno agevole la misurazione glicemica scansionando con il cellulare o il lettore di Libre. Bisogna tenere presente che il punto più facile per la lettura resta quello consigliato dal produttore del dispositivo.

Se nella prima versione il foro di reset del MiaoMiao si trova all’interno del dispositivo (costringendo l’utilizzatore di toglierlo in caso di necessità), il nuovo reader ha il foro verso l’esterno, facilitando l’operazione.

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BATTERIE E ACCESSORI

Le due versioni del MiaoMiao arrivano dotate di cavo per la ricarica e adesivi per applicazione. La versione nuovo ha in più un’apposita fascetta (in due misure a scelta al momento dell’acquisto), che a volte si allenta col rischio di far cadere il “gatto bianco”.

La batteria del MiaoMiao 1 dura circa 15/20 giorni (si ricarica facilmente in circa due ore; vi segnala l’avvenuta ricarica con luce verde), mentre il nuovo arrivato ha un’autonomia di circa 7/10 giorni al massimo.

APP E GLICEMIE AL POLSO

Le due versioni restano identiche per quanto riguarda le app per la gestione.

Restano invariate anche le soluzioni per avere le glicemie al polso. E se le volete averle a un costo estremamente contenuto, la soluzione con Mi Band è quella che fa per voi.

La comunicazione con l’azienda produttrice in caso di anomalie o guasti non è molto agevole e veloce ma dopo continue sollecitazioni si ricevono informazioni in merito.

Ringraziamo per la collaborazione Ezio Principato,

Francesca e Lorenzo Consonni

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Diabete di tipo 1, mamme e verità

Era 1986 quando mi ammalai di diabete di tipo 1.
All’epoca c’erano due modi di trattare di questa malattia: si poteva tacere o non raccontare.
Dire che “tutto andava benissimo”, che si faceva una “vita normale”, che “bastava farsi l’insulina” per andare alla grande, apparteneva al secondo modo.
Forse perché ci si sentiva sollevati dal fatto che al diabete, a differenza del passato, ora si potesse sopravvivere o forse perché stavamo attraversando gli scoppiettanti anni ’80 e tutto doveva andare bene.
Dopo pochi anni mi accorsi che le cose per me non stavano affatto così.
La mia malattia era contraddittoria, complicata, incalcolabile, ingestibile. Cattiva.
Fu mia madre a esplicitarlo pronunciando la sua prima e ultima parolaccia, in occasione del mio ennesimo impazzimento glicemico: “Ma qui, COL CAZZO che fai una vita normale!”
Io e mia madre capimmo presto che non sarebbero stati il silenzio o le menzogne sulla malattia a salvarci.
Iniziai da subito a parlarne per ciò che era SU DI ME: una malattia bastarda. Lo feci nell’unico modo che mi era possibile, con sincerità.
Ero io la diversa, me lo diceva in tono scocciato il diabetologo e me lo dicevano gli altri diabetici, nei pochi momenti di incontro che si potevano avere in quegli anni.
Ma poi, pian piano, prima a quattr’occhi, a voce bassa, poi dietro la tastiera, in privato, fino a farlo pubblicamente, in tanti, in tantissimi mi rivelarono di ritrovarsi in ciò che scrivevo, di rispecchiarsi in quelle parole dure.
Tanto che mi convinsi a raccogliere le mie esperienze in due libri di materia incandescente.
Mi sembra strano che anche oggi che il contesto è completamente cambiato a volte risulti strano parlare con franchezza di questa malattia.
Non credo che capiti per altre patologie. Che nessuno si aspetti di sentir raccontare di quanto sia facile o ininfluente avere addosso un qualsiasi tipo di malattia cronica. Eppure, pare cosí.
Forse qualcuno confonde ancora il “raccontarsi” con il “compiangersi”.
Non mi sono mai pianta addosso, non ho mai usufruito di “privilegi legislativi” (quando ero bambina io non esistevano, probabilmente se si sono ottenuti per i ragazzi di oggi è perché qualcuno, come me, ha voluto svelare i risvolti difficili di questa malattia), nemmeno oggi usufruisco di “leggi speciali” e se, dopo piú di trent’anni di malattia usurante, non sono più riuscita a mantenere ritmi di lavoro estenuanti e ho scelto il part time, l’ho pagata con la mia pelle e con il mio portafoglio vuoto.
Dovessi raccontarlo per altri 30 anni (Dio me ne scampi, anzi, me ne scampi la ricerca!) non potrei farlo che così. Come dal giorno in cui sentii balenare nella stanza la prima e ultima parolaccia di mia madre.
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Il colore dei sogni

Ogni volta che fai qualcosa per gli altri, pensando alla loro felicità, ti senti meglio. E questo alla fine ti riempie il cuore di gioia; è un'esperienza che può cambiare la vita per sempre.

Come può un giovane avvocato diventare mago? E un reparto di un ospedale diventare “la casa di Nemo”? Chiedetelo ad Andrea Adamo, il papà di una bambina affetta da diabete da un paio di anni e sentirete da subito il suo entusiasmo contagiarvi, le sue parole restarvi inchiodate nelle tempie, il suo sguardo acceso di grinta vi resterà nella retina a lungo.

“Le immagini che mi erano rimaste in mente il primo giorno in cui siamo entrati nel reparto del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica del Policlinico Vanvitelli, nello smarrimento che tutti noi abbiamo provato, erano i volti dei genitori, i disegni dei bambini sui muri e il grigiore che avvolgeva quel luogo, in grande contrasto con il sorriso del team del Dott. Iafusco”. E se in tanti quelle immagini cercano di cancellarle dalla memoria, Andrea Adamo le ha tenute stampate in mente, costruendoci intorno quello che lui chiama il suo piccolo sogno.

Napoli

Geplaatst door DeeBee Italia – Associazione di Volontariato op Dinsdag 28 januari 2020

Nella grande hall dell’ospedale napoletano arrivano famiglie intere con bimbi piccoli e ragazzi più grandi. L’occhio allenato nota caramelle date al volo per correggere una ipo in arrivo, sguardi ai cellulari o smartwatch per controllare le glicemie, occhi stanchi da notti insonni. Alcuni si conoscono, si fermano a salutarsi, si abbracciano; altri salgono dritti al piano del reparto di diabetologia. Al reparto blu, blu come il mare che da qui non si vede, ma che ne senti quasi il rumore tra le pareti curve dipinte come nel più bello dei sogni. Un mondo marino, realizzato da Ospedali Dipinti, il progetto artistico a disposizione di Onlus, Fondazioni e privati che vogliono donare reparti dipinti a strutture ospedaliere.

La meraviglia dei piccoli e l’emozione dei grandi diventa la colonna sonora di questo pomeriggio. Il Dott. Iafusco, con la sua allegria contagiosa, non riesce ad abbracciare tutti, ma “consideratevi baciati”. Gli altri membri del team, i giovani specializzandi, persone che vengono a vedere, giornalisti e cameraman. Tutti riflessi negli occhi emozionati di chi ha realizzato tutto questo, l’avvocato-mago che avrebbe preferito non fosse tirato in ballo e parlare di sé. Andrea, che oltre ad aver trovato i fondi necessari, ad aver coinvolto conoscenti e amici, ha dedicato ogni minuto del suo tempo libero al suo sogno trasformandosi in operaio, facchino, elettricista o capocantiere, sorride e mi ripete che “ci aspettiamo sempre che gli altri facciano qualcosa, associazione di turno o addetti ai lavori. Ed è sbagliato, perché dobbiamo cogliere l’opportunità di fare qualcosa, sempre e per chiunque incroci la nostra strada”. E questa nuova sala è la prova vivente “perché io ho ricevuto aiuto da quasi ogni persona a cui mi sono rivolto; spesso le persone hanno bisogno solo di un’occasione per poter fare qualcosa per gli altri e se non lo fanno in autonomia, allora bisogna chiedere, come d’altronde ho fatto io”.

Durante la presentazione della sala d’attesa messa a nuovo si raccontano episodi divertenti accaduti durante i lavori, si presentano nuovi studi del team di diabetologia del Policlinico, si parla di sport con Monica Priore, dei ragazzi ballano armoniosamente con FreeStyle Libre al braccio, si ripercorrono storie di diabete di altri tempi e ci si augura tutti insieme l’arrivo di una cura definitiva.

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Fuori è quasi buio. Il cielo è rimasto blu sono dentro al reparto. L’aria sa di questa singolare emozione che ti fa sentire parte di qualcosa di nobile. Con la consapevolezza che sì, se vuoi, anche tu puoi fare qualcosa per gli altri. Senza aspettare.

Il colore! Che linguaggio profondo e misterioso, il linguaggio dei sogni.  (Paul Gauguin)

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Pancreas Artificiale: Control-IQ di Tandem entro il 2020

Dicembre 2019 sarà sicuramente ricordato come il mese del Tandem t:Slim X2, non solo per i suoi già numerosi utenti italiani, ma anche per gli utenti di altre tecnologie interessati alle importanti novità introdotte dalla recente certificazione FDA dell’algoritmo Control IQ che difatti apre la porta ad importanti opportunità future.

Andiamo per gradi! In Italia inseguiamo con circa 12 mesi di ritardo le evoluzioni del programma di aggiornamenti di casa Tandem che sono invece già in uso nel mercato americano.

Gli utenti di questo microinfusore, ma anche i curiosi, sanno che in questo periodo il micro è soggetto ad aggiornamenti software che permettono alla pompa di supportare il sensore Dexcom G6 e dunque di poter finalmente utilizzare la funzione Basal-IQ. Ma le novità sono molto più interessanti per gli utenti di oltreoceano e quindi proviamo a fare un breve riassunto del 2019 per il Tandem t:Slim X2.

Basal-IQ – Sospensione della basale in versione Tandem / Dexcom G6

Basal-IQ è un algoritmo predittivo di episodi di ipoglicemia che permette al microinfusore di interrompere la basale in determinate condizioni, al fine di minimizzare il rischio di concreta ipoglicemia. Per fare ciò, il micro si affida alle letture provenienti dal G6 di casa Dexcom.

Vediamo come funziona di seguito:

  • L’algoritmo prevede letture al di sotto degli 80 mg/dl nei prossimi 30 minuti – la basale viene sospesa (ed eventuali boli estesi sono interrotti).
  • L’algoritmo riceve una lettura inferiore a 70 mg/dl – la basale viene sospesa (ed eventuali boli estesi sono interrotti).
  • L’algoritmo riprende l’erogazione della basale in presenza di freccia di tendenza in salita.

Le sospensioni possono durare da 5 minuti a 2,5 ore.

La funzione sembra soddisfare la stragrande maggioranza degli utenti ad esclusione di coloro che lamentano (forse correttamente) il disagio nel vedersi cancellare boli estesi quando la funzione si attiva.

Tandem è la prima pompa ACE – Alternate Controller Enabled

Un’altra milestone del 2019 di Tandem, forse passata troppo in sordina, è la certificazione FDA come primo dispositivo ACE in ambito infusione insulinica.

Una proprietà probabilmente molto complessa da spiegare in termini tecnici ma che praticamente è molto semplice: Tandem t:Slim X2 è la prima pompa ad essere autorizzata a sfruttare funzioni (o erogare funzioni) di altri dispositivi medici certificati (es. sensori Dexcom o FreeStyle Libre) grazie ad alcuni meccanismi convenzionali che permetteranno in futuro di sintonizzare ulteriormente la terapia e renderla così sempre più vicina ai bisogni del paziente individuale. In futuro, produttori di nuovi e più evoluti sensori, o altri dispositivi complementari alla funzione del microinfusore, potranno integrarsi al mondo Tandem grazie proprio a questa proprietà, dando agli utenti sempre più scelte. È ad esempio già noto il progetto di integrare il sensore Freestyle!

Control-IQ – Il primo protocollo infusionale a ciclo chiuso “ibrido” certificato da FDA

Veniamo dunque alla grande novità di quest’ultimo mese: Control-IQ è ufficialmente approvato da FDA e sarà disponibile per gli utenti americani entro febbraio 2020

Cos’è Control-IQ? È un meccanismo che sicuramente ricorda il ciclo chiuso implementato dal Medtronic 670G ma con 2 sostanziali differenze:

  • È un algoritmo ibrido – ovvero si basa su misurazioni derivanti da un componente di un altro produttore, il Dexcom G6.
  • Implementa un algoritmo proprietario di casa Dexcom che si chiama TypeZero (in riferimento alla startup accademica acquisita proprio da Dexcom).

L’algoritmo è in grado di sospendere la basale se necessario ma anche di aumentarla o erogare boli correttivi in previsione di eventi iperglicemici.

L’obiettivo di Control-IQ è quello di contenere la glicemia nel range 70-180 mg /dl attraverso le seguenti strategie:

  • Aggiustamenti basali automatici durante il giorno con un target glicemico tra 112,5-160 mg/dl.
  • Aggiustamenti basali automatici più aggressivi durante la notte con un target glicemico tra 112,5-120 mg/dl.
  • Boli automatici aggiuntivi per un massimo di 1 bolo per ora: a seguito di predizioni glicemiche oltre 180 mg/dl, Control-IQ erogherà il 60% del bolo di correzione reale rispetto ad un target di 110 mg/dl.
  • Modalità “esercizio fisico” permette all’algoritmo di lavorare con intervalli meno stringenti in un range 140-160 mg/dl.
  • Funzione “memoria” permette all’algoritmo di imparare dai trend o da eventuali errori al fine di “aggiustare il tiro” per usi successivi.

Per aggiustamenti di basale chiaramente ci si riferisce alla possibilità che il micro aumenti o diminuisca la basale a seconda dei trend ed al fine di contenere anche la variabilità glicemica.

L’utilizzo su campo

Abbiamo già a disposizione le prime impressioni degli utenti partecipanti al trial e possiamo già affermare che gli intervalli sembrano essere considerati molto (troppo) “conservatori” e non funzionali per chi ha invece obiettivi glicemici audaci (es. A1C < 6,5). Consigliamo di prendere con le pinze qualsiasi impressione ed aspettare almeno 6 mesi, quando potremo godere dei primi feedback degli utenti americani.

Quello che va sicuramente dato per scontato è che questi algoritmi avranno un beneficio certo sulle energie che tutte le persone affette da diabete (o i suoi caregiver) spendono nel controllare la propria terapia infusionale nell’arco delle 24 ore, sapendo che il microinfusore fa una bella fetta del lavoro anche mentre si dorme!

Conclusioni

Quello che ci sentiamo di dire, in pieno spirito televisivo, è che comunque vada sarà un successo!

FDA limita molto le possibilità di questi protocolli per numerosi motivi, spesso condivisibili, ed è dunque da ascrivere soprattutto ancora ai protocolli di sicurezza l’impossibilità di poter impostare i “parametri” di queste funzionalità in base alle proprie esigenze, ma non possiamo che essere ansiosi di utilizzare Control-IQ in quanto Closed Loop, che ormai non è più futuro ma è assolutamente il presente!

In quanto a tempistiche in Italia, volendo fare un parallelo con la messa in esercizio del protocollo Basal-IQ, ci azzardiamo a prevedere la presenza del Control-IQ nel mercato italiano non prima della seconda metà del 2021.

Francesco Consiglio

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L’anno che verrà. Capitolo 1: EvoPump

Se provaste a scorrere indietro negli articoli del sito, vi accorgereste che sono praticamente assenti quei pezzi che trattano studi e scoperte che potrebbero curare, o anche soltanto alleggerire, le nostre giornate di “gestione diabetica”. Il motivo è uno soltanto: in linea con lo spirito estremamente pratico che contraddistingue DeeBee Italia, preferiamo scrivere di strumenti, invenzioni e scoperte che impattano sulle nostre vite oggi, e non “forse domani“.
È pur vero che, saltuariamente, contravveniamo a questa regola, e ciò avviene se riteniamo che il soggetto dell’articolo, anche se non ancora disponibile in Italia, modificherà a breve e in modo tangibile il panorama nostrano in tema di diabete. Basti pensare ai nostri articoli sul glucagone spray nasale, diventato realtà da pochissimo o l’insulina Fiasp, ormai in uso in Italia anche per i bambini.

È con questo spirito che vi presentiamo una nuova rubrica dal titolo “L’anno che verrà”, che raccoglierà le novità in arrivo, nuove idee o dispositivi che a breve avremo tra le mani.

Oggi parliamo di…

EvoPump

Senza catetere, capiente, ultrasottile e udite udite: flessibile. Basta plastiche dure, spigoli scomodi, difficoltà di movimento per i portatori di microinfusori. Se tutto andrà come da previsione, dalla collaborazione nata nel 2018 tra la startup Cam Med (fondata nel 2014 e specializzata in dispositivi medici) e JDRF (Type 1 Diabetes Research Funding and Advocacy), a breve uscirà EvoPump, un dispositivo concepito e realizzato in modo rivoluzionario. L’azienda ha già creato il prototipo funzionante e le differenze con le altre patch pump sono notevoli.

In meno di un centimetro di spessore, il dispositivo rettangolare grande quasi come una carta di credito e flessibile può contenere fino a 300 unità di insulina, contro i 200 di Omnipod e Solo. Anzi, non solo di insulina, perché EvoPump, a differenza di tutti i dispositivi attualmente in circolazione, contiene una serie di minuscoli serbatoi in grado di collegarsi con una rete di microtubi alla morbida cannula sottocutanea. Rendendo di fatto la patch pump anche un possibile infusore di glucagone o altri farmaci.

EvoPump avrà il grande pregio della flessibilità, elemento che la renderà di fatto un dispositivo indossabile più facilmente anche dai più piccoli e in molti punti del corpo. L’applicazione avviene con un applicatore circolare a molla che viene smaltito per lasciare sul corpo solo la parte morbida. L’erogazione non avviene in modo meccanico, ma mediante una reazione elettrochimica che permette una somministrazione precisa ed efficace. Secondo il progetto il nuovo microinfusore potrebbe essere portato per una settimana intera senza cambiare set.

Il dispositivo utilizzerà la tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) per collegarsi a un palmare o smartphone. Si prevede che EvoPump diventi un componente essenziale nei nuovi sistemi di controllo della glicemia ad “ansa chiusa”, chiamati anche Pancreas Artificiali. Per ora, a detta dei produttori, sembra che il prezzo del nuovo dispositivo potrebbe essere paragonabile a quello di una penna di insulina.

L’entusiasmo di chi ha progettato EvoPump è tangibile nelle parole di Richard Spector, Chief Commercial Officer di Cam Med, affetto da diabete di Tipo 1 dall’età di 11 anni e precedentemente impegnato presso Insulet, la compagnia di produzione di Omnipod:

Con lo spessore così ridotto, la forma flessibile di EvoPump e la sua capacità di erogare più di un farmaco, siamo pronti non a migliorare il mercato dei dispositivi di infusione di insulina, ma a rivoluzionarlo.

Per saperne di più:  Evopump: un microinfusore per insulina “Patch” flessibile simile a una benda

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E buon Natale!

Caro Babbo Natale, 34 anni che ti esprimo lo stesso desiderio, 34 anni che non mi c…, che non mi calcoli. Quest’anno non mi va di insistere, di elemosinare, non mi va di essere fregata.
Ti chiederò qualcosa di nuovo. Di fare un po’ di bene al mondo. Di distribuire un po’ di diabete di tipo 1.
Ti chiedo di distribuirlo a piccole dosi, come fosse un vaccino: due o tre ore di diabete di tipo 1 di qua, due o tre giorni di diabete di tipo 1 di là. In una vita, si intende.
Qualche ora alle mamme di bimbi sani che ritengono la loro amica, quella col bambino diabetico, la solita apprensiva. Perché il bambino, IN FONDO, sta bene e certe fisime sono inutili.
Qualche oretta di diabete di tipo 1 a certi familiari che il diabete non lo vedono proprio più, ma giudicano certe stranezze col bastone dei sapienti.
Un giorno o due di diabete anche a molti diabetologi. Per fargli soppesare le parole. Per fargliele dosare bene, alternate a momenti di prezioso silenzio.
Una settimanina di diabete ai cervelli delle case farmaceutiche. Per far sentir loro il peso di certi giochetti, per fargli distogliere lo sguardo dai portafogli.
Qualche buona ora di diabete di tipo 1 a quelli che fanno merenda con la doppia carbonara e la porchetta al caramello. Per aiutarli a non andare in panico alla vista di un 120 di glicemia.
Caro Babbo, hai capito. Quest’anno non ti chiedo di dare a noi, che c’abbiamo già. Ma di dare poco poco anche agli altri.
Perché vero, i diabetici a volte sono insistenti, ma qualche volta sanno essere generosi.

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Amici

Spesso siamo noi tre in casa da soli.
Ci facciamo compagnia. Io mi curo del mio amore biondo. Lui si cura di me, del mio cuore. Quell’altro, il piccolo nero, si cura di tenermi in allerta. Mi mostra il sangue quando io faccio altro. Di notte, in genere, l’amore biondo dorme. Il nero spesso urla e mi obbliga a muovermi, in pigiama, tra zuccheri e insulina. Mi fa piacere che il biondo dopo tanto tempo si sia abituato alle urla del neretto e alle mie levate notturne prive di senso. Rimane accoccolato godendosi il riposo del giusto.
In appartamento rimaniamo tutti e tre vicini. In cucina facciamo le faccende di casa insieme. Al massimo qualche metro di distanza l’uno dall’altra, in un triangolo quasi amoroso. Quando sono in doccia il biondo incolla il culo al pavimento a fissare la tenda bagnata, l’altro mi aspetta sul lavabo. Anche fuori, si viaggia all’interno dello stesso metro quadrato. Solo al lavoro quello peloso non può accompagnarmi, mentre la mattonella si mette in pole position sulla cattedra. Sono le occasioni in cui urla di più.
È un trio che funziona più o meno bene. Placo l’odio che a volte provo per il piccolo giudice nero con l’infinita tenerezza per il morbido amico chiaro.
E se tante volte la scatoletta mi rivela che dentro di me c’è un mondo che non funziona, gli occhi dell’altro mi ricordano che dentro di me c’è un universo che va alla perfezione.

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