«Possono revocarci l’indennità di accompagnamento?»

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da F.I., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Mia figlia è diabetica dal novembre 2011. Lei è nata in aprile 2011, a febbraio 2012 le è stato riconosciuto l’art. 3 comma 1 e l’art.3 comma 3, pertanto usufruisco dei permessi lavorativi, del congedo straordinario e la mia bimba percepisce l’indennità di accompagnamento.
Abbiamo la revisione nel febbraio 2017. La mia domanda è: è possibile che in quella data ci levino il comma 1 e quindi non percepiremo più accompagnamento?
Premetto che il diabete di mia figlia è una diabete derivato da mutazione genetica che si chiama diabete neonatale permanente, pertanto a revisione porterò l’esito della genetica datato marzo 2012.

In attesa della risposta vi abbraccio caldamente,
Buona giornata
F. I.


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile F.
è sempre possibile che l’esito di una visita di revisione si concluda con l’esclusione di uno o più benefici già accordati in precedenza.
Ritengo però che di fronte all’esame di tipo genetico la Commissione dovrà valutare tutti gli elementi nuovi e sopraggiunti, e non ritengo, allo stato che possa essere revocato alcun beneficio.
In ogni caso è necessario che al momento della visita di revisione, siano presenti ed attuali i requisiti di cui alla L. 104/1992 art. 3 commi 1 e 3, e in special modo la connotazione di gravità, che, nel caso di sua figlia minore, è il “bisogno di assistenza continua, e cioè l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita”.
Spero di esserLe stato utile e Le porgo cordiali saluti.

Avv. Umberto Pantanella

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In cosa si differenziano l’indennità di frequenza e di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento, a differenza di altri benefici economici concessi agli invalidi, è indipendente dall’età e dalle condizioni reddituali della persona.
L’indennità di frequenza serve a  fornire un sostegno alle famiglie di minori invalidi per venire incontro alle spese legate alla frequenza di una scuola, pubblica o privata, o di un centro specializzato per terapie o riabilitazione.
Non sono tra loro cumulabili (o l’una o l’altra).

Al raggiungimento della maggiore età, è necessario un nuovo accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti previsti dalla normativa.
La Legge n. 114/2014 tuttavia permette al minore di inoltrare una domanda in via amministrativa entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età, in modo da ottenere  in via provvisoria, già al compimento del diciottesimo anno di età, le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni.
Prima  della L. 114/2014 al compimento del 18° anno non si riceveva automaticamente alcuna prestazione economica.

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Quali sono i benefici ottenibili richiedendo l’invalidità civile?

L’invalidità civile: benefici connessi al riconoscimento, all’età ed alla percentuale.

La persona riconosciuta invalida, in quanto affetta da malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica ed intellettiva che riducono la capacità lavorativa in misura non inferiore ad un terzo (dunque, superiore al 33%) ha diritto a vedersi riconosciuti una serie di benefici di natura economica, strettamente connessi alla percentuale di invalidità  riconosciuta.

Benefici per soggetti invalidi con età compresa tra i 18 ed i 65 anni
PERCENTUALE RICONOSCIUTA          BENEFICI ACCORDATI
Meno di 33% NON INVALIDO, NESSUN BENEFICIO DI LEGGE
Superiore al 34%

Ausili e protesi la cui concessione è però subordinata alla diagnosi indicata nella certificazione di invalidità risultante all’esito della visita medica e contenuta in apposito elenco, individuato dal Servizio Sanitario Nazionale e denominato Nomenclatore tariffario, in cui sono enunciati i dispositivi indispensabili che possono essere forniti gratuitamente alle persone che ne hanno necessità. L’Azienda Sanitaria Locale fornisce gratuitamente e direttamente ausili, protesi e ortesi.

Dal  46%

Collocamento mirato, previsto e disciplinato dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68 intitolata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili“, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 1999 – Supplemento Ordinario n. 57, (diritto al lavoro dei disabili)

Dal 51% Congedo straordinario per cure
Dal  67%

Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (con esclusione della quota fissa).

dal 75%

Assegno mensile concesso alle persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni i prive di impiego, nel rispetto dei limiti di reddito per usufruirne. E’ incompatibile con altri redditi pensionistici. Per chi supera i 65 anni d’età è previsto l’assegno sociale dell’INPS.

100%

Fornitura gratuita ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale. – Collocamento obbligatorio, se presente capacità lavorativa residua, previsto e disciplinato dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68 intitolata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili“, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 1999 – Supplemento Ordinario n. 57, (diritto al lavoro dei disabili)

Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (esclusa la quota fissa).

Pensione di inabilità per le persone di età compresa tra 18 e 65 anni, nei rispetti dei limiti di reddito.

Per la persona incapace di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, spetta anche l’indennità di accompagnamento*, indipendentemente dall’età e dal reddito, provvidenza che però viene sospesa durante i periodi di ricovero gratuito in istituto.

Benefici per soggetti invalidi con età inferiore a 18 anni:

Minore  con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età secondo la Legge 104/1992

  • Indennità di Frequenza erogata dall’INPS
  • Concessione gratuita di ausili ortesici;
  • Esenzione dai Ticket per visite specialistiche, esami ematochimici, diagnostica strumentale e farmaci;
Benefici indipendenti dall’età:
  • Indennità di accompagnamento* concessa a coloro che sono “non in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure (o anche) “non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita
  • Concessione gratuita di ausili protesici
  • Esenzione dal ticket per farmaci, visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale

 

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L’indennità di accompagnamento: quali sono i requisiti e come si inoltra la domanda?

Nozioni e finalità

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. Dunque spetta solo ed esclusivamente in ragione della minorazione, cioè è indipendente dall’età e dalle condizioni reddituali.

Requisiti

Per ottenere l’indennità di accompagnamento sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento di totale inabilità (100%) per affezioni fisiche o psichiche;
  • impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, ovvero impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione;
  • residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

Per gli ultrasessantacinquenni (non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa) il diritto all’indennità è subordinato alla condizione che essi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età.

Ai minori titolari di indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età, viene automaticamente riconosciuta la pensione di inabilità riservata ai maggiorenni totalmente inabili.

Questa prestazione, che si aggiunge all’indennità di accompagnamento già in godimento, spetta senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza necessità di ulteriori accertamenti sanitari.

Rimane fermo l’obbligo di presentare tempestivamente, al raggiungimento della maggiore età, il modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla legge.

Compatibilità

L’indennità di accompagnamento è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa ed è concessa anche ai minorati che abbiano fatto domanda dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età.

Incompatibilità ed esclusione del beneficio

Sono esclusi dal diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi che:

  • siano ricoverati gratuitamente in istituto per un periodo superiore a 30 giorni;
  • percepiscano un’analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

L’indennità di accompagnamento è compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali (soggetti pluriminorati).

La domanda

La domanda, corredata di certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti  può essere presentata  esclusivamente per via telematica.

Per poter presentare la domanda, è necessario richiedere ed ottenere dal proprio medico di base  il rilascio del certificato medico, introduttivo della successiva fase dell’accertamento. Il certificato è corredato da un codice identificativo, che  va obbligatoriamente allegato, alla  domanda da inoltrarsi  esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto. In caso di minore, il codice PIN da utilizzare deve essere quello del minore, non quello del genitore o del tutore;
  • patronati o associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

A partire dal 4 luglio 2009 (con l’eccezione delle domande di aggravamento presentate dai malati oncologici) non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non sia esaurito l’iter di quella in corso o, in caso di ricorso giudiziario, finché non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato.

Il pagamento delle prestazioni decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. Attualmente l’indennità viene corrisposta per 12 mensilità e per l’anno 2015 l’importo è pari a 508,55 euro mensili.

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Quali sono i benefici ottenibili con la legge 104 art.3 comma 1 e comma 3?

I benefici cui ha si ha diritto in base al riconoscimento dello stato di handicap grave previsto dalla Legge 104/92, cioè di una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e che è tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione,  non solo di tipo fisico, ma anche di tipo sociale che la minorazione comporta), presuppongono il  riconoscimento di handicap grave (art.3, comma 3 della Legge 104/92).

I criteri sono fissati per legge e sono prestazioni a sostegno del reddito o indipendenti dal reddito.
Le fonti normative, l’iter procedimentale ed i benefici sono reperibili sul sito web dell’INPS.

I beneficiari sono i lavoratori dipendenti con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’art.3, comma 3, della Legge 104/92 e i lavoratori dipendenti che prestano assistenza ai loro familiari con disabilità grave.

Sono concessi  in presenza di determinate condizioni, permessi e periodi di congedo straordinario retribuiti.

I permessi retribuiti

Spettano ai lavoratori dipendenti (anche se con rapporto di lavoro part-time) assicurati per le prestazioni economiche di maternità, quando la persona che li richiede o per la quale sono richiesti si trovi in situazione di disabilità grave ai sensi dell’art.3, comma 3 della legge 104/92 riconosciuta dall’apposita Commissione Medica Integrata e non sia ricoverata a tempo pieno.

I lavoratori disabili in situazione di gravità possono beneficiare alternativamente di riposi orari giornalieri di 1 ora o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro; o 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.
I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità con età inferiore ai tre anni, possono fruire alternativamente di 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore); prolungamento del congedo parentale; riposi orari giornalieri di 1 o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro.
I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità di età compresa tra tre e otto anni, possono fruire alternativamente di 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore) o prolungamento del congedo parentale.
I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità, nonché il coniuge, i parenti/affini entro il 2° grado e i parenti/ affini entro il 3° grado di persone in situazione di disabilità grave possono usufruire di 3 giorni di permesso mensile (frazionabili in ore). I permessi saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta.

Congedo straordinario ai sensi della Legge 388/2000 – art.42 del D.lgs. 151/2001

Spetta ai lavoratori dipendenti (anche se con rapporto di lavoro part-time), quando la persona per la quale sia richiesto si trovi in situazione di disabilità grave riconosciuta dalla Commissione Medica Integrata e non sia ricoverata a tempo pieno.

I lavoratori aventi diritto al congedo straordinario possono richiedere fino ad un massimo di due anni di congedo straordinario nell’arco della vita lavorativa.
Durante tutto il periodo di fruizione del beneficio viene corrisposta una indennità nella misura della retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo esclusi gli emolumenti variabili della retribuzione entro un limite massimo di reddito determinato annualmente con Decreto ministeriale.
I periodi di congedo straordinario non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto, ma, essendo coperti da contribuzione figurativa, sono validi ai fini del calcolo dell’anzianità assicurativa.
Per la stessa persona disabile in situazione di gravità non possono essere richiesti più di 2 anni di assenza a tale titolo: tale limite è complessivo fra tutti gli aventi diritto. I periodi di congedo straordinario sono computati nel limite massimo globale spettante a ciascun lavoratore, ovvero due anni di congedo, anche non retribuito, per gravi e documentati motivi familiari (art.42, comma 5, D.lgs. 151/2001).
In caso di pluralità di persone disabili in situazione di gravità il congedo spetta per ciascuno di essi nei limiti sopra indicati. Non è mai possibile per lo stesso lavoratore fruire del “raddoppio” del congedo straordinario.
Il congedo è frazionabile soltanto a giorni interi e non ad ore.

Scelta della sede di lavoro- Rifiuto al trasferimento – Lavoro notturno

Il lavoratore- genitore – o che presti assistenza ad un familiare con handicap  con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992) oltre che il lavoratore con handicap  con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992) ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, sempre che il datore di lavoro non si opponga, adducendo motivi inerenti a “organizzazione del lavoro”. E’ altresì previsto, nel pubblico impiego, la possibilità che le persone handicappate “con un grado di invalidità superiore ai due terzi”, il diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.

Nel lavoro privato e nel pubblico impiego il lavoratore – genitore o che presti assistenza ad un familiare con handicap  con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992) oltre che il lavoratore con handicap  con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992) non può  essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.

La normativa vigente prevede che lavoratori che “abbiano a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della Legge 5 febbraio 1992, n.104” non possano essere obbligatoriamente adibiti al lavoro notturno.

Handicap senza connotazione di gravità

La dichiarazione di “persona con handicap”, art. 3 comma 1, Legge 104/1992, senza connotazione di gravita non dà diritto a provvidenze economiche (pensioni, assegni, indennità per invalidità civile), invece previste in presenza di certificazione di invalidità civile, cecità civile o sordomutismo.

Tuttavia sono previste agevolazioni fiscali per l’acquisto di un’autovettura, l’esenzione del pagamento del bollo e delle tasse di trascrizione IPT e APIET, agevolazioni fiscali per l’acquisto di ausili e protesi, di sussidi tecnici ed informatici (previa specifica prescrizione autorizzativa da parte del personale medico curante), e la detrazione in sede di dichiarazione dei redditi per le spese sostenute per le badanti e le collaboratori domestici, oltre che le detrazioni per i familiari a carico.

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Legge n.104/1992 e mancato riconoscimento dello stato di gravità: ricorso o nuova domanda?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da G.M., papà di una bimbo affetto da diabete mellito 1.

Buon pomeriggio, ho ricevuto i verbali della commissione medica relativi all’esito della visita per il riconoscimento della legge 104 per mio figlio A., affetto da diabete mellito tipo 1.
Purtroppo non mi hanno riconosciuto la gravità e vorrei sapere cosa mi conviene fare, il ricorso tramite il giudice oppure richiedere una nuova visita nella quale faccio presente le linee giuda inps che dovrebbero essere tenute in considerazione.
Io sono di Bari e vorrei avere un parere tenuto conto che le commissioni mediche possono variare i medici.
Vi ringrazio per una vostra risposta.
G. M.


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile Sig. G.M.
avverso l’esito negativo del verbale con cui non viene riconosciuta la connotazione di gravità (Legge 104/1992, art. 3 comma 3) si può inoltrare ricorso.
Se Lei ha ottenuto comunque il riconoscimento di handicap (art. 3 comma 1), ma non la gravità, l’unico rimedio esperibile sarebbe quello di inoltrare ricorso giurisdizionale nel termine di 180 giorni dalla ricezione dell’esito della visita medica in Commissione.

Le “Linee Guida” dell’Inps hanno funzione di indirizzo e – allo stato – non hanno valore cogente.
Tuttavia ritengo che possano essere allegate al ricorso, dovendo la questione essere sottoposta al vaglio del Giudice ordinario, il quale avrà un elemento in più (oltre al dato medico e clinico) su cui basare la propria decisione.

Cordiali saluti.
Avv. Umberto Pantanella

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Indennità di frequenza e ricovero ospedaliero: come procedere?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da C.P., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Questo mese mia figlia è stata ricoverata per 2 giorni in ospedale (a tempo pieno). Devo comunicare qualcosa all’INPS in relazione al’indennità di frequenza e se sì cosa comporta?
Grazie.


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile Signora,
gli invalidi civili titolari di indennità di frequenza (e se minori per essi il genitore o l’esercente la tutela) sono tenuti a presentare la dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza o meno di uno stato di ricovero.

Ciò perché l’indennità è corrisposta mensilmente ed è incompatibile con qualsiasi forma di ricovero, così come previsto per legge (Legge 11 ottobre 1990, n. 289 “Modifiche alla disciplina delle indennità di accompagnamento di cui alla L. 21 novembre 1988, n. 508, recante norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti e istituzione di un’indennità di frequenza per i minori invalidi”Pubblicata in G.U. 17 ottobre 1990, n. 243) che all’art. 3  Incompatibilità. – comma  1, prevede:
“L’indennità mensile di frequenza è incompatibile con qualsiasi forma di ricovero”.

L’Inps specifica che l’indennità non spetta per i periodi in cui il minore è ricoverato a carattere continuativo e permanente e comunque l’Ente può sempre procedere ad accertamenti.

Ora, qualora dagli accertamenti esperiti risultasse che detta condizione non è soddisfatta, il beneficio potrà in ogni momento essere revocato e la revoca decorrerà dal primo giorno del mese successivo alla data del relativo provvedimento.

Il mio consiglio è di comunicare, anche attraverso un certificato medico che attesti il ricovero e sopratutto la durata di appena due giorni, la circostanza all’Inps.

Poi valuterà l’INPS se operare o meno una decurtazione per i soli giorni di effettivo ricovero, oppure considerare non a carattere continuativo e permanente il ricovero stesso e dunque non operare alcuna decurtazione.

Io sono dell’avviso che la comunicazione, per correttezza, vada fatta, onde evitare possibili inconvenienti.

Ricordo, a tal proposito, che per le mensilità riscosse in assenza del prescritto requisito della frequenza o della mancata comunicazione da parte del rappresentante legale del minore, può farsi luogo al recupero delle somme indebitamente percepite.

Cordiali saluti.
Avv. Umberto Pantanella

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Come evitare la sospensione dell’indennità di frequenza?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da G.R., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Salve sono una mamma di bimba diabetica con esordio all’età di due mesi, adesso ha due anni. L’indennità di frequenza abbiamo iniziato a percepirla da marzo 2015. A dicembre 2015 è avvenuto l’ultimo pagamento. A gennaio 2016, il giorno 12, dopo aver scoperto il problema ho presentata l’autocertificazione di frequenza presso il centro Diabetologico e ad oggi, 8 maggio 2016, non abbiamo ancora ricevuto nulla nonostante la pratica risulti ora a posto. Non voglio dilungarmi oltre; la mia domanda è questa: per non far succedere anche l’anno prossimo lo stesso problema quando e come devo prevenirmi? Anticipo che a settembre la bambina comincerà l’asilo nido. Grazie mille in anticipo


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile Signora,

Se Lei ha correttamente riproposto la domanda anche per l’anno 2016, Le ricordo che il pagamento delle prestazioni decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e comunque non prima dell’inizio della frequenza ai corsi o ai trattamenti, sempre se risultano soddisfatti tutti i requisiti richiesti, sia sanitari che amministrativi, come più volte chiarito dall’INPS.

Per gli anni successivi alla prima erogazione poiché il beneficio è legato al reddito ed alla effettiva frequenza, Lei dovrà ogni anno, sino al compimento della maggiore età e sempre che ne ricorrano i requisiti di frequenza e reddituali, presentare la domanda.

Poiché mi riferisce che la domanda del 2016 è corretta, l’unica possibile spiegazione alla mancata erogazione può essere la circostanza che non siano ancora iniziati i trattamenti presso il Centro Diabetologico.

In caso contrario, dovrà verificare presso l’INPS il perché della mancata erogazione.

Cordiali saluti
Avv. Umberto Pantanella

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Centri estivi: possono rifiutare l’iscrizione a causa del diabete?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da E.A., nostra lettrice e mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Buongiorno. Ho provato ad iscrivere telefonicamente mia figlia di 6 anni al grest (centro estivo)  organizzato dalla parrocchia. L’iscrizione è stata rifiutata, telefonicamente, a causa del diabete, o meglio dell’impossibilità da parte del coordinatore di garantire la puntuale somministrazione della merenda preparata da noi alla bimba. Non può, dice assumersi la responsabilità delle conseguenze dell’eventuale mancato spuntino della piccola….
Mi domando se è ammissibile il rifiuto dell’iscrizione ad un attività aperta al pubblico a causa della malattia… Che diritti abbiamo in merito all’iscrizione a corsi etc… E’ possibile precluderci l’accesso e dobbiamo quindi dipendere dal “buon cuore” dell’organizzatore o abbiamo qualche tutela in merito? Mia figlia possiede sia l’attestazione di invalidità, sia quella relativa alla 104 art.3 comma 3
Grazie anticipatamente della risposta che vorrà darmi.


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile Signora,
il rifiuto, sia pur orale, comunicatoLe dalla parrocchia, di fatto costituisce a mio parere una violazione del diritto di un minore invalido e portatore di handicap grave ex art 3 comma 3 Legge 104/92 a non partecipare alla vita sociale e di relazione, sia essa pure svolta in occasione di una partecipazione ad un campo estivo
“parrocchiale”.

Le finalità della legge sono chiare in tal senso. La legge non opera distinzioni tra pubblico e privato, sicché devono essere permessi l’accesso e la partecipazione ad ogni attività anche ludica o ricreativa, anche con gli ausili predisposti dalla legge (accompagnatore).

Il rifiuto di non far partecipare il minore al campo estivo, sul presupposto che la parrocchia non si ritenga responsabile (di controllare) che il minore faccia o non faccia merenda ad orario prestabilito, è a mio parere infondato oltre che discriminante.

La parrocchia è ente non associativo non commerciale, ma non per questo può sottrarsi, essendo comunque un soggetto giuridico riconosciuto dallo Stato italiano, alle leggi e alla responsabilità, sia civile, sia penale, del suo rappresentante legale, cioè il Parroco.

Le consiglio, però, di scrivere, significando il suo diritto e il rifiuto oppostole oralmente, anche al Vescovo, per conoscenza, onde ottenere risposta scritta.
Sono convinto che la situazione possa essere compresa e risolta senza necessità di adire tutele legali.

Cordialità.
Avv. Umberto Pantanella

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Scuola: l’indennità di frequenza si percepisce anche per il mese di settembre?

Pubblichiamo il quesito posto da C.P., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Perché se mia figlia frequenta la materna dal 7 di settembre al 30 di giugno, per il  mese di settembre non percepisce l’indennità di frequenza?


L’AVVOCATO RISPONDE

La legge prevede la corresponsione durante tutto il periodo di frequenza, ma la concessione dell’indennità di frequenza decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di inizio del trattamento terapeutico o riabilitativo, ovvero del corso scolastico o di quello di formazione o di addestramento professionale.

Tuttavia, fermo restando che nel caso di specie la corresponsione scatta dal 1° ottobre, consiglio di verificare con la segreteria della scuola materna se per caso ci sia stato un errato computo del periodo di effettiva frequenza e in caso affermativo, di far provvedere alla rettifica, anche presso l’INPS.
Se non vi è stato errore, la procedura appare corretta.

Cordiali saluti.

Avv. Umberto Pantanella

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