Quali sono i benefici ottenibili richiedendo l’invalidità civile?

L’invalidità civile: benefici connessi al riconoscimento, all’età ed alla percentuale.

La persona riconosciuta invalida, in quanto affetta da malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica ed intellettiva che riducono la capacità lavorativa in misura non inferiore ad un terzo (dunque, superiore al 33%) ha diritto a vedersi riconosciuti una serie di benefici di natura economica, strettamente connessi alla percentuale di invalidità  riconosciuta.

Benefici per soggetti invalidi con età compresa tra i 18 ed i 65 anni
PERCENTUALE RICONOSCIUTA          BENEFICI ACCORDATI
Meno di 33% NON INVALIDO, NESSUN BENEFICIO DI LEGGE
Superiore al 34%

Ausili e protesi la cui concessione è però subordinata alla diagnosi indicata nella certificazione di invalidità risultante all’esito della visita medica e contenuta in apposito elenco, individuato dal Servizio Sanitario Nazionale e denominato Nomenclatore tariffario, in cui sono enunciati i dispositivi indispensabili che possono essere forniti gratuitamente alle persone che ne hanno necessità. L’Azienda Sanitaria Locale fornisce gratuitamente e direttamente ausili, protesi e ortesi.

Dal  46%

Collocamento mirato, previsto e disciplinato dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68 intitolata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili“, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 1999 – Supplemento Ordinario n. 57, (diritto al lavoro dei disabili)

Dal 51% Congedo straordinario per cure
Dal  67%

Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (con esclusione della quota fissa).

dal 75%

Assegno mensile concesso alle persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni i prive di impiego, nel rispetto dei limiti di reddito per usufruirne. E’ incompatibile con altri redditi pensionistici. Per chi supera i 65 anni d’età è previsto l’assegno sociale dell’INPS.

100%

Fornitura gratuita ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale. – Collocamento obbligatorio, se presente capacità lavorativa residua, previsto e disciplinato dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68 intitolata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili“, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo 1999 – Supplemento Ordinario n. 57, (diritto al lavoro dei disabili)

Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (esclusa la quota fissa).

Pensione di inabilità per le persone di età compresa tra 18 e 65 anni, nei rispetti dei limiti di reddito.

Per la persona incapace di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, spetta anche l’indennità di accompagnamento*, indipendentemente dall’età e dal reddito, provvidenza che però viene sospesa durante i periodi di ricovero gratuito in istituto.

Benefici per soggetti invalidi con età inferiore a 18 anni:

Minore  con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età secondo la Legge 104/1992

  • Indennità di Frequenza erogata dall’INPS
  • Concessione gratuita di ausili ortesici;
  • Esenzione dai Ticket per visite specialistiche, esami ematochimici, diagnostica strumentale e farmaci;
Benefici indipendenti dall’età:
  • Indennità di accompagnamento* concessa a coloro che sono “non in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure (o anche) “non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita
  • Concessione gratuita di ausili protesici
  • Esenzione dal ticket per farmaci, visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale

 

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L’indennità di accompagnamento: quali sono i requisiti e come si inoltra la domanda?

Nozioni e finalità

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. Dunque spetta solo ed esclusivamente in ragione della minorazione, cioè è indipendente dall’età e dalle condizioni reddituali.

Requisiti

Per ottenere l’indennità di accompagnamento sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento di totale inabilità (100%) per affezioni fisiche o psichiche;
  • impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, ovvero impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione;
  • residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

Per gli ultrasessantacinquenni (non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa) il diritto all’indennità è subordinato alla condizione che essi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età.

Ai minori titolari di indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età, viene automaticamente riconosciuta la pensione di inabilità riservata ai maggiorenni totalmente inabili.

Questa prestazione, che si aggiunge all’indennità di accompagnamento già in godimento, spetta senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza necessità di ulteriori accertamenti sanitari.

Rimane fermo l’obbligo di presentare tempestivamente, al raggiungimento della maggiore età, il modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla legge.

Compatibilità

L’indennità di accompagnamento è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa ed è concessa anche ai minorati che abbiano fatto domanda dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età.

Incompatibilità ed esclusione del beneficio

Sono esclusi dal diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi che:

  • siano ricoverati gratuitamente in istituto per un periodo superiore a 30 giorni;
  • percepiscano un’analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

L’indennità di accompagnamento è compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali (soggetti pluriminorati).

La domanda

La domanda, corredata di certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti  può essere presentata  esclusivamente per via telematica.

Per poter presentare la domanda, è necessario richiedere ed ottenere dal proprio medico di base  il rilascio del certificato medico, introduttivo della successiva fase dell’accertamento. Il certificato è corredato da un codice identificativo, che  va obbligatoriamente allegato, alla  domanda da inoltrarsi  esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto. In caso di minore, il codice PIN da utilizzare deve essere quello del minore, non quello del genitore o del tutore;
  • patronati o associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

A partire dal 4 luglio 2009 (con l’eccezione delle domande di aggravamento presentate dai malati oncologici) non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non sia esaurito l’iter di quella in corso o, in caso di ricorso giudiziario, finché non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato.

Il pagamento delle prestazioni decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. Attualmente l’indennità viene corrisposta per 12 mensilità e per l’anno 2015 l’importo è pari a 508,55 euro mensili.

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Indennità di frequenza e ricovero ospedaliero: come procedere?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da C.P., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Questo mese mia figlia è stata ricoverata per 2 giorni in ospedale (a tempo pieno). Devo comunicare qualcosa all’INPS in relazione al’indennità di frequenza e se sì cosa comporta?
Grazie.


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile Signora,
gli invalidi civili titolari di indennità di frequenza (e se minori per essi il genitore o l’esercente la tutela) sono tenuti a presentare la dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza o meno di uno stato di ricovero.

Ciò perché l’indennità è corrisposta mensilmente ed è incompatibile con qualsiasi forma di ricovero, così come previsto per legge (Legge 11 ottobre 1990, n. 289 “Modifiche alla disciplina delle indennità di accompagnamento di cui alla L. 21 novembre 1988, n. 508, recante norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti e istituzione di un’indennità di frequenza per i minori invalidi”Pubblicata in G.U. 17 ottobre 1990, n. 243) che all’art. 3  Incompatibilità. – comma  1, prevede:
“L’indennità mensile di frequenza è incompatibile con qualsiasi forma di ricovero”.

L’Inps specifica che l’indennità non spetta per i periodi in cui il minore è ricoverato a carattere continuativo e permanente e comunque l’Ente può sempre procedere ad accertamenti.

Ora, qualora dagli accertamenti esperiti risultasse che detta condizione non è soddisfatta, il beneficio potrà in ogni momento essere revocato e la revoca decorrerà dal primo giorno del mese successivo alla data del relativo provvedimento.

Il mio consiglio è di comunicare, anche attraverso un certificato medico che attesti il ricovero e sopratutto la durata di appena due giorni, la circostanza all’Inps.

Poi valuterà l’INPS se operare o meno una decurtazione per i soli giorni di effettivo ricovero, oppure considerare non a carattere continuativo e permanente il ricovero stesso e dunque non operare alcuna decurtazione.

Io sono dell’avviso che la comunicazione, per correttezza, vada fatta, onde evitare possibili inconvenienti.

Ricordo, a tal proposito, che per le mensilità riscosse in assenza del prescritto requisito della frequenza o della mancata comunicazione da parte del rappresentante legale del minore, può farsi luogo al recupero delle somme indebitamente percepite.

Cordiali saluti.
Avv. Umberto Pantanella

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Come evitare la sospensione dell’indennità di frequenza?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito posto da G.R., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Salve sono una mamma di bimba diabetica con esordio all’età di due mesi, adesso ha due anni. L’indennità di frequenza abbiamo iniziato a percepirla da marzo 2015. A dicembre 2015 è avvenuto l’ultimo pagamento. A gennaio 2016, il giorno 12, dopo aver scoperto il problema ho presentata l’autocertificazione di frequenza presso il centro Diabetologico e ad oggi, 8 maggio 2016, non abbiamo ancora ricevuto nulla nonostante la pratica risulti ora a posto. Non voglio dilungarmi oltre; la mia domanda è questa: per non far succedere anche l’anno prossimo lo stesso problema quando e come devo prevenirmi? Anticipo che a settembre la bambina comincerà l’asilo nido. Grazie mille in anticipo


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile Signora,

Se Lei ha correttamente riproposto la domanda anche per l’anno 2016, Le ricordo che il pagamento delle prestazioni decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e comunque non prima dell’inizio della frequenza ai corsi o ai trattamenti, sempre se risultano soddisfatti tutti i requisiti richiesti, sia sanitari che amministrativi, come più volte chiarito dall’INPS.

Per gli anni successivi alla prima erogazione poiché il beneficio è legato al reddito ed alla effettiva frequenza, Lei dovrà ogni anno, sino al compimento della maggiore età e sempre che ne ricorrano i requisiti di frequenza e reddituali, presentare la domanda.

Poiché mi riferisce che la domanda del 2016 è corretta, l’unica possibile spiegazione alla mancata erogazione può essere la circostanza che non siano ancora iniziati i trattamenti presso il Centro Diabetologico.

In caso contrario, dovrà verificare presso l’INPS il perché della mancata erogazione.

Cordiali saluti
Avv. Umberto Pantanella

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Scuola: l’indennità di frequenza si percepisce anche per il mese di settembre?

Pubblichiamo il quesito posto da C.P., mamma di una bimba affetta da diabete mellito 1.

Perché se mia figlia frequenta la materna dal 7 di settembre al 30 di giugno, per il  mese di settembre non percepisce l’indennità di frequenza?


L’AVVOCATO RISPONDE

La legge prevede la corresponsione durante tutto il periodo di frequenza, ma la concessione dell’indennità di frequenza decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di inizio del trattamento terapeutico o riabilitativo, ovvero del corso scolastico o di quello di formazione o di addestramento professionale.

Tuttavia, fermo restando che nel caso di specie la corresponsione scatta dal 1° ottobre, consiglio di verificare con la segreteria della scuola materna se per caso ci sia stato un errato computo del periodo di effettiva frequenza e in caso affermativo, di far provvedere alla rettifica, anche presso l’INPS.
Se non vi è stato errore, la procedura appare corretta.

Cordiali saluti.

Avv. Umberto Pantanella

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L’indennità di frequenza: quali sono i requisiti e come si inoltra la domanda?

Finalità

L’indennità di frequenza, provvidenza a favore degli invalidi minorenni, è stata istituita dalla Legge 11 ottobre 1990, n. 289.

Infatti, a norma dell’art. 1 della Legge 289/1990, l’indennità mensile di frequenza spetta agli invalidi civili minori cui siano state riconosciute dalla competente Commissione Sanitaria difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età, nonché ai minori ipoacusici che presentino una perdita uditiva superiore ai 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze di 500, 1000, 2000 hertz o che, per la loro minorazione, devono far ricorso continuo o anche periodico a trattamenti riabilitativi o terapeutici.

E’ una prestazione economica, finalizzata all’inserimento scolastico e sociale dei ragazzi con disabilità fino al compimento del 18° anno di età e poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico,  è necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.

Requisiti

E’ possibile richiedere il riconoscimento della indennità mensile di frequenza in presenza dei  seguenti requisiti:

  • età inferiore ai 18 anni;
  • riconoscimento di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età, oppure
  • perdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze 500, 1000, 2000 hertz;
  • frequenza:
    • continua o periodica di centri ambulatoriali, di centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;
    • di scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido;
    • di centri di formazione o addestramento professionale pubblici o privati, purché convenzionati, finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti;
  • stato di bisogno economico;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione;
  • residenza stabile ed abituale sul territorio dello Stato.

Non spetta per i periodi in cui il minore è ricoverato a carattere continuativo e permanente.

La domanda

La domanda, corredata di certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti  può essere presentata  esclusivamente per via telematica (entro 90 giorni dalla data del rilascio del certificato medico) attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto. L’INPS raccomanda che il codice PIN da utilizzare deve essere quello del minore, non quello del genitore o del tutore;
  • patronati o associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

La concessione dell’indennità è subordinata quindi, oltre che alla minore età e ai requisiti sanitari, alle seguenti altre condizioni:

  • frequenza continua o anche periodica di centri ambulatoriali, di centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;

oppure:

  • frequenza di scuole pubbliche o private legalmente riconosciute, di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido (vedi sentenza C.C. n.467/2002 – circ. 11/2003);

oppure:

  • frequenza di centri di formazione o addestramento professionale pubblici o privati, purché convenzionati, finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti.

La concessione dell’indennità di frequenza decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di inizio del trattamento terapeutico o riabilitativo, ovvero del corso scolastico o di quello di formazione o di addestramento professionale, sempre che l’interessato abbia già ottenuto il riconoscimento dei prescritti requisiti sanitari da parte della competente Commissione Medica.

Limitazioni e revoche

La corresponsione del beneficio è limitata alla effettiva durata del trattamento o del corso e ha termine con il mese successivo a quello di cessazione della frequenza: la legge subordina il diritto all’indennità alla condizione dell’effettiva frequenza del corso o alla durata del trattamento terapeutico o riabilitativo.

Qualora dagli accertamenti esperiti risulti che detta condizione non è soddisfatta, il beneficio può in ogni momento essere revocato. La revoca decorre dal primo giorno del mese successivo alla data del relativo provvedimento.

Per le mensilità riscosse in assenza del prescritto requisito della frequenza o della mancata comunicazione da parte del rappresentante legale del minore può farsi luogo al recupero delle somme indebitamente percepite.

Incompatibilità

E’ incompatibile con:

  • l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;
  • l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;
  • la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;
  • l’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.

Ovviamente, è ammessa la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole.

L’indennità di frequenza viene erogata per tutta la durata della frequenza ai corsi, alla scuola o a cicli riabilitativi. La Sentenza della Corte Costituzionale 20 – 22 novembre 2002, n. 467 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 comma 3 nella parte in cui non prevede che l’indennità mensile di frequenza sia concessa anche ai minori che frequentano l’asilo nido.

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La commissione medica può ridurre la percentuale di invalidità in sede di revisione?

Riceviamo e pubblichiamo il quesito di M.M., nostro lettore e diabetico.

 Buongiorno mi chiamo M.M. ho 51 anni e sono diabetico insulino-dipendente da circa 15 anni.
Volevo chiedervi come è possibile che una commissione medica mi abbia riconosciuto il 33% di invalidità dopo 2 anni di diabete e successivamente a distanza di 13 anni, previa mia richiesta di revisione, pensando di raggiungere la percentuale di handicap che mi avrebbe permesso l’iscrizione alle liste speciali del lavoro, essendo in possesso della laurea in Biologia, addirittura la cancellazione anche di quell’invalidità di base?
Forse sono guarito? Ma non credo perché ancora oggi faccio 4 iniezioni di insulina e prendo 0.5 mg di lisinopril per tenere sotto controllo la pressione.
A parte l’umorismo mi sapreste dare una mano per riuscire a sbloccare questa situazione che mi permetterebbe l’iscrizione a queste liste speciali e la speranza di lavorare per ciò che ho studiato.
Vi ringrazio anticipatamente.
Cordiali Saluti.
M.M. 


L’AVVOCATO RISPONDE

Gentile M.
pur non conoscendo nel dettaglio se non l’esito della sua visita di revisione, posso assicurare che Lei non è un caso isolato.

È possibile, ed è questo il fine della visita di revisione, che ancorché richiesta per ottenere un aggravamento (e dunque per ottenere una percentuale più alta rispetto a quella posseduta), la Commissione, a ben 13 anni dalla prima visita in cui le fu riconosciuta la percentuale del 33% dopo appena due anni dalla insorgenza della malattia, non le abbia riconosciuto ora alcuna percentuale.

Posso presumere solo che proprio la vicinanza tra esordio e prima visita Le abbia permesso allora di ottenere quella percentuale, che ora la revisione le nega.
Aggiungo che l’invalidità nella percentuale da lei posseduta non le permetteva alcun beneficio non economico e che evidentemente l’esito dell’utima revisione non ha portato ad un aggravamento delle condizioni preesistenti.

Contro il giudizio sanitario della commissione medica per l’accertamento dell’invalidità è possibile promuovere un ricorso giurisdizionale entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario. Il termine è perentorio: una volta decaduto sarà possibile solo presentare una nuova domanda amministrativa.

Cordiali saluti.

Avv. Umberto Pantanella

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Domanda per invalidità civile e Legge n.104/1992. Come si richiede?

Per ottenere sia l’invalidità civile sia la situazione di handicap si segue la medesima procedura, che successivamente alla riforma del 2010, deve essere inoltrata all’INPS esclusivamente in via telematica,

  • dal diretto interessato (purché registrato ed accreditato presso l’INPS),
  • ovvero attraverso un medico abilitato a tale scopo,
  • ovvero attraverso patronato sindacale, sempre abilitato ed accreditato presso l’INPS all’inoltro di tali domande.

L’art. 6, della Legge 80/2006 aveva già introdotto un’interessante novità, nell’ottica della semplificazione delle procedure amministrative, con la possibilità, a richiesta dell’interessato, di unificazione delle visite di accertamento.
Dunque può essere proposta in via telematica un’unica domanda (per la richiesta di accertamento dell’invalidità civile e per quella dell’handicap), ed i due accertamenti vengono così effettuati contemporaneamente, previa richiesta, all’atto della domanda, di unica visita di accertamento.

La domanda è gratuita, salvo il costo del certificato medico da inoltrare alla domanda.

Per tutte le notizie relative all’accertamento clicca qui.

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Qual è la differenza tra invalidità civile e Legge 104/1992?

L’invalidità civile.

La nozione di “invalidità civile” è contenuta, a far tempo dal 1971, nella Legge 30 marzo 1971, n. 118 (“Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili.”, (Pubblicata nella G.U. 2 aprile 1971, n. 82) – secondo la quale:

“si considerano mutilati e invalidi civili i cittadini affetti da minorazione congenita e/o acquisita (comprendenti) gli esiti permanenti delle infermità fisiche e/o psichiche e sensoriali che comportano un danno funzionale permanente, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a un terzo, o se minori di anni 18, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.”

Dunque per il Legislatore l’invalidità civile consiste nella riduzione della capacità lavorativa, alla quale, secondo la legge viene attribuita una percentuale.
Nel criterio di valutazione (cfr. art. 1, comma 4, lettera c), del Decreto Legislativo 23 novembre 1988, n. 509) occorre stabilire la determinazione della percentuale di riduzione della capacità lavorativa avuto riguardo all’organo o l’apparato, sede del danno anatomico o funzionale.
E’ opportuno chiarire che la detta riduzione non comporta l’impossibilità di un inserimento lavorativo, bensì la difficoltà di eseguire una determinata attività nei modi e nei limiti considerati per un individuo c.d. normodotato.

L’handicap e la Legge n. 104/1992.

Diversa è la nozione che il Legislatore del 1992 ha inteso dare allo stato di handicap, in cui si ha riguardo alla difficoltà d’inserimento sociale dovuta alla patologia o menomazione riscontrata.
Essa è contenuta nella Legge 104/92 denominata «Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate», in cui si considera la condizione di svantaggio sociale della persona gravata da handicap rispetto ad altra persona ritenuta “normale”, cioè della difficoltà d’inserimento sociale della persona disabile, difficoltà che è dovuta alla patologia o menomazione di cui una questa persona è affetta.

Diversi sono i criteri di valutazione dei due accertamenti (invalidità ed handicap) e non sempre possono essere tra loro collegati (si può ottenere lo stato di handicap grave anche in assenza del riconoscimento di un’invalidità civile, ed anche quando la malattia o la menomazione non ha abbia dato luogo a un 100%, è possibile il riconoscimento di una situazione di gravità). Lo stato di handicap previsto dalla Legge 104/92 riguarda una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e che è tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione; e la valutazione non verte, dunque, solo sull’accertamento di tipo fisico, ma anche sulle conseguenze di tipo sociale che la minorazione comporta, e può arrivare al riconoscimento di handicap grave (art. 3, comma 3 della Legge 104/92).

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