Eversense, giorno 0. La preparazione

Training preparatorio, calibrazioni, allarmi
Mercoledì 22 marzo - ore 23.50

Riesco a trovare il tempo per scrivere solo ora, dopo una giornata molto impegnativa. Oggi ho fatto il training preparatorio all’impianto del sensore e ho le idee più chiare. Ci hanno illustrato il sensore e il suo funzionamento. Ora so bene come verrà impiantato e quello che dovrò fare durante questo periodo di prova.
Faranno una piccolissima incisione sul mio braccio sinistro; mi hanno detto che successivamente sarà quasi invisibile. Il sensore, che necessita di due calibrazioni giornaliere e che dovrò portare per tre mesi, ha una dose di farmaco per prevenire eventuali infezioni o infiammazioni nel punto dove viene inserito. Durante le prime 24 ore, proprio perché la piccola ferita deve cicatrizzare, non potrò collegare il trasmettitore. Ecco, forse la cosa un po’ fastidiosa è proprio il trasmettitore, parte integrante del sistema. Questo trasmettitore, da portare ancorato al braccio con un cerotto biadesivo da cambiare ogni giorno, genera un campo magnetico che serve per attivare il sensore. Quindi non c’è nulla da fare, per forza deve essere a stretto contatto con il sensore. Mi toccherà ricaricare la sua batteria per un quarto d’ora ogni giorno e ho saputo che non è impermeabile. Questo trasmettitore ha un importantissimo, impagabile asso nella manica: vibra in caso di iperglicemia o ipoglicemia anche se si dovesse trovare lontano dal device, che sarebbe il mio smartphone sul quale ho scaricato l’apposita app.

eversense schema2
Tutte le volte che questo device non si trova vicino al trasmettitore, niente paura. Quest’ultimo registra comunque le glicemie e le invia allo smartphone appena i due apparecchi si avvicinano.
Sono eccitatissimo per domani. So che farò fatica anche a riposarmi.

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Mi chiamo Mario e da nove anni convivo con il diabete che nel mio caso non è arrivato con il classico esordio. A 30 anni, dopo alcune analisi di routine, ho scoperto di essere diabetico e inizialmente non è stato approfondito se si aveva a che fare con un diabete di tipo 1 o di tipo 2.
Dopo qualche anno di trattamento come tipo 2 con terapia orale, ecco che si è verificato quello che io chiamo “un mezzo esordio”: mezzo perché è stato abbastanza graduale, risparmiandomi il trauma e il ricovero, tappe che purtroppo in tanti hanno dovuto affrontare.

Ricordo che il 2011, anno dell’inizio della terapia insulinica multiiniettiva con dei discreti risultati, mi trovò completamente indifferente al mondo dei microinfusori e della tecnologia legata alla malattia diabetica. Ma durò poco. La decisione di spostarmi come centro di cure presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, segnò la svolta. Trovandomi in un ambiente completamente diverso dal mio primo ambulatorio, in un posto nuovo dove la ricerca era alla base di tutto, ho cominciato ad informarmi un po’ di più sulle novità e da allora non mi sono più fermato. Tanto da essere coinvolto nelle ricerche dalla dottoressa che mi seguiva.

Nel 2014 eccomi alle prese con il training per il microinfusore che fino a quel momento avevo totalmente snobbato. Un po’ perché credevo fosse troppo ingombrante e mi potesse dare fastidio al lavoro e un po’ perché effettivamente non ne conoscevo i pregi. Il micro prescelto era l’Accu-Chek Insight della Roche; sono stato tra i primi in Italia ad averlo e per di più con l’intento di cercare pregi e difetti rispetto al suo predecessore. Alla fine di ottobre dello stesso anno 2014 mi viene proposto il sistema di monitoraggio Freestyle Libre della Abbott. In accordo con la mia dottoressa, decidiamo di testarlo anche in condizioni abbastanza gravose. Visto che una delle mie passioni è la subacquea, proviamo il sensore durante le immersioni: l’ho testato fino a 52 metri di profondità e alla fine abbiamo potuto vedere il grafico in immersione e capire eventuali sbalzi di glicemia per tutta la durata in acqua.

Successivamente mi sono prestato molto volentieri e con ottimi risultati al test dell’ossidazione dell’insulina, ovvero capire se tutta l’insulina che veniva iniettata poteva essere assorbita o se una parte andava in ossidazione.

E ora mi aspetta questa nuova avventura. Tra pochissimi giorni il sensore Eversense, sarà ospite del mio corpo per un po’. In molti lo considerano una vera svolta nella gestione della patologia. Secondo me potrebbe essere la svolta epocale verso il pancreas artificiale. Con un misto di curiosità e eccitazione aspetto il mercoledì per il training e giovedì per l’innesto, per poter finalmente dare il via alle danze.

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