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Conta dei carboidrati

Non sono molto lontani i tempi in cui un paziente diabetico era “costretto” a mangiare sempre la stessa quantità di carboidrati e, di conseguenza, fare la stessa dose fissa di insulina ad ogni pasto. Il principio di questa dieta rigida e pianificata fu messo in discussione quando nel 1994 l’American Diabetes Association (ADA) propose un nuovo approccio terapeutico sotto il nome di MNT – Medical Nutrition Therapy (Terapia Medica Nutrizionale). In altre parole, si abbandonava il concetto della dieta ferrea e il programma dietetico basato sulla liste di scambio degli alimenti, e si introduceva l’idea di adeguare la terapia alle abitudini alimentari e allo stile di vita del paziente.
Con l’aiuto fondamentale di un diabetologo e di un nutrizionista, seguendo alcune regole empiriche che servono come punto di partenza, il conteggio dei carboidrati (in inglese CHO counting) permette di definire, con una certa precisione, la dose di insulina necessaria per metabolizzare i carboidrati presenti in un determinato alimento. Questa tecnica, che richiede un continuo processo di regolazione e riadattamento, porta indubbiamente effetti positivi sulla qualità della vita e benefici psicologici per il paziente.

Dopo il training, effettuato da un team composto da diabetologi, infermieri, nutrizionisti e dietisti (come da posizione ufficiale dell’ADA) il paziente sarà in grado di conoscere il quantitativo di carboidrati contenuto in ogni alimento e con quanta insulina “coprirlo” senza innalzare troppo la glicemia postprandiale, con un occhio di riguardo a ciò che influisce sull’assorbimento di insulina e carboidrati.

In questa sezione abbiamo raccolto il materiale utile per un primo approccio al conteggio dei carboidrati. Le informazioni riportate non sostituiscono i corsi e i training effettuati da diabetologi e nutrizionisti.

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Scade il brevetto Lantus: arriva anche in Italia la basale Abasaglar

Si chiama Abasaglar la prima insulina glargine biosimilare  approvata in Europa e arrivata in Italia il 9 febbraio. Il nuovo farmaco “Made in Italy” è prodotto da Eli Lilly-Boehringer Ingelheim nello stabilimento di Sesto Fiorentino, il più grande in Italia per i prodotti da biotecnologia e noto per l’utilizzo di tecnologie molto avanzate. Attualmente questo prodotto è stato già lanciato in Gran Bretagna, Germania, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

L’insulina glargine biosimilare (LY2963016) presenta la stessa sequenza aminoacidica di Lantus, la basale prodotta da Sanofi. Ma cos’è un medicinale biosimilare? Come si può intuire dalla parola stessa e secondo la definizione proposta dalla Società Italiana di Farmacologia, è “un farmaco biologico, nella maggior parte dei casi biotecnologico, approvato dall’Agenzia Europea del Medicinali (EMA), attraverso un comparability exercise con il prodotto di riferimento commercializzato da un’altra azienda”. In altre parole un prodotto dalle caratteristiche simili a un farmaco originario precedentemente brevettato e autorizzato per la commercializzazione da diversi anni. Quest’ultimo viene spesso chiamato “farmaco di riferimento” o “farmaco originatore”.

Se i farmaci generici, prodotti attraverso la sintesi chimica sono identici (con la stessa struttura) al farmaco di riferimento, i biosimilari no. Trattandosi di grandi molecole complesse, ottenute attraverso tecniche di biotecnologia, i farmaci biosimilari non possono essere l’esatta copia, ma solo “comparabili al farmaco di riferimento”. Per sviluppare un farmaco biosimilare e il suo farmaco di riferimento si parte dalla stessa sostanza biologica, ma visto che due linee cellulari sviluppate indipendentemente non possono mai essere identiche, anche le differenze sono inevitabili. Per ottenere l’autorizzazione della Agenzia Europea per i Medicinali un farmaco biosimilare viene sottoposto a un lungo periodo di studio per verificare “la comparabilità in termini di qualità, sicurezza ed efficacia (effetto terapeutico) con il farmaco di riferimento, e di dimostrare l’assenza di significative differenze cliniche rispetto al farmaco di riferimento”.

Da prassi un prodotto nuovo di questo tipo viene immesso nel mercato solo alla scadenza del brevetto, proprio come nel caso specifico. Il 6 maggio del 2015 è scaduto il brevetto per Lantus prodotto dalla francese Sanofi, il terzo farmaco più venduto al mondo, con un fatturato di 7,5 miliardi di dollari nel 2014. Il nuovo prodotto biosimilare di Eli Lilly-Boehringer Ingelheim viene visto quindi come una nuova opportunità sia per i costi ridotti, sia per via della nuova penna che, a detta dei produttori, permette una somministrazione più semplice ed accurata.

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Diabete a scuola: guide utili

L’inserimento a scuola dei bambini con diabete è sempre stato per noi oggetto di grande interesse (vedi mappa scuole). Ecco perché abbiamo cercato di raccogliere una serie di guide utili. Dalla “semplice” correzione di una ipoglicemia, al Documento Strategico che definisce in modo chiaro “chi deve fare cosa”. Questo documento, frutto di un lavoro comune delle Associazioni di volontariato (AGD Italia), Ministero della Salute e Ministero dell’Istruzione, dell’Università della Ricerca e i vari referenti regionali, prevede il coinvolgimento della figura apicale presente nella scuola: il dirigente scolastico. È proprio lui che deve ricevere dalla famiglia la segnalazione del caso di diabete e il relativo Piano Individuale di Trattamento diabetologico.

Se sei in possesso di altre guide “semplici e veloci”, mandale via email all’indirizzo info@deebee.it; sarà nostra cura aggiungerle in questa pagina.

downloadDocumento strategico per l'inserimento del bambino con diabete nella scuola
downloadRiconoscere e trattare ipo e iper
downloadRiconoscere le iperglicemie - opuscolo
downloadCorrezione ipoglicemia nei bimbi
downloadDomande e risposte per gli insegnanti
downloadEducazione fisica a scuola
downloadGestione dei pasti a scuola.
Tabella personalizzabile.
downloadGlicemie da sensore: cosa fare e quando.
Tabella personalizzabile.
downloadSpiegare il diabete ai bambini:
Coco torna a scuola
downloadLibro: 10 storie 100 bambini 1000 maestre
downloadAccordi regionali, regione per regione

 

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Staminali: stop al diabete nei roditori per sei mesi

174 giorni, quasi sei mesi di stop al diabete. Anche se il diabete è quello dei topi, i risultati raggiunti da un team di ricercatori della Harvard University, guidati dal biologo Doug Melton, vengono considerati molto promettenti.

Era ottobre del 2014 quando sulla prestigiosa rivista Cell venivano pubblicati i risultati della ricerca condotta dal team americano che, dopo quasi dieci anni di studio, è riuscito a generare in vitro cellule beta pancreatiche umane. Trattate con un cocktail di sostanze chimiche, le cellule umane staminali pluripotenti (HPSC) sono state trasformate in cellule beta, pressoché uguali a quelle sane, in grado di secernere insulina e tenere sotto controllo il livello di glucosio nel sangue. Per la ricerca sono stati utilizzati aggregati cellulari con un diametro di 100-200 micron, ognuno contenente alcune centinaia di cellule, successivamente differenziati e sottoposti a numerosi test. A fronte del processo di selezione si è arrivato all’identificazione di un protocollo che, con l’utilizzo di 11 molecole di diverso tipo, ha portato quindi all’ottenimento in vitro di cellule che “si comportano” come cellule beta. Doug Melton, il biologo che ha guidato la ricerca, ritiene che per rendere pienamente “operative” le cellule immature ci vogliano fino a tre mesi.

Il passo successivo è stato quello di impiantare queste cellule, racchiuse in micro-capsule, nell’addome di topi diabetici da laboratorio. Per ottimizzare i risultati è stato scelto un ceppo di roditori con un sistema immunitario molto resistente. Le capsule, indispensabili per evitare l’attacco da parte del sistema immunitario, sono state realizzate in collaborazione con il team del bioingegnere Daniel Anderson del MIT (Massachusetts Institute of Technology). E’ stato utilizzato l’alginato modificato, una sostanza ricavata da una varietà di alghe brune, che ha reso possibile l’alimentazione delle cellule con ossigeno, ma soprattutto, ha permesso allo zucchero e all’insulina di fluire tra il corpo e le cellule. Tra le 800 varianti di alginato create dai ricercatori, è stato individuato il triazolo-tiomorfolina biossido (TMTD), il “meno riconoscibile” dal sistema immunitario.

Nei risultati definitivi della ricerca, pubblicati recentemente su Nature, si legge che il sistema immunitario dei topi non ha reagito alle nuove cellule impiantate e che dopo i 174 giorni di attività (tanto è durata l’osservazione in laboratorio) le capsule rimosse contenevano ancora cellule vitali produttrici di insulina.

La prossima sfida sarà quella di replicare questi risultati e verificare se questo tipo di trattamento, che funziona nei topi diabetici, funzionerà anche negli esseri umani. Secondo una nota dell’ Istituto di Ricerca sul Diabete (Diabetes Research Institute – DRI) dell’Ospedale San Raffaele, “considerate le esperienze collezionate da altri gruppi con prodotti a base di cellule staminali embrionali umane, le beta cellule descritte dal gruppo di Harvard probabilmente non potranno essere testate negli esseri umani prima di 4-8 anni”.

 

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Pasti e iperglicemia: quanta insulina?

Quanta insulina è necessaria per metabolizzare un alimento o un intero pasto? La chiave è il rapporto insulina/carboidrati (chiamato ICR, dall’inglese “I-Carb Ratio”) o, in altre parole, quanti carboidrati “sono coperti” da 1 unità di insulina. Il calcolo viene effettuato  insieme al proprio medico. I diabetologi, soprattutto quando si tratta di bambini, personalizzano la ricerca di questo rapporto in base al diario glicemico e alimentare del paziente, poiché su ogni individuo l’insulina ha un effetto diverso. Ad esempio, se con alcune persone 1 unità basta per “smaltire” il glucosio contenuto in 15 o 20 grammi di carboidrati, per altre può coprire solo 5 o 6 grammi.

Regola del 500

E’ una regola empirica che rappresenta un punto di partenza per individuare il proprio rapporto insulina/carboidrati e che consiste nel dividere il numero 500 per la dose totale di insulina giornaliera (chiamata TDD, dall’inglese Total Daily Dose, ricavata sommando basale e ultrarapida assunte nelle 24 ore). Ai fini della determinazione di un ICR più affidabile però, anziché utilizzare la TDD, viene sovente impiegata la media del fabbisogno insulinico giornaliero dell’ultima settimana, calcolata previa assunzione di una quantità fissa di carboidrati, in assenza di attività fisica e col paziente in salute.
Se il diabetico è in cura con insulina rapida (invece dell’ultrarapida), si usa 450 invece di 500.

regole 500-2

Esempio

Supponiamo che una persona assuma 20 unità di insulina al giorno.

Basale + ultrarapida giornaliere = 20 unità
ICR = 500 : 20 = 25

Ciò significa che con 1 unità di insulina ultrarapida si metabolizzano circa 25 grammi di carboidrati.
Ora che conosciamo l’ICR possiamo rispondere alla domanda iniziale: “Quanta insulina è necessaria per metabolizzare un alimento o un intero pasto?”

Se per esempio il nostro pasto contiene 65 gr di carboidrati, sarà necessario somministrare 65 : 25 = 2,60 unità di insulina, ossia:

INSULINA = CHO / ICR

Questo vale quando la glicemia prima del pasto è nel target. Se così non è, occorre applicare una seconda regola. Ossia…

La regola del 1800

Quando la glicemia prima del pasto è fuori target bisogna aumentare la dose di insulina da assumere in modo direttamente proporzionale al valore da correggere. E, per fare questo, è indispensabile conoscere il proprio FSI (acronimo di Fattore di Sensibilità Insulinica, o fattore di correzione), ossia di quanto abbassa la glicemia 1 unità di insulina.

Esiste una regola empirica anche per questo: la Regola del 1800, che consiste nel divide il numero 1800 per la dose totale di insulina giornaliera (basale + ultrarapida). Il valore ottenuto indica di quanti punti diminuirà la glicemia a fronte dell’assunzione di 1 unità di insulina. Al pari della Regola del 500, anche per la Regola del 1800 è consigliabile utilizzare la media del fabbisogno insulinico giornaliero dell’ultima settimana, anziché la sola quantità somministrata nell’arco delle precedenti 24 ore, in modo tale da ottenere un FSI più veritiero e affidabile.
Se si utilizza insulina rapida il valore iniziale da inserire sarà 1500.

regole 1800-2

Esempio

Supponiamo che una persona assuma 20 unità di insulina al giorno.

Basale + ultrarapida giornaliere = 20 unità
FSI= 1800 : 20 = 90

Ciò significa che l’assunzione di 1 unità di insulina ultrarapida provocherà una diminuzione della glicemia di circa 90 punti.

Immaginiamo adesso che il valore della glicemia prima del pasto sia fuori target, ad esempio 250, e che il valore target desiderato sia 120; procederemmo con il calcolo in questo modo:

  • Punti di cui si vuole diminuire la glicemia: 250 – 120 = 130 punti
  • Da cui, l’insulina necessaria sarà calcolata come 130 : 90 = 1,44 unità, che dovranno poi essere sommate alla dose del pasto.

Unità di insulina = [Punti di decremento] / FSI

Quindi, riprendendo il primo esempio, alle 1,44 unità per correggere dobbiamo sommare 2,6 unità necessarie a “coprire” il pasto. Per un totale di 4,04 unità somministrate.

Anche questa regola è approssimativa e rappresenta soltanto un punto di partenza. Insieme al medico la si adatterà ai reali fabbisogni, differenziati anche per fascia oraria.

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Nuovo protocollo: glucagone per ipoglicemie moderate

L’episodio di vomito, soprattutto in presenza di insulina in circolo (la cosiddetta IOB, Insulin On Board) è uno degli eventi più temuti dai genitori di un bambino diabetico.
Se chi utilizza il microinfusore può correre ai ripari almeno in parte, stoppando l’erogazione di insulina basale, la cosa si fa più spinosa per chi utilizza le penne e fa quindi uso dell’insulina lenta.

Il problema principale è che, in caso di vomito, il bambino non riesce ad assumere alimenti per via orale, pertanto anche la semplice somministrazione di zucchero risulta spesso impraticabile. Se fino a poco tempo fa l’unica soluzione era il ricovero in pronto soccorso, oggi ci viene in aiuto un innovativo protocollo che, in caso di ipoglicemia lieve-moderata in corso di vomito, prevede la somministrazione di glucagone in piccole dosi*.

Questa situazione si può verificare soprattutto durante gli episodi di gastroenterite in cui il bambino vomita oppure si rifiuta di assumere qualsiasi cibo liquido o solido per bocca

siringa glucagone

La “mini dose” di glucagone viene somministrata con una semplice siringa per insulina, quindi vi consigliamo di averne sempre una a portata di mano. Può sembrare paradossale o banale, ma spesso ciò che manca è proprio la classica siringa usa e getta per insulina, complici microinfusori e penne che la rendono illusoriamente superflua.

✓ L’iniezione può essere praticata per via sottocutanea o intramuscolare
✓  Non è rilevante il sito d’iniezione
✓ Il glucagone ricostituito è instabile, va quindi buttato dopo qualche ora
✓ Prima di utilizzare questo protocollo, chiedi al tuo diabetologo di fiducia

Nella seguente tabella riportiamo le “mini dosi” di glucagone (Glucagen Hypokit 1mg) da somministrare, in relazione all’età del bambino. Qualora la glicemia non raggiunga livelli soddisfacenti, una seconda dose di pari entità potrà essere somministrata dopo 1 ora dalla prima iniezione.

regole glucagone

Il protocollo viene già insegnato nei migliori centri pediatrici italiani, tra i quali l’ospedale Regina Margherita di Torino e, come ogni novità degna di nota, è stato anche postato nel gruppo ufficiale di DeeBee.it.
Ringraziamo la dott.ssa Ivana Rabbone per la condivisione e la supervisione.

*Brink S, Joel D, Laffel L, Lee WWR, Olsen B, Phelan H, Hanas R. Sick day management in children and adolescents with diabetes. Pediatric Diabetes 2014; 15, S20:193–202
*Haymond MW1, Schreiner B. Mini-dose glucagon rescue for hypoglycemia in children with type 1 diabetes. Diabetes Care. 2001 Apr;24(4):643-5

CALCOLATORE ONLINE

EtàDose di glucagone

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Come non scordare l’iniezione di insulina

Insulina sì, insulina no? Quante volte capita di non ricordarci se abbiamo fatto o no l’insulina. Quel gesto, entrato nella routine quotidiana, talvolta si rivela “invisibile” alla memoria.

Da un sondaggio effettuato della casa farmaceutica Novo Nordisk in otto paesi (coinvolti 1.200 medici e 1.530 pazienti con diabete tipo 1 e 2) è emerso che quasi un terzo dei pazienti salta almeno un’iniezione al mese. Ovviamente il motivo principale non è la semplice dimenticanza, ma anche quella non è da sottovalutare.

Noi di DeeBee Italia, da sempre impegnati a far conoscere il più possibile gli aspetti pratici nella gestione del diabete, abbiamo raccolto alcune informazioni su prodotti nati per aiutare anche i più distratti utilizzatori di penne da insulina.

Insulcheck

È un dispositivo adatto sia per le penne usa e getta sia per le ricaricabili e dà la possibilità di visualizzare il tempo trascorso dall’ultimo utilizzo della penna.

insulcheck

Questo piccolo congegno viene fissato nella parte posteriore della penna, dove si caricano le unità. Il timer parte ogni volta che la penna viene utilizzata erogando l’insulina. Esistono sette modelli, secondo il tipo di penna: Flexpen, Solostar, Kwikpen, Clickstar, Luxura, Novopen3, Novopen4. È alimentato da una batteria sostituibile, che rende così il dispositivo duraturo nel tempo.

Insulcheck, commercializzato da Harmonium Pharma, è reperibile in farmacia al costo di circa 30,00€

Timesulin

Questo cappuccio, disponibile in tre modelli, è compatibile solo con alcune penne preriempite usa e getta:
– Penna da insulina SOLOSTAR (Sanofi), compatibile con i modelli Lantus e Apidra
– Penna da insulina KWIKPEN (Lilly), compatibile con Humalog, Humalog 50/50 e Humalog 75/25
– Penna da insulina FLEXPEN (Novo Nordisk), compatibile con i modelli NovoRapid, Levemir, Victoza, Novolog, Novolog Mix 70/30 e Protaphane HG (ge). Il dispositivo non funziona con la Novo Pen 3 e 4. 

timesulin

È sufficiente sostituire con Timesulin il normale cappuccio della penna da insulina. Ogni volta che il tappo si estrae per più di 8 secondi, il timer si azzera (questi secondi permettono di poter, eventualmente, controllare il livello di insulina senza che il timer si azzeri).  Il dispositivo, che ha una batteria della durata di circa 12 mesi, si trova in farmacia o direttamente da Microlink e costa 39,90 €.

Penna ricaricabile Echo Novo Nordisk

È una penna ricaricabile in versione digitale, commercializzata da Novo Nordisk e compatibile solo con le cartucce (Penfill) prodotte dalla casa farmaceutica multinazionale danese, come Novorapid, Novomix o Levemir.

NovoPen

La rivoluzionaria penna indica sia il tempo trascorso dall’ultima iniezione, sia il totale delle unità di insulina erogate.

Le batterie sostituibili rendono la penna di lunga durata. Si può richiedere a Novo Nordisk che la fornisce gratuitamente, oppure acquistarla on-line al costo di circa 110,00€.

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Presidente FDG a DeeBee.it: “Restano i problemi nella somministrazione dell’insulina a scuola”

Ha occupato titoli e pagine di vari giornali nazionali e locali il piano di intervento promosso dalla SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) assieme al Coordinamento tra Associazioni italiane di aiuto a bambini e giovani con diabete (AGDI) e all’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO).  Questo piano prende spunto da un altro documento di indirizzo del 2013 – redatto dal  Coordinamento delle Associazioni assieme ai Ministeri della Salute e dell’Istruzione – e delinea le principali indicazioni su “chi deve fare cosa a scuola e quando lo deve fare”, anzi su “chi dovrebbe fare cosa a scuola e quando lo dovrebbe fare”. Il condizionale è d’obbligo visto che fino ad ora il documento di indirizzo è stato percepito ufficialmente solo dalle Regioni Abruzzo, Umbria, Calabria, Sardegna e Sicilia. Tanto più che, non essendo una legge, ma un semplice documento di indirizzo, non sancisce assolutamente l’obbligo per il personale scolastico di somministrare farmaci o misurare la glicemia. Tutto resta come prima, su base volontaria e a discrezione di ogni insegnante o assistente.

Per capire meglio la situazione abbiamo interpellato il Presidente Nazionale della Federazione Diabete Giovanile Antonio Cabras. Solo qualche settimana fa lui ha indirizzato una lettera al Ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini. Anche nel commento rilasciato appositamente per DeeBee, il presidente Cabras ci ribadisce il concetto e la richiesta della Federazione da lui guidata: delle politiche sanitarie del paese se ne deve occupare prima di tutto il Servizio Sanitario Nazionale.

“L’assistenza e la somministrazione dei farmaci agli alunni portatori di patologie croniche in ambito scolastico sono un problema complicato e di difficile soluzione. Le diverse circolari ministeriali in questi anni non hanno avuto esito positivo. Si conta che gli alunni diabetici nel nostro Paese siano circa 12.000. Nonostante gli sforzi per educarli ad essere autonomi e gestire correttamente il diabete, si riscontrano ancora molti problemi nella determinazione della glicemia e nella somministrazione dell’insulina. Affinché siano assicurate condizioni migliori occorre anche una corretta alimentazione nelle mense scolastiche, oltre che un controllo del pasto consumato dall’alunno; inoltre un adeguato svolgimento dell’attività fisica a scuola, costituendo questa parte integrante della terapia; ancora la gestione di eventuali crisi ipoglicemiche. Anche se il docente assolve pienamente ai suoi doveri, oltre che di insegnamento, di controllo di eventuali campanelli d’allarme, queste funzioni sono competenze del SSN, nato per tutelare la salute e non per soddisfare il prestigio di molti.
Il nostro Ministro della Pubblica Istruzione ha pensato bene di costituire un Comitato Paritetico Nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci a scuola, composto da rappresentanti del Ministero della Salute del MIUR, da Esperti, ecc…, che ha recentemente prodotto un documento sugli “Aspetti organizzativi e procedurali nella somministrazione dei farmaci per la continuità terapeutica e la gestione delle emergenze“. Il risultato in buona sostanza è che gli interventi previsti per i diabetici, gli asmatici, gli epilettici, vengano eseguiti in forma volontaria dal personale scolastico previa formazione, eludendo le norme di legge in materia art. 348 c.p. Certamente la corretta formazione del personale scolastico è la via attraverso cui si creano le condizioni per una serena e sicura vita scolastica sia per gli operatori scolastici stessi, che per l’alunno con diabete e la famiglia. Ciò non esaudisce i problemi e le necessità che si possono verificare, soprattutto là dove l’alunno non ha un’età sufficiente per operare autonomamente. La Federazione Nazionale Diabete Giovanile vorrebbe che in primo luogo fosse il SSN a guidare la salute delle persone, in questo caso degli alunni con diabete in ambito scolastico, e a guidare tutte le politiche sanitarie del Paese”

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Insulina faster-acting in arrivo

Non è stato svelato ancora il nome ufficiale della nuova insulina aspart “faster-acting” per la quale Novo Nordisk ha già chiesto l’approvazione alla commercializzazione. Il 4 dicembre 2015 la multinazionale farmaceutica con sede a Bagsværd in Danimarca ha annunciato di aver presentato richiesta di approvazione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dopo soli cinque giorni, anche alla Food and Drug Administration (FDA).

Il vice presidente esecutivo e direttore scientifico di Novo Nordisk, Mads Krogsgaard Thomsen, sostiene che la richiesta di approvazione dell’insulina aspart “faster-acting” è un passo avanti nell’aiutare le persone con il diabete a migliorare il loro controllo glicemico post prandiale. “I trial dimostrano che la nuova insulina aiuta nel migliorare le glicemie postprandiali e può portare a un’ulteriore diminuzione dell’emoglobina glicata e maggiore flessibilità rispetto a Novorapid”.

Le due richieste di autorizzazione si basano proprio sui risultati dei trial clinici che hanno coinvolto 2100 pazienti affetti da diabete di tipo 1 e 2. Durante le quattro differenti prove è stato dimostrato che le persone trattate con questa nuova insulina ad azione più veloce hanno raggiunto un migliore controllo post-prandiale rispetto alla classica NovoRapid e una riduzione dell’emoglobina glicata (HbA 1c) pari a quelli trattati con Novorapid.

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Secondo i dati presentati a settembre del 2015 a Stoccolma al Congresso Europeo di Diabetologia (European Association for the Study of Diabetes, EASD) la nuova insulina raggiunge il 50% del picco dopo 20 minuti dall’iniezione (12 minuti prima della classica Novorapid) e dopo 55 minuti raggiunge il suo picco massimo (contro 82 minuti della Novorapid classica). La nuova formulazione, realizzata grazie all’aggiunta di due eccipienti, sembra assicurare un assorbimento anticipato, rendendo la nuova insulina più efficace sia per l’utilizzo con le penne sia con i microinfusori.

 

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Come i ricercatori ripristineranno la produzione di insulina

Iniettando miliardi di cellule immunitarie nel corpo aumenta la produzione di insulina, evitando la necessità di iniezioni giornaliere

La fine delle iniezioni quotidiane per chi soffre di diabete potrebbe essere in vista dopo che dei ricercatori  hanno dimostrato che è possibile ripristinare la produzione di insulina per un massimo di un anno, stimolando il sistema immunitario.

Centinaia di migliaia di persone soffrono di diabete di tipo 1 ed hanno la necessità di somministrare diverse iniezioni al giorno per mantenere la glicemia sotto controllo.

Le persone sane hanno miliardi di cellule chiamate “T-reg”, che proteggono le cellule che producono insulina dal sistema immunitario, ma le persone che soffrono di diabete di tipo 1 non ne hanno abbastanza.

“L’intervento T-reg libera le persone come me dalla routine quotidiana della terapia insulinica e dalla costante paura delle  complicazione”
Mary Rooney, paziente diabete tipo 1

Ora i ricercatori della University of California e Yale hanno dimostrato che le cellule T regolatorie “possono essere estratte dal corpo, aumentate di 1,500 volte  in laboratorio e infuse di nuovo nel sangue per ripristinarne la normale funzionalità.

Un test iniziale su 14 persone ha dimostrato che la terapia è sicura, e può durare fino a un anno.

“Questo potrebbe essere una svolta”, ha detto il dottor Jeffrey Bluestone, Professore di Endocrinologia e Metabolismo presso l’Università della California, San Francisco (UCSF). “Utilizzando T-reg al sistema immunitario viene rieducato, potremmo essere veramente in grado di cambiare il corso della malattia. Ci aspettiamo che T-reg diventi in futuro una parte importante della terapia del diabete”

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Non solo può  interrompere la necessità di somministrazioni regolari di insulina, ma impedisce alla malattia di progredire, e quindi preserva da future complicanze.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, il sistema immunitario di solito difende contro le infezioni, ma nel diabete di tipo 1 il processo si inceppa e così  invece di combattere agenti esterni, attacca le cellule del proprio corpo.

In questa nuova procedura, medici hanno prelevato del sangue  contenente circa dai due ai quattro milioni di cellule ‘T-reg’ da 14 pazienti di età compresa tra i 18 ei 43 anni, a cui era stato recentemente diagnosticato il diabete di tipo 1. Le loro cellule ‘T-reg’ sono state separate dalle altre cellule e replicate a mezzo di coltura, prima di essere infuse nuovamente nel sangue.

La psicologa infantile Mary Rooney, 39 anni, a cui è stato diagnosticato il diabete tipo 1 nel 2011, è stata la prima partecipante al test e ha detto che la terapia l’ha resa libera dalle iniezioni quotidiane.

Il team di ricercatori afferma  che il trattamento T-Reg è promettente anche per trattamenti di altre malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e il lupus, e anche come terapie per le malattie cardiovascolari, malattie neurologiche e l’obesità.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.

Tratto da “The Telegraph – 25 novembre 2015

 

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