Ale & Franz con la SIEDP per la campagna di sensibilizzazione

Si arricchisce la campagna della SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, per la diagnosi precoce del diabete e la prevenzione della chetoacidosi all’esordio. Oltre alla distribuzione del materiale informativo negli studi di circa diecimila pediatri, nelle scuole di tutta Italia e nei luoghi dove i bambini fanno attività sportiva o di altro tipo, ora la campagna coinvolge anche due testimonial d’eccezione: il duo comico Ale & Franz. I due attori milanesi, volti noti del cinema e della televisione, sono i protagonisti dello spot girato per Pubblicità Progresso e MediaFriends con lo scopo di dare massima visibilità al messaggio della SIEDP.

Per la realizzazione e la massima diffusione della campagna attraverso ogni canale possibile, occorrono però 30.000 euro. Perciò la SIEDP ha aperto una raccolta fondi, utili per riuscire a portare il messaggio ovunque, in modo capillare, poiché “l’informazione può portare a una riduzione dei casi di complicanza da chetoacidosi”.

 La campagna SIEDP è stata realizzata in collaborazione con:
  • FDG (Federazione Nazionale Diabete Giovanile),
  • ISPAD (International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes),
  • AGD Italia (Coordinamento tra le Associazioni Italiane Giovani con Diabete),
  • SIP (Società Italiana di Pediatria)

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

Da Padre a padre, dico grazie all'autore per aver fatto sorridere la mia bambina. Ci ha relagato uno sprazzo di magia

Ho pianto nel vedere la mia bimba felice  di leggere di una bimba come lei
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Petizione sensore glicemico al Senato: parere favorevole dal Governo

Il 19 maggio poteva essere una giornata qualsiasi per noi di DeeBee Italia se in mattinata non ci fosse arrivata una mail ufficiale dal Senato Italiano: “con la presente vorremmo segnalare l’ordine del giorno e l’emendamento presentati dal Senatore Luis Alberto Orellana all’Atto Senato 1324, elaborati sulla base della vostra petizione, di seguito i testi”.

Durante la seduta pubblica, nell’aula tappezzata in rosso del Palazzo Madama, è arrivata la voce di quelle migliaia di persone che hanno firmato e diffuso la petizione per la parità di accesso al sensore glicemico per i pazienti con diabete mellito di Tipo1. Ed è arrivata con una richiesta diretta e decisa: inserire nell’ordine del giorno del Decreto di Legge Sanità, quindi impegnare il governo a “dare concreta attuazione agli obiettivi del Piano Nazionale Diabete, con specifico riferimento all’obiettivo 6 e all’obiettivo 9, valutando in particolare l’opportunità di aggiornare i presidi per persone affette da patologia diabetica di cui all’articolo 13 del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2008 (Allegato 3), nel rispetto degli equilibri della finanza pubblica”.

Dopo i due rinvii, eravamo in attesa della convocazione della Commissione Sanità al Senato, dove si doveva svolgere l’interrogazione promossa dal Sen. Maurizio Romani e firmata da altri sei senatori, proprio sulla questione sollevata dalla petizione. E invece l’iniziativa intrapresa insieme a 26 associazioni e community ha preso anche una nuova, inaspettata strada.

Pochissime ore dopo, non potevamo che esultare alle parole pronunciate in diretta tv:

Sull’ordine del giorno G2.100, anche se totalmente fuori argomento, data l’importanza esprimo un parere favorevole” (DE BIASI, relatrice)
Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice (DE FILIPPO, sottosegretario di Stato per la salute).

VIDEO SENATO.TV


Resoconto stenografico completo della seduta.

Poco prima, alla richiesta del Sen. Orellana si era subito unito in aula anche il nostro primo sostenitore, Sen. Maurizio Romani, vicepresidente della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) e le Senatrici Serenella Fucksia e Manuela Granaiola.

Finita la seduta con l’approvazione dell’ordine del giorno e dopo frenetiche comunicazioni e congratulazioni che percorrevano in largo e in lungo la penisola, arriva anche la dichiarazione ufficiale del Sen. Orellana:

“Sono molto soddisfatto che il governo si sia impegnato ad aggiornare l’elenco dei presìdi per persone affette da patologia diabetica finanziati dal sistema sanitario nazionale e di valutare l’opportunità di inserire nuovi dispositivi medici non invasivi che consentano una misurazione continua della glicemia, in linea con quanto previsto dagli obiettivi 6 e 9 del Piano nazionale diabete. Il testo accolto oggi dà speranza alle tante associazioni di pazienti diabetici che da tempo attendevano risposte dall’esecutivo; auspico, pertanto, che venga tradotto rapidamente in azioni concrete non più procrastinabili.”

È questo in breve il resoconto di una giornata particolare che ci ha regalato forti emozioni, ma anche una grande fiducia. Che vogliamo condividere con tutti quelli che ci hanno sostenuto senza riserve e condizioni, con quelli che hanno alimentato giorno per giorno la petizione con le loro firme e il loro entusiasmo. È il minimo che possiamo fare, mentre ci prepariamo al prossimo importante passo verso la meta.

“Segui i tuoi sogni, essi conoscono la via”
(Kobe Yamada)

 

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

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La petizione arriva in Parlamento

Sono sette i senatori che porteranno in Parlamento la questione sollevata da 26 associazioni e community sulla parità di accesso al sensore glicemico per i pazienti affetti da diabete mellito di Tipo 1. E’ in programma un’interrogazione per sapere se “il Ministro in indirizzo non consideri urgente includere il sensore glicemico tra i dispositivi a carico del Servizio sanitario nazionale e, attraverso l’inserimento di questo dispositivo nei livelli essenziali di assistenza, garantire parità di accesso ai sistemi innovativi di autocontrollo della glicemia”. Nel testo del sindacato ispettivo, presentato il 7 aprile, si menziona la petizione indirizzata al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, quella petizione che fino a oggi più di 16 mila persone hanno generosamente firmato nell’apposita pagina del nostro sito.

Il primo firmatario dell’interrogazione è stato il senatore dell’Italia dei Valori Maurizio Romani, vicepresidente della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) e medico di professione. Gli altri senatori cofirmatari sono: Serenella Fucksia, medico del lavoro; Cristina De Pietro, avvocato; Alessandra Bencini, infermiera; Francesco Molinari, avvocato; Ivana Simeoni, infermiera; Giuseppe Vacciano, impiegato Banca d’Italia (assistente superiore). Cercheremo di avere il video e la trascrizione dell’interrogazione.

Quando il 10 marzo, insieme alle altre associazioni, abbiamo deciso di lanciare la petizione sulla parità di accesso al sensore glicemico, non potevamo prevedere che in brevissimo tempo sarebbe diventata la petizione italiana con il maggior numero di firme nell’ambito dei diritti delle persone affette da diabete. E tanto meno che entro poche settimane avrebbe richiamato l’attenzione della politica e arrivare al Senato. Ora, in attesa della risposta del Ministro, il contatore delle firme continua a macinare numeri. Ogni firma è stata un dono, ogni persona in più, un nuovo alleato. E forse questa è l’occasione migliore per ringraziare tutti, chi ha già firmato e chi firmerà, chi ha lavorato per sensibilizzare e chi ci ha sostenuti anche quando la battaglia sembrava impossibile.

“Segui i tuoi sogni, essi conoscono la via”
(Kobe Yamada)

 

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La denuncia: «Dal microinfusore alle penne: non togliete le ali ai nostri bambini mentre stanno volando»

Questa è una storia di ritardi, tenacia e generosità che merita di essere raccontata. Immaginate un gruppo di mamme da molti mesi alle prese con le difficoltà a reperire il materiale di ricambio per i microinfusori dei propri figli. Ecco che arriva il momento tanto temuto: il materiale non c’è più, malgrado lo scambio di lettere e rassicurazioni. In pratica i bambini microinfusi rischiano di ritornare alla terapia con le penne, una situazione che una mamma descrive “come se ti mettono le ali e te le tolgono proprio mentre stai volando”.

E insieme allo stop della fornitura, arriva anche una loro clamorosa mossa: un esposto-denuncia presso la Procura della Repubblica.
Succede in Sicilia, dove al Tribunale di Patti è stato depositato l’esposto redatto da Rosy Caiola, presidente dell’Associazione Giovani Diabetici Nebrodi, in provincia di Messina. Stanche di chiedere, le mamme, rappresentate da questa associazione, hanno deciso di seguire le vie legali per ottenere quello che ai loro bambini spetta di diritto.

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In effetti, ci informano che per ora hanno ottenuto come risultato immediato una risposta dalla Direzione Generale ASP: arriveranno le forniture per i bimbi, sufficienti però per soli due mesi. Questo, secondo loro, grazie al presidente del Parco di Nebrodi, Giuseppe Antoci che non è un medico e neanche il genitore di un bambino diabetico. E’ solo un uomo coraggioso che vive sotto scorta e che ha preso a cuore questa battaglia. “Sta cercando di mobilitare il più possibile le autorità competenti. E’ una persona davvero unica che pur non essendo addetto ai lavori ha una sensibilità spiccata e già in precedenza ci ha dato una mano a organizzare eventi per i bambini diabetici» raccontano le mamme siciliane.

In loro aiuto è intervenuto anche il deputato Bernardette Grasso dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha presentato un’interrogazione per chiarire “a cosa è dovuta tanta superficialità e insensibilità nell’erogazione di questo delicato servizio?”

Parlando con queste mamme ci rendiamo conto che sono molto decise a proseguire a qualsiasi costo la loro battaglia. Per non trovarsi di nuovo con le penne d’insulina in mano e con i bimbi che devono tornare indietro nel tempo, con le ali spezzate.

 

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

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Intervista Dott. Alberto Sabbion e Dott. Marco Marigliano

Questa volta abbiamo realizzato una “doppia” intervista. Abbiamo parlato con il Dott. Alberto Sabbion e il Dott. Marco Marigliano, Dirigenti Medici del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica e della UOC di Pediatria ad Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo di Verona, entrambe dirette dal Prof. Claudio Maffeis.

Secondo voi, come incide sulla gestione quotidiana e poi a lungo termine l’utilizzo dei sensori? Parlo sia di sensori a monitoraggio continuo sia di Libre, che in questo si differenzia.

Il monitoraggio glicemico continuo mediante sensore sottocutaneo, negli ultimi anni, ha migliorato il nostro modo di gestire il diabete tipo 1, grazie alla possibilità di comprendere più chiaramente gli effetti della terapia insulinica, della dieta e dei molti fattori che possono influire sul compenso glicemico. Inoltre, ha reso certamente più partecipi anche bambini e genitori i quali, dall’osservazione delle curve glicemiche, possono trarre costantemente informazioni utili per prevenire episodi di ipoglicemia e di iperglicemia e a posteriori possono attuare modifiche più precise della terapia insulinica. È evidente che il buon uso di questa tecnologia avrà una ricaduta importante sul futuro livello di salute dei bambini con diabete, limitando la comparsa delle complicanze ad esso associate. Vari studi evidenziano gli effetti positivi del monitoraggio glicemico continuo sul compenso metabolico, ma non siamo ancora in possesso di dati sufficienti per dare un giudizio sugli effetti derivanti dall’uso dello strumento FreeStyle Libre, per il quale è stato da poco approvato l’utilizzo in età pediatrica a partire dai 4 anni.

Nei vari forum virtuali, che in qualche modo sono ormai proiezione di quello che succede nella vita reale, si discute molto sulla “dipendenza” (mi passi il termine) o ansia che possono creare i sensori e ancora di più il controllo da remoto delle glicemie del bambino. D’altro canto molti ritengono che proprio il sensore dà loro molta più tranquillità. Per esperienza, voi cosa consigliereste a un genitore? Immagino che questo dipenda anche dall’età del bambino o no?

Per l’esperienza fatta in questi anni non possiamo negare che molti genitori, una volta iniziato il monitoraggio glicemico continuo, percepiscano questa tecnologia come irrinunciabile per la cura del diabete del proprio figlio. Il legame che si instaura con il sistema di monitoraggio è ovviamente tanto più forte quanto più piccolo è il bambino e quanto più instabili sono le sue glicemie. Inoltre abbiamo notato come questo sistema permetta ai genitori dei bambini più piccoli di ritornare con maggiore serenità al proprio lavoro, lasciando il proprio figlio all’asilo/scuola monitorato in remoto. Riteniamo che un uso continuativo, soprattutto se abbinato al microinfuosore di insulina, sia consigliabile a patto che questo non diventi fonte di ansia per bambini e genitori o di rifiuto del trattamento da parte del bambino se percepito come eccessiva medicalizzazione.

Conoscete il sistema Nightscout immagino

Siamo venuti a conoscenza di Nightscout tempo fa grazie alle notizie rinvenute sul web.

Tra i genitori del vostro centro ce ne sono che utilizzano questo sistema di controllo a distanza? Loro cosa ne pensano?

Anche presso il nostro Centro ci sono numerosi genitori che utilizzano il sistema Nightscout. Per quanto ci viene riferito in occasione delle visite diabetologiche di controllo, la loro esperienza è complessivamente positiva, anche se talvolta potrebbe essere fonte di ansia quando il bambino non è sotto il loro diretto controllo.

Fino a che età, secondo voi, sarebbe meglio usare questi sistemi? Potrebbe forse, con il passare degli anni, rendere il bambino meno autonomo?

Si può ipotizzare che un sistema come Nightscuot possa limitare l’acquisizione di una progressiva autonomia da parte del bambino e, pertanto, crediamo che il suo utilizzo, con le dovute eccezioni, sia proponibile al di sotto dei 10 anni di età. Ad oggi, tuttavia, non vi sono prove a supporto di tale ipotesi che andrà verificata nel tempo sulla base dell’esperienza fatta da un numero sempre maggiore di bambini.

Quale abbinamento consigliereste? Per es. Libre-Omnipod / Dexcom- Animas Vibe (a parte Enlite che si collega solo a Medtronic). Anche questo dipende dall’età del bambino?

La scelta del microinfusore e del sensore per il monitoraggio glicemico in primo luogo è sempre influenzata dagli obiettivi terapeutici che medico e famiglia si pongono. Tali obiettivi sono certamente in parte condizionati dall’età del bambino. Tuttavia, va ribadito che attualmente non abbiamo dati sufficienti sull’efficacia del funzionamento in abbinato di FreeStyle Libre con un microinfusore e, pertanto, ad oggi gli abbinamenti con microinfusori consigliabili sono solo con i sensori per il monitoraggio glicemico continuo (CGM).

Ci potete anticipare qualche ultima novità in arrivo nel campo dei sensori e microinfusori?

Tra le novità che attendiamo vi sono microinfusori e sensori con caratteristiche di maggiore connettività, in particolare con gli smartphones (una particolarmente imminente, il Dexcom G5), e la possibilità di utilizzare un unico dispositivo di inserimento per l’applicazione della cannula per infusione di insulina e del sensore. Inoltre durante il recente congresso sulla Tecnologia applicata al diabete (ATTd di Milano) al quale abbiamo partecipato, sono stati mostrati alcuni interessanti prototipi di sensori impiantabili sottocute dalla durata di 3-6 mesi. Molto interessanti anche gli studi sul Pancreas Artificiale bi-ormonale, una doppia pompa che prevede l’utilizzo in contemporanea di insulina e glucagone per controllare l’andamento della glicemia.

Voi siete tra i medici che hanno partecipato al trial di Bardonecchia a settembre. Ci potete raccontare qualcosa su questa esperienza e sui risultati ottenuti?

Si trattava di un Campo scuola sull’utilizzo del Pancreas Artificiale in età pediatrica. Si trattava del primo esperimento di questo tipo al mondo, era la prima volta che si provava la tecnologia di automazione della infusione insulinica in bambini molto piccoli (5-8 anni). Il progetto, inizialmente chiamato PEDerPAN (PEDiatric Evolution Research PANcreas) ed poi divenuto PEDarPAN (PEDiatric ARtificial PANcreas), ha visto protagonisti 32 bambini di età compresa tra i 5 e gli 8 anni affetti da DMT1 provenienti dai Centri di Diabetologia Pediatrica delle Università di Verona, Milano, Torino, Roma e Napoli. La sperimentazione, coordinata dalla dott.ssa Daniela Bruttomesso, dell’Azienda Ospedaliera di Padova, e dal Prof. Claudio Cobelli ingegnere biomedico dell’Università di Padova, è stata condotta dal 3 al 12 settembre presso il Villaggio Olimpico di Bardonecchia (TO), sotto la supervisione dei medici e degli ingegneri delle Università partecipanti. Il pancreas artificiale è un dispositivo tecnologico innovativo per la terapia del DT1, nel quale la velocità di infusione sottocutanea di insulina somministrata mediante microinfusore, viene stabilita da un algoritmo ospitato in uno “smartphone”, sulla base delle glicemie inviategli in continuo da un sensore sottocutaneo. Tali dispositivi sono ancora in fase sperimentale ma in diversi studi hanno già dimostrato di poter limitare il periodo di tempo che il paziente trascorre con glicemie al di fuori dei livelli ottimali, in particolare nelle ore notturne. Il raggiungimento di tali risultati ha particolare rilevanza nei bambini più piccoli per i quali il diabete è caratterizzato da una maggiore instabilità e costringe i genitori ad una frequente verifica dei livelli di glicemia anche nelle ore notturne. I risultati dello studio sono stati presentati al Congresso ATTd di Milano del febbraio scorso e saranno presto pubblicati (speriamo, al momento attuale non abbiamo ancora la certezza!) su di una importate rivista scientifica del settore, Diabetes Care.

Quali saranno i passi successivi relativi al pancreas artificiale?  Immagino che sia ancora difficile fare previsioni sui tempi. Ma forse voi avete qualche idea in più sui tempi necessari per l’introduzione di questo strumento?

Il futuro del Pancreas Artificiale sarà fatto ancora di tanti trials clinici; non siamo ancora pronti ad oggi ad una integrazione di questa tecnologia nella normale pratica clinica quotidiana. Anche nell’adulto con DT1 (dove la sperimentazione va avanti da molto più tempo, quasi 9 anni ormai) sono stati raggiunti degli steps successivi nella fase sperimentale (ci sono numerosi trials clinici dove i pazienti hanno portato “a casa” il pancreas artificiale per una valutazione della sua efficacia in ambiente non ospedaliero) ma ancora non siamo arrivati al possibile utilizzo nella pratica clinica.
Sicuramente sono stati fatti tanti passi avanti e tanti altri verranno fatti presto. Nel giro dei prossimi 5 anni vedremo nuove funzioni (che deriveranno dagli studi sul Pancreas Artificiale) che saranno inserite nei microinfusori di nuova generazione (soprattutto riguardo il controllo notturno della glicemia) mentre il lavoro sul PA verterà sempre di più sul controllo in maniera più adeguata la fase post-prandiale della glicemia. Non sappiamo se il PA diventerà la cura definitiva del DT1, ma sarà sicuramente la prima terapia capace di gestire in maniera autonoma la glicemia, grazie alla somministrazione automatica dell’ insulina (e forse di altri ormoni, come il glucagone) in base all’andamento glicemico e l’utilizzo di nuovi sensori per la glicemia sempre più precisi e accurati.

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La nuova campagna informativa a cura del SIEDP

Riceviamo ora dall’ospedale Regina Margherita di Torino questa locandina informativa, con la richiesta di massima divulgazione.

Invitiamo tutti a condividerla, per una diagnosi precoce a tutela della salute dei bambini esordienti.

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download2  Scarica la locandina in pdf

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Intervista al Dott. Alberto Comici

Nel nostro “viaggio” tra i medici pediatrici abbiamo incontrato il dottor Alberto Comici, referente per il diabete al reparto di pediatria dell’Ospedale Sant’Antonio (San Daniele del Friuli)

Dottor Comici, il vostro reparto viene considerato un centro di eccellenza per il trattamento del diabete infantile. Cosa lo differenzia dagli altri secondo Lei?

E’ sempre difficile giudicare in modo imparziale il proprio lavoro, si rischia di cadere nell’autoreferenzialità e nell’autocelebrazione. Mentirei però se dicessi di non conoscere i punti di forza della nostra struttura, il primo dei quali è sicuramente il continuo aggiornamento scientifico e tecnologico. Abbiamo iniziato ad applicare i primi microinfusori nel 2009, ad oggi il 30% dei nostri pazienti utilizza tale tecnologia. Negli ultimi anni, pur dovendo fare i conti con l’assenza di normative che garantiscono la prescrivibilità del CGM (al momento attuale nella nostra regione può essere prescritto solo se integrato con il CSII), il monitoraggio glicemico in continuo è diventato un utilissimo strumento di lavoro. Attualmente il 25-30% dei nostri pazienti utilizza regolarmente una qualche forma di monitoraggio, real-time o di tipo flash monitoring. Oltre il 50% dei pazienti nel suo percorso terapeutico ha utilizzato almeno una volta il CGM. Crediamo inoltre fortemente all’aspetto dietetico/alimentare. Per tale motivo offriamo a tutti un percorso educativo all’utilizzo del conteggio dei carboidrati. Entrambi, CGM e carbocounting, se ben utilizzati sia in CSII sia MDI, possono migliorare il controllo metabolico. Non è un cammino facile. Esso richiede molto impegno sia da parte della struttura sia dei genitori e purtroppo il tempo e le risorse a disposizione sono sempre limitati. Negli anni inoltre abbiamo imparato che questa malattia non si cura solo con l’insulina e con la tecnologia ma, soprattutto in età adolescenziale, con le parole. L’utilizzo di un linguaggio semplice e diretto, l’empatia, l’apprezzare gli sforzi e il condividere dubbi e paure sono ciò che quotidianamente ci prefiggiamo, il tutto garantito anche da una continua disponibilità per ogni evenienza (via telefono, e-mail, internet, FB). Nel contempo non nego una certa inflessibilità verso gli atteggiamenti sbagliati. Scherzando, ma non troppo, dico sempre ai miei ragazzi che nel “mio” ambulatorio diabetologico non vige la democrazia!

E’ vero che il numero degli esordi è sempre in aumento? Quanti sono stati da voi durante il 2015? (magari rapportati al 2014)

A differenza di quanto riportato in Letteratura, non ho notato negli ultimi anni un aumento nel numero dei nuovi esordi. Lavoro però in un reparto di Pediatria di un ospedale di rete con storicamente un limitato numero di nuovi esordi/anno. Quasi il 70% dei pazienti che seguo ha ricevuto la diagnosi presso un’altra struttura e sono poi, durante il loro percorso terapeutico, giunti da noi. Questo numero negli ultimi è progressivamente aumentato. Se questo dato sia dovuto ad un aumento complessivo delle diagnosi o ad altro non so dirlo.

Visto che stiamo parlando del momento traumatico dell’esordio, volevamo capire meglio l’approccio diverso che troviamo rispetto alla tecnologia. L’aspetto emozionale immagino che sia simile per tutti i genitori. Quello che abbiamo notato di diverso è l’approccio alla tecnologia sia da parte dei genitori che dei vari centri e medici. Ci sono dei protocolli da seguire in questi casi o ogni medico giudica secondo la singola situazione, secondo il bambino o i genitori che si trova davanti? Per dirla in altre parole: gestione da subito con sensori e micro o meglio prima penne e glucometro?

Il momento della diagnosi di una patologia cronica impegnativa quale è il diabete di tipo I, è un evento traumatico e destabilizzante che modifica per sempre la vita del paziente e della sua famiglia. Generalmente all’arrivo in ospedale le famiglie non immaginano nemmeno cosa la vita stia riservando loro. Credono, o sperano, di ricevere rassicurazioni, una qualche terapia e di rientrare rapidamente a casa. Invece si sentono diagnosticare una malattia, spesso poco o per nulla conosciuta, per la quale al momento non c’è possibilità di guarigione, con un futuro fatto di diverse iniezioni giornaliere associate ad altrettanti controlli glicemici. E’ un momento drammatico durante il quale la paura del domani, la sensazione d’impotenza, la rabbia e i sensi di colpa letteralmente aggrediscono i genitori ed è al contempo un momento fondamentale nella strutturazione del futuro rapporto medico/paziente. Farli sentire soli in questo momento penso possa pregiudicare il loro futuro rapporto con l’ambiente medico in generale. Se la gestione strettamente medica ha i suoi protocolli, quella umana un po’ meno. Con il passare degli anni ho capito che in momenti come questi, devi sapere insegnare non solo quello che sai ma anche quello che sei. Aggredire con tante nozioni mediche non credo sia sempre producente. Il nostro programma di addestramento all’esordio (mediamente 5-6 incontri giornalieri della durata di 1.5-2 ore ciascuno) comprende le nozioni di base indispensabili per una iniziale gestione della malattia a domicilio. A un periodo completamente in ospedale, mediamente di 7-8 giorni, segue un periodo breve (2-3 giorni) durante il quale il bambino dopo la colazione in reparto esce in permesso. Le successive dosi di insulina (pranzo e merenda pomeridiana) vengono concordate telefonicamente. Il bambino rientra in reparto nel tardo pomeriggio per la cena e per una rivalutazione complessiva dell’andamento a domicilio. Solo quando l’ambiente familiare ha acquisito una sufficiente autonomia, il bambino viene definitivamente dimesso con l’avvio però di una mia reperibilità telefonica sulle 24 ore la cui durata è abbastanza variabile (mediamente di qualche settimana). Qualora disponibile (ahimè dobbiamo sempre lottare con risorse limitate ed il CGM non viene fornito dal SSN) già in questa fase avviamo un monitoraggio glicemico in continuo. Quello che ho descritto a grandi linee è il programma base. In casi limitati possono essere introdotti percorsi alternativi con un precoce avvio di una gestione più tecnologica della malattia (CSII). Essi dipendono dalla presenza di un ambiente familiare idoneo (per esempio precedenti diagnosi in famiglia) o dall’età del bambino (se molto piccolo data l’estrema insulinosensibilità).

Ci sono tempi da rispettare nell’eventuale passaggio?

Assolutamente no, direi piuttosto che ci sono delle condizioni da rispettare. Con l’esperienza, e soprattutto con gli errori commessi, ho capito che i tra i tempi del pediatra diabetologo e quelli del bambino/ragazzo (e della sua famiglia) sono molto più importanti i secondi. Essi possono essere molto differenti da caso a caso e dipendono dalla capacità di accettazione del diabete, dalla capacità di mettersi in gioco, dal livello culturale e dalla predisposizione alla tecnologia in generale. Il mio consiglio è di non mollare mai anche nei casi più difficili, di far passare del tempo per poi tornare alla carica, di cercare di alzare sempre di più l’asticella, di tendere sempre all’eccellenza e non ad un modesto compromesso (“tanto più di così quella famiglia/quel ragazzo non può fare”).

Secondo Lei, come incide sulla gestione quotidiana e poi a lungo termine l’utilizzo dei sensori? Parlo sia di sensori a monitoraggio continuo sia di Libre, che in questo si differenzia non essendo un CGM.

I primi CGM (si parla comunque di pochi anni fa) erano strumenti a pressoché esclusiva gestione medica. Di breve durata, permettevano al clinico di rilevare solo retrospettivamente eventuali grossolani errori nella gestione del diabete come per esempio la presenza di ipoglicemie notturne. Con l’aumento della durata dei sensori, con il miglioramento del MARD, con la comparsa di un’interfaccia grafica, con la possibilità di attivare allarmi e con la comparsa delle frecce di tendenza glicemica, il CGM è diventato sempre di più uno strumento in mano al paziente. Il suo uso, nel paziente ben addestrato e motivato, ha permesso di migliorare il controllo glicemico soprattutto in alcune le fasce di età. Come tutti gli strumenti, anche il CGM deve essere però utilizzato con buon senso. Il rischio di diventare “monitoraggio centrici” è infatti elevato. Il controllo ossessivo del display o, nel sistema tipo flash monitoring, la lettura continua è un rischio che deve essere preso in considerazione. Quando scaricando il Libre vedo numerose e ripetute letture giornaliere, spesso inutili, non posso non pensare alla sofferenza emotiva alimentata dal sistema stesso. Per questo credo sia fondamentale addestrare bene il paziente all’uso del CGM. Nel caso del Dexcom per esempio è importante spiegare cosa attendersi dal sistema, come e dove deve essere posizionato il sensore per essere più affidabile, come deve essere impostato e quali sono gli allarmi “ragionevoli” da attivare. Fatto tutto per bene, il paziente deve fidarsi del CGM. Deve quindi in un certo modo “dimenticarsi” di lui e riattivare l’attenzione solo in caso di sintomi (per esempio un’ipoglicemia) o dell’attivazione di un allarme, ben coscienti però del fatto che ogni scelta terapeutica deve comunque sempre basarsi sulla glicemia capillare.

Nei vari forum virtuali, che in qualche modo sono ormai proiezione di quello che succede nella vita reale, si discute molto sulla “dipendenza” (mi passi il termine) o ansia che possono creare i sensori e ancora di più il controllo da remoto delle glicemie del bambino. D’altro canto molti ritengono che proprio il sensore dà loro molta più tranquillità. Lei, da diabetologo, cosa consiglierebbe a un genitore?

Dopo adeguato addestramento, soprattutto riguardante pregi e difetti del sistema preso in considerazione (in poche parole “cosa attendersi”), consiglierei di iniziare ad usare il monitoraggio programmando un controllo a distanza per valutarne sia l’eventuale beneficio sia l’impatto emotivo (“la dipendenza appunto”). Uno strumento deve migliorare la vita delle persone. Nel caso in questione, se il monitoraggio non migliora i parametri di controllo metabolico associandosi magari ad un vissuto non buono da parte del ragazzo o del genitore è meglio lasciarlo da parte aspettando tempi migliori. Come dicevo prima, mai mollare!

Immagino che questo dipenda anche dall’età del bambino o no?

Certamente. E’ più facile che il sistema di monitoraggio venga accettato dal bambino piccolo piuttosto che dall’adolescente. Nell’età adolescenziale il ragazzo va in cerca sempre di una maggiore autonomia desiderando di essere protagonista della propria esistenza. Un sistema di controllo, soprattutto da remoto, può scontrarsi con questa naturale tendenza evolutiva. Non dimentichiamoci inoltre che molto spesso il diabete viene vissuto come un limite, una cappa di piombo verso cui ribellarsi. Per questo cerco sempre di trovare una motivazione reale e tangibile per spingere il ragazzo ad accettare il CGM, come per esempio l’attività sportiva agonistica.

Conosce il sistema Nightscout? Cosa ne pensa?

Non solo lo conosco ma ho avuto modo di utilizzarlo. E’ una tecnologia che permette, soprattutto in età preadolescenziale, di monitorare ed intervenire in caso di problemi anche quando il bambino è al di fuori dall’ambito familiare (per esempio a scuola) dove spesso è difficile poter identificare un “vero” caregiver. Come tutte le cose va però calato nella realtà. Potrebbe rivelarsi infatti un’arma a doppio taglio generando, invece di ridurre, ansie e paure nei genitori non permettendo loro di avere “qualche periodo di pausa” dalla malattia del figlio.

Tra i genitori del vostro centro ce ne sono che utilizzano questo sistema di controllo a distanza? Come si trovano?

Dato anche il costo attualmente a spese della famiglia, ho solamente pochissimi pazienti che utilizzano il Nightscout, peraltro con buona risposta. In uno di questi, una bambina di 3 anni, in accordo con i genitori è stato posizionato un microinfusore integrato con il Dexcom G4 abbinato al sistema Nightscout. Questo ha permesso da un lato un notevole miglioramento del controllo metabolico dall’altro la possibilità che la piccola possa trascorrere periodi anche lunghi (per esempio la scuola materna) al di fuori dell’ambito familiare in tutta tranquillità in quanto i genitori possono monitorare l’andamento glicemico ed avvisare la maestre in caso di potenziale pericolo di ipoglicemie. Devo confessare che tutto questo non sarebbe stato possibile se non vi fosse dietro un grande capacità ed un encomiabile impegno da parte di entrambi i genitori.

Fino a che età, secondo Lei, sarebbe meglio usare questi sistemi di controllo da remoto? Potrebbe forse, con il passare degli anni, rendere il bambino meno autonomo o refrattario all’automonitoraggio?

In età preadolescenziale raramente ho riscontrato problemi nell’accettazione del sistema di monitoraggio da parte del bambino. Con il passaggio all’età adolescenziale però le cose cambiano. Da un lato un controllo in remoto può essere vissuto dal ragazzo come una limitazione della propria autonomia, dall’altro potrebbe indurre a un atteggiamento passivo nella gestione della propria malattia. Ogni scelta medica deve essere quindi spiegata e condivisa con il ragazzo.

Quale abbinamento consiglierebbe? Per es. Libre-OmniPod / Dexcom-Animas Vibe (a parte Enlite che si collega solo a Medtronic). Anche questo dipende dall’età del bambino?

Al momento attuale nel Friuli-Venezia Giulia, regione dove lavoro, i monitoraggi sono prescrivibili solo se integrati, e non abbinati, al microinfusore. E’ inevitabile quindi l’associazione del sensore Enlite con il VEO o il 640G (tutto Medtronic) e del Dexcom G4 con il VIBE dell’Animas. Questi sistemi possono essere utilizzati in tutte le fasce pediatriche. Personalmente utilizzo invece l’OmniPod della Ypsomed negli adolescenti, soprattutto se sportivi. Alcune caratteristiche di tale sistema, come l’ingombro del POD e la ridotta possibilità di programmare basali molto piccole (ho alcuni bambini in età prescolare con basali orarie anche di 0.075 UI/h che non possono essere frazionate con l’attuale tecnologia del POD), lo rendono secondo me poco utilizzabile nel preadolescente. In questi casi le famiglie, pur non essendo né mutuabile né fino a qualche giorno fa prescrivibile in età pediatrica, hanno sempre associato il sistema flash monitoring FreeStyle Libre dell’Abbot con buoni risultati. Utilissima in questi sistemi è la possibilità di scaricare in remoto i dati sia del micro sia del monitoraggio. Noi utilizziamo la piattaforma Diasend. In questo modo posso analizzare i dati dei pazienti “con calma” prima della visita (confesso che spesso utilizzo i tempi morti durante le guardie notturne), potendo quindi commentare più approfonditamente i risultati durante le visite ambulatoriali.

Sembra un periodo di grande fermento nel campo dei sensori e microinfusori. Ci può anticipare qualche ultima novità in arrivo?

Per quanto riguarda i microinfusori credo che “reali” ultime novità in arrivo non ve ne siano in quanto sia Roche Insight che il Medtronic 640G, con il sistema SmartGuard, sono usciti già da qualche tempo. Ho avuto già modo di utilizzarli entrambi. Aldilà degli strumenti appena menzionati, credo vi siano anche altre macchine “più che buone” come il VIBE dell’Animas, associabile al Dexcom G4, o l’OmniPod dell’Ypsomed, unico sistema patch. Ripeto abbiamo buoni strumenti, quello che manca purtroppo è la cultura al loro corretto e completo utilizzo. Non entro né voglio entrare nel merito di chi sia la colpa, ma non posso esimermi dall’affermare che spesso il paziente diabetico microinfuso, che dovrebbe rappresentare “il top gun”, utilizza solo parzialmente le potenzialità della macchina di cui è dotato. Un esempio per tutti, l’utilizzo quasi esclusivo del bolo standard (”spesso dico ai miei ragazzi che il micro non va usato come la penna”) associato talvolta ad un conteggio dei carboidrati “oculorinospannometrico (in altre parole a occhio, a naso, a … spanne). Oppure le verifiche periodiche delle velocità basali fatte “un po’ così”. Da qualche anno partecipo regolarmente al corso residenziale regionale per pazienti microinfusi organizzato a turno dai vari CAD della regione FVG (credetemi dietro ad essi vi è un grandissimo lavoro ed un’immensa passione). Ebbene raramente ho avuto modo di incontrare pazienti, o meglio persone, che utilizzassero fino in fondo il loro micro. Quindi che senso ha cercare nuove tecnologie se non siamo sempre capaci di utilizzare quelle che abbiamo? Proprio perché sono un profondo sostenitore dell’approccio tecnologico al diabete di tipo 1, credo sia necessario sfruttare al massimo le possibilità date da ogni singola tecnologia non dimenticando che la “macchina” più potente resta il nostro cervello. Diverso è invece il discorso riguardante i sensori. Credo che nei prossimi anni avremo a disposizione sensori sempre più performanti, capaci forse di sostituire i glucometri. Per quanto riguarda il presente, sono in attesa di poter utilizzare il Dexcom G5 (MARD <10) con possibilità di utilizzare un’app su smartphone per rendere facilmente visibili i dati in remoto. Inoltre anche la Medtronic dovrebbe avere in uscita un sensore più performante dell’attuale Enlite.

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

Da Padre a padre, dico grazie all'autore per aver fatto sorridere la mia bambina. Ci ha relagato uno sprazzo di magia

Ho pianto nel vedere la mia bimba felice  di leggere di una bimba come lei
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Sensore glicemico: a cosa serve?

Sino a pochi anni fa, per una persona affetta da diabete l’unico modo per conoscere il valore degli zuccheri nel sangue (ossia la glicemia) era quello di bucarsi un dito, prelevare una goccia di sangue e farla analizzare con un apposito apparecchio, il glucometro. Per avere un buon controllo, fondamentale per evitare le complicanze a lungo termine, questa operazione doveva essere ripetuta anche 8 volte, di giorno e di notte.

Con l’avvento dei vari sensori glicemici le cose sono cambiate. Il sensore è un piccolo dispositivo che si può applicare in alcune zone del corpo e consente di tenere sotto controllo la glicemia per 24 ore al giorno continuativamente. Possiamo dire che mentre prima, con il glucometro, il paziente e il suo medico potevano guardare delle foto istantanee della sua glicemia, ora invece possono vedere tutto il film.

Oltre a diminuire drasticamente i controlli invasivi bucando le mani, il sensore ha quindi il pregio di ridurre notevolmente gli episodi di abbassamento degli zuccheri nel sangue (ipoglicemia, che può portare alla perdita di coscienza) e di glicemia alta (iperglicemia, che a lungo andare può portare a complicanze severe, quali nefropatia fino alla dialisi e/o trapianto di reni, retinopatia fino alla cecità, neuropatia, ecc.).

Queste due caratteristiche lo rendono particolarmente utile per i bambini piccoli e i loro genitori che, in mancanza del sensore, sono costretti a controlli invasivi di giorno e di notte. Inoltre, il sensore offre la possibilità del controllo della glicemia a distanza: i livelli dello zucchero nel sangue possono essere visti su smartphone, restituendo così una relativa tranquillità ai genitori anche quando il bambino è a scuola o all’asilo.

Il sensore glicemico (per essere più precisi dovremmo parlare di sistemi CGM e FGM) ha però costi che vanno dai 1.500 ai più di 4.000 euro/anno, a seconda della marca e delle caratteristiche: non è certamente alla portata di tutte le tasche! Malgrado ciò, non è concesso in modo omogeneo sul territorio nazionale dal SSN ed è appannaggio di una fortunata minoranza.

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Cellnovo: il nuovo microinfusore ibrido entra nel mercato italiano

Dall’11 febbraio nel mercato italiano dei microinfusori è entrato Cellnovo, un nuovo dispositivo che porta lo stesso nome dell’azienda britannica che lo produce.

pompa_cellnovo

Il dispositivo è composto da due parti distinte:

  1. L’unità principale adesiva, priva di schermo e dalle dimensioni ridotte che ospita la pompa e la relativa insulina;
  2. Il set con catetere tradizionale, anch’esso adesivo, la cui cannula può essere scelta da 6 mm o da 9 mm, secondo le esigenze di ognuno.

Una particolarità e una nota di colore.
L’unità principale ospita al suo interno un sensore di movimento che rileva costantemente l’esercizio fisico svolto durante la giornata. Inoltre, il design, il cui profilo è piatto con i contorni stondati, strizza l’occhio al glamour e permette l’applicazione di stickers personalizzati.
Per quanto riguarda le prestazioni in acqua, Cellnovo è completamente impermeabile e resiste fino a un’ora a un metro di profondità.

Grazie alla natura ibrida di questo innovativo dispositivo, la pompa di insulina si può scollegare agevolmente e non si getta il terzo giorno dell’utilizzo, diversamente da quanto avviene per il “cugino” OmniPod. È difatti sufficiente sostituire la parte interna dell’unità principale, ricaricarla nell’apposita base e riapplicarla successivamente. Proprio in virtù di questa alternanza, il kit è composto da due patch pump dotate di batterie ricaricabili.

glucometro_cellnovo

Il dispositivo viene gestito attraverso un palmare le cui peculiarità non deludono le aspettative dei più esigenti: è dotato di touch-screen a colori e glucometro integrato. Inoltre, grazie alla caratteristica unica di ospitare una microSIM, può ricevere i dati del microinfusore tramite wireless per trasmetterli successivamente nel portale Cellnovo, dove sono consultabili anche in tempo reale sia dai medici sia dai familiari, consentendo così il monitoraggio di boli e basali.
Ultima, ma non meno importante, caratteristica rilevante è la presenza di un dizionario alimentare completo, che manda così in pensione l’uso di altre app di questo tipo.

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Nuova Petizione: parità di accesso* al sensore glicemico per i pazienti con diabete mellito di tipo 1

*parità di accesso per i pazienti con diabete tipo 1 ai quali il medico intenderebbe prescrivere il sensore ma vi siano impedimenti non di natura medica, scientifica o terapeutica

Firma anche tu la prima petizione indirizzata al Ministero della Salute del Governo italiano promossa e sottoscritta pariteticamente da associazioni, enti, gruppi e communities presenti sul territorio nazionale!
Una firma vale uno. Fai sentire la tua voce!

  • Spam free: non riceverai mai messaggi e email indesiderate, dopo aver firmato la petizione;
  • Piattaforma dedicata al diabete non accostabile ai siti generalisti (e commerciali) che gestiscono migliaia di petizioni: questa petizione si distingue dalle altre e non passa inosservata;
  • Sottoscrivibile dalle associazioni anche a petizione iniziata: se fai parte o se conosci un’associazione, ente, gruppo o community non presente nell’elenco dei promotori, digli di scriverci e lo inseriremo immediatamente!

Sensore glicemico, parità di accesso per i pazienti con diabete di tipo 1 - Firma la petizione

All\'attenzione del Sig. Ministro della Salute On.le Beatrice Lorenzin

%la tua firma%

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25,353 firme = 101% dell'obiettivo
0
25,000

Undicesimo obiettivo: 25000 firme. Fai firmare anche i tuoi amici! Condividi:

   


Al Sig. Ministro della Salute
On.le Beatrice Lorenzin
Lungotevere Ripa, 1
00153 – Roma

Al Segretariato Generale Ministero della Salute
Viale Giorgio Ribotta, 5
00144 Roma
Pec: seggen@postacert.sanita.it

Venezia, li 10 marzo 2016

OGGETTO: SENSORE GLICEMICO, PARITÀ DI ACCESSO PER I PAZIENTI CON DIABETE MELLITO DI TIPO 1

Onorevole Ministro,
mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione un aspetto relativo alla tutela della salute delle persone affette da diabete di tipo 1 e, nella fattispecie, avente come oggetto l’eguaglianza di accesso all’utilizzo del sensore glicemico, ad oggi appannaggio di pochi fortunati.

Dato per assodato dalla comunità scientifica che:

  • L’uso della tecnica di monitoraggio in continuo della glicemia, mediante sensore glicemico, migliora il compenso del livello di zuccheri nel sangue;
  • Un migliore compenso glicemico equivale a minori complicanze nel lungo termine e minori costi per il SSN (cfr. pubblicazioni scientifiche: goo.gl/LTUABh, https://goo.gl/Mmr0RX e https://goo.gl/GWXC1X)
  • L’utilizzo del sensore e la conoscenza costante dei valori glicemici migliora la qualità della vita sia in termini fisici (un numero più limitato di misurazioni capillari) che psicologici (ansia ridotta poiché la glicemia è sotto controllo 24 ore/dì)
  • L’impiego del sensore glicemico porta ad un utilizzo minore di strisce reattive,

sono qui a renderLa edotta su alcuni aspetti che rendono iniquo l’accesso all’utilizzo del sensore glicemico:

1. Nella maggioranza dei casi, il device in oggetto non viene consigliato né prescritto al paziente

Inoltre, salvo rari casi ed isolate realtà:

2. Il sensore non viene ad oggi prescritto ai diabetici in cura con terapia multiniettiva anziché microinfusore,

3. Quand’anche il diabetico faccia uso del microinfusore, laddove il sensore viene prescritto, lo è soltanto nel caso in cui il microinfusore in abbinamento sia di una specifica casa produttrice (ad esempio, il sensore Dexcom viene prescritto in abbinamento al microinfusore Animas Vibe ma non al microinfusore Omnipod).

Non esistono motivazioni di rilevanza scientifica che giustifichino quanto sopra riportato e chiedo pertanto che le disparità in oggetto vengano azzerate a tutela di tutti i diabetici e cittadini italiani.

In attesa di un Vostro riscontro, porgo cordiali saluti.


PROMOTORI DELLA PETIZIONE (in ordine alfabetico)

A.D.M.S. – Associazione diabete mellito e celiachia Sardegna – Sede di Sassari
A.N.I.A.D. SEZIONE SARDEGNA ONLUS
Associazione diabetici alta Val di Cecina
Associazione diabetici della provincia di Padova
Associazione diabetici di Monza e Brianza
Associazione diabetici marsicana – A.D.M.
Associazione diabetici medio Verbano Cittiglio
Associazione diabetici nebroidea
Associazione friulana famiglie diabetici di Udine
Associazione Pazienti Diabetici Salvatore Cumbo
Associazione Provinciale Diabetici Matera Onlus
Associazione Volontari Diabetici Vignola
DeeBee Italia
Dexcom Italia Utenti (community online)
Diabete giovanile Sardegna (community online)
Diabete Iglesias Carbonia
Donna&Diabete (community online)
FAND – Associazione diabetici della provincia di Parma
FAND – Associazione diabetici della Riviera del Brenta
FAND – Associazione italiana diabetici Sassari
FAND – Associazione saronnese diabetici
Il diabete ci ha reso amici … teniamoci per mano! (community online)
Nightscout Italia – La TECNOLOGIA al servizio del diabete (community online)
Noi diabetici cuciniamo sano: consigli e ricette per tutti (community online)
OmniPoddiani Italiani (community online)
Paradigm veo & 640G Italy users (community online)
Se uniti – famiglie comprese – possiamo vincere il diabete
Sei diabetico se… (community online)
Solidarietà e Salute Associazione di Volontariato
TIDUIR – Tutti i diabetici uniti in rete (community online)

Ultime sottoscrizioni
25,353 Sig Cesare S.
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25,336 Sig.ina Olivia M. Il sensore è un salvavita ed un preciso diritto per tutti i diabetici
25,335 Sig.ra Virginia C. Ho bimbo di 2 anni che tutti i giorni ha ipoglicemie o iperglicemie e vorremo di qualcosa adatto a lui.
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25,333 Sig.ra Simonetta G.
25,332 Sig Alessandro F. diabete tipo 1 da 25 anni , lo uso da 3 mesi partendo da una glicata di 11,8 in continua crescita nell'ultimo anno , con questo sensore sto riuscendo ad abbassarla sono già a 9,7 in tre mesi , anche perché spesso non sento le ipoglicemie
25,331 Sig Daniele A. compiuti 18 anni potrei non avere più i sensori necessari
25,330 Sig Geoffrey C.
25,329 Sig.ra giovanna c.
25,328 Sig.ina sabrina m.
25,327 Sig RODOLFO C. SENSORI PER TUTTI !!!
25,326 Sig Giuseppino S.
25,325 Sig.ra Rossella F.
25,324 Sig.ina simona s.
25,323 Sig David L. The apps provide instant history which helps me with the management of my diabetes. The reader is good but only provides snapshots and a vague trendline until its downloaded which is impractical to do on a daily basis.
25,322 Sig.ina Milena V.
25,321 Sig Felice A.
25,320 Sig Alessandro C. Aiutateci a migliorare la nostra qualità della vita!!
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25,318 Sig.ina carla p.
25,317 Sig.ra Serena C. La salute deve essere un bene tutelato dalla società
25,316 Sig tonino c.
25,315 Sig.ra Chiara D. Diabetica da 30 anni e il sensore mi protegge ogni giorno mantenendo una qualità di vita normale... Il salvavita di molti e che tutti dovrebbero avere.
25,314 Sig Harald B. Ottimo per capire i difetti nel mangiare durante giorno e notte, unico
25,313 Sig.ina IRINA G.
25,312 Sig Enrico D.
25,311 Sig.ra Floriana P.
25,310 Sig Fabrizio R. Assurdo non poter avere un sensore alcune regioni autorizzano e la Puglia ?
25,309 Sig filippo m.
25,308 Sig Gavino Gabriele Guido M.
25,307 Sig Guido N.
25,306 Sig Francesco V.
25,305 Sig Angelantonio G.
25,304 Sig.ina Jeff W. Glucose sensor equal access

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

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