Sfigati!

È da un pò di tempo che quando mi giro e rigiro nel letto di notte, penso che vorrei scrivere un post sugli ” sfigati “, come diciamo noi giovani.
Percepisco a volte, da persone che non vivono sulla propria pelle una malattia, la sensazione salsedinosa di considerare chi invece c’è l’ha come ” uno sfigato “.
Una separazione netta tra: io sano e tu malato ( tipo: tu Tarzan e io Jane ).
Pur non sapendo bene cosa comporti la malattia dell’altro, comunque, nel dubbio, un pò sfigatello sei. Sì perché questa società che viviamo e respiriamo ogni giorno, fondamentalmente, punta su quelli che vengono considerati ” vincenti “: sani, belli, ricchi e Amen.
Dall’ altra parte anche i malati, però, spesso sono convinti di essere ” sfigati ” e così l’incastro è fatto. Perfetto nella sua tristezza.
Quando ho ricominciato a riemergere dalle mie ceneri, dopo la diagnosi di diabete e celiachia di Amelia, mi sono rifiutata di accettare tutta la sfiga che sembrava avvolgerci, insieme alla inevitabile tristezza.
Poteva andare peggio, ripetuto a manetta da gente che ci credeva sfigati mi ha dato la forza di accettarmi di più e di farlo anche per mia figlia. Mi sono messa a guardare situazioni familiari di “sanità” e mi sono accorta che, nonostante tutto, non avrei mai fatto a cambio con quello che vedevo in giro. Che dove stavo non era affatto male e, a parte delle terribili complicazioni ( non da poco ), la nostra vita poteva essere piena di cose belle. Come le altre, forse pure di più.
Io non mi sento sfigata. Non mi sono mai sentita sfigata. Sono consapevole di avere una malattia ma mi sento al pari dei miei simili. A volte, con mio enorme stupore, sono stata anche invidiata! Oppure accusata di non stare troppo male perché troppo briosa e cazzara per essere una che soffre. Quando si ha una malattia non si può più scherzare!
Se sei malato non puoi sorridere più, non ti puoi divertire e devi stare a casa tutto il giorno e al buio!
Io non mi sento sfigata e nessuno dovrebbe sentirsi così. Sopratutto se possiamo disporre totalmente della nostra vita, nonostante la malattia. E quando percepisco che chi mi sta vicino mi compatisce o mi biasima, io mi sento superiore e provo tenerezza nei loro riguardi. Forse con un pò di arroganza e superbia ma è importante per me essere imperfetta. Non sono una santa.
E non credo che Gesù mi salverà. Ma mia nonna Ninetta pregava padre Pio anche se non ne era convinta, perché non si sà mai. Allora va bene credere a tutto, che equivale a non credere a niente, ma di una cosa sono certa:
Non serve a niente dividere il mondo tra sfigati e non. Non è una categoria stabile e immutabile. La vita cambia tutto continuamente nel nostro corpo e fuori, l’unica cosa che possiamo fare è tenere alto lo spirito ( o l’alcool ) e puntare a essere felici.
Senza gare.

©Riproduzione riservata
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