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Mezze verità

Ho uno zio sugli 80 anni. La barba bianca da Babbo Natale. Scrittore, pittore, vorace lettore. Negli ultimi anni viene alla presentazione dei miei due libri dedicati al diabete 1.
Un giorno mi prende da parte: “Io non lo sapevo che il tuo diabete era cosí. Io non avevo capito niente”. Si era sempre disinteressato della mia malattia, ma da allora quando ci vediamo, di tanto in tanto, me lo chiede, come sto, e si fa spiegare qualcosa.
Negli ultimi tempi, in cui davvero si è fatto più vecchio, il tenore della domanda è cambiato: “Senti Nanó, vorrei proprio sapere che il diabete ADESSO lo gestisci bene” o “Va MEGLIO eh, adesso?” con gli occhi speranzosi nei miei. “Adesso hanno inventato finalmente qualcosa che ti AIUTA?”. Non vuole piú sapere come sto, vuole sapere che sto bene.
E allora stamattina gli ho detto che sí. Che “quest’estate è la più facile di tutte le estati, che la malattia fa la brava”.
Ho sempre detto la verità, ho sempre descritto il diabete di tipo 1 anche nelle sfumature più complesse, anche quando questo non era concesso. L’ho sempre voluto smascherare.
Ma ci sono casi in cui va bene così.
In cui un cuore in pace vale di più.
Il sorriso di un ottantenne vale di più.
Ci sono casi in cui una semplificazione rende piú agile il passo a un uomo anziano. E allora ben venga, se è un regalo.

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Oggi

Forse la forza è questa: fare la doccia, vestirsi e truccarsi il viso. Andare al lavoro mentre la glicemia da ore a 300 ti ha
svuotato di energia.
Probabilmente l’eroismo quotidiano è anche questo: ascoltare sforzarsi rispondere, col sensore in borsa che continua a dirti che le tue iniezioni aggiuntive non stanno risolvendo nulla.
Sicuramente il coraggio è gestire questa riunione quando il cervello il corpo la pelle supplicano riposo.
E l’ equilibrio è tenere il cucchiaino in mano senza scagliarlo al muro.
È non lasciarsi andare, è continuare.  È sorridere o non piangere.
Cose piccole e grandissime, pesanti e invisibili. Intime.
Sono io che spezzetto questa giornata in frammenti da tenere in mano, per non farmi avvilire.
Sono io che guardo vicino, per non smarrire gli occhi.
Siamo noi troppo impegnati a farcela per chiederci se ce la faremo.
Noi, ogni sera in cui mettiamo in tasca una giornata vissuta.
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