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8 marzo

La mia malattia non mi fa gli auguri per la festa della donna. Alle donne non vuole bene (anche se in realtà le malattie non vogliono bene a nessuno). Nei giorni del pre mestruo ci fa vedere i sorci verdi. Vuole che stiamo male, malissimo. Per qualcuna di noi fissa ore di iperglicemia resistente all’insulina. Per qualcun’ altra, tra cui io, determina che quelli difficilissimi siano diversi giorni.
In questi frangenti si verifica una guerra acerrima dentro di me. Io continuo ad iniettare insulina, gli ormoni del ciclo si ergono a muri e non la fanno passare. È un combattimento ad armi impari. Io sono forte ed ostinata, ma le mie azioni sono perlopiù vanificate. Il campo di battaglia è il mio corpo. Io mi voglio bene, sto dalla mia parte, ma la biologia in me si oppone al buon risultato. Abbiamo un corpo traditore, noi donne t1. Doppiamente traditore perché è il nostro corpo che ha distrutto le cellule beta del pancreas.
Alla mia malattia non piace nemmeno la visione del mondo femminile. Il mettere in campo l’emotività, il ragionare anche con la pancia, il voler sviscerare i problemi. Non le piacciono in nessun caso i balletti umorali. Si incattivisce e risponde, come un serpente velenoso stuzzicato da un bastone.
La risposta in genere è sempre la stessa: iperglicemia -in alcuni casi ipoglicemie improvvise-.
Un altro aspetto che la mia balorda malattia odia è la tendenza delle donne a pensare prima agli altri che a loro stesse. Perché la mia malattia ci vuole tutti egoisti, si ammansisce un po’, se ci si riguarda molto, se si dedica molto tempo ed energia alla cura.
Questo “anti inno” al diabete di tipo 1 è un inno alle donne.
Ne conosco tantissime che sono come giunchi: sottili, modeste e fortissime.
O come le rocce: ostinate, a momenti friabili ma resistenti.
O come le onde del mare: incontenibili, avvolgenti e brillanti.
Facciamo del nostro meglio, amiche, nell’essere bene noi stesse.
Cerchiamo di non farci modellare troppo dalle difficoltà.
Qualsiasi sia la sostanza di cui siamo fatte, non lasciamo che nulla ne riduca lo splendore.
Foto di Killy Sparre
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Libre Sense di Abbott: glicemia in continuo, ogni minuto

Il nuovo biosensore, pensato per gli sportivi e già calibrato in fabbrica, non ha bisogno di essere "strisciato" (e non servono MiaoMiao, Bubble o BluCon).

Anche se il mondo sembra fermo, alle prese con la pandemia, nel settore dei sensori glicemici c’è un grande, grandissimo fermento. Tra i nuovi dispositivi – alcuni dei quali li stiamo già provando in DeeBee grazie alla disponibilità dei nostri collaboratori – è apparso un vero e proprio ibrido. Si tratta di Libre Sense, un biosensore per sportivi normoglicemici prodotto dalla Abbott con caratteristiche molto interessanti: monitoraggio continuo in tempo reale, aggiornamenti automatici dei dati glicemici ogni minuto, nessuna necessità di calibrazione per  i 14 giorni di durata.

Abbiamo chiesto e ottenuto dalla Abbott Italia un’intervista esclusiva per capire meglio ogni dettaglio e caratteristica di questo nuovo prodotto.

Da poco in Italia è stato lanciato Libre 2 che sembra già “vecchio” se rapportato con questo nuovo sensore. Come mai si è pensato a un prodotto non per uso medico, ma solo sportivo? Uno sportivo perché dovrebbe usare un sensore glicemico?

Abbott sta ampliando l’utilizzo della propria tecnologia rivoluzionaria di rilevamento del glucosio nell’ottica di andare incontro alle esigenze di sempre più persone, in diversi modi. Il monitoraggio e la comprensione dei livelli di glucosio consentono agli atleti di alimentarsi in modo appropriato aiutandoli ad evitare l’affaticamento dovuto a un basso livello di glucosio e di sapere quando reintegrarsi durante l’allenamento o la competizione per mantenere le massime prestazioni.
Il Biosensore Libre Sense e FreeStyle Libre sono progettati ed indicati per usi e scopi diversi: il Biosensore Libre Sense è un prodotto a uso non medicale che non è indicato per l’utilizzo nella diagnosi, nel trattamento o nel monitoraggio del diabete. È un prodotto che permette il monitoraggio del glucosio agli atleti (dai 16 anni in su) ed è quindi indicato solo per uso sportivo. Tutte le versioni di FreeStyle Libre (incluso FreeStyle Libre 3) sono, invece, indicate per le persone che convivono con il diabete.

Esternamente è identico al FreeStyle Libre, il sensore usato dalle persone affette da diabete?

Il Biosensore Libre Sense è simile al sensore FreeStyle Libre e si basa sulla stessa tecnologia wired-enzyme di FreeStyle Libre. Il biosensore viene applicato sulla parte posteriore del braccio con l’ausilio di un applicatore. Il piccolo biosensore usa e getta (delle dimensioni di una moneta da 2 euro) misura il glucosio e può essere indossato fino a 14 giorni. Come già precisato, sono prodotti progettati ed indicati per usi e scopi diversi: il Biosensore Libre Sense non è indicato per l’utilizzo nella diagnosi, nel trattamento o nel monitoraggio del diabete. Il Biosensore Libre Sense offre il monitoraggio del glucosio agli atleti (dai 16 anni in su) ed è quindi indicato solo per uso sportivo. Tutte le versioni di FreeStyle Libre (incluso FreeStyle Libre 3) sono, invece, indicate per le persone che convivono con il diabete.

 L’algoritmo e il MARD sono gli stessi di Libre 2 o Libre3?

Libre Sense si basa sulla stessa tecnologia wired-enzyme utilizzata da FreeStyle Libre. Il Biosensore Libre Sense è clinicamente testato per essere accurato, stabile e coerente fino a 14 giorni. Il Biosensore Libre Sense non è pensato per diagnosticare, trattare o monitorare patologie.

Sarà necessario (o possibile) calibrarlo?

Il sensore è calibrato in fase di produzione, quindi non è necessario calibrarlo.

Cosa vuol dire che il sensore verrà usato in combinazione con un’app o “un prodotto partner compatibile”?

Libre Sense di Abbott, biosensore del glucosio per uso sportivo, è progettato per essere compatibile con l’app mobile di Supersapiens che indicherà i livelli di glucosio, trend e misurazioni sull’esposizione al glucosio e sulla stabilità fornendo informazioni a supporto di un’alimentazione più corretta e di prestazioni ottimali per gli atleti.

 Questo sensore ha una peculiarità vincente: valore glicemico ogni minuto trasmesso a uno smartphone senza scansioni obbligatorie. Sarà questo il futuro anche per il FreeStyle Libre?

Molti utenti di Freestyle Libre/Freestyle Libre 2 trovano beneficio nella scansione perché li mantiene attivamente impegnati nel monitoraggio dei propri livelli di glucosio e delle tendenze, che li aiuta a massimizzare il proprio tempo di autonomia.
Con la tecnologia Freestyle Libre e quello che abbiamo appreso, stiamo guidando il dibattito sulla tecnologia di rilevamento. Innoviamo ogni giorno per portare i benefici di questa tecnologia a più persone.

Nella presentazione leggiamo che è studiato esclusivamente per uso sportivo e che il range sarà da 55 a 200? Secondo voi sarà possibile usarlo anche da tanti diabetici che tengono la glicemia sotto controllo?

Libre Sense di Abbott non è pensato per l’utilizzo nella diagnosi, nel trattamento o nella gestione del diabete. È un prodotto a uso non medicale che fornisce il monitoraggio del glucosio agli atleti (dai 16 anni in su) ed è indicato solo per uso sportivo.
Il biosensore misura il glucosio tra 55 e 200 mg/dL per uso atletico e FreeStyle Libre è indicato per le persone che convivono con il diabete e il sensore misura il glucosio tra 40-500 mg/dL.

Che differenza c’è con Libre 3 e quali sono i tempi di arrivo in Italia di quest’ultimo?

Il Biosensore Libre Sense e FreeStyle Libre hanno indicazioni d’uso diverse e sono progettati in modo diverso per scopi differenti; Libre Sense è un prodotto a uso non medicale e non è indicato per l’utilizzo nella diagnosi, nel trattamento o nel monitoraggio di una malattia/patologia. Tutte le generazioni di FreeStyle Libre (incluso FreeStyle Libre 3) sono indicate per le persone affette da diabete.
Libre Sense non è compatibile con nessuna app o lettore per il diabete.

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

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Nuovo Coronavirus e diabete, parla il Prof. Camillo Ricordi

In questi giorni di emergenza per il Coronavirus in Italia, pubblichiamo una riflessione del Professor Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami. Il massimo esperto mondiale nel trapianto di isole pancreatiche, dà anche alcuni consigli per le persone affette da diabete. 

Niente panico, ma è giusto preoccuparsi, fare di tutto per marginare l’epidemia e seguire le indicazioni del Ministero della Salute in termini di prevenzione e trattamento.

In risposta alle numerose domande che mi sono arrivate da pazienti e famiglie, suggerirei le seguenti riflessioni:

  1. La mortalità da Coronavirus è molto più alta rispetto alla mortalità da influenza, soprattutto per soggetti di età superiore ai 65 anni.
  2. Se uno ha altre malattie (comorbidità), incluso il diabete ha un rischio maggiore. Questo è probabilmente legato al fatto che le statistiche per il diabete riflettono tutte le fasce di età e i dati sono per il 95% riferibili al diabete di tipo 2 e quindi a una patologia che colpisce nella maggioranza dei casi soggetti di età superiore ai 65 anni.
  3. Negli USA per esempio più del 90% dei soggetti che hanno più di 65 anni hanno anche una malattia cronica degenerativa (comorbidità) e più del 75% sono affetti da due comorbidità. Questo spiega anche perché soggetti giovani abbiano un rischio di mortalità molto più basso.
  4. Non c’è quindi motivo di panico, ma bisogna comunque tener presente che il diabete è associato in generale a un aumentato rischio di infezioni, anche perché l’iperglicemia ha un effetto negativo sulle risposte del sistema immunitario. A maggior ragione quindi bisogna cercare di mantenere un buon controllo metabolico, con dosi appropriate di insulina, cercare di mantenere il sistema immunitario in buone condizioni, magari con un po’ di vitamina C e una dieta sana, seguendo le indicazioni del medico curante e tutte le precauzioni indicate dal Ministero della Salute.

                                                   Camillo Ricordi

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L’anno che verrà. Capitolo 1: EvoPump

Se provaste a scorrere indietro negli articoli del sito, vi accorgereste che sono praticamente assenti quei pezzi che trattano studi e scoperte che potrebbero curare, o anche soltanto alleggerire, le nostre giornate di “gestione diabetica”. Il motivo è uno soltanto: in linea con lo spirito estremamente pratico che contraddistingue DeeBee Italia, preferiamo scrivere di strumenti, invenzioni e scoperte che impattano sulle nostre vite oggi, e non “forse domani“.
È pur vero che, saltuariamente, contravveniamo a questa regola, e ciò avviene se riteniamo che il soggetto dell’articolo, anche se non ancora disponibile in Italia, modificherà a breve e in modo tangibile il panorama nostrano in tema di diabete. Basti pensare ai nostri articoli sul glucagone spray nasale, diventato realtà da pochissimo o l’insulina Fiasp, ormai in uso in Italia anche per i bambini.

È con questo spirito che vi presentiamo una nuova rubrica dal titolo “L’anno che verrà”, che raccoglierà le novità in arrivo, nuove idee o dispositivi che a breve avremo tra le mani.

Oggi parliamo di…

EvoPump

Senza catetere, capiente, ultrasottile e udite udite: flessibile. Basta plastiche dure, spigoli scomodi, difficoltà di movimento per i portatori di microinfusori. Se tutto andrà come da previsione, dalla collaborazione nata nel 2018 tra la startup Cam Med (fondata nel 2014 e specializzata in dispositivi medici) e JDRF (Type 1 Diabetes Research Funding and Advocacy), a breve uscirà EvoPump, un dispositivo concepito e realizzato in modo rivoluzionario. L’azienda ha già creato il prototipo funzionante e le differenze con le altre patch pump sono notevoli.

In meno di un centimetro di spessore, il dispositivo rettangolare grande quasi come una carta di credito e flessibile può contenere fino a 300 unità di insulina, contro i 200 di Omnipod e Solo. Anzi, non solo di insulina, perché EvoPump, a differenza di tutti i dispositivi attualmente in circolazione, contiene una serie di minuscoli serbatoi in grado di collegarsi con una rete di microtubi alla morbida cannula sottocutanea. Rendendo di fatto la patch pump anche un possibile infusore di glucagone o altri farmaci.

EvoPump avrà il grande pregio della flessibilità, elemento che la renderà di fatto un dispositivo indossabile più facilmente anche dai più piccoli e in molti punti del corpo. L’applicazione avviene con un applicatore circolare a molla che viene smaltito per lasciare sul corpo solo la parte morbida. L’erogazione non avviene in modo meccanico, ma mediante una reazione elettrochimica che permette una somministrazione precisa ed efficace. Secondo il progetto il nuovo microinfusore potrebbe essere portato per una settimana intera senza cambiare set.

Il dispositivo utilizzerà la tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) per collegarsi a un palmare o smartphone. Si prevede che EvoPump diventi un componente essenziale nei nuovi sistemi di controllo della glicemia ad “ansa chiusa”, chiamati anche Pancreas Artificiali. Per ora, a detta dei produttori, sembra che il prezzo del nuovo dispositivo potrebbe essere paragonabile a quello di una penna di insulina.

L’entusiasmo di chi ha progettato EvoPump è tangibile nelle parole di Richard Spector, Chief Commercial Officer di Cam Med, affetto da diabete di Tipo 1 dall’età di 11 anni e precedentemente impegnato presso Insulet, la compagnia di produzione di Omnipod:

Con lo spessore così ridotto, la forma flessibile di EvoPump e la sua capacità di erogare più di un farmaco, siamo pronti non a migliorare il mercato dei dispositivi di infusione di insulina, ma a rivoluzionarlo.

Per saperne di più:  Evopump: un microinfusore per insulina “Patch” flessibile simile a una benda

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GlucoDeeBee 15 – La soluzione concentrata di glucosio per uscire a razzo dall’ipoglicemia

Super economica, efficace e gluten free: ecco la nuova soluzione che corregge l'ipoglicemia in tempi rapidi.

Nel caso di ipoglicemia è importante assumere rapidamente zuccheri semplici per ripristinare nel più breve tempo possibile un corretto livello glicemico. Il glucosio è in assoluto la sostanza più indicata perché grazie al suo indice glicemico pari a 100, è impareggiabile per velocità nella risalita della glicemia. Basandoci sulla consolidata regola del 15, che specifica in modo chiaro la necessità di assumere 15 grammi di zuccheri in caso di ipoglicemia, vi riportiamo la nuova versione della soluzione di glucosio fai da te: il GlucoDeeBee 15!

Se il GlucoDeeBee "classico" contiene 10 carboidrati a fiala (ossia 10 cho), la nuova versione contiene ben 15 cho, rendendo il preparato ancora più pratico nel suo utilizzo. Il GlucoDeeBee 15 è più concentrato della versione classica e quindi, per la correzione della glicemia nei bambini, sarà necessario un quantitativo minore di soluzione. La riduzione dei millilitri da assumere facilita soprattutto la somministrazione notturna.

Ecco la nuova ricetta, super economica (15 cent a fiala), pronta all’uso, facilmente dosabile, trasportabile, gluten free e aromatizzata al vostro gusto preferito!

NOVITÀ! Avete un numero diverso di fiale? Oppure fiale con diversa capienza? Inseritele qui, e la ricetta si modificherà automaticamente, proponendovi gli ingredienti con le quantità adatte alle vostre fiale:

Selezionare numero e tipo di fiale

RICETTA PER FIALE DA ml
Ogni fiala contiene CHO

Tempo impiegato: 10 minuti

Occorrente
  • grammi di glucosio in polvere (acquistabile in farmacia oppure online, in confezioni da 1 Kg o 2 Kg)
  • grammi d'acqua
  • 1 vasetto vuoto da ml o più
  • fiale da ml (potete sterilizzare con Amuchina e riutilizzare quelle vuote, recuperate da altri integratori, oppure potete acquistarle online)
  • Siringa da 50ml
  • Aromi (opzionale)
Procedimento

Pesate gr di glucosio (chiamato anche destrosio) in polvere.

Pesate gr di acqua.

Scaldate l'acqua per un minuto nel forno a microonde alla massima potenza. In alternativa potete usare  il classico pentolino sul fuoco.

Versate glucosio e acqua bollente in un vasetto, avvitate il tappo e scuotete con energia. Se la soluzione risulta torbida, inserite il tutto nel microonde per un altro minuto.

Alla fine del procedimento, GlucoDeeBee 15 si presenterà limpido.

Soluzione composta da glucosio disciolto in acqua

Soluzione composta da glucosio disciolto in acqua

Per rendere GlucoDeeBee 15 più affine al vostro palato, una volta raffreddato, potete personalizzare la soluzione a vostro piacimento. Le alternative proposte dai nostri lettori sono varie e adatte a tutti i gusti. Si possono aggiungere all'intera soluzione un po' di sciroppo concentrato, di succo fresco, oppure di aromi naturali.

Scuotete il barattolo et voilà, il GlucoDeeBee 15 sarà pronto!

Versate la soluzione nelle dieci fiale a vostra disposizione (lavate e sterilizzate in precedenza). GlucoDeeBee 15 non contiene conservanti di alcun genere e quindi consigliamo di conservarlo in frigorifero.

  Fiale, lavate con amuchina, pronte per essere riempite

Fiale, lavate con amuchina, pronte per essere riempite

La fiala senza aggiunta di aromi, una volta fuori dal frigo, è consumabile entro una settimana.

Le fiale vengono riempite con il glucosio liquido una ad una, per mezzo del glucoimbuto

Le fiale vengono riempite con il glucosio liquido una ad una, per mezzo di una comoda siringa da 50 ml o del glucoimbuto

Attenzione: in presenza di celiachia, si consiglia di chiedere al venditore presso cui vi fornirete soltanto glucosio gluten free.

Le pratiche descritte in questo articolo non sono ufficiali, pertanto è necessario utilizzare GlucoDeeBee 15 soltanto previa indicazione del vostro diabetologo.

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Alla frutta

Ho esaurito tutte le sedi del corpo dove iniettare l’insulina lenta.
Ho fatto 33 anni di iniezioni. Impossibile calcolare il numero. A parte forse i primi 1/2 anni, sono sempre state molto più di 4 al giorno.
Dici bene di ruotare le sedi, come ho sempre fatto, ho un diabete difficile e un corpo piccolo (magro e piuttosto corto): le sedi non sono infinite. L’unico posto dove non mi sono mai iniettata insulina è la faccia, e quella mi piacerebbe lasciarla integra (che tra l’altro le gote effetto silicone non mi piacciono).
Fatto sta, che dopo aver esaurito con iniezioni e microinfusore tutte le zone canoniche, da qualche anno ho optato per le spalle: sede piuttosto antipatica, considerando che le mie spalle non hanno altro che muscolo. Nel tempo gradatamente ho dovuto alzare la quantità di insulina basale, poiché la zona è diventata via via meno assorbente e sempre più “gonfia”.
Stamattina mi è venuta un’illuminazione e mi sono iniettata la lenta nella parte posteriore del braccio, mai utilizzata (ho sempre utilizzato le zone anteriori ed esterne). La conseguenza è che ho passato una giornata delirante a mangiare: zuccheri semplici e zuccheri complessi, zuccheri complessi e zuccheri semplici. Mangio da stamattina senza essermi fatta insulina rapida. Evidentemente l’insulina in una zona mai utilizzata assorbe al 100%.
Ecco. Tutti coloro che hanno il diabete di tipo 1 almeno da qualche anno avranno capito ogni riga di questo post.
Ma dimmi tu come si può spiegare una roba del genere a uno che di diabete non ne sa niente (o ai maestrini di teoria):
“Ti sei fatta le unità GIUSTE di insulinaaa? E ALLORA PERCHE’ sei in iper (o in ipo)?!”
“Le unità giuste? Dici come nel raffreddore si prende una aspirina e non se ne prendono 2 o15 o 64?
Giuste a livello teorico o giuste nella MIA vita?
Giuste per quando sono felice o per quando sono triste?
Giuste per quando sto ferma o per quando mi muovo?
Giuste per quando sono in premestruo o per quando “le ho finite”?
Giuste per quando fa caldo o per quando fa freddo?
Giuste per quando ho discusso in famiglia o per quando sono innamorata?
Giuste per quando sono rilassata o per quando sto sfinita?
Giuste per quando straripo di serotonina o per quando sono satura di cortisolo?
Giuste per quando la mia carne le accetta o per quando le respinge?
… Sono discorsi complessi: ti ci devi mettere solo quando hai molte energie (molta voglia) e una buona corazza.
Capisco (e abbraccio) tutti quelli che talvolta preferiscono chinare la testa e tagliano corto: “Eh, avrò fatto le unità sbagliate…”.

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Glucagone nasale

Dopo tanti tentativi e attese, arriva finalmente il cosiddetto “glucagone nasale”. La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato BAQSIMI™ (glucagon): si tratta di una polvere nasale, per ora l’unica disponibile ed approvata per il trattamento delle ipoglicemie gravi.

A cosa serve il glucagone

Era da tempo che si cercava un modo alternativo per somministrare il glucagone, una soluzione sicura ed efficace per evitare così la ricostituzione necessaria per il Glucagen Hypokit e la sua successiva iniezione. Il glucagone è un ormone naturale che, come l’insulina, è prodotto nel pancreas, ma ha l’effetto opposto: aumenta rapidamente il livello del glucosio nel sangue. Nelle persone affette da diabete tipo 1 la naturale risposta dell’immissione di glucagone nel sangue è compromessa e può rendersi necessaria la somministrazione esterna. Fino ad ora il kit in commercio, immancabile in tutte le “case diabetiche”, comprendeva un contenitore di glucagone in polvere che dev’essere ricomposto con la fiala di soluzione sterile in dotazione: questo perché la formulazione già miscelata rischierebbe di essere troppo instabile e perdere efficacia nel tempo. Con Baqsimi tutto questo non sarà necessario.

Caratteristiche e costo

Lilly ha acquistato Baqsimi da Locemia Solutions nel 2015. Il farmaco è stato approvato per i pazienti dai 4 anni di età, si presenta pronto all’uso in forma di spray secco, in una unica dose fissa di 3mg e non è necessario conservarlo in ambiente refrigerato (basta che sia tenuto al di sotto di 30° C).

Sicuramente il nuovo farmaco, che per ora presenta un costo davvero proibitivo (circa 250€ a flacone, al cambio attuale), porterà una piccola rivoluzione nella vita di chi è affetto da diabete.

Il trattamento con il glucagone nasale è stato a lungo discusso, principalmente per la sua efficacia in casi di eventuale congestione nasale. Nei pazienti che hanno partecipato al trial è risultato che Baqsimi ha avuto un’efficacia paragonabile al glucagone iniettabile e il comune raffreddore con congestione nasale non ha compromesso l’assorbimento del nuovo glucagone in spray.

La commercializzazione in Italia

Per il suo arrivo in Italia si aspetta ovviamente l’approvazione dell’EMA, l’Agenzia Europea per i Medicinali. I tempi si prospettano brevi e la novità sicuramente agevolerà in modo particolare i bambini e gli adolescenti che frequentano le scuole, dove la conservazione e la somministrazione del glucagone resta un argomento molto discusso e, purtroppo, a discrezione degli istituti.

Nel frattempo, ecco il foglietto illustrativo di questo portentoso glucagone, disponibile per il download.

Download “Foglietto illustrativo Baqsimi (in inglese)” baqsimi-uspi_deebee_download.pdf – Scaricato 746 volte – 2 MB

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Arriva in Italia il sensore Medtrum S7, che vuole fare concorrenza ai big

Scopriamo insieme il nuovo nato e guardiamo insieme come si comporta vicino a Dexcom G5 e FreeStyle Libre.

Da poco nel panorama italiano dei sensori e microinfusori, in grande fermento in questo 2019, è entrato il sistema integrato Medtrum, in Italia distribuito da Biochemical Systems International. In rete abbiamo trovato anche store europei che vendono il sensore S7 senza necessità di prescrizione medica.

Abbiamo avuto modo di provare il sensore Medtrum S7 su un normoglicemico e successivamente, grazie alla gentile collaborazione di Maria Lorenza Dalle Pezze siamo riusciti a conoscerlo meglio. Addirittura abbiamo avuto modo di fare una breve comparazione con Dexcom G5 e FreeStyle Libre.

DIMENSIONI E PORTABILITA’

Se per voi lo spessore del sensore è un criterio di scelta, Medtrum S7 non fa per voi. Ecco qui il confronto del suo trasmettitore con FreeStyle Libre e il trasmettitore del Dexcom G5.

FreeStyle Libre, Medtrum S7 e Dexcom G5

Sensori Medtrum S7 e Dexcom G5

Il sensore completo di trasmettitore ha più o meno lo spessore di un POD del sistema Omnipod.

Omnipod e Medtrum S7 a confronto

L’applicatore è davvero facilissimo da utilizzare e soprattutto indolore (e se lo dice una persona mooolto sensibile, lo è davvero!). Assomiglia ad un pungidito e si riesce ad applicare con estrema facilità anche con una mano sola, ad esempio sul braccio.In effetti, una volta tolto, è evidente che il filamento del S7 è molto più sottile se confrontato con quello di FreeStyle Libre.

Durante il periodo di prova, il cerotto si è dimostrato molto resistente anche senza necessità di essere rinforzato. Niente fastidi o allergie (ma parliamo di persone che in genere non sono sensibili ai collanti).

DURATA

Il sensore S7 dichiara una durata di 14 giorni (con 720 rilevazioni dichiarate al giorno, quindi una ogni 2 minuti) e poi si spegne. Richiede una calibrazione giornaliera e dichiara un MARD di 9%sui pazienti adulti.

Il primo sensore del tester diabetico è durato 10 giorni, il secondo 6 giorni. Entrambi hanno dato errore ‘Anomalia sensore’ che non è risolvibile se non con il cambio. Nel normoglicemico il sensore è stato usato per oltre 14 giorni. Infatti esiste una procedura di riavvio che potrebbe regalare al sensore altri giorni di vita con la sua app ufficiale. Altrimenti, come per il Dexcom G5 e G6, è possibile usare xDrip+ .

Prima lettura dell’S7 con xDrip+

Il sistema è impermeabile con approvazione IP68 e consente sia il bagno che l’immersione a 2,5 mt per un massimo di 60 minuti.

Il prodotto include una batteria al litio non ricaricabile. La durata della batteria è di 3 mesi dall’accoppiamento del trasmettitore con il sensore.

L’App: Medtrum EasySense

Diversamente da altri sensori, il prodotto della Medtrum non ha un suo ricevitore, ma solo l’app Medtrum EasySense che funziona su qualsiasi device e sistema operativo, pregio evidente.

Come il Dexcom G5 necessità di 2 ore di riscaldamento e di una calibrazione iniziale.

L’app, molto spartana, ha una comoda funzione di ‘Ricerca sensore’ che ricollega molto rapidamente il sensore in caso di perdita segnale (funzione non presente nel Dexcom G5 che impiega parecchio tempo a ritrovare il segnale perso). Abbiamo notato che il segnale viene perso con facilità da EasySense S7 se il sensore è posizionato sul gluteo, va meglio invece se posizionato sul braccio.

Le impostazioni sono personalizzabili e dettagliate, ad esempio è possibile scegliere i livelli di glucosio alto o basso per 8 diverse fasce orarie nelle 24 ore, funzione non presente in Dexcom G5, ma che può risultare comoda per differenziare i limiti giornalieri dai notturni, o i pre dai post prandiali.

Ha la possibilità di impostare gli avvisi predittivi di raggiungimento della soglia bassa o alta di glicemia impostata, con tempistiche e velocità di variazione che si possono impostare a seconda delle esigenze.

Diversamente dal Dexcom G5, i suoni dei diversi avvisi non sono differenziabili. È disponibile l’app per i follower.

Oltre alle applicazioni mobili, l’utente del sistema S7 di Medtrum dispone di un portale Web in cui è possibile visualizzare tutti i dati e generare report sia per la propria gestione che per condividerli con il proprio medico.

Il portale on line è migliorabile e con qualche imprecisione (es. alcuni report sono solo in mmol/L e non è sempre possibile selezionare la data di inizio report), ma comunque è più che fruibile. Inoltre è in previsione lo sviluppo di importazione dati su Diasend.

L’accesso alla piattaforma avviene con lo stesso nome utente e password utilizzati nell’applicazione e accessibili sia agli utenti che ai seguaci.

Medtrum S7 vs Dexcom G5

La prova è durata qualche giorno e il tester portava per la prima volta il sensore Medtrum S7. Ecco qui un breve resoconto della sua esperienza personale…

«Il primo sensore non era molto preciso, nemmeno in momenti di stabilità glicemica, ma segnava sempre una glicemia superiore a quella rilevata dal Dexcom G5 e dalla misurazione capillare anche di 30-40 mg/dl.

Poi, su suggerimento di un amico che lo stava testando, ho provato a calibrare più spesso, e in particolare dopo ipoglicemie o iperglicemie e da allora il sensore ha funzionato bene.

Quindi, nonostante teoricamente sia sufficiente una calibrazione ogni 24 ore, in pratica è necessario ricalibrare più spesso e soprattutto dopo momenti di variabilità.

Il secondo sensore ha funzionato molto meglio da subito, soprattutto nei momenti di stabilità e con l’accortezza di ricalibrare quando necessario.

Con le dovute attenzioni EasySense S7 ha quindi retto bene il confronto con Dexcom G5

Medtrum S7 vs FreeStyle Libre (con GNSentry)

Abbiamo messo alla prova il sensore prodotto a Shangai anche su una persona normoglicemica, che portava Libre con GNSentry, un piccolo dispositivo che permette letture continue e allarmi. Una versione europea del più famoso MiaoMiao.

Alla fine, in condizioni di glicemie senza sbalzi,  Medtrum S7 si è rivelato molto vicino ai valori rilevati sia dal lettore di Libre, sia a quelle rilevare dal lettore GnSentry e alle misurazioni capillari.

La nostra recensione su questo sistema non finisce qui: a breve conoscerete direttamente da chi lo usa, il sistema ibrido Medtrum A6 TouchCare, che sta già entrando in uso presso alcuni centri italiani di diabetologia.

Diabete e bambino. Cosa succede quando mangiamo? La vera storia del cibo dalla bocca agli zuccheri, grazie al lavoro di Fata Insulina.

Da Padre a padre, dico grazie all'autore per aver fatto sorridere la mia bambina. Ci ha relagato uno sprazzo di magia

Ho pianto nel vedere la mia bimba felice  di leggere di una bimba come lei
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Come aggiornare YagiClock: guida e strumenti gratuiti

Avete già richiesto la vostra YagiClock ma è uscito un aggiornamento del software con nuove funzioni che vorreste utilizzare anche voi?

Nessun problema. Ecco pochi semplici passi da seguire.

Quale progetto finanzierò se richiedo YagiClock a DeeBee Italia?Per noi è importante che chi usa YagiClock lo sappia…
Il ricavato viene come sempre investito totalmente nelle iniziative di DeeBee. Ovviamente, donazioni più grandi sono molto ben accette (ringraziamo di cuore tutti i donatori che fino ad oggi, ognuno secondo le proprie possibilità, ha già sostenuto i nostri progetti).  Per esempio: oltre a qualsiasi previsione, nell’ambito della nostra campagna “Basta una Goccia”, abbiamo iniziato per il secondo anno consecutivo la fornitura del materiale necessario per la glicata da dito per tutti i bambini seguiti al Policlinico Umberto I di Roma  e… a breve inizieremo altrove. Quindi AIUTATECI! E se conoscete qualcuno che potrebbe essere interessato a questo progetto, passate parola.

Procedimento

Scarica sul PC l’applicazione per effettuare l’upgrade di YagiClock.

Download “YagiClock Firmware Updater” YagiClock Firmware Updater.zip – Scaricato 331 volte – 15 MB

Estrai il file zip ed esegui, con un doppio click, il file flash_download_tools_v3.6.5.exe (in caso di ulteriori richieste di conferma, procedi pure).


Comparirà questa nuova finestra. Seleziona: “ESP32 Download Tool”.


Clicca sui tre puntini in figura e seleziona la versione del file YagiClock_firmware che desideri installare sulla sveglia. Se ancora non l’hai scaricato, puoi farlo da questa pagina.

Collega la YagiClock al PC con un cavetto USB. Attendi l’installazione dei driver. Poi, nel campo in basso a destra, apri la tendina e seleziona in nuovo valore che vedrai (che sarà nel formato COM”XY”; Attenzione: anche se vedi già una scritta nel campo, devi selezionare lo stesso il nuovo valore).


Ora procediamo con l’aggiornamento vero e proprio della tua YagiClock! Clicca sul bottone START. Comparirà la scritta DOWNLOAD: significa che il nuovo software si sta installando sulla sveglia.

Attendi sino a quando compare la scritta FINISH. Significa che l’upgrade è avvenuto con successo!

Benissimo! Ora puoi accendere la sveglia premendo il bottone rosso che trovi sul retro.

Ciò fatto, sul display della tua YagiClock comparirà per qualche secondo la versione del nuovo firmware.

Arrivati a questo punto, che si tratti di un aggiornamento o di nuova installazione, consigliamo comunque di effettuare una nuova configurazione di YagiClock.

Nota. Nel caso abbiate modificato per errore qualche dato, che non andava toccato, e non siate più in grado di tornare alla situazione iniziale, non c’è nessun problema: cancellate tutto ciò che avete salvato su PC, scaricate nuovamente i file dal sito e effettuate il processo da capo.

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La prof.ssa Irace all’ATTD 2019: «Vi presento il sensore impiantabile»

L’Italia è in prima linea verso il futuro. Difatti si attesta la seconda nazione al mondo per numero di sensori Eversense impiantati. L’onore di presentare all’ATTD di Berlino i risultati di uno studio di sei mesi su pazienti che portano questo sensore, è toccato a Concetta Irace, Professore Associato di Scienze Tecniche Applicate alla Medicina all’Università degli Studi Magna Græcia Catanzaro, che opera presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Mater Domini. È passato circa un anno dall’intervista concessa per DeeBee e con quasi 90 interventi tra impianti e rimozioni, è considerata tra i maggiori esperti in materia.

Un ringraziamento particolare per averci dato la possibilità di ospitare nelle nostre pagine il suo apprezzatissimo studio.

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